Non esistono verità assolute o dogmi insindacabili. Questi sono solo strumenti concepiti per soggiogare la vostra mente
Visualizzazione post con etichetta Gesù. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gesù. Mostra tutti i post

lunedì 3 ottobre 2011

DISINFORMAZIONE DI STATO

di Giancarlo Tranfo
Nella puntata del 12 settembre 2011 della trasmissione televisiva "Voyager" è stato presentato un servizio sul "Cristo storico" a seguito del quale non ho potuto fare a meno di inviare la sotto riportata lettera al conduttore Roberto Giacobbo.
Inutile nascondere la delusione nel dover constatare che perfino il conduttore di una trasmissione televisiva che ritenevo "non allineata", non ha avuto il coraggio di "alzare la
testa".


«Egr. dott. Giacobbo
Sono Giancarlo Tranfo, curatore del sito web www.yeshua.it ed autore del saggio “La Croce di Spine - Gesù: la storia che non vi è ancora stata raccontata” edito dalla Chinaski di Genova nel 2008 ed attualmente in ristampa perché esaurito.
Quando uscì il mio libro gliene inviai una copia.
Tempo fa deve averle scritto qualche mio lettore suggerendole un mio possibile coinvolgimento su tematiche inerenti il Cristo storico ma, come purtroppo ho avuto modo di costatare nel servizio su tale argomento della puntata di Voyager del 12 settembre u.s., la metodologia scientifica applicata all’analisi storica non sono di casa nella sua trasmissione.
Abbiamo sentito dire che nessuno può dubitare dell’esistenza storica di Cristo, quando invece esiste un’immensa letteratura post illuminista che afferma e dimostra il contrario.
Abbiamo sentito dire che Tacito e Giuseppe Flavio offrono prove documentali dell’esistenza del Cristo dei vangeli ma non era presente chi avrebbe potuto dimostrare - prove alla mano - che in entrambi i casi si tratta di vergognose interpolazioni ascrivibili al III-IV sec d.c. per le quali, soprattutto con riguardo al secondo, è straordinariamente evidente la paternità di Eusebio di Cesarea.
Che dire, poi, della sinagoga di Nazareth datata al III sec. d.c. sotto la quale “sicuramente ci sarebbero i resti di una sinagoga precedente”?
Peccato, caro dott. Giacobbo, che nel I secolo Nazareth ancora non esisteva e fu creata nei secoli successivi per giustificare il titolo di “Nazareno” dovuto all’appartenenza del “messia” ad un ordine religioso e militare a sfondo rivoluzionario.
Peccato che c’è solo una città nelle vicinanze del lago di Tiberiade, a corrispondere perfettamente a tutte le descrizioni estrapolabili dai racconti neotestamentari.

La città è Gamala:
- con una sinagoga del I secolo;
- collocata in cima a un monte;
- sul ciglio di un precipizio;
- nei pressi del lago di Tiberiade
- ad est del lago stesso (secondo alcuni dettagli dai quali si può ricostruire
la dinamica degli spostamenti di Gesù e dei suoi discepoli).
Tutto questo mentre Nazareth:
- come già detto ha una sinagoga del III secolo;
- non si trova in cima ad un monte ma in pianura;
- non si trova sul ciglio di un precipizio;
- è ben lontana dal lago di Tiberiade (35 Km di distanza,);
- è a sud del lago rispetto al quale non è situata ad oriente ma eventualmente
ad occidente.
Gamala, guarda caso roccaforte dell’avanguardia zelota, era la città di Giuda che, come il personaggio di Gesù, era chiamato “il Galileo” la cui politica trova straordinari punti di contatti con scorie testuali ascrivibili a Gesù, sopravvissute alle censure stratificate nei racconti neotestamentari (es. “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re" – Luca, 23, 2).
Per brevità non sto a citarle le numerose simili “mine testuali” rimaste nei vangeli, sulle quali lei ha sorvolato, esattamente come accade da secoli nelle omelie che piovono dai pulpiti.
Non è solo il mio libro ad individuarle ed analizzarle tutte.
Da anni decine di autori di libri e siti web con le proprie evidenze cercano di superare il muro di silenzio imposto dalla chiesa e dai media asserviti.
Vedrà che ci riusciremo dott. Giacobbo, anche senza e contro di lei.
Davvero l’unica contraddizione sulla data di nascita è tra Matteo (4 a.c.) e la ricostruzione del monaco Dionigi? Perché nella sua trasmissione si è sorvolato sulla datazione di Luca (6 d.c.)? Non sarà perché due testimonianze dello stesso livello, vista la divergenza di ben 10 anni, si privano reciprocamente di credibilità?
Nella sua trasmissione, alla domanda sulla credibilità storica dei racconti neotestamentari, è stata data risposta positiva enfatizzando la prossimità temporale della redazione dei testi ai fatti narrati.
Ma quale prossimità?
Tra i più antichi frammenti recanti versi dei vangeli, soltanto l’1,78% (93 manoscritti su 5700, peraltro quasi tutti frammentari) risale ai primi cinque secoli, mentre i rimanenti 5600 circa, divisi tra papiri e onciali, sono successivi al V secolo!!!
Questi sono dati innegabili anche per la paleografia “allineata” che farebbe “carte false” per datare magari un solo frammento al I secolo!
Praticamente i più antichi frammenti dei quali è stato possibile per noi moderni prendere visione, risalgono al terzo o quarto secolo, con la sola esclusione di pochi frammenti in parte rinvenuti a Oxyrhynchus, risalenti pare al secondo secolo (il più antico in assoluto potrebbe essere, forse, quello denominato P52 ovvero “papiro di Rylands”, risalente secondo alcuni al 125 d.c.).
La verità, egregio dottore, è che non c’è un accidenti di prova documentale o, più in generale, archeologica attestante l’esistenza di Cristo e del cristianesimo nel I secolo!
La stessa datazione ufficiale dei vangeli è frutto di congetture riferite come dati reali!
La verità è che tutte le prove, accompagnate dal silenzio assoluto degli storici del tempo, dimostrano in maniera lampante e inconfutabile che Cristo e il cristianesimo sono un’invenzione dei secoli successivi al I (dal secondo in poi), frutto di un ripensamento storico di fatti occorsi nel I secolo a personaggi ben diversi dal mite “agnus Dei” di ispirazione ellenistica.
Tale ripensamento fu conseguente al definitivo abbandono del sogno rivoluzionario di riscatto del popolo ebraico, sepolto per sempre da Adriano nel 132 d.c. La favola neotestamentaria, ispirandosi, appunto, alla vicenda storica di un ribelle crocifisso figlio di Giuda il Galileo e di un taumaturgo dei decenni successivi accusato dagli ebrei di apostasia e stregoneria, si forgiò di tutti gli archetipi appartenenti ai culti orientali e a quelli misterici (ellenistico, persiano, egizio, mesopotamico ecc.) sui quali creò un personaggio letterario assegnandogli un carattere storico.
La verità è che l’immagine del nostro attuale cristianesimo, ben lungi dall’essere vicina alla realtà (nonostante le asserzioni dei suoi ospiti) non è altro che il risultato di lunghe contrapposizioni e lotte tra “eresie” ed “ortodossie”, scomuniche e contrasti spesso politici, in quella travagliata gestazione che, passando attraverso i concili, darà alla luce quel cristianesimo che possiamo considerare “definitivo”.
In altre parole, per dirla con B. D. Ehram (“I Cristianesimi perduti - apocrifi, sette ed eretici nella battaglia per le Sacre Scritture”, Carocci Editore, trad. it. 2005), il cristianesimo attuale, che voi ascrivete alla storia e al reale, non è che quello “vincente” a scapito di infiniti altri “perdenti” spesso dimenticati.
I vangeli, privi di qualsiasi credibilità storica, e la stessa dottrina della chiesa sono il frutto di un ininterrotto gioco di contrapposizioni e compromessi che nel IV secolo sfoceranno nell’illogica formulazione del “credo” niceano e nella definitiva coniazione dell’assurdo dogma trinitario, dove qualsiasi coerenza o logica (esclusa, appunto, quella del compromesso) cede il passo ad una forzatura che sfugge a qualsiasi umana comprensione...
Ma lei su tutto questo ha preferito sorvolare, accennando appena e vagamente a possibili discrepanze tra fede e storia e nel fare questo ha volutamente dimenticato che il cristianesimo è una fede fondata su una pretesa di storicità (realtà dell’esistenza di Cristo e della sua resurrezione ) e che se privata di tale caratteristica non ha più alcun significato.
Dott. Giacobbo…. Come mai le “voci contrarie” non erano presenti nella sua trasmissione?
Per “onorare” la verità non basta accennare “a denti stretti” all’esistenza di teorie contrarie.
Perché ha voluto far giocare ai suoi ospiti una partita senza avversari?
Glielo hanno imposto o è una sua scelta?
Se non avesse voluto chiamare me o altri perché privi di titoli accademici… non avrebbe potuto chiamare ad es. Odifreddi (tanto per nominarne uno)?
Con la sua “indagine” sul “Cristo storico”, pensa davvero di aver reso un servizio alla storia e alla verità?
Le invio i miei saluti.
dott. Giancarlo Tranfo
Mail: giancarlo.tranfo@libero.it
http://www.yeshua.it/

