Non esistono verità assolute o dogmi insindacabili. Questi sono solo strumenti concepiti per soggiogare la vostra mente

sabato 9 marzo 2013

LIBRI: La posizione della missionaria. Teoria e pratica di Madre Teresa

di Christopher Hitchens



(titolo originale: The Missionary Position. Mother Teresa in Theory and Practice. London : Verso 1995)
Traduzione di Eva Kampmann. Prefazione di Antonio Pascale. Introduzione di Christopher Hitchens
1ª ed. it. minimum fax 1997. 2ª ed. it. Roma, minimum fax 2003
pp. 134, € 7.75.



Un libro di forte impatto, un testo scomodo su uno dei personaggi di culto del pantheon cattolico dei nostri giorni.
L’immagine della missionaria ne esce a pezzi: Christopher Hitchens,
saggista di successo e giornalista per alcune importanti riviste statunitensi, ha scritto questo agile pamphlet dopo aver curato, sullo stesso argomento, un documentario per Channel Four (che mai vedremo in Italia).
Pagine provocatorie fin dal titolo, che gettano una luce sinistra sulla venerata missionaria, dipinta come una fanatica di scarsa intelligenza. A riprova, racconta l’aneddoto di quando le posero la domanda «cosa avrebbe scelto, fra Galileo e l’Inquisizione?»: la missionaria ebbe modo di scegliere, senza esitazione, la seconda opzione.
Il suo integralismo la portò a comportamenti che denotano una ben scarsa umanità: dalla convinzione che la sofferenza dei poveri sia di grande aiuto per il mondo, al battesimo praticato in punto di morte a inermi induisti e musulmani, agli standard di assoluta inefficienza dei suoi ospedali (anche se poi, per i propri malanni, si faceva curare in costose cliniche occidentali).
Il testo si sofferma anche sulle fortune economiche dell’Ordine religioso creato da madre Teresa, tanto elevate e ben celate da non permetterne, in pratica, una quantificazione sicura.
Sicuro è invece il suo comportamento sfacciato nella causa contro Charles Keating, reo di aver imbrogliato migliaia di risparmiatori USA. Ebbene, madre Teresa non si fece alcuno scrupolo di scrivere al giudice una lettera in sua difesa, solo perché il truffatore le aveva donato più di un milione di dollari, non suoi, ovvio!
Quanto alle opinioni politiche, il libro cita le diverse occasioni in cui la religiosa ha esplicitamente appoggiato dittatori sanguinari come Duvalier o Hoxha.
Un libro “pericoloso” quindi, specialmente se pubblicato in una società aprioristicamente genuflessa come la nostra. Un libro da far sparire, conseguentemente, come ben dimostra la sua vicenda italiana.
Il 3 novembre del 1999 il settimanale Diario della settimana recensì il libro di Hitchens, lamentandone l’improbabilità di una diffusione in Italia.
Poco dopo un lettore scrisse alla rivista informando dell’esistenza (dal 1997) della traduzione italiana del libro, che peraltro risultava introvabile.
Il successivo 1° dicembre, l’editore Minimum Fax inviò a propria volta una lettera, della quale si riporta un passo eloquente: «…in realtà il libro non è esaurito né fuori catalogo […] madre Teresa ebbe il cattivo gusto di passare a miglior vita proprio mentre il libro usciva e così le librerie si riempirono immediatamente di testi agiografici sulla “Santa dei poveri” mentre il papa ne proponeva una beatificazione in tempi record. Il nostro volumetto, scalzato da tanta mole di santità a cui dava un po’ fastidio, venne subito sfrattato per tornare prima del tempo in forma di reso alla casa madre».
Qualora non fosse tuttora reperibile in libreria, il testo è comunque disponibile presso l’editore (minimum fax s.r.l., piazzale di Ponte Milvio 28, 00191 Roma, e-mail info@minimumfax.com).
L’AUTORE

Christopher Hitchens (Portsmouth, Regno Unito, 1949) si è laureato nel 1970 in filosofia, scienze politiche ed economiche al Balliol College, presso l’Università di Oxford. Nel Regno Unito ha prestato la sua firma a varie testate, tra le quali il New Statesman e l’Evening Standard. Dal 1977 al 1979 è stato corrispondente di cronaca estera del London’s Daily Express, poi di nuovo al New Statesman come responsabile esteri dal 1979 al 1981. Ha collaborato poi come commentatore da Washington per Harper’s e corrispondente USA per The Spectator, nonché per il supplemento letterario del Times. A parte l’opera qui recensita, Hitchens ha scritto più di dieci libri tra cui i più recenti sono Dio non è grande (recensito in altra pagina di questa sezione), A Long Short War: The Postponed Liberation of Iraq (2003), Why Orwell Matters (2002), Il processo a Henry Kissinger (2001), Letters to a Young Contrarian (2001). Ha anche insegnato come professore associato all’Università della California a Berkeley, all’Università di Pittsburgh (Pennsylvania) e alla Nuova Scuola di Ricerche Sociali. Attualmente vive e lavora a Washington D.C. (USA) dove scrive mensilmente saggi letterari sull’Atlantic Monthly e cura la rubrica Minority Report per l’edizione in inglese di Vanity Fair, nonché una rubrica giornaliera su Slate. È anche occasionale corrispondente estero per il quotidiano britannico Daily Mirror. Di difficile etichettatura politica, Hitchens si definisce «talora vicino alle posizioni dei neo-con», sebbene rimarchi che la sua formazione politica è fondamentalmente marxista e non sia molto variata rispetto alla sua gioventù. Ateo militante e sostenitore della guerra in Iraq in chiave di contrasto del fondamentalismo islamico, non ha tuttavia mai perso occasione di attaccare il presidente Bush jr. per le sue posizioni confessionaliste.

Sergio D’Afflitto, Roma
Novembre 2005

Compra il libro su IBS
Compra il libro su La Feltrinelli

sabato 2 febbraio 2013

PADRE PIO IL SANTO IMPOSTORE

Voglio qui pubblicizzare un libro di Mario Guarino e di seguito riporto un articolo di Claudio Simeoni, tutti e due trattano la figura del famoso (o forse è meglio definirlo famigerato) Padre Pio. Un personaggio che, come già testimoniato dall'amico Mario Trevisan in un suo articolo che ho riportato qui (sua esperienza in prima persona), si rivela essere un falso e bugiardo, ma che purtroppo l'ignoranza popolare continua a portare in auge e a adorare questa persona abietta, ignorante e truffatrice.

  • SANTO IMPOSTORE
  • Mario Guarino
  • isbn 88-7953-125-5
  • pagg. 180
  • prezzo € 14,00
  • Controstoria di padre Pio



     
    La vera storia di padre Pio, che nessuno ha mai raccontato.
    L’apprendistato di un santo all’italiana – Estasi, vessazioni e peperoni • Divine malattie e umani privilegi • Stigmate, furbizie e sospetti • Camerati, massoni e avventurieri.
    Sangue, sesso, soldi e sortilegi – La strage degli “Arditi di Cristo” • Figli spirituali e comari di vita • Risse e sortilegi.
    Segregazione, ricatti e scandali – “L’operazione Candelabri” • Uno showman iracondo • Il banchiere di Dio.
    Indulgenze plenarie e pecuniarie – “Libertà” a pagamento • Il supermiracolo finale.
    Il pio business – Il mercimonio del beato • Affari con le stigmate • Il business del santo.

    Mario Guarino, giornalista, è autore di numerosi libri. Con la Kaos edizioni ha pubblicato: Berlusconi. Inchiesta sul Signor tv (1994, scritto con Giovanni Ruggeri); Fratello P2 1816 (2001); Santo impostore. Controstoria di padre Pio (2003).



PERCHE’ DAVANTI A “PADRE PIO”
IMBROGLIONE, TRUFFATORE
E PIU’ CHE SOSPETTO DI GENOCIDIO DIRETTO,
LA CHIESA CATTOLICA
COSTRINGE IN GINOCCHIO
CENTINAIA DI MIGLIAIA DI PERSONE?

