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martedì 3 gennaio 2012

IL SACRO PROFANO. Miti e riti pagani risemantizzati dall’Ecclesia

di Giuseppe Maggiore

“Gesti antichi, segni ripetuti e visti ripetere, di padre in figlio, di nonno in nipote, che scaldano l’anima al fuoco di tradizioni che parlano di Dio, della Madonna e dei Santi. Una ricchezza da “proteggere, promuovere e, se necessario purificare. (…) Certo, la pietà popolare tende all’irrazionalità, talvolta forse anche all’esteriorità. Eppure, escluderla è del tutto sbagliato. Attraverso di essa, la fede è entrata nel cuore degli uomini, è diventata parte dei loro sentimenti, delle loro abitudini, del loro comune sentire e vivere. Perciò la pietà popolare è un grande patrimonio della Chiesa (…) merita il nostro amore, ed essa rende noi stessi in modo pienamente reale ‘Popolo di Dio’.”

Sono queste le espressioni di Benedetto XVI, con le quali ha ribadito l’importanza della religiosità popolare (tema assai caro nel suo magistero), rivolte l’8 aprile scorso agli esperti della Pontificia Commissione per l’America Latina. Il papa ha ricordato come “tutte quelle manifestazioni che ne derivano non potevano e non possono essere considerate “come qualcosa di secondario della vita cristiana”.



Ma quel “fuoco di tradizioni” cui il rappresentante della Chiesa Cattolica si riferisce, scaturisce realmente da una tensione verso quel Dio, quella Madonna e quei Santi cui pretenderebbe di parlare? In che misura quanto viene definito “pietà popolare” può ritenersi un patrimonio della Chiesa?

Da sempre il Cristianesimo, in particolar modo quello espresso in seno alla Chiesa Cattolica, ha dovuto fare i conti con il permanere di ataviche reminiscenze dei preesistenti culti pagani. Riti che affondano nella notte dei tempi, aventi come destinatari divinità del cielo e della terra, partorite dall’innato bisogno dell’uomo di fabbricarsi delle entità o esseri supremi attraverso i quali darsi delle spiegazioni, formularsi un’idea del mondo e, al contempo, darsi dei valori e dei modelli di riferimento. Ogni religione rappresenta un ricco crogiuolo di queste manifestazioni, in cui coesistono elementi di varia natura che, seppur evolutisi in ben elaborate codificazioni teologico-dottrinali, celano tutte un fondo di quella primordiale natura avente origine nell’uomo, nel suo essere pervaso da misteri e paure, da dubbi e incertezze circa la sua esistenza e il mondo che lo circonda. Misteri che richiedono una spiegazione, paure da esorcizzare, eventi che necessitano di una causa scatenante (o di un responsabile) convergono in un elaboratissimo sistema di credenze e di superstizioni, dando luogo a molteplici espressioni cultuali e culturali, le quali col tempo finiscono per diventare fortemente caratterizzanti della cultura di un dato paese o popolo.


Cambiano le epoche, i costumi, le abitudini e gli stili di vita, ma l’uomo, in fondo, rimane sempre uguale a se stesso, con i suoi limiti e i suoi punti irrisolti. Cambiano anche le credenze e le divinità (almeno di nome), ma l’elemento religioso (il cui ricco armamentario viene promosso dalla definizione di paganesimo a quella di pietà popolare), nella sua essenza, rimane sostanzialmente uguale a se stesso, facendo leva nei punti di sempre. La religione non si estinguerà mai, almeno fino a quando l’uomo non imparerà a camminare con i propri piedi, senza dover delegare a qualcosa o a qualcuno al di sopra di esso, il come il dove il perché del suo naturale processo vitale.