mercoledì 27 aprile 2011

GESU' ?

di Ludovico Mazzero


Aver fede in Gesù è prima di tutto “credere” in quello che ci racconta la Chiesa attraverso i Vangeli, per esempio. Ma sulla base di quale indiscutibile motivo possiamo affermare che quanto è scritto in essi corrisponde a verità? Nessuno, se non presupponendo che essi raccontino delle “verità rivelate”. Questo non è però un punto di partenza “neutro”, bensì fin troppo “cristiano”. Vi sono infatti questioni cruciali che portano acqua al mulino di chi dubita dell’attendibilità storica della figura di Gesù, non permettendo di condividere assunti tanto di parte. Vediamo allora di iniziare con delle considerazioni più obiettive, partendo dalle scoperte archeologiche.
Nonostante siano stati ritrovati rotoli come quelli di Qumran, risalenti all’epoca di Gesù, non ci è rimasto niente di scritto su di lui che derivi dal suo tempo. Se uno volesse comporre i Vangeli che leggiamo oggi a partire dai resti di libri antichi dovrebbe far uso di manoscritti del IV secolo d.C., cioè composti ben trecento anni dopo la sua morte. Eppure vi furono autori che scrissero di lui fin dai momenti della sua vita, ad esempio il suo apostolo Matteo. Ricordiamo inoltre che egli fu processato davanti al Sinedrio e al governatore Pilato. Ma soprattutto scrissero di lui Paolo, Pietro e tanti altri cristiani prima del IV secolo. Se la sua biografia era tanto preziosa, e se la Chiesa sostiene che quei Vangeli sono “divinamente ispirati”, come mai non ne è stata conservata una sola copia?
La datazione tarda dei primi manoscritti, i cosiddetti “testimoni”, non è una faccenda banale. Essa infatti insinua il dubbio che quei testi possano essere stati più volte ritoccati nel tempo fino ad arrivare alla stesura giunta fino a noi e ormai immodificabile. Le correzioni avrebbero consentito di migliorare non tanto il testo in sé, quanto il personaggio che scaturiva da quegli scritti. Che però non era ancora un personaggio “storico” perché, a leggere il Nuovo Testamento, di quanto accadeva nel I secolo ben poco si sa. E allora da quali altri scrittori si può contestualizzare la vicenda cristiana?
Di questo devono essersi preoccupati gli autori ecclesiastici del IV-V secolo, Eusebio e Orosio, quando cominciarono a scrivere le loro Storie in cui narravano quanto era accaduto dall’inizio dei tempi, passando per Gesù e fino ad arrivare ai loro giorni. Ma anche qui vi sono degli elementi quantomeno sospetti. Prendiamo ad esempio le Storie contro i pagani di Orosio, composte all’inizio del V secolo. La copia più antica è datata a quell’epoca, ma è mutila proprio del VII libro che parla di Gesù, che ritroviamo solo in un altro esemplare risalente a tre secoli dopo. Quante notizie potevano essere cambiate in trecento anni sui fatti ai tempi di Gesù?
La vicenda si fa ancora più intricata quando si pensa che a scrivere della storia “ufficiale” del I secolo non avrebbero dovuto essere dei “cristiani”, bensì dei funzionari imperiali “pagani”. Quindi le notizie del tempo di Gesù dovrebbero essere state registrate prima della scrittura di quelle bibliche. Ecco invece che, casualità delle casualità, i testi “pagani” sono spariti mentre i più antichi rimasti sono quelli cristiani. Perché infatti le copie più vecchie di autori famosi come Svetonio, Tacito e Giuseppe Flavio risalgono al Medioevo, nove o più secoli da quando i fatti furono registrati per la prima volta.
Questo ha qualche significato per chi dubita della figura storica di Gesù? Certo, perché a queste informazioni si aggiunge la certezza che quei testi non sono stati ricopiati da mani “super partes”, ma sono passati tutti per quelle della Chiesa. La quale ha avuto la possibilità non solo di scrivere quello che ha creduto su Gesù, ma anche sul contesto storico in cui ha operato.
L’eventualità che quindi la figura di questo uomo “perfetto” sia stata ricostruita andando a “calibrare” le informazioni provenienti dal passato è resa probabile dalle evidenze documentali appena menzionate.
È facile infatti ipotizzare che la Chiesa abbia prima imposto il suo Credo, anche violentemente come purtroppo ha fatto più volte, e poi abbia cercato di conformare la storia ad esso. Questo spiegherebbe perché i testi più antichi che noi possediamo siano cristiani ma non trattino di storia, mentre viceversa quelli attribuiti agli storici “pagani” sono molto più recenti.
Eppure, quando quei monaci scrissero per esempio le opere di Svetonio o di Tacito, avevano sotto mano quelle più antiche che in teoria stavano ricopiando. Perché avrebbero dovuto buttarle via? Supporre che fossero malridotte è un’ipotesi non sufficiente.
Più consistente sarebbe considerare quei testi storici “eretici” come tanti altri che venivano abitualmente “purgati” dalla censura ecclesiastica fino a secoli recenti. Il lavoro degli uomini di Chiesa non fu quello di semplici amanuensi, ma di riscrittori dei fatti storici. Il sospetto che abbiano buttato via il vecchio, perché scomodo, confezionando per i posteri qualcosa di più aderente al Credo cattolico è davvero troppo forte.
La conclusione che ne deriva è che se vennero modificati i testi storici dell’epoca di Gesù, ciò significa che la sua figura non è storica, quindi non è vera, o meglio ancora è artefatta. Per questo è troppo bella, perché non è vera. Per sostenere questa sorta di “assassinio della storia”, dobbiamo trovare un “movente”, da porre a monte della giustificazione di adattare la storia al personaggio di Gesù. Bisogna infatti sindacare il motivo per cui la Chiesa avrebbe avuto l’interesse di propagandare alle masse e tra i “gentili” un Gesù-dio che neanche i suoi conterranei Giudei, che in teoria lo conoscevano molto bene, hanno mai accettato come tale.

