Non esistono verità assolute o dogmi insindacabili. Questi sono solo strumenti concepiti per soggiogare la vostra mente

martedì 1 gennaio 2013

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'INFALLIBILITA'

di Walter Peruzzi

 L'indiscutibile autorità del papa è una verità di fede: ma non delle più antiche.



L'infallibilità del papa rientra nelle verità di fede, benché si tratti di una delle più recenti. Fu infatti fermamente voluta da Pio IX e proclamata, dopo aspre discussioni e fra molte opposizioni, solo nel 1870, dal Concilio Vaticano I, ma con ovvio valore retroattivo. Esso decretò: «Insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il Romano pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, definisce, in virtù della sua suprema autorità apostolica che una dottrina riguardante la fede o i costumi dev'essere ammessa da tutta la chiesa, gode, per quell'assistenza divina che gli è stata promessa nella persona del beato Pietro, di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto fosse dotata la sua chiesa, allorché definisce la dottrina riguardante la fede o i costumi».

L'elastico dell'infallibilità
Il papa si ritiene dunque infallibile sia per quanto riguarda i dogmi, sia per quanto riguarda le norme morali anche se la formulazione è abbastanza elastica da permettere di far rientrare o uscire questa o quella affermazione dal novero di quelle infallibili restando ad esempio indeterminato quando il papa parli ex cathedra e quando no.
A rendere la formula ancor più elastica concorsero poi i successori di Pio IX, che in più occasioni liquidarono con fastidio le obiezioni sentenziando in modo perentorio, come Leone XIII: «Quello che si deve credere e quello che si deve operare, appartiene per diritto divino. alla Chiesa e al Sommo Pontefice. Per tali motivi il Pontefice deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no. Allo stesso modo deve indicare ciò che è onesto o turpe; ciò che si deve fare e cosa fuggire per raggiungere la salvezza; altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all'uomo nell'agire» (Sapientiae Christianae, 1890). Ancora più arrogante e stizzito Pio X, per il quale «quando si ama il Papa, non si fanno discussioni intorno a quello che esso dispone od esige, o fin dove debba giungere l'obbedienza ed in quali cose si debba obbedire. non si limita il campo in cui Egli possa e debba esercitare la sua autorità; non si antepone all'autorità del Papa quella di altre persone per quanto dotte che dissentano dal Papa, le quali se sono dotte non sono sante, perché chi è santo non può dissentire dal Papa» (Discorso agli iscritti dell'unione cattolica,1912).
Ma, specie dopo il Concilio Vaticano II, l'elastico funzionò anche nel senso di limitare e ridurre i pronunciamenti sicuramente infallibili - specie nel tentativo di fronteggiare le smentite provenienti dalla storia, cioè i numerosi "errori" commessi dagli "infallibili". I teologi cattolici in particolare, nota il teologo dissidente Hans Küng nel suo saggio su L'infallibilità, si sono industriati a «arginare la messa in questione dell'infallibilità con una ricetta in fondo abbastanza semplice: o l'errore non sussisteva affatto, oppure - quando alla fine non si era più in grado di contestare, reinterpretare, minimizzare e sfumare - non c'era stata una decisione infallibile».

Anche la Chiesa è infallibile
Va poi ricordato che se a far discutere è soprattutto l'infallibilità personale del papa, secondo la dottrina cattolica è infallibile anche la Chiesa nel suo insieme. Essa, come afferma il Catechismo romano del Concilio di Trento, «appunto perché governata dallo Spirito Santo non può errare nell'insegnamento della fede e dei costumi» (§ 115). E il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992 ribadisce: «Cristo, che è la verità, ha voluto rendere la sua Chiesa partecipe della propria infallibilità» (§ 889). Oltre che nel Romano Pontefice «L'infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel Corpo episcopale, quando questo esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro, soprattutto in un Concilio Ecumenico» (§ 891).

Le smentite della storia
Ma i papi e la Chiesa si sono poi dimostrati davvero infallibili? In realtà non sembra, dato che la Chiesa ha cambiato molte dottrine importanti. Qualche esempio, in materia di norme morali: ieri legittimava la schiavitù e oggi la condanna; fino a Pio XII affermava che la donna deve essere subordinata all'uomo e oggi almeno verbalmente ammette la parità (fuorché nell'accesso al sacerdozio); la libertà di coscienza, oggi difesa da Benedetto XVI, fu condannata in forma solenne come "delirio" da Gregorio XVI e Pio IX; uccidere in nome di Dio è ritenuto un grave peccato da Benedetto XVI mentre era un dovere, premiato con la remissione dei peccati, per Urbano II, Innocenzo III, Gregorio IX, Pio V e tanti altri papi. La Chiesa ha cambiato idea anche su questioni di fede: Pelagio fu condannato nel 391 per avere sostenuto che i bambini si salvano anche senza battesimo e il Concilio di Trento lanciò contro tale posizione l'anatema. Oggi una commissione approvata da Benedetto XVI afferma che si può sperare, con «solide basi teologiche», che vadano in Paradiso. Altri dogmi, come quelli sulla verginità e l'immacolata concezione, sono contestati da preti e laici cattolici. E la Chiesa tace su questo dissenso ma scomunica per gli stessi motivi teologi più famosi (come Tissa Balasurya).
Per non dire di papa Onorio che professò la dottrina monofisita (secondo cui in Cristo v'è una sola natura e non due) poi condannata dal III Concilio ecumenico di Costantinopoli del 680-81, che lo dichiarò eretico. O "l'infallibile" Adriano VI che nel 1523 dichiarò che il papa può «errare, persino in materia di fede» e che «molti pontefici romani .erano eretici». E potremmo continuare.