Il cristianesimo è certamente il più emblematico esempio di risemantizzazione operata sul fronte delle credenze; la sua affermazione non è sempre stata facile e pacifica. Del resto esso è giunto piuttosto tardivamente nella storia dell’uomo, dopo millenni di civiltà e, naturalmente, di religiosità. Sono stati necessari lotte, spargimenti di sangue (e non solo da parte dei cosiddetti martiri onorati dalla Chiesa), alleanze con imperatori prima e politici dopo… Alla fine ha avuto la meglio…o forse no. Sarebbe meglio forse dire che la sua vittoria si fonda su non pochi “piccoli” compromessi di varia natura. Uno tra questi è la connivenza con quei riti, usi e costumi fortemente radicati e difficili da debellare, i quali avevano si un referente sovrannaturale, divino, ma non certamente riferito al Dio della cristianità con la sua Madonna e i suoi santi. Le gerarchie cattoliche, riconoscendo tuttavia l’incomparabile capacità di quest’immenso patrimonio atto a soddisfare la pietas popolare, hanno dovuto nel tempo elaborare strategie di riformulazione e ricontestualizzazione di questi residui dell’antichità, riuscendo in più occasioni a darsi anche delle giustificazioni sul piano teologico-dottrinale che ne legittimassero la sussistenza all’interno della propria dimensione puramente liturgica. Fin dalle origini, la Chiesa ha saputo assumere e integrare di volta in volta, nella sua progressiva inculturazione, forme celebrative preesistenti dotate già di per sé di una propria struttura e solidamente radicate nelle rispettive comunità; ha assimilato processioni, rituali, rogazioni, litanie traducendoli in eventi liturgici dalla natura ibrida per contenuto e forma; è giunta persino a dogmatizzare forme devozionali che si erano sviluppate autonomamente a partire dal Medioevo e fino al secolo scorso (forme di culto eucaristico, titoli devozionali riferiti a Cristo o alla Madonna entrati a far parte del calendario liturgico, per non parlare della lunga schiera di presunti santi ecc.).


Un percorso di assimilazione che si rendeva necessario, diremo obbligato, al fine di rendere meno traumatico il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. I territori che andava mano a mano “evangelizzando” presentavano infatti una varietà di culti e di divinità tale che difficilmente poteva essere sostituita con una religione che, almeno in origine, si proponeva una certa sobrietà ed essenzialità. Alle tante divinità più o meno importanti, si aggiungeva il mito variamente espresso della Grande Madre che difficilmente poteva essere assimilato al Dio d’Israele. In tale processo il cattolicesimo ha dovuto quindi anche staccarsi dalla rigidità monoteistica che imponeva al cristianesimo delle origini (di radice giudaica) un culto esclusivo rivolto verso quell’unico Dio: la Madonna e i Santi, riuscivano a compensare degnamente tale deficit e, seppur teoricamente ritenuti semplici modelli da imitare, non destinatari di un culto al pari di Dio, di fatto nella pratica sono oggetto di una venerazione tale da rendere il più delle volte molto labile questa distinzione.

Omnia mutantur, nihil interit (tutto muta, nulla perisce): il 25 dicembre del 274 a. C. l’imperatore Aureliano consacrava a Roma il tempio di Sol Invictus, istituendovi la festa del Dies Natalis Solis Invicti, un culto, questo, legato al solstizio d’inverno e che aveva una più antica origine in Oriente (Egitto e Siria) come ci riporta anche il vescovo Epifanio di Salamina. Sol Invictus, figlio del dio Aios e della Vergine Kore dovrà, con l’avvento del cristianesimo, cedere il giorno della sua natività a Gesù Cristo figlio della Vergine Maria. Il culto di Sol Invictus ha peraltro profonde analogie con quello del dio Mithra, nato in una grotta 14 secoli prima di Cristo, nella notte tra il 24 e 25 dicembre, e morto come Cristo all’età di 33 anni. Nelle cene di Mithra si consumavano pane e vino; l’Eucarestia cristiana appare come una raffinata riformulazione di fenomeni cannibalici, come nelle cene teofagiche di alcune tribù messicane nelle quali i prigionieri di guerra venivano mangiati perché ritenuti personificazioni del Dio, o come l’omofagia dionisiaca ed i banchetti degli esseni; già un millennio prima della venuta di Cristo, gli egiziani adoratori del dio-Sole Aton chinavano il capo all’elevazione dell’ostensorio da parte dei sacerdoti (antesignano dell’attuale ostensorio a raggiera, adottato dalla Chiesa Cattolica solo nel XV secolo ad opera di Bernardino da Siena).