mercoledì 14 aprile 2010

COMMENTO AL LIBRO DI RATZINGER



 a cura di Giancarlo Tranfo

Commento del Dott. Giancarlo Tranfo al libro di J. Ratzinger (Benedetto XVI), autore di Gesù di Nazaret (Rizzoli, 2007)

Egr. prof. Ratzinger,
voglia scusarmi se nel rivolgermi a lei non ricorro ad espressioni quali "santità" o "santo padre", ma da "eretico" dalla scarsa statura spirituale quale sono, non ravviso, nella sua persona e nel suo ruolo, alcuna "paterna" o "santa" caratteristica tale da indurmi al ricorso a simili titoli.

Per lo stesso motivo, dal mio punto di vista, non la ringrazio affatto per avermi concesso la libertà  di esprimere liberamente il mio pensiero sul suo libro ripetendo più volte che esso "non è un atto magisteriale": posso assicurarle, infatti, che seppure lo fosse stato, le mie idee su di esso (e quello che avrei scritto per esternarle) sarebbero rimaste immutate: purtroppo per lei e per la sua chiesa, sono sempre di più i malati di quell'inguaribile e ingovernabile "complesso di libertà" che fa pensare e parlare le persone senza vincoli o condizionamenti di sorta.

E' con questo spirito che mi sono accostato alla sua opera cercando di leggerne tra le righe il messaggio, di coglierne il senso e di interpretarne le finalità. Bel lavoro prof. Ratzinger! Bella idea quella di dire "non è un atto magisteriale... posso essere criticato liberamente". Con questa premessa, a dispetto di chi la taccia di oscurantismo, ha potuto dare l’impressione di voler "aprire porte" che fino ad ora la sua chiesa non aveva mai aperto nemmeno per finta... Ai tradizionalisti potrà  sempre dire "non è la chiesa che parla", mentre ai timidi "progressisti" felici delle sue "aperture" potrà sempre dire "avete visto quanto è moderno il papa?"

E' con questo spirito che recita la parte di chi si accorge distrattamente che Gesù, la sua famiglia e Giovanni il Battista "forse" ebbero qualcosa a che fare con la comunità  essena di Qumran. Accidenti che spirito di osservazione... ma come ha fatto a notarlo? Ah quelle grotte! A saperlo avreste potuto farle bombardare prima ricacciando sotto tre metri di terra quegli stupidi rotoli che vi hanno dato tanto pensiero...
Ma ora con la sua straordinaria affermazione, egregio professore, ha superato sessant’anni di ottuse negazioni ed ha preso per mano una pericolosa evidenza! Le due righe di disinvolto possibilismo nelle quali ha "imprigionato" e "liquidato" la sua "apertura" rimettono lei e la sua chiesa al passo con i tempi (almeno queste sono le sue evidenti intenzioni). E' come se avesse detto "forse è così, forse è vero... ma è poca cosa e nulla cambia".