Di Claudio Simeoni

Da dove trae origine la necessità della chiesa cattolica di costruire i propri santi davanti ai quali e attraverso i quali costringere gli Esseri Umani in ginocchio?
Nei sistemi religiosi antichi, che per brevità chiameremo Pagani, c’era il concetto religioso secondo cui l’eroe, per i propri meriti, bussava alle porte dell’Olimpo rivendicando il proprio diritto divino davanti agli DEI.
Chi era l’eroe?
L’eroe era colui che modificando e attrezzando sé stesso costruiva per gli Esseri Umani delle condizioni migliori nelle quali esistere. Facendo questo traeva dei vantaggi per sé stesso e per il Sistema Sociale nel quale viveva. Ad esempio SATURNO, di Roma antica, entra nello sconosciuto, apprende l’agricoltura e i vantaggi di GIUSTIZIA, trasferisce quanto impara fra gli Esseri Umani arricchendo il Sistema Sociale sia attraverso la pratica dell’agricoltura che nella devozione a GIUSTIZIA. Queste sono le azioni per le quali Saturno viene onorato. SATURNO diventa un DIO perché ha trasformato sé stesso ed è riconosciuto e indicato come DIO all’interno del Sistema Sociale che per la sua azione ha migliorato le condizioni di vita. Lo stesso vale per ERCOLE e in generale per gli eroi sia dell’antica Roma che della Grecia antica. Essi si attrezzano per combattere mostri che tentano di distruggere i Sistemi Sociali umani. Per farlo si attrezzano, si modificano, diventando DEI e accedendo all’Olimpo.
Il sistema sociale diventa il terreno in cui l'Essere Umano si misura. Mette in atto le trasformazioni della sua vita attraverso le sfide per migliorare la qualità del Sistema Sociale nel quale è nato. Attraverso le sfide nella sua esistenza, l'Essere Umano diventa un DIO (separa sé stesso, la propria coscienza dal crogiolo di DEI che compongono ogni Essere della Natura) trasformando la morte del corpo fisico in nascita del corpo luminoso.
E’ la costruzione del benessere all’interno del Sistema Sociale umano che determina il diventare DIO dell’eroe, dell'uomo consapevole. Nell'uomo consapevole le sfide tendono ad Armonia; Peitò il suo modo d'agire; Contesa Furente la sua difesa; Amicizia il consesso degli uomini; Afrodite le sue emozioni.
Il Sistema Sociale riconosce quell’eroe un DIO perché ha ricevuto dei doni da quell’eroe. Dei doni che non avrebbe ricevuto se quell’eroe non si fosse trasformato attraversando il fuoco della conoscenza e della consapevolezza usando il proprio coraggio.
Su questa base concettuale, psichica ed emozionale propria dei Paganesimi antichi e fatta propria dal Paganesimo moderno, il cristianesimo ha costruito la sua truffa.
L’intento del cristianesimo nella lunga guerra che ha imposto ai Paganesimi antichi era quello di spostare la centralità dell’attenzione degli Esseri Umani dal Sistema Sociale in cui vivevano alla struttura della gerarchia cattolica quale manifestazione tangibile del suo dio padrone in terra. Costringere gli Esseri Umani ad agire in funzione della gloria e della ricchezza della chiesa cattolica anziché del Sistema Sociale in cui vivevano. Costringerli a costruire benessere per la chiesa cattolica privando del benessere i Sistemi Sociali le cui persone dovevano essere immiserite e costrette in ginocchio a maggior gloria della chiesa cattolica.
La centralità non era più la Società degli uomini, ma la chiesa cattolica in quanto padrona degli uomini.
La santificazione, a quel punto, non era più quella dell’eroe che migliorava il benessere sociale, ma era quella del truffatore, del ladro, dell’assassino, del mafioso e del missionario che danneggiando i Sistemi Sociali costruivano la gloria, il potere e la ricchezza della chiesa cattolica.
E' proprio l'“insegnamento” di Gesù espresso nei vangeli che indica come truffare le persone: è sufficiente impedire loro di prendere in mano delle pietre davanti ad affermazioni e a pretese demenziali:
Gesù rispose: "Se io glorifico me stesso, la mia gloria è nulla: chi mi glorifica è mio Padre, di cui voi dite: "E' nostro Dio"; ma non lo conoscete. Io si, lo conosco; e se dicessi di non conoscerlo sarei, come voi, un bugiardo. Ma lo conosco ed osservo le sue parole. Abramo, padre vostro, esultò di gioia al pensiero di vedere il mio giorno: lo vide e ne tripudiò". Gli risposero i Giudei: "Non hai ancora cinquant'anni e hai veduto Abramo?". Gesù rispose loro: "In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse io sono". Dettero allora piglio alle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.” Giovanni 8, 54-59
Il truffare, imbrogliare, ingannare è l'attività che viene ripresa da Paolo di Tarso a maggior gloria del suo dio padrone:
“E sia pure: io non vi sono stato d'aggravio; ma da furbo qual sono, v'ho presi con inganno.” Paolo di Tarso Corinti II 12,16
E' dottrina fondamentale cristiana l'uso della menzogna al fine di sottomettere gli Esseri Umani. La menzogna che viene usata soltanto dalle gerarchie per sottomettere, attraverso l'inganno, le persone del gregge che il buon pastore porta al macello della vita. Per contro, le pecorelle del gregge non devono usare la menzogna o l'inganno nei confronti del buon pastore, ma docili devono percorrere la strada del macello. Solo chi inganna, truffa, imbroglia, uccide gli uomini indifesi può essere elevato agli altari dalla chiesa cattolica. Le persone in ginocchio, coloro che pregano il santo, confermano il diritto della chiesa cattolica a distruggere le società civili; la vita degli uomini a sua maggior gloria.
Migliaia di processi davanti ai tribunali civili testimoniano le necessità delle società civili di liberarsi dalla pratica distruttiva della chiesa cattolica e della sua necessità di dominio degli uomini.