Antichi culti legati alla fertilità ed al sopraggiungere della primavera venivano tributati alla divinità nordica Eostre. Gli antichi popoli di Egitto, Persia, Grecia fino a Roma in occasione delle feste di primavera mangiavano uova (simbolo di vita e di fertilità) colorate; i persiani ne facevano dono; nelle tavole dei caldei si consumavano uova dipinte e focacce calde con sopra inciso il segno della croce. Come non riconoscere in queste antiche usanze quelle tuttora in voga presso i cristiani cattolici in occasione della Pasqua?

I templi dedicati alla Vergine Iside, divinità egizia il cui culto è stato tra i più celebrati tanto in Oriente quanto in Occidente, vennero riconvertiti in santuari mariani, e le statue della bella Vergine Iside “Regina Caeli” con in braccio il figlio Horus, vennero distrutte o semplicemente trasformate in Madonne (sebbene alcune tra le più venerate effigi della Vergine Maria abbiano conservato più palesemente le sembianze della nera Iside, vedi ad es. la Madonna del Tindari in Sicilia); Iside viene spogliata anche del suo appellativo di “Regina Caeli”, che ritroviamo tra i tanti elencati nella litania della B.V. Maria. Analogamente i templi dedicati al dio Giove vennero trasformati in chiese dedicate a un santo mai esistito: San Giovenale, mentre il mito di Cadmo che uccide il drago diventa il popolarissimo e veneratissimo San Giorgio, la cui agiografia è alquanto oscura. Sono solo alcuni esempi di quella opera di “riciclo” operata da parte della Chiesa per domare e convogliare quel “fuoco di tradizioni” entro l’alveo del “proprio patrimonio”, tanto da poter affermare con il versetto biblico dell’Ecclesiaste 1,9: Nihil sub sole novum (nulla di nuovo sotto il sole). Con l’ineluttabile mutare dei tempi, la Chiesa  – in virtù del suo forte istinto di conservazione – è, di volta in volta, costretta a rivedere certe sue posizioni. Troppo spesso, poi, si è vista tacciata di politeismo e idolatria da parte di altre religioni occidentali.

In una delle quattro costituzioni emanate dal Concilio Vaticano II (1962-1965), la “Sacrosanctum Concilium” del 4 dicembre 1963, i padri conciliari hanno cercato di fornire un indirizzo d’azione sul come armonizzare tra loro liturgia e pietà popolare, affidando tale gravoso compito ai vescovi: ciascuno di questi all’interno della propria diocesi si trova a doversi confrontare con una qualche forma di residuo pagano (o pietà popolare che dir si voglia). Ciascuno ha dunque dal canto suo recepito e attuato tali istruzioni seguendo il proprio discernimento, e non sempre con successo; in taluni casi si è esercitato un vero e proprio abuso di potere al fine di estirpare quegli elementi che, pur connaturati alla cultura di un popolo, venivano ritenuti dissonanti con la corretta pastorale.