link

sabato 8 dicembre 2012

IL DOGMA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE

Oggi 8 dicembre parliamo di immacolata concezione, ovvero di un dogma del cattolicesimo.
Innanzitutto spieghiamo cos'è:

"Molte persone credono erroneamente che l’immacolata concezione si riferisca alla concezione di Gesù Cristo. La concezione di Gesù fu nel modo più assoluto immacolata… ma questo concetto non si riferisce affatto a Gesù. L’immacolata concezione è una dottrina della Chiesa Cattolica Romana nei riguardi di Maria, la madre di Gesù. Una formulazione ufficiale della dottrina recita: “…la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale”. In buona sostanza, l’immacolata concezione è la dottrina secondo cui Maria fu protetta dal peccato originale, non aveva una natura di peccato ed era, di fatto, senza peccato."
Tratto da uno dei tanti siti cattolici  (link)

Adesso vediamo come nasce e quanto può essere attendibile questo dogma, la fonte è "Il Gallo cantò ancora" di Karlheinz Deschner.

La festa dell'immacolata concezione di Maria fece la sua comparsa nell'VIII secolo; il suo presupposto consiste nel fatto che anche Maria sarebbe stata concepita e partorita dalla madre "immacolata", cioè senza il peccato originale.
I grandi luminari della Chiesa, come Bernardo di Chiaravalle, Bonaventura, Alessandro di Hales, Alberto Magno e Tommaso d'Aquino, richiamandosi all'autorità nientemeno che di Agostino, combatterono come superstizione codesta festività dell'immacolata concezione di Maria! Il domenicano Vinvent Bandelli menzionò non meno di 260 dotti cattolici per dimostrare eretica questa dottrina, propagandata e difesa soprattutto dai francescani. Anche Tommaso d'Aquino era un domenicano, ed è evidente che in questa polemica, condotta dai francescani anche col richiamo agli apocrifi e a falsi letterari, svolgeva un ruolo di rilievo la rivalità sempre presente fra i due ordini religiosi.  Papa Sisto IV, ex francescano,  nel 1482 vietò che si condannasse la fede nell'immacolata concezione, ma nel 1568 Pio V proibì di nuovo tale festa.  Tuttavia, il popolo, che divinizzava Maria, la voleva anche completamente pura; e poichè anche altri ordini si adoperarono ardentemente a favore della nuova dottrina, specialmente i Cistercensi, il cui primo abate Robert di Molesme ebbe persino una "relazione segreta" con Maria, e infine anche i gesuiti, i domenicani dovettero soccombere. Nel 1848 il gesuita Peronne dimostrò la concezione immacolata sulla base dell'esegesi biblica, fondandosi, frà l'altro, sui versi del Cantico dei cantici ;!
La cosa era ormai chiara. Sei anni dopo, l'8 dicembre 1854, Pio IX proclamò con la Bolla Ineffabilis Deus che la dottrina della imacolata conceptio della santissima vergine Maria era stata rivelata da Dio e perciò doveva essere saldamente e costantemente creduta da tutti i fedeli. Prima della proclamazione del dogma, per altro, il papa aveva interrogato  i vescovi, dei quali 536 si pronunciarono a favore della nuova dottrina, 4 contro e 36 espressero dubbi sull'opportunità si una siffatta dogmatizzazione.


















sabato 13 ottobre 2012

MA LE STREGHE ESISTONO?

di Walter Peruzzi

Per rendersi conto di quanto la Chiesa cattolica, mentre si finge portatrice
infallibile di verità assolute, sia volubile in fatto di dottrina, è interessante
considerare le sue idee sulle streghe.


Le streghe non esistono
Nei primi secoli cristiani e per tutto l'Alto Medioevo vi era molta cautela
nel riconoscere l'influenza del diavolo nelle vicende umane e ancora meno si
accettava l'idea di esseri umani dotati di poteri straordinari.
Secondo il Canon Episcopi (IX-X secolo), poi confluito nel Corpus Iuris
canonici, Satana può «tentare donne depravate», cui fa credere di avere
poteri straordinari, come «cavalcare la notte certune bestie». Ma si tratta di
inganni «che accadono solo nello spirito» e solo sciocchi, ottusi e stupide
donnicciuole possono credere che «avvengono anche nel corpo». Della stessa
idea era nel XII secolo il vescovo inglese e funzionario della curia papale Jean
de Salisbury.
Sì, le streghe esistono
Sennonché, solo cinquant'anni dopo, Gregorio IX afferma nella bolla Vox
in Rama (1233), che c'erano "assemblee di reprobi", adoratori di Satana, in
cui comparivano "una specie di rana" o "rospo", grande come "la bocca di un
forno", che veniva baciata sull'ano, e "un uomo il cui corpo dai fianchi in su è
brillante e luminoso come il sole, mentre nella parte inferiore è ruvido e
peloso come quello di un gatto".
La bolla inaugurò un cliché presente dal Trecento al Settecento in vari
testi, dove compaiono anche le streghe che «ballavano et el diabolo sonava.
Et ibi el diabolo le brazava ad una ad una».
Nel XIII secolo, intanto, Tommaso d'Aquino spiegava nella Somma
teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6) come il diavolo possa accoppiarsi con donne e
generare figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe
di unioni carnali col demonio).
Cominciarono nel XIII secolo anche i processi alle streghe e furono accesi
i primi roghi: nel 1275 in Francia, nel 1296 in Val d'Adige.
Nel 1326, con la bolla Super illius specula, Giovanni XXII scomunicava
quanti «stringono un'alleanza con la morte e stipulano un patto con l'inferno:
fanno infatti sacrifici ai diavoli, li adorano. chiedono responsi, li ricevono». Era
semmai il giureconsulto laico Bartolo da Sassoferrato a dubitare dei poteri
delle streghe cui afferma di credere solo perché la Chiesa ne affermava
l'esistenza.
Dalla fine del XV secolo, poi, la credenza della Chiesa cattolica nelle
streghe e la caccia alle stesse furono ribadite con la bolla Summi desiderantes
affectibus di Innocenzo VIII del 1484 dove si afferma esserci «in alcune
regioni della Germania parecchie persone di ambo i sessi" che "non temono di
darsi carnalmente ai diavoli, di far deperire e morire la progenie delle donne e
degli animali, le messi della terra; e ancora vigneti, giardini, prati, pascoli,
biade, cereali, legumi per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre
esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti; di impedire agli uomini di
generare, alle donne di concepire, e di rendere impossibile al marito e moglie
di compiere il loro coniugale dovere [...]».
Il papa incaricò di perseguitare le streghe i due inquisitori domenicani,
Enrico Insistoris e Giacomo Sprenger, che scrissero il Malleus maleficarum
(Martello delle streghe), testo-base nei processi alla streghe, più diffuso della
Bibbia, di cui l'università di Colonia certificò nel 1487 la «conformità
dottrinaria alla verità cattolica». Tesi centrale del libro è "l'esistenza degli
stregoni", tanto che pensare il contrario è "eretico".
Gli stregoni, secondo i due misogini e sessuofobici autori del Malleus, sono
soprattutto streghe, che esercitano i loro diabolici poteri soprattutto in quanto
attiene alla sfera sessuale. «Il trasferimento da un luogo all'altro è una delle
loro azioni più salienti, come il fatto di abbandonarsi alle sporcizie carnali. Vi
sono certe [streghe] che sono solite divorare e mangiare i bambini della
propria specie; esse scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procu-
rano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li
offrono ai diavoli o li uccidono in altro modo».