All’interno del progetto di distruzione delle società civili si inserisce la figura di Francesco Forgione detto padre Pio.
Cosa ha fatto questo personaggio, chiaramente malato di morte, per ricevere onori divini dalla chiesa cattolica?
Non starò a documentare passo per passo la sua attività di distruzione sociale, mi limiterò a citare quanto questo personaggio ha fatto per arricchire la chiesa cattolica e come abbia agito per danneggiare gli Esseri Umani. Mi limiterò a parlare del suo disprezzo per gli Esseri Umani che lo ha reso santo agli occhi della chiesa cattolica.
Scopo della famiglia cattolica è quella di distruggere il divenire psico-emotivo dei ragazzi al fine di renderli dipendenti (esattamente come all'eroina) dall'idea della provvidenza del dio sull'immagine del quale vengono costretti a riversare i loro sentimenti.
La costrizione educazionale imposta dalla famiglia viene ampliata e trasformata in malattia psichica attraverso la scelta soggettiva di fagocitare facendo propri i modelli costrittivi imposti. Le analisi cliniche hanno dimostrato che Padre Pio era malato di istrionismo.
Se ad un bambino viene imposto di non masturbarsi con minacce e terrore ha davanti a sé due scelte o farlo di nascosto mettendo in atto delle strategie per non venir scoperto o fustigarsi, imporsi privazioni, mortificazioni al fine di far proprio l’ammonimento. Nel primo caso diventerà un uomo nel senso che avrà imparato che la sua persona è importante e che deve essere protetta con delle strategie difensive, nel secondo caso diventerà un malato di morte il cui scopo sarà quello di imporre la propria malattia ad altri. In questo Francesco Forgione divenne abilissimo.
Sarà per le botte in testa subite dal padre unite alla superstizione nella quale venne educato o sarà perché alla superstizione volle sommare altra superstizione sta di fatto che le fobie sessuali crescevano. La perversione sessuale arrivò al punto tale che a nove anni la madre lo sorprese a flagellarsi, cioè a reprimere le sue pulsioni sessuali. Si giustificò con la madre affermando che stava imitando il supplizio ricevuto da Gesù.
La sua ferocia nei confronti della libertà sessuale fu tale da distruggere a colpi di forbice il lavoro di una ragazza, tale Adriana, che di domenica si stava applicando dei nastri sul vestito e prese a bastonate un amico che, viste le sue condizioni psico-fisiche, gli consigliava di amoreggiare con qualche ragazza.
Normalmente questi comportamenti sbocciano in patologie sessuali caratterizzate dal possesso dell’oggetto “amato”. Non è più una relazione di “partecipazione-amore” con l’altro, ma diventa esercizio sessuale volto al possesso e alla distruzione della personalità dell’altro.
Non è più Venere-Afrodite, ma diventa stupro.
Cosa del resto alimentata dalla chiesa cattolica e dalla superstizione nella quale viveva la famiglia di Francesco.
Nel 1902, cioè all’età di quindici anni, in un tema in classe affermava, dal libro di E. Malatesta “La vera storia di padre Pio” ed Piemme pag. 33: “Oh se fossi re!… combatterei prima di tutto il divorzio, da molti cattivi desiderato, e farei si che il sacramento del matrimonio fosse maggiormente rispettato… Io cercherei di illustrare il mio nome col battere sempre la via del vero cristiano; guai poi a coloro che non volessero seguirla. Li punirei subito o col metterli in prigione o coll’esilio oppure con la morte.”
Il desiderio psicologico di questi santi cattolici è sempre quello di macellare gli uomini a maggior gloria del proprio dio!
Figuratevi un bambino cresciuto mitizzando le stigmate di un altro Francesco e con forte propensione all’isterismo e al fanatismo, con turbe psichico-sessuali da immaginarsi aggressioni del demonio per mascherarsi le tensioni di vita che tentano di esprimersi. Questo tipo di personaggi, specialmente femminili, erano molto comuni negli anni cinquanta primi anni sessanta, oggi sembra un po’ meno anche se sicuramente si rincontrano ancora fra i bigotti e le bigotte e fra i loro bambini.
E’ inutile parlare di malattie psicosomatiche. Data la struttura sessualmente costretta, questo personaggio metteva in essere delle strategie per non rimanere nel convento dove la vita era troppo dura. Quando l sessualità è offesa le tensioni psichiche si manifestano in “bisogno di dominio e possesso”. E’ necessaria spietatezza per costruire individui a diventare schiavi pronti a costruire altri schiavi.
D'altronde i cattolici conoscono molto bene le tecniche di manipolazione mentale (specie nei bambini) e i Cappuccini di S. Francesco, come l’Opus Dei, i Domenicani, i Gesuiti ecc. sono dei professionisti. Lascio a voi immaginare cosa è successo nel convento fra il 1903 e il 1907.
L’Essere Umano non è creato ad immagine e somiglianza di un dio padrone, ma è il risultato delle proprie strategie di vita, è il risultato delle risposte che ha dato alle sollecitazioni che dal mondo giungono a lui. E’ il prodotto della sua educazione!
L’educazione cattolica, cui è stato sottoposto, porta a questa diagnosi psichiatrica che riprendo dal libro di Mario Guarino: “Beato Impostore” edizioni Caos: Nel 1999 lo psichiatra Luigi Cancrini firmerà una “perizia psichiatrica su padre Pio”. Scriverà Cancrini: “Una diagnosi psichiatrica relativa al caso padre Pio non è difficile da proporre. Osservando longitudinalmente, il disturbo di cui ha sofferto padre Pio è, secondo il Dsm IV (manuale diagnostico preparato dall’Associazione degli psichiatrici americani e oggi largamente utilizzato anche in Italia e in Europa), un disturbo istrionico della personalità. Osservato trasversalmente, nelle sue manifestazioni sintomatiche più evidenti, il suo è un disturbo di trance dissociativa. I criteri di ricerca per il disturbo di trance dissociativa sono di ordine sintomatico e culturale.”
In altre parole, il padre, la madre, l’ambiente superstizioso cattolico del paese, il prete che lo enfatizzava narrandogli la vita di Francesco che chiamava santo, il convento dei frati minori, ecc. hanno portato a termine un lavaggio del cervello del ragazzo facendolo diventare un pazzo. L’uomo non è creato ad immagine e somiglianza di un dio padrone, ma è il risultato della sua interazione con l’ambiente.
A quel punto la psicosomatizzazione di quanto subito gli fa prendere una decisione: il padrone sono io!
Così nel 1910 decise di avere le stigmate.
Gli altri frati avrebbero cessato di rompergli le scatole, lui era in odore di santità.
Il primo atto di disprezzo per la società lo fece ignorando gli obblighi militari. Fu dichiarato disertore e il 18 agosto 1917 fu prelevato dai carabinieri. Aveva già eluso il dovere militare con le sue finte malattie: siano gli altri a crepare; a lui cosa importava? Con le sue amicizie si fece congedare: mica voleva partire per il fronte.
Il problema che pose alla chiesa cattolica le stigmate di Forgione fu di ordine pratico. Non si trattava di un effetto psicosomatico, ma di una vera e propria truffa.
Ripeto: erano una vera e propria truffa!
Ne è stato testimone il dott. Vincenzo Tangaro e la così detta sparizione delle stigmate al momento della morte, nonché la bottiglietta di acido fenico e la tintura di iodio.
Il fine della truffa è sottomettere ad essa i pellegrini sia per esatazione del potere personale, sia per denaro (che poi è la stessa cosa: possedere uomini). D'altronde, davanti al fanatismo religioso cristiano costruito nella superstizione e per fini economici dalla chiesa cattolica non ci sono ragioni scientifiche che tengano.
Che Forgione fosse matto non ci sono più dubbi, ma un matto che si identifica col dio padrone, per il quale combatte il demonio e per ciò funzionale alla distruzione del Sistema Sociale.
Che Forgione fosse un assassino non ci sono dubbi, non si identificava forse col dio padrone? Quello stesso che mandò il diluvio universale e massacrò gli abitanti di Sodoma e Gomorra perché non facevano sesso come lui voleva?
Il 14 ottobre 1920 a S. Giovanni Rotondo le elezioni furono vinte dai socialisti. Al momento dell’insediamento il partito popolare di Sturzo e l’organizzazione che lo appoggiava “Gli arditi di Cristo” con i gagliardetti del Vaticano massacrarono 14 contadini e ferirono un centinaio di persone. Uno dei più gravi massacri della storia d’Italia. L’inchiesta parlamentare dette questi risultati che riprendo sempre dal libro di Mario Guarino “Beato Impostore”:
“Venne assodato che si era trattato di un eccidio organizzato e provocato dagli excombattenti (con l’appoggio dei fascisti). Quegli stessi excombattenti dei quali padre Pio aveva benedetto la bandiera. Commentando l’eccidio, il 2 aprile 1961, il quotidiano socialista Avanti punterà il dito proprio contro il frate di Pietralcina, titolando “padre Pio era con gli Arditi neri nel massacro di S. Giovanni””
Dopo questi fatti padre Pio ha deciso di derubare in proprio la terra del paese. Naturalmente non l’ha rubata come un ladro che agisce con destrezza, ma col metodo che egli conosce bene insegnatogli all’interno del convento dei Francescani: l’attività mafiosa.
Attività mafiosa che si materializzò non solo col suo giro di accoliti che raccogliendo informazioni sputtanò, diffamò e distrusse la reputazione di varie persone della gerarchia cattolica che potevano intralciare i suoi progetti. All’interno delle gerarchie vaticane vige il principio secondo cui se un prete, un vescovo o un altro gerarca riesce a fare le scarpe o a impedire e distruggere la carriera di qualcuno anche con mezzi sporchi e subdoli acquista meriti in quanto il suo fare diventa espressione della volontà divina. Questo è il modo di ragionare delle gerarchie vaticane ispirato direttamente dal Gesù di Nazareth nel suo “non cercare giustizia ai torti” “porgi l’altra guancia” oppure “mettiti d’accordo con me che ti accuso altrimenti ti porto dal magistrato che sicuramente ti condannerà”! Padre Pio si accordò con tale Morcaldi Francesco detto Ciccillo. Tale personaggio, eletto grazie alla complicità del frate a sindaco del paese nelle liste di una coalizione a destra del partito popolare, pagò l’appoggio del frate concedendo in enfiteusi perpetua il convento e gli orti per 750 lire in quanto i frati si erano resi benemeriti.
Questo tipo di scambio si chiama “voto di scambio” ed è una delle attività proprie della mafia. Questo accordo venne siglato il 31 dicembre 1923. Quell’accordo, per tappe successive, divenne definitivo il 14 settembre 1925.
Una proprietà veniva sottratta al demanio, cioè al pubblico interesse, e data ad un privato per interessi privati senza che il sistema sociale avesse un tornaconto se non l’appoggio che Morcaldi Francesco ebbe per la sua personale elezione.
Voglio sorvolare sulle guerre interne alle gerarchie religiose. Voglio sorvolare sugli interessi diversi dei vari papi che per un verso o per un altro combatterono o appoggiarono le operazioni criminali del frate. Appartengono al cattolicesimo e all’immondizia che questo sistema religioso esprime.
Voglio sorvolare sulle sue relazioni “amorose”, vere o false che siano. Chi è malato di morte come padre Pio concepisce la relazione amorosa come il possesso dell’altro e ricava piacere soltanto dalla distruzione dell’altro. Non è importante sapere quali fossero le sue relazioni amorose, ma è importante sapere che le patologie derivate dal condizionamento educazionale subito gli impediva di avere relazioni amorose con donne (o con uomini) che fossero di puro piacere, ma erano sempre relazioni in cui lui possedeva, disponeva, sottometteva e distruggeva l’altro. D'altronde il suo comportamento nelle relazioni interpersonali lo dimostrano.
Vogliamo sorvolare sulle truffe di Giovanbattista Giuffré e come i Francescani bloccarono le indagini della guardia di finanza? Vogliamo parlare dei documenti che distrusse per non finire in galera? O vogliamo parlare dell’articolo dell’Espresso del 9 aprile 1961 in cui si accusava padre Pio e Giuffrè dell’anonima banchieri e delle centinaia di milioni, degli anni cinquanta, fatti sparire?
A cosa mirano i cattolici se non al denaro? Non al denaro che costruisce la ricchezza per il Sistema Sociale, ma al denaro rubato al Sistema Sociale per costruire la ricchezza della chiesa che può così procedere a sottomettere chi non si può difendere. La chiesa cattolica costruisce miseria sociale per la sua gloria e padre Pio eseguiva per la sua gloria che coincideva con quella della chiesa cattolica. L’importante era essere in grado di derubare il Sistema Sociale e costruire la miseria fra gli uomini privandoli della ricchezza: lo ordina il Gesù padrone.
La guerra all’interno della chiesa cattolica continua. Il papa cattolico Giovanni XXIII, che osteggiava Padre Pio muore e il suo successore Paolo VI è, a differenza, molto pragmatico. Padre Pio ha quasi ottanta anni e a Paolo VI° interessano soltanto le sue ricchezze. E così giunge l’accordo. Si mette una bella pietra sopra le porcate fatte da Padre Pio. Padre Pio lo si mette in odore di santificazione in cambio di un bel testamento. Al Vaticano fu concesso di vedere il testamento del frate, ma non lo trovò adeguato. Così consegnò al frate due testamenti che il frate ricopiò e firmò rendendo il Vaticano erede universale dei suoi beni, delle sue società e di tutti i suoi soldi. Dopo di che il Vaticano, per opera del cardinale Ottaviano, lo costrinse ad una pubblica dichiarazione in cui si sosteneva che la chiesa cattolica era comprensiva nei suoi confronti. L’ipocrisia di padre Pio e del Vaticano possono andare tranquillamente a braccetto!
Perché si risolvono le questioni in questo modo?
Perché padre Pio era un buon cristiano, truffava, rubava, è responsabile di genocidio, ma tutto sommato è stato utile alla chiesa cattolica. In fondo i preti e i vescovi che pretendevano di svelare la sua ipocrisia e le sue truffe cosa hanno fatto per la chiesa cattolica? Volete mettere i milioni di pellegrini che vanno a chiedere il miracolo e a lasciare l’obolo? Volete mettere i miliardi che ha ricavato il Vaticano? Cosa sono le pretese di onestà di prelati e vescovi avversi. Quello che conta è il risultato. Quello che conta è la gloria del padrone nel costringere le pecore in ginocchio.
Per questo motivo Wojtyla intende farlo santo!
Ha obbedito alla prima regola del cattolicesimo: ha derubato il Sistema Sociale umano per arricchire la chiesa cattolica! Dunque è santo!
Gli Uomini sono convinti che gli eroi portino doni. Gli eroi portano doni e nel portare doni agli Esseri Umani si trasformano arrivando a bussare alle porte dell’Olimpo. I cattolici derubano gli Esseri Umani per arricchire la chiesa cattolica e per questo motivo vengono fatti santi. Come la Teresa di Calcutta o tutta la torma di ladri per finire ai missionari che annientano i popoli africani o i missionari che spacciavano oppio in Cina per distruggere quel paese.
Le persone vengono ingannate alterando la percezione della loro attenzione attraverso il condizionamento educazionale. Decine di milizie di malati arrivano a S. Giovanni Rotondo in cerca del miracolo e della grazia. Certo, esattamente come molti milioni di persone giocano al lotto, al totocalcio o al superenalotto. La superstizione è la stessa! Il desiderio di vincere qualche cosa gratuitamente è fortissimo. Attraverso questo si costruisce la truffa e l’inganno. Si chiedono dei comportamenti deferenti, comportamenti di rinuncia alla vita prospettando la vincita del miracolo o della grazia quando si sa che l’uno e l’altro sono solo truffe. Dove il truffato non paga soltanto col denaro, ma paga la propria attesa nella provvidenza con l’intera propria esistenza.
Padre Pio è solo un volgare truffatore la cui truffa sarà continuata e perpetrata dal Vaticano perché è una fonte di guadagno economico ed uno strumento per costringere le persone a rinunciare alla propria vita. E’ uno strumento che alimenta la superstizione. Alimenta la concentrazione dell’attenzione degli astanti su un’attesa che non solo non arriverà, ma che pagheranno con la loro vita.
D'altronde, come mai la chiesa cattolica non mette l’accento sul miracolo di padre Pio, quello vero? Un uomo, detto padre di famiglia, va in pellegrinaggio e al ritorno stermina la famiglia. E perché non mettere l’accento sull’altro grande miracolo? Migliaia di persone vanno storpi da padre Pio e ritornano storpi, ma col portafoglio più leggero.
Questo è il vero miracolo per cui Wojtyla ha fatto beato padre Pio. Ricordiamo che senza denaro i missionari cattolici non possono costringere gli Indù a farsi battezzare o a diffondere l’Aids in Africa. Volete mettere che grande miracolo? Costruire la miseria fra gli Esseri Umani a maggior gloria del dio padrone dei cristiani.
N.B. Per lo scritto è stato usata la traccia del libro “Beato impostore” di Mario Guarino ed. Caos.