Peccato, professore, che lei non conosca così bene la storia! Peccato che non abbia mai letto con attenzione le opere di Flavio Giuseppe. Se lo avesse fatto si sarebbe accorto che la sua "apertura" può portare molto più lontano di quanto lei non abbia calcolato. Se Giovanni il Battista e Gesù ebbero a che fare con quella comunità  allora, egregio professore... lo vogliamo dire?... Furono dei ribelli fondamentalisti e rivoluzionari! Infatti, già  a partire dal 30 a.c. (e per tutti gli anni a venire fino alla disfatta del 70 d.c.) l’essenismo si mescolò sempre più con lo zelotismo rivoluzionario fino a perdere del tutto le caratteristiche ascetico – meditative (tanto ben dipinte da Filone Alessandrino) a vantaggio di un interventismo politico di stampo terroristico mirato a rovesciare la locale dinastia regnante, la casta sacerdotale e, soprattutto, il potere di Roma. E', infatti, agli anni "messianici" che risalgono il Rotolo di Rame, la Regola della Guerra e il Commentario ad Abacuc (che somigliano più ai comunicati di guerra diramati negli "anni di piombo" dalle brigate rosse, che ai manualini di catechesi appoggiati sui vostri banchi delle offerte...)

A questo punto sarebbe il caso che lei ci spiegasse, soprattutto con riferimento a Gesù (o a chi egli realmente fu) come avvenne la trasformazione da "guerrigliero" a "colomba", da messia davidico e terreno a "figlio unigenito di Dio", da combattente per la libertà  del suo popolo a salvatore di tutti gli uomini del mondo e alleato delle espressioni più bieche del potere costituito.
Ce lo spieghi lei perchè è dalla sua viva voce, egregio professore, che attendiamo una risposta, anche se noi laici, agnostici, atei e storici miscredenti (in passato purificati dai sacri roghi ai quali potendo tornereste volentieri) abbiamo ben chiaro ciò che lei fa finta di scoprire solo ora.

Ai lettori del suo libro ha chiesto un "anticipo di simpatia" ma se avesse voluto evitare una domanda come questa avrebbe dovuto chiedere "un anticipo di pietà" che almeno noi cattivi (che non siamo poi così pochi) non siamo disposti a concederle facendo finta di niente: lei l’ha detta grossa (e vera), ora la spieghi! Provi anche a spiegare come e quando si è accorto che i soprannomi di "zelota" e "iscariota", attribuiti rispettivamente agli apostoli Simone e Giuda, forse non trovano una spiegazione valida nei fantasiosi "voli pindarici" che in passato vi hanno portato a dire che la parola "zelota" indica l’ardore zelante di chi ama Dio e quella di iscariota la provenienza dalla città  di Keriot! Alcuni apostoli di Gesù erano zeloti?

Giuda faceva parte del braccio armato dei sicari? Posso usare un’espressione evangelica? Lei l’ha detto... noi già lo sapevamo! Ma se dice questo, perchè mai non va oltre questa semplice affermazione e non si affaccia sulle implicazioni che essa reca? Perchè non ci spiega pure cosa, questi signori, ci facevano al seguito del mite "agnello di Dio" che non si occupava delle cose di questo mondo, che porgeva l’altra guancia e che non conosceva l’offesa ma il perdono?
Certo, come da lei accennato, dovette essere ben complessa e variegata questa realtà  messianica salvifica, divina e universale se riuscì ad inglobare e santificare i terroristi senza stravolgere se stessa e a trasformare in innocue prospettive celesti i loro orientamenti rivendicativi insurrezionali (tutt’altro che pacifici e universali), storicamente circoscritti al sogno di riscatto della nazione ebraica (di biblica ispirazione)!

Insomma, esimio professore, con quelle poche righe con le quali nel suo libro ha disinvoltamente pensato di rubare il mestiere agli storici, potrebbe creare più guai al suo "sedile" di quanti non ne avrebbe e non ne ha creato con gli inutili fiumi di parole e pagine con le quali vende a buon mercato la solita noiosissima teosofia di paolina derivazione fondata, come sempre e come da sempre, su un’architettura, figlia di un platonismo di bassa lega, incentrata su abnormi ed astrusi disegni salvifici fatti passare attraverso la parola, l’esempio, i miracoli, la nascita, la morte e la resurrezione del vostro Dio che si fece uomo e vi incaricò di soggiogare in suo nome l’intera umanità , sol perchè il nome di Pietro somigliava a quello della pietra sulla quale avete costruito la basilica di piazza San Pietro (pensi se si fosse chiamato Oronzo...)!

Professor Ratzinger, lei sicuramente non leggerà  mai questa lettera e, altrettanto sicuramente, mai nessuna voce si leverà  dall’esercito di prelati e fedeli per farle notare la "gaffe" nella quale è incappato (anche perchè, non vorrei peccare di presunzione dicendo che non è da tutti accorgersene... e, ancora meno, dirlo). Tuttavia noi, "pecorelle smarrite", beleremo forte: chissà... qualcuno potrebbe sentire e qualche imbarazzo potrebbe derivargliene!
Perchè siamo così cattivi? Perchè, allettati dalle presentazioni del suo libro dove si parlava di Gesù come di "una figura storicamente sensata e convincente" abbiamo speso 19,50 euro per acquistarlo (a proposito... a chi andranno i proventi delle vendite?) convinti di trovare finalmente quei riscontri storici che invano reclamiamo da anni (ha mai sentito parlare delle sfide di Luigi Cascioli che vi guardate bene dal raccogliere?).

Purtroppo, in mezzo a migliaia di inutili parole, ancora una volta, non abbiamo trovato quella piccola e semplice prova storica dell’esistenza del vostro Gesù! Nella sua leziosa lezione "non magisteriale" di cristologia da sbadiglio, egregio professore, di storico non c’è nulla al di là  di qualche "offesa alla logica, all’intelligenza e... alla storia" sulla quale vale la pena soffermarsi.
A pag. 138 lei ha scritto "il Gesù del quarto vangelo e il Gesù dei sinottici è la stessa identica persona: il vero Gesù storico". Purtroppo, egregio professore, noi non siamo i papa boys pronti a salutare ed applaudire ogni pontificio starnuto. Noi miscredenti abbiamo il brutto vizio di andare oltre l’amorevole suono delle papaline parole per cercarne e valutarne il senso logico e storico.