Tre secoli di bolle e stragi
Dalla fine del XV secolo alla metà del Settecento si consumò una strage di
cui è impossibile dire le dimensioni precise e che sporadicamente continuò
anche dopo: ancora nel 1828 fu trucidata a Cervarolo, in Val Sesia, perché
ritenuta una strega, Margherita Guglielmina, detta la "stria Gatina".
Stragi e persecuzioni furono costantemente accompagnate da bolle papali
- dalla Cum acceperimus (1501) di Alessandro VI alla Dudum (1523) di
Adriano VI; dalla Coeli et terrae (1585) di Sisto V alla Inscrutabilis (1631) di
Urbano VIII - in cui si confermava la credenza cattolica in "sortilegi" e "malie"
che "distruggono uomini, bestie e campi"; in streghe e stregoni che, avendo
"eletto il diavolo a loro signore", danneggiano "le bestie e i frutti della terra" o
prevedono "casi futuri"; nel dovere per gli inquisitori "a procedere liberamente,
reprimere e punire" condannando a morte i responsabili di malefici
mortali (Gregorio XV, Omnipotentis dei, 1623).
Ma insomma le streghe esistono o no?
In conclusione, per almeno tre secoli, le più risibili e inverosimili credenze
furono coltivate e insegnate da quel papato che, secondo Leone XIII, «deve
poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di
Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no. altrimenti non sarebbe
più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all'uomo nell'agire».
(Sapientiae Christianae).
Oggi sembra di poter dire che la Chiesa cattolica non crede più alle
streghe. Anche se non dice espressamente di essersi sbagliata a propagandare
tale credenza e ad aver fatto ammazzare decine o centinaia di
migliaia di donne come "streghe", ossia di non essere stata, in questa come in
molte altre materie, per secoli, né guida sicura per l'uomo né interprete sicura
di Dio.


LIBRI: La Malafede

L'intento di questo saggio è quello di dimostrare esegeticamente, con incredibile precisione e coraggio, l'inattendibilità e l'assurdità di quanto contenuto nei testi sacri del Cristianesimo, ripercorrendo con attenzione filologica molteplici passi della Bibbia e dei Vangeli. Smascherare le insidie e le atrocità di una religione misogina, anacronistica, che ci vuole portatori di peccato sin dalla nascita, nonché castrati nella possibilità di vivere una sessualità libera e sana. Lungi dall'esser latrice di Valori rivendicati come autenticamente fondanti la civiltà occidentale, la chiesa dovrebbe rispondere al contrario dei molteplici scandali che ne attanagliano la condotta morale, occultati con sapienza dai ministri del culto.
Renato Testa è nato a Pignataro Maggiore il primo gennaio del 1946. Si è laureato a "La Sapienza" di Roma in Lettere e in Filosofia. Ha insegnato materie umanistiche in vari licei scientifici. Ora in pensione, vive a Verona. Ha già pubblicato: Dall'attualismo all'empirismo assoluto, CADMO editore, 1976, e Il pensiero di Franco Lombardi, Armando Editore, 1995.