Il dettato conciliare pone la Liturgia al centro della vita cristiana, a cui ogni altra manifestazione deve necessariamente adeguarsi o soccombere. Tuttavia, la liturgia ufficiale postconciliare in molti casi non sembra aver soddisfatto a pieno le esigenze celebrative delle comunità di riferimento; nei casi in cui ha drasticamente espugnato e soppiantato quanto di genuinamente espresso dalla pietas popolare, ha spesso generato un vuoto che non rende giustizia alla ineguagliabile varietà e ricchezza espressiva di alcune celebrazioni cosiddette “extraliturgiche”, suscitando in più occasioni nei fedeli un irrefrenabile riflusso verso forme rituali dal sapore arcaico. Uno scacco che la Chiesa Cattolica sperimenta non solo nei nuovi territori di missione, come l’Africa o l’America Latina, ma anche, o forse più, nel suo Paese roccaforte, l’Italia. È qui, tra le file di quanti si professano “cattolici” praticanti e non, dal nord al sud e d’ogni ceto sociale, che sopravvivono tenacemente credenze pseudo-religiose dalla forte componente esoterico-superstiziosa; ed è qui che ci troviamo a contemplare uno scenario quanto mai intessuto da una ricca trama di tradizioni con le loro suggestive e multiformi manifestazioni. A dispetto dei tempi e dei tanti proponimenti, resiste quindi, integrata o parallela all’ortodossia cattolica, una liturgia popolare (frutto di un’evidente “anima pagana” mai sopita), che si veste d’un folklore denso di profumi, colori e sapori, di gesti rituali e consuetudini irrinunciabili.


Un paganesimo delle origini, ora vestito di pietà popolare, che a dispetto della sobrietà liturgica istituzionale, a lungo invocata, irrompe puntuale con i suoi eccessi, con le sue drammatizzazioni, i suoi costumi, i suoi idoli scolpiti e rivestiti d’oro e argento, le sue processioni, i suoi pellegrinaggi con tanto di mercimonio, gli ex-voto in cera e metalli, le reliquie-feticcio, il devozionismo tanto assetato di nuovi santi e nuovi miracoli… Se nelle regioni del Sud Italia, in Sardegna o in paesi come la Spagna tali manifestazioni suscitano il fervore di chi vi prende parte e riescono a sedurre lo sguardo di chi vi assiste, grazie al fantasmagorico spettacolo cui danno luogo (con tanto di marce, fuochi e luminarie sfarzose), è sufficiente recarsi in un qualunque santuario italiano e non (gli itinerari del turismo religioso rappresentano un vero e proprio business e proprio come le ditte di pompe funebri non temono crisi) per rendersi conto di quali e quante contaminazioni rituali si celino al loro interno. Sacro e profano, paganesimo e cristianesimo si intrecciano, si influenzano a vicenda, formano un inestricabile connubio. Certamente il risultato offre al volgo un’attrattiva maggiore rispetto alla sobrietà di una celebrazione liturgica, e in molti casi risulta anche più redditizio!

Francis Weiser in “The Easter Book” dice: “La Chiesa ha elevato il simbolismo precristiano della natura a rito cristiano sacramentale. Le usanze non cristiane hanno reso attraenti gli aspetti soprannaturali del periodo (liturgico).”.

Giuseppe Maggiore

Link articolo su Amedit

venerdì 10 aprile 2009

GESU' LE ANALOGIE

In questo lungo articolo esporrò le analogie tra Gesù e numerosi Dei, profeti e semidei.
HORUS (Egitto 4000-3500 a.c.)
horus.jpgIl padre terreno di HORUS si chiama SEB (Giuseppe)
La madre di HORUS si chiama ISIS-MERI, o MATA-MERI (Madre Maria)
Ad ISIS-MERI viene annunciato dall'angelo THOT che deve concepire HORUS
La concezione di HORUS è stata di tipo verginale
HORUS nasce il 25 dicembre, in una grotta
La nascita di HORUS è annunciata dalla "stella d'oriente"
Tre uomini saggi assistono alla nascita e recano dei doni
Raggiunti i 12 anni HORUS insegna nel tempio di PTAH, poi scompare per 18 anni
HORUS viene definito:Figlio unto di Dio; Figlio di Dio; La Via; La Luce; Il buon pastore; Il messia; Il KRST; La verità
HORUS viene battezzato a 30 anni da ANUP il battista (Giovanni) nel fiume Eridanus (Giordano)
HORUS combatte nel deserto per 40 giorni contro il demone SET
HORUS ha 12 discepoli, di cui due sono suoi assistenti e si chiamano ANUP e AAN
HORUS si è trasfigurato su un monte, ha esorcizzato i demoni, ha guarito le malattie, ha camminato sulle acque
HORUS ha resuscitato EL-OSIRIS (AL-AZARUS) dalla morte
HORUS è stato crocifisso, con due ladri oppure con ANUP e AAN, varia in base alla tradizione
HORUS è disceso all'inferno, dopo tre giorni di sepoltura è risorto
Nella simbologia di HORUS sono compresi il leone, l'agnello e il pesce
HORUS è sceso sulla terra per compiere la legge e il suo regno deve durare 1000 anni