E' per questo che ci domandiamo attoniti, quali comunanze può aver riscontrato tra il l’incorporeo "logos" giovanneo che prende le sembianze di carne al momento del battesimo e i tanti Gesù (nati e cresciuti prima di predicare) che incontriamo nei sinottici. Perchè tanti Gesù? Perchè nascono in anni molto diversi, i loro genitori vengono da città  diverse e vanno in luoghi diversi, alcuni nascono poveri, uno in particolare (quello di Matteo) sembra essere un potente re, quando crescono si accompagnano con discepoli di numero diverso e di nomi in parte diversi, fanno miracoli diversi, dicono cose diverse ed a volte inconciliabili tra loro, muoiono tutti in croce e resuscitano lasciando sbigottite davanti al sepolcro vuoto persone diverse, qualcuno sale in cielo, qualcuno prima torna a fare capolino tra i mortali, di altri non se ne conoscono le sorti. Il vostro unico "Gesù dei vangeli", egregio professore, è forse un "denominatore comune" dei tanti, una creazione intellettuale storicizzata e passata fraudolentemente per figura reale.

Ora, se volessimo raccogliere il suo invito, dovremmo essere certi che questa astrusa creatura è "logica" dal punto di vista storico. Noi "pecorelle discole" di fronte a questa sua "paterna rassicurazione" non solo rimaniamo a bocca asciutta (e portafoglio più vuoto di 19,50 euro...) ma ci sentiamo profondamente disorientati. Non riusciamo, infatti, a comprendere come mai per l’uomo- dio che compie prodigi e strabilia le folle, non sia stata spesa una goccia di inchiostro dai più di quaranta storici suoi contemporanei. Un’altra cosa che ci risulta oscura (sarà un nostro limite?) è la "logica" in base alla quale un messia celeste (incomprensibile in quanto tale per gli ebrei del tempo), promotore di tolleranza, pace, fratellanza e distensione politica con l’oppressore romano, sia riuscito non dico a suscitare meraviglia e devozione, non dico nemmeno ad ultimare la sua pluriennale missione in terra fino alla fatidica frase "tutto è compiuto"... ma semplicemente a rimanere vivo dopo i primi tre minuti del primo discorso pubblico in una terra simile ad una "polveriera esplosiva" dilaniata dall’intolleranza fondamentalista, dagli attriti sociali, dalle tensioni religiose e dalle ossessioni di rivalsa nazionale.

Eppure, in barba ad ogni logica ed evidenza, a pag. 316 leggiamo che "Gesù non è un mito, è un uomo fatto di carne e sangue, una presenza tutta reale nella storia..." (quale storia?) e che "possiamo per il tramite dei testimoni, udire le sua parole" (quali testimoni?).
Insomma, professore, Gesù è stato quello che voi da sempre avete deciso che sia stato e, in quel contesto storico, è logica e sensata la sua presenza (come quella di un pesce a passeggio in alta montagna)!
Ma c'è di più: nella stessa pagina, rispolverando l’antica idea di Giustino, ne spara una da capogiro: "i miti hanno aspettato lui, in cui il desiderio è diventato realtà". Ecco perchè in tutti i culti preesistenti al cristianesimo incontriamo un Dio nato da madre vergine che si fa uomo, fa miracoli, viene ucciso, muore, risorge (Mitra lo fa dopo tre giorni), ascende al cielo e ritornerà  alla fine dei tempi per giudicare gli uomini! Per Giustino erano diaboliche anticipazioni del demonio che, conoscendo le future vicende di Cristo e per privare questo di credibilità , aveva fatto sorgere miti simili prima di lui. Per lei, invece, sono "desideri". Milioni di uomini nei tempi più remoti non hanno creduto in Dioniso, Attis, Soter, Horus, Mitra ecc., ma hanno solo desiderato che essi fossero reali... poi è arrivato Gesù di Nazaret e li ha accontentati tutti!

E' questo il "metodo storico", da lei sbandierato in premessa, al quale "deve esporsi la fede cristiana?" Seguire il metodo storico significa sparare un fiume di assurdità  passandole per storia senza spendere mezza parola per sostenerne la reale credibilità ? Penso, in tutta franchezza, che 19,50 euro avrebbe dovuto darli lei a chi, come me, si è sorbito tutto il suo libro fino alla fine come un bicchiere di olio di ricino...
Prof. Ratzinger, segua un consiglio saggio, reciti l'angelus al balcone di piazza San Pietro e non stuzzichi quel "can che dorme" che si chiama "storia": il suo Gesù fa a pugni con la storia, la storia non conosce il suo Gesù, lei non conosce la storia... insomma, perchè ne vuole parlare? Tutti noi (non allineati) comprendiamo lo spirito del tentativo che l'ha portata a scendere sullo stesso terreno degli storici "detrattori" per farsi trovare vincente anche su quello.

L'esercito di ebeti plaudenti, che per il suo libro sarebbero disposti a spendere anche 100 euro, l'applaudiranno e l'avrebbero comunque applaudita anche se per confutare certe moderne "ricostruzioni" della figura messianica avesse detto "ambarabà  ciccì coccò" (non è che poi abbia detto cose molto più sensate...). Tuttavia, al di fuori della sacrestia o del cortile della parrocchia, il mondo laico, critico, scientifico e serio non può che provare tanta commiserazione di fronte al goffo annaspare del capo della cristianità  sul primo metro di riva del mare della storia.
Non vada oltre professor Ratzinger... affogherebbe!


Dott. Giancarlo Tranfo.

venerdì 24 aprile 2009

PAOLO DI TARSO: il vero fondatore del cristianesimo?

Riporto un articolo di David Donnini, un insegnante che ha scritto alcuni libri sul cristianesimo, e di conseguenza, le sue ricerche in merito sono da considerare valide e significative.
Le opinioni in merito le possiamo anche ritrovare in alcuni capitoli dei libri di Deschner, dove si nota una certa concordanza di pareri.

CRISTIANESIMO PAOLINO E NEO-CRISTIANESIMO

di David Donnini

È stato Paolo di Tarso a operare la revisione del messianismo tradizionale degli ebrei e la sua trasformazione in una teologia destinata a staccarsi dalla matrice giudaica o, addirittura, a porsi in conflitto con essa per i secoli successivi. Ma chi era Paolo di Tarso? E perché avrebbe inventato il cristianesimo?