Presentazione dell’autore
“Il nostro tempo sa… Ciò che prima era solo patologico, oggi è divenuto
indecente - esser cristiani oggi è indecente”. Così scriveva Friedrich Nietzsche
alla fine dell’Ottocento. Ma perché già allora - e oggi ancor di più - era
indecente essere cristiani? Perché il nostro tempo sa, dice Nietzsche. Che cosa?
Che il cristianesimo è solo un’accozzaglia di miti e leggende ormai insostenibili.
E ciò è stato dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio. Questo libro
non fa altro che ribadire, con dati e argomenti solidissimi, questa elementare
verità.
Noi siamo diventati cristiani, e cattolici, a nostra insaputa: perché siamo
stati battezzati da piccoli, quando eravamo incapaci d’intendere e di volere.
Così ci siamo ritrovati arruolati senza averlo voluto e senza sapere che cosa
fosse il cristianesimo. Sarebbe ora, da adulti, di riesaminare questa nostra
estorta adesione al lume della ragione, tanto più che la religione svolge un
ruolo molto importante nel determinare le scelte di vita, nostre e della società.
Non ci si può sentir legati, per un senso di malintesa lealtà, ad una scelta
che non si è compiuta, ad una fede imposta da altri.
Questo libro professa un ateismo radicale, un ateismo senza se e senza
ma, e prende le mosse da una critica rigorosa, ormai ampiamente condivisa da
quanti si affidano alla ragione, delle tradizionali prove dell’esistenza di Dio
(ontologica, cosmologica o causale, finalistica) e del più recente argomento del
“progetto intelligente”, cui oppone due formidabili dimostrazioni della sua non
esistenza: quella basata sulla presenza del male nel mondo e quella della non
evidenza di questo Dio – che è detto onnipresente – davanti agli occhi di tutti.
Ma il piatto forte è la critica del cristianesimo che prende come punti di
riferimento due testi chiave, le colonne portanti della sua dottrina: la Bibbia
(quella di Gerusalemme, approvata dalla Conferenza episcopale italiana), che
contiene, si dice, la Parola di Dio, e il Catechismo della Chiesa cattolica, che
esibisce l’insegnamento irriformabile della Chiesa. Tutti e due infallibili, tutti e
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due immodificabili. L’esame dimostra che ci troviamo di fronte a un cumulo di
assurdità, a un coacervo di decrepite e inaccettabili superstizioni.
Prendiamo, per esempio, la “narrazione” che sta alla base di tutta la
religione cristiana. Dio crea il mondo e in esso l’uomo per farlo partecipe, nella
sua infinita bontà, della propria beatitudine. Perciò lo colloca in quel giardino di
delizie che è il paradiso terrestre. Ma, ahinoi, Adamo non fa in tempo ad essere
creato che subito pecca, disobbedisce a Dio e mangia il frutto proibito.
La punizione per quella mela mangiata dal nostro antico progenitore è
terrificante: la maestà divina si sente a tal punto offesa da decretare che tutti
gl’incolpevoli discendenti di Adamo siano condannati per l’eternità alle pene
indicibili dell’inferno. Milioni di uomini all’inferno per una colpa che non hanno
commesso! Sarà probabilmente un mio limite, ma non mi riesce di veder
rifulgere in questa punizione né l’infinita bontà né la perfetta giustizia di un Dio
che, si dice, è amore.
Tutto ciò accade perché Dio aveva concepito l’ottimo proposito di
partecipare all’uomo la sua beatitudine, ma quel mascalzone di Adamo – e,
prima di lui, quella poco di buono di Eva - ha mandato tutto a monte
disobbedendo al suo creatore.
Ma c’è qualcosa, in questa storia, che non torna. Certo, Dio aveva
programmato tutto per il bene dell’uomo; eppure egli non poteva non sapere -
infatti è onnisciente - che le cose sarebbero andate ben diversamente. Egli
sapeva perfettamente che il genere umano, da lui creato con tanto amore,
sarebbe stato destinato non alla beatitudine bensì alla dannazione eterna (da
lui stesso per altro stabilita come giusta (?) punizione per la mela mangiata da
Adamo).
E allora, perché l’ha fatto?
Giriamo pagina. Successivamente apprendiamo che, molto tempo dopo -
intanto una miriade di uomini erano andati all’inferno dove resteranno ad
arrostire per l’eternità - Dio decide, bontà sua, di redimere il genere umano.
E che fa?
Avrebbe potuto dire (è onnipotente, è misericordia infinita): “Vi perdono”.
E amen. Invece no. La sua divina maestà - terribilmente offesa perché Adamo
aveva mangiato una mela! - pretende un sacrificio cruento: un innocente, una
vittima incolpevole deve pagare con una morte atroce per quell’antica colpa. Vi
sembra giusto? Chi obbligava Dio ad esigere questo tipo di risarcimento così
ripugnante? Soltanto la sua infinita giustizia!
E chi sarà “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”? Suo figlio, Dio
al pari di Lui. Solo un Dio può ripagare l’offesa fatta a un Dio, e così ci viene
narrata la favola caramellosa di un Padre che, per amore del genere umano, fa
violenza al suo cuore di genitore e manda a morte il suo figlio unigenito, e di
un Figlio che, per amore del genere umano, accetta docile di immolarsi sulla
croce!
“Padre mio - dirà Gesù, prostrato nel Getsemani, prima della sua passione
e morte -, se è possibile, passi da me questo calice!” (Mt 26, 39). Invece non
sarà possibile e Gesù berrà fino in fondo l’amaro calice. Eppure Dio è
onnipotente. Se vuole può tutto: a lui nulla è impossibile. E’ chiaro, dunque: il
Dio macellaio vuole il sangue del Figlio! Perché?
Per recitare questa bislacca sceneggiata c’è bisogno almeno di due
personaggi - che poi, per fare il numero perfetto, diventeranno tre -, e allora
l’unico Dio si scopre trino, pur rimanendo assolutamente uno. Mah.
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Che cosa accade allora? Perché si possa compiere la redenzione gli uomini
arrestano questo Dio (che è il Figlio del Padre, ma è anche, in qualche modo, il
Padre stesso, se Dio è e deve essere uno), lo insultano, lo scherniscono, gli
sputano addosso, lo flagellano e, infine, lo uccidono con l’infamante supplizio
della croce.
A questo punto Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo) può dirsi soddisfatto:
l’oltraggio inflitto al suo onore dalla disobbedienza di Adamo è stato finalmente
sanato dal…“disonor del Golgota”! Ci può essere storia più assurda e
sconclusionata? E’ incredibile che oggi possano ancora credersi simili sciocchezze.
Non basta. Con la passione e morte di Cristo Satana è stato sconfitto e
l’umanità tutta, dicono, è stata redenta: liberata definitivamente dal male, dal
peccato, dalla morte. Ve ne siete accorti? Io no. Vedo ancora uomini soffrire,
peccare, morire.
Queste sono solo alcune delle tante assurdità del cristianesimo. Qualche
altro esempio alla rinfusa. Chi è peggio Hitler, che tentò di compiere il
genocidio degli ebrei, o Jahvè, che con il diluvio universale sterminò quasi tutto
il genere umano? Chi è più criminale Erode, che ordinò la strage degli innocenti
a Betlemme, o Jahvè, che uccise di sua mano tutti gl’incolpevoli primogeniti
d’Egitto, animali compresi?
Confrontate i racconti della nascita di Gesù di Matteo e di Luca: sono due
storie completamente diverse, incompatibili tra loro. O è vera l’una o è vera
l’altra (o sono false entrambe).
Eppure si dice che i vangeli sono la Verità. Quali sono state le ultime parole
di Gesù prima di morire? “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”
(Luca)? Oppure “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Marco e
Matteo)? Oppure “Tutto è compiuto” (Giovanni)? Non si sa.
Certo è però che qualcuno ha raccontato il falso. Affidabili, questi
evangelisti! Gesù è vero uomo e vero Dio, dicono. Alle corte: davanti alle
grazie generose della Maddalena cosa fa? Si eccita come un vero uomo o
rimane impassibile come si conviene al vero Dio?
Gesù ha detto: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può
essere mio discepolo” (Lc 14, 33). Lo sanno (e lo fanno) quelli che si
definiscono cristiani?
Non è forse sommamente indecente dire che è amore, che è bontà infinita
un Dio che per i suoi figli - cui vuole, assicurano, tanto bene - ha inventato,
oltre che tante malattie, la dannazione eterna dell’inferno?
E qui mi fermo. Per dare un’idea della varietà e vastità dei temi affrontati
nel libro ne riporto l’indice:
un ateismo radicale; la critica delle prove dell’esistenza di Dio; le prove della
non esistenza di Dio; la rivelazione e la Bibbia; errori e orrori, falsità e
sciocchezze dell’Antico Testamento; falsità e contraddizioni del Nuovo
Testamento; Gesù: Messia o Dio? Nessuno dei due; fede, ragione, verità;
cristianesimo e modernità; la predestinazione: una dottrina ripugnante; la
magia sacramentale; la morale cristiana: nobili e sublimi idiozie; politica,
economia, società; santi e miracoli; un confronto con Vittorio Messori;
conclusione.
Renato Testa