ADONIS (Babilonia 2500-2000 a.c.)
adonis tammuz.gifLa madre di ADONIS è MYRRHA (MYLITTA)
MYRRHA è una vergine consacrata al Tempio
MYRRHA concepisce ADONIS verginalmente
ADONIS nasce il 25 dicembre
ADONIS viene chiamato anche: il salvatore; il guaritore; il pastore celeste
ADONIS muore nel solstizio di primavera
ADONIS scende all'inferno dopo la sua morte


MITRA (Persia 2000-1000 a.c.)
mitra22.jpgMITRA nasce il 25 dicembre da una vergine
MITRA nasce in una grotta riscaldato da un toro
Alla nascita di MITRA assistono dei pastori recanti doni
MITRA ha 12 discepoli
MITRA è un grande maestro e predicatore
MITRA viene anche considerato come: il messia; la via; il pastore di Dio; la verità; il redentore; il salvatore
MITRA promette ai suoi seguaci l'immortalità
MITRA compie numerosi miracoli
MITRA durante la Cena del Signore afferma:"Coloro che non mangiano del mio corpo e non bevono del mio sangue in modo da essere una cosa sola con me ed io con loro non potranno essere salvi"
MITRA sacrifica sè stesso per la pace nel mondo
MITRA muore nel sosltizio di primavera, viene sepolto in una tomba e dopo tre giorni resuscita
Il giorno consacrato a MITRA è la domenica, il giorno del signore
Nel culto di MITRA esistono il battesimo, la benedizione e la confermazione (cresima)
IL CULTO DI MITRA
MITRA è una divinità molto antica, diffusa sia in Persia che in India. Nei decenni antecedenti all'era cristiana era il più popolare e il più diffuso dei culti pagani. Diffuso in tutto l'impero romano dalle armate di Pompeo venne sostenuto e protetto da numerosi imperatori romani. Nell'anno 376 d.c. il 25 dicembre il prefetto di Roma, su ordine dell'imperatore, sopprime il culto di MITRA e consegna il tempio al culto cristiano, sulle rovine viene eretto il vaticano e alcuni sotterranei attuali sono dell'antico complesso del tempio di MITRA. La gerarchia del culto di MITRA è simile a quella attuale della chiesa, con i padri che guidano i fedeli e il capo dei padri era chiamato "Pater Patratus" o anche Pontefice Massimo. Alcuni costumi del culto di MITRA sono stati copiati dai cristiani quali: l'uso dell'acqua santa, il segnarsi in fronte con le dita, la struttura dell'altare, l'ostia.