Il personaggio chiave di questa reinterpretazione non avrebbe potuto essere un ebreo palestinese, nato e cresciuto nell'atmosfera gerosolimitana, che avesse
ricevuto la sua formazione in quel panorama rigorosamente bipolare in cui l'ortodossia sadducea e le dispute farisaiche (l'ebraismo del tempio e della città) si contrapponevano all'integralismo dei puristi (l'ebraismo del deserto e delle campagne). L'uomo nuovo doveva necessariamente essere un ebreo della diaspora, un civis romanus, un benestante, avvezzo alla convivenza multietnica, multiculturale e multireligiosa, e con un orizzonte mentale che lo collocasse a cavallo fra l'universo ebraico e quello ellenistico. Uno che sapesse pensare qualcosa di diverso. Esattamente come il fariseo tarsiota Shaul.


Fu infatti un uomo così, che noi conosciamo come San Paolo, a fare qualcosa di concreto per uscire dalla paralisi in cui si trovavano tutti gli ebrei che non solo disapprovavano nella stessa misura la conveniente connivenza coi romani e lo sconveniente integralismo Yahwista, ma che fossero arrivati al punto di nutrire un profondo bisogno interiore di immaginare un orizzonte al di là di questo sclerotico bipolarismo.


La letteratura cristiana lascia questo personaggio in una condizione di quasi anonimato, sfocandone al massimo il profilo biografico e l'identità anagrafica. Non sappiamo quando sia nato, chi fosse la sua famiglia, in che periodo sia venuto a Gerusalemme per compiere gli studi e, quel ch'è più clamoroso, lo scritto del Nuovo Testamento che si occupa di lui (Atti degli Apostoli) lo abbandona completamente a metà di un percorso narrativo, senza dire niente sul suo destino.

Le sue lettere, che oggi appartengono al corpus del canone neotestamentario, hanno l'aria di essere dei documenti contraffatti, se non del tutto fasulli. Alcuni autori giungono persino a mettere in dubbio il fatto che questo personaggio fosse un autentico ebreo, come egli proclama negli scritti del Nuovo Testamento che gli sono attribuiti.



Nel Nuovo Testamento si racconta che "Paolo si convertì" sulla via di Damasco, si dice che da una condizione di cecità tornò successivamente alla visione, per poi trattenersi tre anni nel deserto, prima di fare ritorno a Gerusalemme. In questo modo è stato rappresentato senz'altro un percorso individuale che, partito da una adesione evidentemente non del tutto convinta alle posizioni reazionarie del sinedrio ebraico, è passato attraverso il confronto con le posizioni della dissidenza messianista, risoltosi anche questo nell'impossibilità di adesione e, successivamente, è sfociato nella elaborazione di una nuova concezione messianica. Diciamo "nuova" nel senso che superava quella classica Yahwista, non certo nel senso che i suoi contenuti fossero del tutto originali e esenti da derivazioni di qualche genere; anzi, l'elaborazione di Paolo consistette proprio in una colossale operazione sincretistica, che sposò la visione biblica degli ebrei con le teologie della salvazione ellenistiche ed orientali, nelle quali si parlava spesso di dei morenti e risuscitanti.

Si può sostenere, in modo abbastanza verosimile, che Paolo fosse un personaggio molto legato e compromesso col mondo romano, soprattutto per il fatto che la sua professione sarebbe stata quella di produrre tessuti per tendaggi in uso alle legi
oni militari imperiali. E' certo che i suoi famosi viaggi non sono stati effettuati al fine primario di compiere un'opera missionaria ma che, piuttosto, egli ha approfittato della circostanza professionale dei suoi continui spostamenti commerciali per svolgere anche un proselitismo politico-religioso (nel mondo semitico degli ebrei la politica e la religione sono legate indissolubilmente da una concezione di vita prettamente teocratica).

Ciò che caratterizza l'identità culturale di Paolo è una ebraicità molto aperta, una estrema abitudine, per ragioni di ambiente di nascita e di esperienze di vita, al contatto con le culture gentili, ovverosia pagane. E non c'è alcuna possibilità di comprendere storicamente questo individuo e la sua opera se non si parte proprio dall'idea che tutto si origina nel contrasto stridente fra la ebraicità ottusa, fanatica, fondamentalista e xenofoba (la concezione hassidica, sviluppatasi dal patriottismo politico religioso dei maccabei del II secolo a.C.) che nel I secolo d.C. trovò la sua principale espressione nel messianismo esseno-zelota, e la sua collocazione geografica nell'ambiente palestinese, e l'ebraicità aperta, maturata attraverso il contatto e la convivenza con i popoli e le culture gentili, disponibile alla reinterpretazione delle scritture in senso molto elastico (una concezione di cui furono tipici rappresentanti uomini come Filone Alessandrino, Giuseppe Flavio, e per primo Shaul, successivamente nominato Paolo), per niente interessata allo sviluppo di una conflittualità estrema fra Israele e Roma, con una collocazione geografica rivolta soprattutto agli ambienti della diaspora.

Sono le tensioni fra questi due modi di essere ebrei, e le drammatiche vicende politiche e militari della nazione ebraica sotto il dominio imperiale, sempre in altalena fra le azioni dei patrioti Yahwisti e le repressioni romane, che fornirono i presupposti del processo attraverso il quale si sviluppò per gradi prima, una coscienza
ostile al messianismo radicalmente interpretato secondo la concezione hassidica, poi una corrente politica altrettanto radicalmente anti-messianista, espressione delle classi dominanti di Israele (sadducei e farisei), quindi una tendenza a rileggere le profezie messianiche con significati contrari a quelli hassidici, e aperta ai contributi teologici delle spiritualità gentili, infine una corrente militante, di cui il San Paolo del dopo Damasco fu il fondatore e il promotore indefesso, che, pur di contrastare il messianismo hassidico e i suoi estremi pericoli per la sicurezza della nazione ebraica, era disposta a crearne un altro, coerente con le teologie escatologiche straniere, sopportando il rischio che ciò innescasse una sorta di mitosi teologica il cui prodotto, alla fine, fosse la nascita di una nuova religione e la sua scissione dal giudaismo.

In un primo tempo Paolo sarebbe stato senz'altro
un esponente della corrente politica radicale anti-messianista, espressione delle classi dominanti di Israele. E' facile che egli, in quanto benestante, colto, professionista con molte occasioni di viaggio e con molti contatti in ambienti sia ebraici che greco-romani, sia stato coinvolto nella politica di repressione delle "brigate messianiste" e che abbia collaborato come informatore o anche in modo più consistente.