Libro acquistabile qui.

lunedì 24 settembre 2012

LA VIOLENZA PER RAGIONI DI FEDE

 (articolo tratto da Cattolicesimo reale)

Benedetto XVI ha detto che «i fondamentalismi falsificano la fede». Se è così la religione cattolica è stata falsificata fin dall’inizio. E non migliora.
«Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni» – ha detto Benedetto XVI all’inizio del suo viaggio in Libano del 14 settembre, riferendosi alle proteste violente dei fondamentalisti islamici per un film contro Maometto -, «perché Dio invita a creare pace nel mondo e compito delle fedi è creare la pace».
Tutto il contrario di quando il Concilio di Vienne intimava ai principi cattolici di vietare ai Saraceni riunioni in templi o moschee «per adorarvi il perfido Maometto» (1311-12) o di quando il Santo Officio decretava che «Amico di Dio è chi uccide i nemici di Dio» (1605).
Una lunga scia di sangue
L’ intolleranza verso eretici e infedeli si manifestò fin dalla nascita del cattolicesimo. Appena dodici anni dopo l’editto di Milano (313), che concedeva ai cristiani libertà di culto, il Concilio di Nicea condannò a morte chi conservava i libri dell’eretico Ario. Venti anni dopo il neoconvertito Firmino Materno esortava gli imperatori ad abbattere i templi pagani.
La lotta contro gli infedeli fu poi condotta soprattutto  attraverso la guerra contro i sassoni, le crociate, l’evangelizzazione forzata delle Americhe, l’attività “missionaria” al seguito delle potenze coloniali, la persecuzione degli ebrei; mentre la repressione degli eretici fu dapprima lasciata alle autorità civili, poi gestita insieme a loro o in proprio attraverso spedizioni militari, guerre di religione, i tribunali dell’inquisizione, i processi alle streghe.
Dio lo vuole
Un argomento spesso usato per giustificare le uccisioni di eretici e infedeli è che, come insegna la Bibbia, sono volute da Dio. Scrive Agostino: «Cosa Mosè compì o ordinò di tanto crudele quando, pieno di santo zelo per il popolo a lui affidato … avendo saputo che si era abbandonato a fabbricare e adorare un idolo … si vendicò con la spada su pochi che Dio stesso, che avevano offeso, nel suo profondo e segreto giudizio aveva voluto che venissero assaliti e abbattuti?» (Contro Fausto Manicheo, libro XXII, 74-79, 397-8).
E ancora il Catechismo romano del 1566, a proposito degli israeliti uccisi dai figli di Levi perché si erano dati all’idolatria, scrive: «i leviti non peccarono … quando uccisero per ordine del Signore migliaia di persone; meritarono anzi l’elogio di Mosè» (§ 328). Un Dio evidentemente tutto diverso, neppure lontano parente, di quello mite e pacifico adorato da Benedetto XVI.