KRISNA (India 1400-1200 a.c.)
krisna2.jpgLa madre di KRISNA è DEVAKI (la divina)
DEVAKI ha concepito KRISNA vergine
KRISNA nasce il 25 dicembre in una grotta del monte Meru
La nascita di KRISNA è annunciata da Stella d'oriente
Alla nascita di KRISNA sono presenti pastori e angeli
Alla nascita di KRISNA sono presenti tre uomini saggi recanti spezie
KRISNA viene perseguitato dal Re Kansa, che ordina la morte di migliaia di bambini
KRISNA viene chiamato: salvatore, pastore, redentore, figlio di Dio, nostro signore, liberatore, verbo universale, iezeus (pura essenza)
KRISNA predica con l'uso di parabole per insegnare l'amore
KRISNA compie molti miracoli quali guarire i lebbrosi, guarire i cechi, resuscitare i morti, dare la parola ai muti
KRISNA ama i poveri e vive come un povero
KRISNA dona la capacità di compiere i miracoli anche ai suoi discepoli
KRISNA muore affisso ad un albero, all'età di 30 anni, tra due ladri e il sole si oscurò
KRISNA scende all'inferno, resuscita e sale in paradiso
KRISNA appartiene ad una trinità


ZOROASTRO (Persia 700-600 a.c.)
zoroastro.jpg


ZOROASTRO nasce da una vergine
La concezione di ZOROASTRO avviene per mezzo di un raggio della Divina Ragione
ZOROASTRO nasce in una grotta a Battra il 25 dicembre
Una stella d'oriente preannuncia la nascita di ZOROASTRO
Alcuni pastori recano doni a ZOROASTRO
Durante la sua infanzia stupisce molti uomini saggi con la sua intelligenza
I seguaci di ZOROASTRO lo considerano il Verbo fatto uomo
ZOROASTRO viene battezzato a 30 anni sulle rive di un fiume
ZOROASTRO restituisce la vista ad un cieco
ZOROASTRO è stato tentato nel deserto da un demone e nella sua vita ne esorcizza molti
ZOROASTRO predica sull'inferno e il paradiso rivelando misteri quali la resurrezione, il giudizio finale, la salvezza e l'apocalisse
ZOROASTRO utilizza una coppa sacra
ZOROASTRO ha avuto visioni profetiche e apocalittiche ed ha previsto la durata del regno in 1000 anni
ZOROASTRO viene ucciso, scende all'inferno e dopo sale in cielo su un cocchio solare
Il culto di ZOROASTRO comprende l'eucarestia, riconosce l'immortalità dell'anima, crede negli angeli e nei demoni
I seguaci di ZOROASTRO attendono la venuta di un uomo-dio, chiamato SAOSHYANT (il salvatore), il quale verrà generato da una vergine e inizierà il suo ministero a 30 anni, è probabile che l'idea del messia sia stata introdotta in palestina dagli ebrei dopo il ritorno dall'esilio in Babilonia.


BUDDHA (India 600-500 a.c.)
BUDDA.jpgLa madre di BUDDHA si chiamava MAYA e lo ha concepito verginalmente
BUDDHA nasce il 25 dicembre
La nascita di BUDDHA viene annunciata da angeli e da una stella dell'annunciazione
Alla nascita assistono tre uomini saggi e recano doni preziosi
BUDDHA era di discendenza reale e un re voleva uccidere il bambino
A 12 anni BUDDHA parla in un tempio
BUDDHA viene battezzato con lacqua in presenza dello spirito di Dio
BUDDHA viene definito anche: Il signore, maestro, dispensatore del verbo, il buon pastore, Dio degli Dei, padre del mondo, reggitore onniscente, onnipotente, essere supremo, l'eterno uno.
BUDDHA predica mediante l'uso di parabole e annuncia l'avvento di un regno di giustizia
BUDDHA guarisce i malati e cammina sulle acque
BUDDHA nutre 500 uomini con un piccolo canestro di pani
BUDDHA muore in croce (numerose sono le leggende su come morì, in una di queste si narra che morì crocifisso) e il sole si oscura
Dopo la sua morte scende all'inferno e dopo resuscita, la sua tomba viene aperta da un potere sovrannaturale
BUDDHA ascende in corpo e spirito al NIRVANA (paradiso), ritornerà sulla terra per restaurare l'ordine e giudicare i morti
L'influenza del Buddismo sul cristianesimo è molto forte, più di quanto sembri, ad esempio: la rinuncia alle ricchezze, al sesso e alla famiglia; la fratellanza tra gli uomini; la virtù della carità e della sopportazione; la conversione. La parabola del figliol prodigo e altre parabole appartengono alla tradizione buddista.