Non si dimentichi che i cristiani, al centro della attenzione repressiva, in questa fase del processo di evoluzione del cristianesimo, non erano ancora ciò che intendiamo oggi con quel termine, bensì erano i giudei messianisti, ovverosia i membri delle sette che aspiravano alla rinascita del regno di Yahwè e all'interno delle quali si individuavano le figure degli aspiranti messia.

Siamo noi che commettiamo il gravissimo errore di interpretare il movimento dei seguaci diretti di Cristo come se questi avessero già incorporato la filosofia espressa nel Nuovo Testamento, che rende spoliticizzato, degiudaizzato e pacifista il messaggio evangelico, prima ancora che Paolo lo avesse formulato.

In realtà, gli stessi Atti degli Apostoli, sebbene siano stati redatti col preciso scopo di mistificare le origini storiche del cristianesimo innestando in modo del tutto artificiale le idee di Paolo sulla figura di Gesù Cristo, mostrano in modo chiarissimo l'esistenza di un grave conflitto fra una corrente giudaizzante (identificata nelle persone come Pietro e Giacomo, il fratello di Gesù) e una corrente che talvolta definiamo ellenistica (identificata nelle persone come Paolo e i suoi seguaci).

In un secondo tempo San Paolo avrebbe maturato un atteggiamento diverso, probabilmente rendendosi conto che la strada della semplice repressione politica, consistente nell'arresto e nella eliminazione fisica degli esponenti messianisti, non avrebbe funzionato molto, tanto più che le ideologie radicali del tipo esseno-zelotico non si fermano davanti al martirio (abbiamo visto il comportamento dei cittadini di Gamla e degli assediati di Masada) ma, al contrario, ne traggono nuovo orgoglio e nuova energia combattiva. In pratica San Paolo comprese che l'ideologia messianista tradizionale avrebbe potuto trovare un antagonista valido solo in un'altra ideologia, e che l'argine per ostacolare l'espansione del messianismo radicale nei diversi strati della popolazione ebraica avrebbe potuto essere offerto solo da un altro messianismo, non così bellicoso, non così ispirato alla escatologia nazionalistica, ma comunque rispondente ad istanze che avessero una risonanza reale nella gente e in larghi strati di popolo.

Insomma, invece di seguire la via degli arresti e delle esecuzioni, Paolo preferì offrire un'alternativa all'idea della salvezza nazional-religiosa (questa fu la sostanza reale della sua conversione) e si adoperò per creare un messianismo più convincente di quello che, pur solleticando l'orgoglio etnico, che è il tratto distintivo di ogni ebreo, metteva tutti quanti di fronte al rischio concretissimo (poi confermato dalle vicende della guerra degli anni 66-70) che i romani ricorressero alla soluzione definitiva e che Israele precipitasse nella più sventurata delle catastrofi.

E' questa, e soltanto questa, la corretta chiave interpretativa attraverso la quale noi possiamo capire ciò che gli Atti degli Apostoli ci presentano, molto opportunisticamente, come una semplice divisione di competenze fra Paolo e gli Apostoli giudaizzanti: evangelizzatore dei gentili l'uno, evangelizzatori degli ebrei gli altri.

Altro che divisione di compete
nze! La verità è che questi ultimi erano legati alla concezione messianica di derivazione maccabea, ovvero al patriottismo nazional-religioso degli esseno-zeloti, ostile per natura al mondo gentile; mentre Paolo aveva già sparso i semi di una filosofia di apertura al pensiero extragiudaico, al punto da rappresentare il suo Gesù Cristo con caratteristiche che appartengono assai più agli dei incarnati e risuscitanti delle teologie gentili che non alla figura messianica delle profezie giudaiche.

Ora, noi abbiamo molti motivi per credere che Paolo, nella sua città di origine, Tarso, in Cilicia, abbia avuto contatti molto ravvicinati con le culture religiose ellenistiche ed orientali, anzi, proprio con i culti detti misteriosofici, in cui si celebravano complicati riti iniziatici. Ora, la quasi totalità dei cristiani nega che il Cristo giustiziato da Ponzio Pilato, con l'accusa di avere militato per diventare "re dei Giudei", avesse l'intenzione di diventare realmente "re dei Giudei" e abbia mai avuto a che fare col messianismo nazional-religioso degli esseni e degli zeloti. E supportano questa loro irremovibile convinzione sulla base della tradizionale immagine evangelica di un Gesù che predica amore, pace, perdono, non violenza, che contraddice alcune caratteristiche del pensiero ebraico messianista (Gesù siede a tavola coi gentili, deroga alla regola del sabato...) e considerano la vicenda del processo, della condanna e della esecuzione romana mediante crocifissione (il tipico destino dei latrones e dei sicarii, ovverosia degli zeloti) come un clamoroso equivoco giudiziario, da cui Pilato, vittima dei raggiri dei sacerdoti del tempio, esce praticamente scagionato, e con lui tutti i romani. Un equivoco generato dalle false accuse che i giudei avrebbero prodotto nel presentare Gesù a Ponzio Pilato, per poterlo fare giustiziare dai romani. Un equivoco, dobbiamo aggiungere, la cui conseguenza è stata, fra l'altro, la crescita di un atteggiamento fortemente antisemita in tutto il mondo occidentale, nei secoli a venire.

Ma il meccanismo non è questo; non sono false quelle accuse di militanza esseno-zelota, bensì l'immagine del Cristo costruita a posteriori dalla scuola di San Paolo. E naturalmente non è legittimo dimostrare che il Cristo era un pacifista, estraneo ai movimenti esseno-zelotici, sulla base di documenti posteriori costruiti ad hoc per supportare una ideologia che andava prendendo piede come alternativa al messianismo bellicoso dei fanatici yahwisti.

E' esattamente come se qualche socialdemocratico, ostile all'ideologia marxista leninista, avesse revisionato l'immagine ideologica di Che Guevara, poi avesse fatto scomparire tutti i documenti che testimoniano l'uomo storico, ne avesse redatti di nuovi che parlano di un Che pacifista, avulso dagli estremismi del marxismo-leninismo, e infine come se i seguaci di questa neo-tradizione sul Che umanitario volessero dimostrare l'estraneità del loro "messia" da ogni militanza rivoluzionaria armata, sulla base di documenti artefatti, le cui bugie sono servite proprio a costruire l'immagine falsata. Ovviamente questo potrebbe essere difficile in un mondo moderno, in cui esistono il giornalismo, la fotografia, la televisione, il cinema e tutto ciò che fissa in maniera inequivocabile certe immagini storiche.