martedì 1 gennaio 2013

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'INFALLIBILITA'

di Walter Peruzzi

 L'indiscutibile autorità del papa è una verità di fede: ma non delle più antiche.



L'infallibilità del papa rientra nelle verità di fede, benché si tratti di una delle più recenti. Fu infatti fermamente voluta da Pio IX e proclamata, dopo aspre discussioni e fra molte opposizioni, solo nel 1870, dal Concilio Vaticano I, ma con ovvio valore retroattivo. Esso decretò: «Insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il Romano pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica che una dottrina riguardante la fede o i costumi dev'essere ammessa da tutta la chiesa, gode, per quell'assistenza divina che gli è stata promessa nella persona del beato Pietro, di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto fosse dotata la sua chiesa, allorché definisce la dottrina riguardante la fede o i costumi».

L'elastico dell'infallibilità
Il papa si ritiene dunque infallibile sia per quanto riguarda i dogmi, sia per quanto riguarda le norme morali anche se la formulazione è abbastanza elastica da permettere di far rientrare o uscire questa o quella affermazione dal novero di quelle infallibili restando ad esempio indeterminato quando il papa parli ex cathedra e quando no.
A rendere la formula ancor più elastica concorsero poi i successori di Pio IX, che in più occasioni liquidarono con fastidio le obiezioni sentenziando in modo perentorio, come Leone XIII: «Quello che si deve credere e quello che si deve operare, appartiene per diritto divino. alla Chiesa e al Sommo Pontefice. Per tali motivi il Pontefice deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no. Allo stesso modo deve indicare ciò che è onesto o turpe; ciò che si deve fare e cosa fuggire per raggiungere la salvezza; altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all'uomo nell'agire» (Sapientiae Christianae, 1890). Ancora più arrogante e stizzito Pio X, per il quale «quando si ama il Papa, non si fanno discussioni intorno a quello che esso dispone od esige, o fin dove debba giungere l'obbedienza ed in quali cose si debba obbedire. non si limita il campo in cui Egli possa e debba esercitare la sua autorità; non si antepone all'autorità del Papa quella di altre persone per quanto dotte che dissentano dal Papa, le quali se sono dotte non sono sante, perché chi è santo non può dissentire dal Papa» (Discorso agli iscritti dell'unione cattolica,1912).
Ma, specie dopo il Concilio Vaticano II, l'elastico funzionò anche nel senso di limitare e ridurre i pronunciamenti sicuramente infallibili - specie nel tentativo di fronteggiare le smentite provenienti dalla storia, cioè i numerosi "errori" commessi dagli "infallibili". I teologi cattolici in particolare, nota il teologo dissidente Hans Küng nel suo saggio su L'infallibilità, si sono industriati a «arginare la messa in questione dell'infallibilità con una ricetta in fondo abbastanza semplice: o l'errore non sussisteva affatto, oppure - quando alla fine non si era più in grado di contestare, reinterpretare, minimizzare e sfumare - non c'era stata una decisione infallibile».