Meritano la morte
Un altro e ancor più decisivo argomento, specie nel caso degli eretici, è che la morte costituisce una giusta punizione per la loro colpa. A sostenerlo fu soprattutto Tommaso d’Aquino per il quale gli eretici «hanno meritato … di essere tolti dal mondo con la morte» perché hanno corrotto la fede «in cui risiede la vita dell’anima». Ciò è assai peggio che «falsare il denaro, con cui si provvede alla vita temporale». Perciò se vengono condannati a morte i falsari tanto più è giusto che lo siano gli eretici. Quanto ai recidivi: «Se essi si ravvedono, vengono accolti con il perdono, ma non liberati dalla pena di morte» (Somma teologica, IIa, IIae, q. 11). Da ricordare, per inciso, che non toccava agli inquisitori provare l’accusa, ma all’eretico dimostrare la sua innocenza.
In conclusione a fondamento della condanna vi è l’identificazione del peccato con il reato, tipica di ogni stato confessionale, fondato su una qualche sharia. Uno stato cui ancora oggi la Chiesa aspira (vedi campagne contro le unioni di fatto, sul fine-vita ecc.).
Delazione, tortura, espropri
La lotta contro l’eresia era quindi un dovere per il credente, come stabiliva il Concilio Laterano IV (1215): «I cattolici che, presa la croce, si armeranno per sterminare gli eretici godano delle indulgenze e dei santi privilegi …. quelli che prestano fede agli eretici, li ricevono, li difendono, li aiutano, siano soggetti alla scomunica». E il Manuale dell’inquisitore di Eymerich del 1376 spiega che è premiata con indulgenze la delazione, mentre la mancata delazione è punita con la scomunica.
Inoltre per far confessare gli eretici e i loro complici fu autorizzata la tortura, introdotta da Innocenzo IV con la bolla Ad extirpanda (1254) e divenuta pratica costante. Nel 1557 Paolo IV, col Decreto I del Santo ufficio, tranquillizzò i chierici che partecipavano ai processi contro gli eretici e agli “interrogatori”, dando loro «licenza e facoltà … di emettere voti e sentenze che non solo comportino interrogatori e torture nei confronti dei rei … ma anche una pena appropriata e una condanna fino alla mutilazione o al versamento di sangue fino alla morte naturale inclusa».
Infine agli eretici si comminavano, oltre la morte, la confisca di tutti i beni e la distruzione delle case in cui si rifugiavano. Da misure analoghe erano colpiti secondo le Costituzioni papali sull’Inquisizione anche i loro figli, benché «fedeli alla dottrina», come precisa Innocenzo III nella bolla Vergentis del 1199, con logica che ricorda il dogma del peccato originale dei progenitori fatto pagare a tutta l’umanità.
E poi è per il loro bene
Ma non è facile far accettare l’idea che un eretico sia equiparabile a un assassino, o che l’inquisizione sia consona a una «religione dell’amore». Di conseguenza nel mondo cattolico si è sviluppato – insieme alla giustificazione dell’omicidio per ragioni di fede – il tentativo ipocrita di negare la realtà o rovesciarla.
Così la formula con cui gli inquisitori affidavano l’eretico al braccio secolare perché fosse messo al rogo, era: «Ti abbandoniamo al braccio secolare e al suo potere, allo stesso tempo preghiamo questa curia secolare di non giungere nella sua sentenza fino alla effusione del tuo sangue e alla pena di morte». Una «vile ipocrisia» (Lea), cioè l’esatto contrario di quanto si voleva tanto è vero che quando le autorità civili anche solo tardavano nell’eseguire la sentenza di morte rischiavano di essere processate a loro volta per eresia!
Un altro modo di occultare la verità era poi di dire che sì, gli eretici venivano uccisi. Ma per il loro bene. Così nel XVI secolo il teologo Clemente Dolera, riprendendo Tommaso d’Aquino, scrive che mandare a morte gli eretici pertinaci «era considerato un favore perché si toglieva loro la possibilità di continuare ad abusare della grazia, aumentando le proprie responsabilità davanti a Dio» (in Dottrina ecclesiologica del cardinale C. D., L’Inquisizione, Città del Vaticano 2003).
Un monumento di ipocrisia
In questa lunga storia di omicidi per ragioni di fede, legittimati in punta di dottrina, si sono formate una chiesa e una religione irrimediabilmente impastate di intolleranza e di ipocrisia. Non stiamo infatti parlando, come l’apologetica cattolica vorrebbe far credere, di qualche episodio sporadico, remoto nel tempo, ma di pratiche che non solo hanno prodotto un numero incalcolabile di vittime (si parla di venti milioni solo per le crociate) ma sono state giustificate e sono continuate  ininterrottamente, con maggiore o minore intensità, dal Concilio di Nicea (325) alla chiusura degli ultimi forni dell’inquisizione (1808) e alla presa di Roma (1870), ossia per tutta la vita bimillenaria della Chiesa, tolta una manciata di anni.
Significa che per 1500 anni circa sui 1700 scarsi in cui la Chiesa cattolica ha operato liberamente (cioè per quasi il 90% della sua esistenza) il cattolicesimo ha compiuto e  teorizzato delitti per ragioni di fede che hanno visto coinvolti (nell’eseguirli o nel sostenerli, condividerli, giustificarli almeno) 223 papi su 233 (96%) e la grandissima parte dei vescovi e dei preti  succedutisi in venti secoli.
Difficile credere che ciò non abbia plasmato e improntato di sé una Chiesa che,  per di più, fondamentalista lo è ancora, dato che tenta ancora di imporre la sua morale allo stato laico e a tutti i cittadini, benché senza ricorrere al rogo. Altrettanto difficile credere che questa Chiesa, sia tutta pace e miele come Benedetto XVI ce la dipinge, «santa e immacolata» (Catechismo della Chiesa cattolica, § 1426), dotata «del carisma dell’infallibilità in materia di fede e di costumi» (ibid., § 890), «colonna e sostegno della verità» (ibid., § 2032), e non invece un monumento di ipocrisia.