ERCOLE (Grecia 500 a.c.)
Ercole e Idra.jpgLa madre di ERCOLE è la fanciulla ALCMENE, che concepisce per opera di ZEUS in modo verginale
ERCOLE nasce il 25 dicembre
ERCOLE viene ucciso in un manto scarlatto, il giorno del solstizio di primavera, durante un eclisse
Dopo la sua morte discende nell'ADE e viene in seguito resuscitato da ZEUS per ascendere all'olimpo degli dei
ERCOLE muore su una collinetta, l'ETA, simile al GOLGOTA dove è stato giustiziato GESU'
Il nome ALCMENE deriva dall'ebraico ALMAH o "donna-luna" generatrice di sacri regnanti, titolo che fu in seguito attribuito anche a Maria (Alma Mater)


PROMETEO (Grecia 400-300 a.c.)
prometeo.jpgLa madre di PROMETEO era DANAE e il concepimento è stato verginale
La fecondazione è avvenuta tramite una pioggia d'oro
PROMETEO aveva un amico molto amato, un pescatore di nome PETRAEUS che poi lo abbandonò
PROMETEO era considerato il verbo e il logo del mondo
PROMETEO scende sulla terra nella veste di un Dio incarnato per salvare il genere umano
PROMETEO è morto sulla croce soffendo, e il sole si è oscurato
PROMETEO è risorto


DIONISO (Grecia 250-200 a.c.)
dioniso2.jpgDIONISO nasce il 25 dicembre da una vergine e viene deposto in una mangiatoia
DIONISO viene definito anche: figlio unigenito, salvatore, l'unto re dei rei, il redentore, remissore dei peccati, dio degli dei
DIONISO fece parecchi miracoli tra i quali trasformare l'acqua in vino
DIONISO cavalca un asino in una parata trionfale
Dopo la sua morte il suo corpo viene virtualmente mangiato in un rituale eucaristico di fecondità e purificazione
Secondo alcune tradizioni viene crocifisso ad un albero
DIONISO muore e discende nell'ADE il 25 marzo, GIOVE lo resuscita
Durante le sacre funzioni in onore di DIONISO il sangue era rappresentato dal vino e il corpo dal pane, questa iconografia eucaristica è stat probabilmente adottata dai cristiani. Inoltre era uso comune utilizzare un particolare marchingegno che tramite tubi nascosti si introduceva acqua e usciva vino, per dare adito a poteri divini posseduti dai celebranti.


ATTIS (Frigia 200 a.c.)
Attis_CdM.jpgLa madre di ATTIS è NANA e concepisce il figlio in modo verginale mangiando un frutto
ATTIS nasce il 25 dicembre
ATTIS viene considerato come: il figlio divino, unico figlio generato, il salvatore
ATTIS compie interventi miracolosi
Durante le cerimonie il suo corpo viene simbolicamente mangiato in forma di pane dai suoi seguaci
ATTIS viene considerato come il salvatore che fu ucciso per la salvezza e la redenzione del genere umano
ATTIS muore il 25 marzo, discende agli inferi e resuscita dopo 3 giorni
La sua morte viene celebrata dai sacerdoti che si recano ad una tomba illuminata contenente un lenzuolo mortuario (sindone)


CONCLUSIONE
Tutte queste strane somiglianze sono sempre state giustificate dai preti cristiani come opera del demonio per sviare i cristiani dalla vera fede.
Tutti coloro di cui ho parlato sono antecedenti alla nascita di Gesù.
Tutti i culti elencati erano conosciuti molto bene nelle regioni di influenza romana.
Prima di studiare teologia forse si dovrebbe studiare storia delle religioni