Anche la Chiesa è infallibile
Va poi ricordato che se a far discutere è soprattutto l'infallibilità personale del papa, secondo la dottrina cattolica è infallibile anche la Chiesa nel suo insieme. Essa, come afferma il Catechismo romano del Concilio di Trento, «appunto perché governata dallo Spirito Santo non può errare nell'insegnamento della fede e dei costumi» (§ 115). E il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992 ribadisce: «Cristo, che è la verità, ha voluto rendere la sua Chiesa partecipe della propria infallibilità» (§ 889). Oltre che nel Romano Pontefice «L'infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel Corpo episcopale, quando questo esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro, soprattutto in un Concilio Ecumenico» (§ 891).

Le smentite della storia
Ma i papi e la Chiesa si sono poi dimostrati davvero infallibili? In realtà non sembra, dato che la Chiesa ha cambiato molte dottrine importanti. Qualche esempio, in materia di norme morali: ieri legittimava la schiavitù e oggi la condanna; fino a Pio XII affermava che la donna deve essere subordinata all'uomo e oggi almeno verbalmente ammette la parità (fuorché nell'accesso al sacerdozio); la libertà di coscienza, oggi difesa da Benedetto XVI, fu condannata in forma solenne come "delirio" da Gregorio XVI e Pio IX; uccidere in nome di Dio è ritenuto un grave peccato da Benedetto XVI mentre era un dovere, premiato con la remissione dei peccati, per Urbano II, Innocenzo III, Gregorio IX, Pio V e tanti altri papi. La Chiesa ha cambiato idea anche su questioni di fede: Pelagio fu condannato nel 391 per avere sostenuto che i bambini si salvano anche senza battesimo e il Concilio di Trento lanciò contro tale posizione l'anatema. Oggi una commissione approvata da Benedetto XVI afferma che si può sperare, con «solide basi teologiche», che vadano in Paradiso. Altri dogmi, come quelli sulla verginità e l'immacolata concezione, sono contestati da preti e laici cattolici. E la Chiesa tace su questo dissenso ma scomunica per gli stessi motivi teologi più famosi (come Tissa Balasurya).
Per non dire di papa Onorio che professò la dottrina monofisita (secondo cui in Cristo v'è una sola natura e non due) poi condannata dal III Concilio ecumenico di Costantinopoli del 680-81, che lo dichiarò eretico. O "l'infallibile" Adriano VI che nel 1523 dichiarò che il papa può «errare, persino in materia di fede» e che «molti pontefici romani .erano eretici». E potremmo continuare.

link

sabato 8 dicembre 2012

IL DOGMA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE

Oggi 8 dicembre parliamo di immacolata concezione, ovvero di un dogma del cattolicesimo.
Innanzitutto spieghiamo cos'è:

"Molte persone credono erroneamente che l’immacolata concezione si riferisca alla concezione di Gesù Cristo. La concezione di Gesù fu nel modo più assoluto immacolata… ma questo concetto non si riferisce affatto a Gesù. L’immacolata concezione è una dottrina della Chiesa Cattolica Romana nei riguardi di Maria, la madre di Gesù. Una formulazione ufficiale della dottrina recita: “…la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale”. In buona sostanza, l’immacolata concezione è la dottrina secondo cui Maria fu protetta dal peccato originale, non aveva una natura di peccato ed era, di fatto, senza peccato."
Tratto da uno dei tanti siti cattolici  (link)

Adesso vediamo come nasce e quanto può essere attendibile questo dogma, la fonte è "Il Gallo cantò ancora" di Karlheinz Deschner.

La festa dell'immacolata concezione di Maria fece la sua comparsa nell'VIII secolo; il suo presupposto consiste nel fatto che anche Maria sarebbe stata concepita e partorita dalla madre "immacolata", cioè senza il peccato originale.
I grandi luminari della Chiesa, come Bernardo di Chiaravalle, Bonaventura, Alessandro di Hales, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, richiamandosi all'autorità nientemeno che di Agostino, combatterono come superstizione codesta festività dell'immacolata concezione di Maria! Il domenicano Vinvent Bandelli menzionò non meno di 260 dotti cattolici per dimostrare eretica questa dottrina, propagandata e difesa soprattutto dai francescani. Anche Tommaso d'Aquino era un domenicano, ed è evidente che in questa polemica, condotta dai francescani anche col richiamo agli apocrifi e a falsi letterari, svolgeva un ruolo di rilievo la rivalità sempre presente fra i due ordini religiosi.  Papa Sisto IV, ex francescano,  nel 1482 vietò che si condannasse la fede nell'immacolata concezione, ma nel 1568 Pio V proibì di nuovo tale festa.  Tuttavia, il popolo, che divinizzava Maria, la voleva anche completamente pura; e poichè anche altri ordini si adoperarono ardentemente a favore della nuova dottrina, specialmente i Cistercensi, il cui primo abate Robert di Molesme ebbe persino una "relazione segreta" con Maria, e infine anche i gesuiti, i domenicani dovettero soccombere. Nel 1848 il gesuita Peronne dimostrò la concezione immacolata sulla base dell'esegesi biblica, fondandosi, frà l'altro, sui versi del Cantico dei cantici ;!
La cosa era ormai chiara. Sei anni dopo, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamò con la Bolla Ineffabilis Deus che la dottrina della imacolata conceptio della santissima vergine Maria era stata rivelata da Dio e perciò doveva essere saldamente e costantemente creduta da tutti i fedeli. Prima della proclamazione del dogma, per altro, il papa aveva interrogato  i vescovi, dei quali 536 si pronunciarono a favore della nuova dottrina, 4 contro e 36 espressero dubbi sull'opportunità si una siffatta dogmatizzazione.


















sabato 13 ottobre 2012

MA LE STREGHE ESISTONO?

di Walter Peruzzi

Per rendersi conto di quanto la Chiesa cattolica, mentre si finge portatrice
infallibile di verità assolute, sia volubile in fatto di dottrina, è interessante
considerare le sue idee sulle streghe.


Le streghe non esistono
Nei primi secoli cristiani e per tutto l'Alto Medioevo vi era molta cautela
nel riconoscere l'influenza del diavolo nelle vicende umane e ancora meno si
accettava l'idea di esseri umani dotati di poteri straordinari.
Secondo il Canon Episcopi (IX-X secolo), poi confluito nel Corpus Iuris
canonici, Satana può «tentare donne depravate», cui fa credere di avere
poteri straordinari, come «cavalcare la notte certune bestie». Ma si tratta di
inganni «che accadono solo nello spirito» e solo sciocchi, ottusi e stupide
donnicciuole possono credere che «avvengono anche nel corpo». Della stessa
idea era nel XII secolo il vescovo inglese e funzionario della curia papale Jean
de Salisbury.
Sì, le streghe esistono
Sennonché, solo cinquant'anni dopo, Gregorio IX afferma nella bolla Vox
in Rama (1233), che c'erano "assemblee di reprobi", adoratori di Satana, in
cui comparivano "una specie di rana" o "rospo", grande come "la bocca di un
forno", che veniva baciata sull'ano, e "un uomo il cui corpo dai fianchi in su è
brillante e luminoso come il sole, mentre nella parte inferiore è ruvido e
peloso come quello di un gatto".
La bolla inaugurò un cliché presente dal Trecento al Settecento in vari
testi, dove compaiono anche le streghe che «ballavano et el diabolo sonava.
Et ibi el diabolo le brazava ad una ad una».
Nel XIII secolo, intanto, Tommaso d'Aquino spiegava nella Somma
teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6) come il diavolo possa accoppiarsi con donne e
generare figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe
di unioni carnali col demonio).
Cominciarono nel XIII secolo anche i processi alle streghe e furono accesi
i primi roghi: nel 1275 in Francia, nel 1296 in Val d'Adige.
Nel 1326, con la bolla Super illius specula, Giovanni XXII scomunicava
quanti «stringono un'alleanza con la morte e stipulano un patto con l'inferno:
fanno infatti sacrifici ai diavoli, li adorano. chiedono responsi, li ricevono». Era
semmai il giureconsulto laico Bartolo da Sassoferrato a dubitare dei poteri
delle streghe cui afferma di credere solo perché la Chiesa ne affermava
l'esistenza.
Dalla fine del XV secolo, poi, la credenza della Chiesa cattolica nelle
streghe e la caccia alle stesse furono ribadite con la bolla Summi desiderantes
affectibus di Innocenzo VIII del 1484 dove si afferma esserci «in alcune
regioni della Germania parecchie persone di ambo i sessi" che "non temono di
darsi carnalmente ai diavoli, di far deperire e morire la progenie delle donne e
degli animali, le messi della terra; e ancora vigneti, giardini, prati, pascoli,
biade, cereali, legumi per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre
esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti; di impedire agli uomini di
generare, alle donne di concepire, e di rendere impossibile al marito e moglie
di compiere il loro coniugale dovere [...]».
Il papa incaricò di perseguitare le streghe i due inquisitori domenicani,
Enrico Insistoris e Giacomo Sprenger, che scrissero il Malleus maleficarum
(Martello delle streghe), testo-base nei processi alla streghe, più diffuso della
Bibbia, di cui l'università di Colonia certificò nel 1487 la «conformità
dottrinaria alla verità cattolica». Tesi centrale del libro è "l'esistenza degli
stregoni", tanto che pensare il contrario è "eretico".
Gli stregoni, secondo i due misogini e sessuofobici autori del Malleus, sono
soprattutto streghe, che esercitano i loro diabolici poteri soprattutto in quanto
attiene alla sfera sessuale. «Il trasferimento da un luogo all'altro è una delle
loro azioni più salienti, come il fatto di abbandonarsi alle sporcizie carnali. Vi
sono certe [streghe] che sono solite divorare e mangiare i bambini della
propria specie; esse scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procu-
rano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li
offrono ai diavoli o li uccidono in altro modo».