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martedì 4 settembre 2012

LA STORIA DI MEDJUGORJE

Questa località è diventata celebre nel mondo perché, il 24 giugno del 1981, Vicka Ivanković, Mirijana Dragičević, Marija Pavlović, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković e Jakov Čolo (che allora avevano tra 10 e 16 anni, oggi sono tutti adulti, padri e madri di famiglia) affermano di ricevere apparizioni della Vergine Maria, che si presenterebbe con il titolo di "Regina della Pace" (Kraljica Mira). Per questo motivo Međugorje è divenuta oggi una famosa meta di numerosi pellegrinaggi.

La posizione attuale della Chiesa sulle apparizioni è di "non constat de supernaturalitate" (non c'è evidenza di soprannaturale), come sancito dalla Dichiarazione di Zara (1990), dato che l'evento in sè non è ancora terminato. Nel marzo 2010, la Santa Sede ha formato una commissione per indagare sui fatti. Tale commissione è composta da vescovi, teologi ed altri esperti, sotto la guida del cardinale Camillo Ruini. A conclusione dei lavori, svolti nel più assoluto riserbo, gli stessi verranno consegnati alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Però nelle Normae S.Congregationis pro doctrina fidei de modo procedendi in iudicandis praesumptis apparitionibus ac revelationibus, il documento ufficiale approvato nel 1978 da Papa Paolo VI che contiene le indicazioni cui i pastori devono attenersi nell'emettere il giudizio di veridicità riguardo una presunta apparizione, sono contemplate due formule giuridiche che sanciscono lo stato del fenomeno in esame: "constat de supernaturalitate" e "constat de non supernaturalitate", traducibili rispettivamente come "risulta essere soprannaturale" e "risulta essere non soprannaturale". Tuttavia nel caso delle apparizioni mariane di Medjugorje, nel 1991 la Conferenza episcopale jugoslava raggiunse una formulazione di compromesso (unico caso nella storia delle apparizioni mariane) adottando la formula "non constat de supernaturalitate" (non risulta essere soprannaturale), lasciando così la porta aperta. Non si è voluto cioè escludere a priori che ci siano davvero apparizioni mariane a Medjugorje (come sarebbe stato se si fosse utilizzata la formula ufficiale).

Questo è quanto riportato su Wikipedia, Marco Corvaglia nato nel 1969, laureato in lettere ed insegnante, da diversi anni studia il fenomeno di Medjugorje e, nel 2007, ha pubblicato, con Anteprima (gruppo Lindau), il libro Medjugorje: è tutto falso.

Qui potete trovare il suo sito web, dove approfondisce l'argomento Medjugorje e spiega il suo punto di vista. Direi che merita approfondire, visto che purtroppo sono milioni i pecoroni che buttano via soldi e tempo per recarsi in questi luoghi ed arricchire questi personaggi mistificatori e imbroglioni.

mercoledì 2 maggio 2012

Meditate gente, meditate...