Tre secoli di bolle e stragi
Dalla fine del XV secolo alla metà del Settecento si consumò una strage di
cui è impossibile dire le dimensioni precise e che sporadicamente continuò
anche dopo: ancora nel 1828 fu trucidata a Cervarolo, in Val Sesia, perché
ritenuta una strega, Margherita Guglielmina, detta la "stria Gatina".
Stragi e persecuzioni furono costantemente accompagnate da bolle papali
- dalla Cum acceperimus (1501) di Alessandro VI alla Dudum (1523) di
Adriano VI; dalla Coeli et terrae (1585) di Sisto V alla Inscrutabilis (1631) di
Urbano VIII - in cui si confermava la credenza cattolica in "sortilegi" e "malie"
che "distruggono uomini, bestie e campi"; in streghe e stregoni che, avendo
"eletto il diavolo a loro signore", danneggiano "le bestie e i frutti della terra" o
prevedono "casi futuri"; nel dovere per gli inquisitori "a procedere liberamente,
reprimere e punire" condannando a morte i responsabili di malefici
mortali (Gregorio XV, Omnipotentis dei, 1623).
Ma insomma le streghe esistono o no?
In conclusione, per almeno tre secoli, le più risibili e inverosimili credenze
furono coltivate e insegnate da quel papato che, secondo Leone XIII, «deve
poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di
Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no. altrimenti non sarebbe
più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all'uomo nell'agire».
(Sapientiae Christianae).
Oggi sembra di poter dire che la Chiesa cattolica non crede più alle
streghe. Anche se non dice espressamente di essersi sbagliata a propagandare
tale credenza e ad aver fatto ammazzare decine o centinaia di
migliaia di donne come "streghe", ossia di non essere stata, in questa come in
molte altre materie, per secoli, né guida sicura per l'uomo né interprete sicura
di Dio.


LIBRI: La Malafede

L'intento di questo saggio è quello di dimostrare esegeticamente, con incredibile precisione e coraggio, l'inattendibilità e l'assurdità di quanto contenuto nei testi sacri del Cristianesimo, ripercorrendo con attenzione filologica molteplici passi della Bibbia e dei Vangeli. Smascherare le insidie e le atrocità di una religione misogina, anacronistica, che ci vuole portatori di peccato sin dalla nascita, nonché castrati nella possibilità di vivere una sessualità libera e sana. Lungi dall'esser latrice di Valori rivendicati come autenticamente fondanti la civiltà occidentale, la chiesa dovrebbe rispondere al contrario dei molteplici scandali che ne attanagliano la condotta morale, occultati con sapienza dai ministri del culto.
Renato Testa è nato a Pignataro Maggiore il primo gennaio del 1946. Si è laureato a "La Sapienza" di Roma in Lettere e in Filosofia. Ha insegnato materie umanistiche in vari licei scientifici. Ora in pensione, vive a Verona. Ha già pubblicato: Dall'attualismo all'empirismo assoluto, CADMO editore, 1976, e Il pensiero di Franco Lombardi, Armando Editore, 1995.


Presentazione dell’autore
“Il nostro tempo sa… Ciò che prima era solo patologico, oggi è divenuto
indecente - esser cristiani oggi è indecente”. Così scriveva Friedrich Nietzsche
alla fine dell’Ottocento. Ma perché già allora - e oggi ancor di più - era
indecente essere cristiani? Perché il nostro tempo sa, dice Nietzsche. Che cosa?
Che il cristianesimo è solo un’accozzaglia di miti e leggende ormai insostenibili.
E ciò è stato dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. Questo libro
non fa altro che ribadire, con dati e argomenti solidissimi, questa elementare
verità.
Noi siamo diventati cristiani, e cattolici, a nostra insaputa: perché siamo
stati battezzati da piccoli, quando eravamo incapaci d’intendere e di volere.
Così ci siamo ritrovati arruolati senza averlo voluto e senza sapere che cosa
fosse il cristianesimo. Sarebbe ora, da adulti, di riesaminare questa nostra
estorta adesione al lume della ragione, tanto più che la religione svolge un
ruolo molto importante nel determinare le scelte di vita, nostre e della società.
Non ci si può sentir legati, per un senso di malintesa lealtà, ad una scelta
che non si è compiuta, ad una fede imposta da altri.
Questo libro professa un ateismo radicale, un ateismo senza se e senza
ma, e prende le mosse da una critica rigorosa, ormai ampiamente condivisa da
quanti si affidano alla ragione, delle tradizionali prove dell’esistenza di Dio
(ontologica, cosmologica o causale, finalistica) e del più recente argomento del
“progetto intelligente”, cui oppone due formidabili dimostrazioni della sua non
esistenza: quella basata sulla presenza del male nel mondo e quella della non
evidenza di questo Dio – che è detto onnipresente – davanti agli occhi di tutti.
Ma il piatto forte è la critica del cristianesimo che prende come punti di
riferimento due testi chiave, le colonne portanti della sua dottrina: la Bibbia
(quella di Gerusalemme, approvata dalla Conferenza episcopale italiana), che
contiene, si dice, la Parola di Dio, e il Catechismo della Chiesa cattolica, che
esibisce l’insegnamento irriformabile della Chiesa. Tutti e due infallibili, tutti e
4
due immodificabili. L’esame dimostra che ci troviamo di fronte a un cumulo di
assurdità, a un coacervo di decrepite e inaccettabili superstizioni.
Prendiamo, per esempio, la “narrazione” che sta alla base di tutta la
religione cristiana. Dio crea il mondo e in esso l’uomo per farlo partecipe, nella
sua infinita bontà, della propria beatitudine. Perciò lo colloca in quel giardino di
delizie che è il paradiso terrestre. Ma, ahinoi, Adamo non fa in tempo ad essere
creato che subito pecca, disobbedisce a Dio e mangia il frutto proibito.
La punizione per quella mela mangiata dal nostro antico progenitore è
terrificante: la maestà divina si sente a tal punto offesa da decretare che tutti
gl’incolpevoli discendenti di Adamo siano condannati per l’eternità alle pene
indicibili dell’inferno. Milioni di uomini all’inferno per una colpa che non hanno
commesso! Sarà probabilmente un mio limite, ma non mi riesce di veder
rifulgere in questa punizione né l’infinita bontà né la perfetta giustizia di un Dio
che, si dice, è amore.
Tutto ciò accade perché Dio aveva concepito l’ottimo proposito di
partecipare all’uomo la sua beatitudine, ma quel mascalzone di Adamo – e,
prima di lui, quella poco di buono di Eva - ha mandato tutto a monte
disobbedendo al suo creatore.
Ma c’è qualcosa, in questa storia, che non torna. Certo, Dio aveva
programmato tutto per il bene dell’uomo; eppure egli non poteva non sapere -
infatti è onnisciente - che le cose sarebbero andate ben diversamente. Egli
sapeva perfettamente che il genere umano, da lui creato con tanto amore,
sarebbe stato destinato non alla beatitudine bensì alla dannazione eterna (da
lui stesso per altro stabilita come giusta (?) punizione per la mela mangiata da
Adamo).
E allora, perché l’ha fatto?
Giriamo pagina. Successivamente apprendiamo che, molto tempo dopo -
intanto una miriade di uomini erano andati all’inferno dove resteranno ad
arrostire per l’eternità - Dio decide, bontà sua, di redimere il genere umano.
E che fa?
Avrebbe potuto dire (è onnipotente, è misericordia infinita): “Vi perdono”.
E amen. Invece no. La sua divina maestà - terribilmente offesa perché Adamo
aveva mangiato una mela! - pretende un sacrificio cruento: un innocente, una
vittima incolpevole deve pagare con una morte atroce per quell’antica colpa. Vi
sembra giusto? Chi obbligava Dio ad esigere questo tipo di risarcimento così
ripugnante? Soltanto la sua infinita giustizia!
E chi sarà “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”? Suo figlio, Dio
al pari di Lui. Solo un Dio può ripagare l’offesa fatta a un Dio, e così ci viene
narrata la favola caramellosa di un Padre che, per amore del genere umano, fa
violenza al suo cuore di genitore e manda a morte il suo figlio unigenito, e di
un Figlio che, per amore del genere umano, accetta docile di immolarsi sulla
croce!
“Padre mio - dirà Gesù, prostrato nel Getsemani, prima della sua passione
e morte -, se è possibile, passi da me questo calice!” (Mt 26, 39). Invece non
sarà possibile e Gesù berrà fino in fondo l’amaro calice. Eppure Dio è
onnipotente. Se vuole può tutto: a lui nulla è impossibile. E’ chiaro, dunque: il
Dio macellaio vuole il sangue del Figlio! Perché?
Per recitare questa bislacca sceneggiata c’è bisogno almeno di due
personaggi - che poi, per fare il numero perfetto, diventeranno tre -, e allora
l’unico Dio si scopre trino, pur rimanendo assolutamente uno. Mah.
5
Che cosa accade allora? Perché si possa compiere la redenzione gli uomini
arrestano questo Dio (che è il Figlio del Padre, ma è anche, in qualche modo, il
Padre stesso, se Dio è e deve essere uno), lo insultano, lo scherniscono, gli
sputano addosso, lo flagellano e, infine, lo uccidono con l’infamante supplizio
della croce.
A questo punto Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) può dirsi soddisfatto:
l’oltraggio inflitto al suo onore dalla disobbedienza di Adamo è stato finalmente
sanato dal…“disonor del Golgota”! Ci può essere storia più assurda e
sconclusionata? E’ incredibile che oggi possano ancora credersi simili sciocchezze.
Non basta. Con la passione e morte di Cristo Satana è stato sconfitto e
l’umanità tutta, dicono, è stata redenta: liberata definitivamente dal male, dal
peccato, dalla morte. Ve ne siete accorti? Io no. Vedo ancora uomini soffrire,
peccare, morire.
Queste sono solo alcune delle tante assurdità del cristianesimo. Qualche
altro esempio alla rinfusa. Chi è peggio Hitler, che tentò di compiere il
genocidio degli ebrei, o Jahvè, che con il diluvio universale sterminò quasi tutto
il genere umano? Chi è più criminale Erode, che ordinò la strage degli innocenti
a Betlemme, o Jahvè, che uccise di sua mano tutti gl’incolpevoli primogeniti
d’Egitto, animali compresi?
Confrontate i racconti della nascita di Gesù di Matteo e di Luca: sono due
storie completamente diverse, incompatibili tra loro. O è vera l’una o è vera
l’altra (o sono false entrambe).
Eppure si dice che i vangeli sono la Verità. Quali sono state le ultime parole
di Gesù prima di morire? “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”
(Luca)? Oppure “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Marco e
Matteo)? Oppure “Tutto è compiuto” (Giovanni)? Non si sa.
Certo è però che qualcuno ha raccontato il falso. Affidabili, questi
evangelisti! Gesù è vero uomo e vero Dio, dicono. Alle corte: davanti alle
grazie generose della Maddalena cosa fa? Si eccita come un vero uomo o
rimane impassibile come si conviene al vero Dio?
Gesù ha detto: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può
essere mio discepolo” (Lc 14, 33). Lo sanno (e lo fanno) quelli che si
definiscono cristiani?
Non è forse sommamente indecente dire che è amore, che è bontà infinita
un Dio che per i suoi figli - cui vuole, assicurano, tanto bene - ha inventato,
oltre che tante malattie, la dannazione eterna dell’inferno?
E qui mi fermo. Per dare un’idea della varietà e vastità dei temi affrontati
nel libro ne riporto l’indice:
un ateismo radicale; la critica delle prove dell’esistenza di Dio; le prove della
non esistenza di Dio; la rivelazione e la Bibbia; errori e orrori, falsità e
sciocchezze dell’Antico Testamento; falsità e contraddizioni del Nuovo
Testamento; Gesù: Messia o Dio? Nessuno dei due; fede, ragione, verità;
cristianesimo e modernità; la predestinazione: una dottrina ripugnante; la
magia sacramentale; la morale cristiana: nobili e sublimi idiozie; politica,
economia, società; santi e miracoli; un confronto con Vittorio Messori;
conclusione.
Renato Testa

Libro acquistabile qui.

lunedì 24 settembre 2012

LA VIOLENZA PER RAGIONI DI FEDE

 (articolo tratto da Cattolicesimo reale)

Benedetto XVI ha detto che «i fondamentalismi falsificano la fede». Se è così la religione cattolica è stata falsificata fin dall’inizio. E non migliora.
«Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni» – ha detto Benedetto XVI all’inizio del suo viaggio in Libano del 14 settembre, riferendosi alle proteste violente dei fondamentalisti islamici per un film contro Maometto -, «perché Dio invita a creare pace nel mondo e compito delle fedi è creare la pace».
Tutto il contrario di quando il Concilio di Vienne intimava ai principi cattolici di vietare ai Saraceni riunioni in templi o moschee «per adorarvi il perfido Maometto» (1311-12) o di quando il Santo Officio decretava che «Amico di Dio è chi uccide i nemici di Dio» (1605).
Una lunga scia di sangue
L’ intolleranza verso eretici e infedeli si manifestò fin dalla nascita del cattolicesimo. Appena dodici anni dopo l’editto di Milano (313), che concedeva ai cristiani libertà di culto, il Concilio di Nicea condannò a morte chi conservava i libri dell’eretico Ario. Venti anni dopo il neoconvertito Firmino Materno esortava gli imperatori ad abbattere i templi pagani.
La lotta contro gli infedeli fu poi condotta soprattutto  attraverso la guerra contro i sassoni, le crociate, l’evangelizzazione forzata delle Americhe, l’attività “missionaria” al seguito delle potenze coloniali, la persecuzione degli ebrei; mentre la repressione degli eretici fu dapprima lasciata alle autorità civili, poi gestita insieme a loro o in proprio attraverso spedizioni militari, guerre di religione, i tribunali dell’inquisizione, i processi alle streghe.
Dio lo vuole
Un argomento spesso usato per giustificare le uccisioni di eretici e infedeli è che, come insegna la Bibbia, sono volute da Dio. Scrive Agostino: «Cosa Mosè compì o ordinò di tanto crudele quando, pieno di santo zelo per il popolo a lui affidato … avendo saputo che si era abbandonato a fabbricare e adorare un idolo … si vendicò con la spada su pochi che Dio stesso, che avevano offeso, nel suo profondo e segreto giudizio aveva voluto che venissero assaliti e abbattuti?» (Contro Fausto Manicheo, libro XXII, 74-79, 397-8).
E ancora il Catechismo romano del 1566, a proposito degli israeliti uccisi dai figli di Levi perché si erano dati all’idolatria, scrive: «i leviti non peccarono … quando uccisero per ordine del Signore migliaia di persone; meritarono anzi l’elogio di Mosè» (§ 328). Un Dio evidentemente tutto diverso, neppure lontano parente, di quello mite e pacifico adorato da Benedetto XVI.