sabato 28 aprile 2012

IL 'MISTERO' DI DIO

di Domenico Contartese

L’uomo è più vecchio di Dio, molto più vecchio, oltre cento volte più vecchio. Tutte le divinità e i loro adepti devono rispetto all’uomo, tanto rispetto al padre che li ha generati.
Dio Horo dell'antico Egitto
La discussione intorno alla figura di Dio andrebbe avviata, a mio avviso, iniziando dai suoi dati anagrafici: luogo e data di nascita, come del resto si fa con qualsiasi personaggio storico, importante o meno che sia, per inquadrarlo correttamente nell’ambiente sociale, storico ed economico. Dio nasce nella mente degli uomini preistorici circa 50 mila anni fa (volendo essere espansivi con il mondo religioso) nel paleolitico superiore, come idea allo stato embrionale, come senso di stupore, paura e manifestazione di atteggiamenti misteriosi nei confronti della morte. I nostri antenati, con l’inizio dell’inumazione nelle tombe, depositavano in esse, quale corredo del defunto, una serie di oggetti: monili, denti di animali, conchiglie, palline di ocra, arnesi da caccia, immaginando la continuità della vita in un misterioso aldilà. Dio nasce e si sviluppa dal sentimento di paura e dal terrore della morte, un vero trauma non solo per i nostri progenitori ma anche per molti uomini del presente. Nei rapporti con la natura l’uomo primitivo esprime invece forme di vitalità senza panico, riproduce fedelmente le scene reali della vita. E’ quello che succede nel paleolitico superiore (30-10 mila anni a.c.) con la pittura rupestre. Vengono raffigurati nelle grotte animali e scene di caccia, con una simbologia che fa pensare a riti propiziatori di una buona caccia (grotta del Lascaux, Francia). Questo legame molto forte con la natura, con gli animali in particolare, che costituivano una preziosa fonte di cibo (gazzelle, bisonti, ecc.) venne via via ideologizzato fino ad una vera e propria venerazione.
Nel neolitico (10 mila anni a.c.) la vita diventa stanziale in grandi aree (Europa Asia) e l’attenzione viene rivolta alla terra da cui provengono i prodotti del sostentamento. La terra genera la vita. La terra è madre come la donna che genera la prole. Vengono riprodotte statuette d’argilla con grossi seni e fianchi abbondanti . Nasce il culto della fertilità, un Dio al femminile che verrà invocato e pregato affinché produca abbondanza di messe e crescita di animali. Con la suddivisione del lavoro subentra la società patriarcale e le divinità al maschile, che si differenziano in virtù del potere sociale dei governanti. Il Dio dell’antico Egitto (III-I millennio a.c.) o meglio le numerose divinità, sono animali, piante e addirittura pietre. Vengono venerati serpenti, coccodrilli, arieti, gatti e scarabei. Il Dio più potente è Horo, raffigurato con un uomo dalla testa di falco e disco solare, emanazione del potere del faraone.
Nella Mesopotamia (III - I millennio a.c.) vengono elencati ben 1970 nomi divini, tra cui: Enlil (Dio dei fenomeni atmosferici), Enki (Dio delle acque sotterranee), An (Dio del cielo), Utu (Dio del sole), Nanna (Dio della luna), Inanna o Ishtar (Dea della stella Venere).
Nell’Anatolia (attuale Turchia, II - I millennio a.c.) si contano un migliaio di divinità, divisi per gerarchia (superi ed inferi), per sesso, per area geografica, per città. Spiccano le divinità cosmiche, dei fenomeni atmosferici: Katahha (Dea madre), Estan (Dio Sole), Saru (Dio della tempesta) ed ancora permane Istar (Dea dell’amore). Vi è traccia dello Zoomorfismo (divinità collegate agli animali, in particolare al toro e al cervo) nel III millennio a.c. Interessante notare come ad alcune divinità vengano attribuite attività e desideri sessuali (la mente inizia a sbizzarrirsi). Kumarbi (il coppiere del dio celeste) si accoppia con la roccia e dal rapporto nasce il “mostro di pietra”; la dea Ishtar viene sedotta da Hullicummi e da Hedammu; la stessa Ishtar subisce un tentativo di violenza da parte del monte Pisaisa (provate ad immaginare l’organo sessuale della montagna). Non mancano accoppiamenti tra divinità, uomini e animali. In un racconto il dio Sole viene attratto da una vacca; si traveste da uomo e si unisce amorosamente con l’animale (c’era, evidentemente, carestia di sesso tra le divinità).
Le divinità si “avvicinano” sempre di più agli uomini e vengono loro conferiti poteri straordinari: diventano giudici del comportamento umano, comminano pene in virtù delle “colpe”, inviano pestilenze che uccidono una moltitudine di persone (la pestilenza del XVI secolo a.c. che colpì gli Ittiti). Gli uomini per placare le ire degli dei offrono sacrifici e, tra questi, anche esseri umani, successivamente sostituiti con animali.
Gli dei dell’antica Grecia (VII secolo a.c.) assomigliano agli uomini ma sono immortali. Vivono nell’Olimpo (la montagna più alta) senza lavorare: banchettano con le offerte dei mortali, svolgono attività sessuale, anche incestuosa con madri, figlie e sorelle. Quando le offerte ed i sacrifici in loro onore risultano carenti, rinfrescano la memoria ai mortali lanciando fulmini e saette. Un paragone calzante con i moderni usurai che tengono sotto scacco la società civile di intere regioni italiane. Ed arriviamo al Dio unico ebraico, cristiano, musulmano. E qui bisogna stare attenti anche all’uso delle parole per non finire nella sfera del vilipendio, o peggio ancora sulla forca (in Iran vige la pena di morte per apostasia). Queste religioni monoteiste sono accomunate da alcuni lineamenti, tra cui spiccano: maschilismo, sessuofobia, schiavismo. Il Dio del vecchio testamento ha le sembianze umane: parla con Abramo e Mosè (possiede quindi le corde vocali). E’ vendicativo, alimenta l’odio, uccide i primogeniti degli egiziani, compresi gli animali. Chiede ad Abramo di uccidere l’unico figlio che possiede. Classifica gli animali (che lui stesso avrebbe creato) in puri ed impuri (povere bestie). Impone regole dappertutto, dai rapporti sociali, a quelli sessuali. Condanna a morte gli adulteri, gli omosessuali, chi si accoppia con gli animali (povero dio sole).
Il Dio del nuovo testamento è più misericordioso ma attento a nominarlo invano, verrai punito con le pene dell’inferno.
Il Dio islamico, che si esprime direttamente nel Corano, è ancora più rigido: condanna a morte le donne adultere, chiede espressamente di uccidere i miscredenti, impone con le minacce le sue regole. Guai a chi osa ironizzare su Allah e Corano. Salman Rusdie è stato condannato a morte da una Fatwa per il suo libro “Versetti Satanici”; il regista Theo Van Gogh è stato ucciso per aver denunciato l’oppressione delle donne islamiche; Hina Saleem è stata sgozzata dal padre perché voleva allontanarsi dalla “retta via dell’Islam” e come lei, centinaia e migliaia di donne. E le vignette satiriche sul quotidiano olandese, che scherzavano sulla figura di Maometto, ve le ricordate? Stavano provocando una guerra fra due nazioni. Questo è il punto di arrivo dell’evoluzione del pensiero religioso degli ultimi 5 mila anni. L’uomo ha costruito nella sua mente una figura che ha assunto forme diverse nel tempo: da testa di falco a potenza suprema universale. Ha permesso che questa figura immaginaria si impadronisse delle sue capacità mentali e lo rendesse completamente schiavo. Dalla libertà iniziale, anche se accompagnata dalla paura, è giunto all’annientamento totale della sua personalità, autocastrandosi, cedendo gradualmente la sua libertà fino a perderla del tutto, diventando “servo di Dio”, assassino in suo nome. Bella conquista! Speriamo nei prossimi 50 mila anni.