Meritano la morte
Un altro e ancor più decisivo argomento, specie nel caso degli eretici, è che la morte costituisce una giusta punizione per la loro colpa. A sostenerlo fu soprattutto Tommaso d’Aquino per il quale gli eretici «hanno meritato … di essere tolti dal mondo con la morte» perché hanno corrotto la fede «in cui risiede la vita dell’anima». Ciò è assai peggio che «falsare il denaro, con cui si provvede alla vita temporale». Perciò se vengono condannati a morte i falsari tanto più è giusto che lo siano gli eretici. Quanto ai recidivi: «Se essi si ravvedono, vengono accolti con il perdono, ma non liberati dalla pena di morte» (Somma teologica, IIa, IIae, q. 11). Da ricordare, per inciso, che non toccava agli inquisitori provare l’accusa, ma all’eretico dimostrare la sua innocenza.
In conclusione a fondamento della condanna vi è l’identificazione del peccato con il reato, tipica di ogni stato confessionale, fondato su una qualche sharia. Uno stato cui ancora oggi la Chiesa aspira (vedi campagne contro le unioni di fatto, sul fine-vita ecc.).
Delazione, tortura, espropri
La lotta contro l’eresia era quindi un dovere per il credente, come stabiliva il Concilio Laterano IV (1215): «I cattolici che, presa la croce, si armeranno per sterminare gli eretici godano delle indulgenze e dei santi privilegi …. quelli che prestano fede agli eretici, li ricevono, li difendono, li aiutano, siano soggetti alla scomunica». E il Manuale dell’inquisitore di Eymerich del 1376 spiega che è premiata con indulgenze la delazione, mentre la mancata delazione è punita con la scomunica.
Inoltre per far confessare gli eretici e i loro complici fu autorizzata la tortura, introdotta da Innocenzo IV con la bolla Ad extirpanda (1254) e divenuta pratica costante. Nel 1557 Paolo IV, col Decreto I del Santo ufficio, tranquillizzò i chierici che partecipavano ai processi contro gli eretici e agli “interrogatori”, dando loro «licenza e facoltà … di emettere voti e sentenze che non solo comportino interrogatori e torture nei confronti dei rei … ma anche una pena appropriata e una condanna fino alla mutilazione o al versamento di sangue fino alla morte naturale inclusa».
Infine agli eretici si comminavano, oltre la morte, la confisca di tutti i beni e la distruzione delle case in cui si rifugiavano. Da misure analoghe erano colpiti secondo le Costituzioni papali sull’Inquisizione anche i loro figli, benché «fedeli alla dottrina», come precisa Innocenzo III nella bolla Vergentis del 1199, con logica che ricorda il dogma del peccato originale dei progenitori fatto pagare a tutta l’umanità.
E poi è per il loro bene
Ma non è facile far accettare l’idea che un eretico sia equiparabile a un assassino, o che l’inquisizione sia consona a una «religione dell’amore». Di conseguenza nel mondo cattolico si è sviluppato – insieme alla giustificazione dell’omicidio per ragioni di fede – il tentativo ipocrita di negare la realtà o rovesciarla.
Così la formula con cui gli inquisitori affidavano l’eretico al braccio secolare perché fosse messo al rogo, era: «Ti abbandoniamo al braccio secolare e al suo potere, allo stesso tempo preghiamo questa curia secolare di non giungere nella sua sentenza fino alla effusione del tuo sangue e alla pena di morte». Una «vile ipocrisia» (Lea), cioè l’esatto contrario di quanto si voleva tanto è vero che quando le autorità civili anche solo tardavano nell’eseguire la sentenza di morte rischiavano di essere processate a loro volta per eresia!
Un altro modo di occultare la verità era poi di dire che sì, gli eretici venivano uccisi. Ma per il loro bene. Così nel XVI secolo il teologo Clemente Dolera, riprendendo Tommaso d’Aquino, scrive che mandare a morte gli eretici pertinaci «era considerato un favore perché si toglieva loro la possibilità di continuare ad abusare della grazia, aumentando le proprie responsabilità davanti a Dio» (in Dottrina ecclesiologica del cardinale C. D., L’Inquisizione, Città del Vaticano 2003).
Un monumento di ipocrisia
In questa lunga storia di omicidi per ragioni di fede, legittimati in punta di dottrina, si sono formate una chiesa e una religione irrimediabilmente impastate di intolleranza e di ipocrisia. Non stiamo infatti parlando, come l’apologetica cattolica vorrebbe far credere, di qualche episodio sporadico, remoto nel tempo, ma di pratiche che non solo hanno prodotto un numero incalcolabile di vittime (si parla di venti milioni solo per le crociate) ma sono state giustificate e sono continuate  ininterrottamente, con maggiore o minore intensità, dal Concilio di Nicea (325) alla chiusura degli ultimi forni dell’inquisizione (1808) e alla presa di Roma (1870), ossia per tutta la vita bimillenaria della Chiesa, tolta una manciata di anni.
Significa che per 1500 anni circa sui 1700 scarsi in cui la Chiesa cattolica ha operato liberamente (cioè per quasi il 90% della sua esistenza) il cattolicesimo ha compiuto e  teorizzato delitti per ragioni di fede che hanno visto coinvolti (nell’eseguirli o nel sostenerli, condividerli, giustificarli almeno) 223 papi su 233 (96%) e la grandissima parte dei vescovi e dei preti  succedutisi in venti secoli.
Difficile credere che ciò non abbia plasmato e improntato di sé una Chiesa che,  per di più, fondamentalista lo è ancora, dato che tenta ancora di imporre la sua morale allo stato laico e a tutti i cittadini, benché senza ricorrere al rogo. Altrettanto difficile credere che questa Chiesa, sia tutta pace e miele come Benedetto XVI ce la dipinge, «santa e immacolata» (Catechismo della Chiesa cattolica, § 1426), dotata «del carisma dell’infallibilità in materia di fede e di costumi» (ibid., § 890), «colonna e sostegno della verità» (ibid., § 2032), e non invece un monumento di ipocrisia.


LINK articolo

martedì 4 settembre 2012

LA STORIA DI MEDJUGORJE

Questa località è diventata celebre nel mondo perché, il 24 giugno del 1981, Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković e Jakov Čolo (che allora avevano tra 10 e 16 anni, oggi sono tutti adulti, padri e madri di famiglia) affermano di ricevere apparizioni della Vergine Maria, che si presenterebbe con il titolo di "Regina della Pace" (Kraljica Mira). Per questo motivo Međugorje è divenuta oggi una famosa meta di numerosi pellegrinaggi.

La posizione attuale della Chiesa sulle apparizioni è di "non constat de supernaturalitate" (non c'è evidenza di soprannaturale), come sancito dalla Dichiarazione di Zara (1990), dato che l'evento in sè non è ancora terminato. Nel marzo 2010, la Santa Sede ha formato una commissione per indagare sui fatti. Tale commissione è composta da vescovi, teologi ed altri esperti, sotto la guida del cardinale Camillo Ruini. A conclusione dei lavori, svolti nel più assoluto riserbo, gli stessi verranno consegnati alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Però nelle Normae S.Congregationis pro doctrina fidei de modo procedendi in iudicandis praesumptis apparitionibus ac revelationibus, il documento ufficiale approvato nel 1978 da Papa Paolo VI che contiene le indicazioni cui i pastori devono attenersi nell'emettere il giudizio di veridicità riguardo una presunta apparizione, sono contemplate due formule giuridiche che sanciscono lo stato del fenomeno in esame: "constat de supernaturalitate" e "constat de non supernaturalitate", traducibili rispettivamente come "risulta essere soprannaturale" e "risulta essere non soprannaturale". Tuttavia nel caso delle apparizioni mariane di Medjugorje, nel 1991 la Conferenza episcopale jugoslava raggiunse una formulazione di compromesso (unico caso nella storia delle apparizioni mariane) adottando la formula "non constat de supernaturalitate" (non risulta essere soprannaturale), lasciando così la porta aperta. Non si è voluto cioè escludere a priori che ci siano davvero apparizioni mariane a Medjugorje (come sarebbe stato se si fosse utilizzata la formula ufficiale).

Questo è quanto riportato su Wikipedia, Marco Corvaglia nato nel 1969, laureato in lettere ed insegnante, da diversi anni studia il fenomeno di Medjugorje e, nel 2007, ha pubblicato, con Anteprima (gruppo Lindau), il libro Medjugorje: è tutto falso.

Qui potete trovare il suo sito web, dove approfondisce l'argomento Medjugorje e spiega il suo punto di vista. Direi che merita approfondire, visto che purtroppo sono milioni i pecoroni che buttano via soldi e tempo per recarsi in questi luoghi ed arricchire questi personaggi mistificatori e imbroglioni.