Insomma, quando noi leggiamo i Vangeli (i Vangeli del canone ecclesiastico, naturalmente, non la letteratura primitiva del giudeo-cristianesimo che, del resto, è stata tolta di mezzo), noi non abbiamo davanti agli occhi la testimonianza del Gesù storico, bensì dell'immagine contraffatta in seguito alla revisione paolina. I Vangeli sono il manifesto antimessianista (e quindi anti-Cristo-della-storia) che ci mostra, non le idee di Gesù, ma le idee di Paolo e dei suoi seguaci, ovverosia di colui che è stato fra i nemici più accaniti di Cristo e che non si è affatto convertito ma che, in un secondo tempo, ha convertito l'ideale di Cristo, appartenente al pensiero giudaico più radicale, in una filosofia extragiudaica. Una conversione che è stata ripetuta in modo assai simile, tre secoli dopo, dallo stesso imperatore Costantino, che non si è mai convertito al cristianesimo di Gesù come sostiene una certa retorica storiografica, ma che ha trovato convenienti motivi per convertire ulteriormente la teologia cristiana e renderla sempre più compatibile con le religioni già in voga nell'impero romano (fu Costantino a volere energicamente il concilio di Nicea e a dare inizio ad un'epoca plurisecolare di caccia all'eresia).

In pratica, dopo queste molteplici e successive operazioni di ricostruzione teologica realizzate nell'arco di tre secoli, le cose che leggiamo oggi nei Vangeli servono a dimostrare ciò che Gesù non era molto più di quanto non possano servire a dimostrare cos'era. Anche se questa è un'idea inaccettabile da parte di coloro che sono innamorati dell'immagine neo-cristiana del Gesù figlio di Dio e che non possono tollerare che tale immagine sia così brutalmente ridotta dall'analisi storica ad un prodotto di pura creatività teologica.

Ed ecco la censura del caso Cristo, costituita oltre che da Paolo e da Costantino anche da uomini come Ireneo, Eusebio, Teodoreto... che oggi noi chiamiamo "Padri della Chiesa":

mercoledì 15 aprile 2009

GESU' E I MIRACOLI

Le varie religioni hanno cercato di rafforzare la loro credibilità con i miracoli, le guarigioni degli ammalati, le resurrezioni, le moltiplicazioni di bevande, la trasformazione di liquidi, le passeggiate sull'acqua, i viaggi all'inferno e nel paradiso non costituiscono una novità, anzi non sono altro che un patrimonio standard di altre religoni.


Nel periodo in cui visse Gesù i miracoli erano abbastanza comuni, Asclepio (Dio greco, imm.sinistra) e Serapide (Dio greco-egizio) apparvero camminando sulle acque ai loro fedeli, traendoli in salvo da un naufragio.
Anche Giosuè ed Elia hanno camminato sulle acque.
La resurrezione dei morti era un attività alquanto usuale a quei tempi, a Babilonia vi erano molte divinità utilizzate esclusivamente a quello scopo.
Nella letteratura pagana si trovano anche episodi di moltiplicazione dei pani, in India Vimalakirti (imm.destra) grazie al suo potere miracolistico sfama una folla con poco cibo, moltiplicandolo in quantità sufficente.



Buddha (imm.sinistra) ha avuto molti parallelismi con Gesù, ricordiamo numerose guarigioni di ammalati, ciechi che vedono, sordi che sentono, storpi che camminano eretti.
Durante una piena del Gange Buddha cammina sulle acque e così fà anche un suo discepolo, che ad un certo punto si ritrova ad affondare perchè la sua fede è diminuita....proprio come un certo Pietro. Alla stregua dei discepoli di Gesù anche i discepoli di Buddha compiono miracoli, ma molti anni prima.

Asclepio compiva guarigioni miracolose nel tempio di Epidauro, erano conosciute in tutto il mondo e meta di pellegrinaggio, proprio come Lourdes.

Eracle anche conosciuto come Ercole cammina sulle acque.

Dioniso (imm.destra), Dio greco ha compiuto il miracolo della trasformazione dell'acqua in vino e viene narrato nella tragedia Le Baccanti di Euripide (480-406 a.c.)

Apollonio di Tiana (imm.sinistra) è un filosofo, contemporaneo di Gesù, che percorre predicando l'Asia minore, la Siria, la Grecia fino a Roma. Egli scaccia spiriti maligni da una giovane, placa una tempesta marina, cessa un terremoto, guarisce ciechi e paralitici, resuscita una fanciulla, e per finire in bellezza resuscita dopo la sua morte.

La resurrezione di Lazzaro è tranquillamente riconducibile ad un episodio della mitologia Egizia, in cui Horus (imm.destra) resuscita El-Osiris (Al-Azarus).



In quell'epoca il mondo era dominato da superstizione e fedi apocalittiche, fiorivano i culti, la magia, ovunque vigeva la credenza della venuta di qualche divinità.
Nelle strade dell'impero romano vagavano saggi posseduti da Dio, visionari, guaritori, mistagoghi, taumaturghi che predicavano e operavano miracoli.
I miracoli altrui erano comunemente riconosciuti, lo stesso Celso riconosce i miracoli compiuti a Gesù, asserendo che li aveva copiati dagli egizi, gli ebrei attibuivano i miracoli di Gesù al demonio, gli evangelisti stessi ci informano che i farisei e i nemici di Gesù operavano miracoli, in seguito i padri della chiesa attibuirono i miracoli altrui al demonio.
Cicerone e in seguito Strabone ritenevano utile il radicamento di questo tipo di superstizione nella gente comune.

Bisogna quindi capire come in un clima di superstizione primitiva risultino comprensibili i miracoli attribuiti a Gesù, egli doveva risultare almeno al pari dei molti guaritori presenti e passati, riportandolo quindi ad una normalità che invece viene esaltata dalla chiesa, che nascondendo tutto il resto lo fà apparire unico e inimitabile.

domenica 12 aprile 2009

GESU' E I SUOI FRATELLI


Secondo i cattolici l'idea che Gesù avesse dei fratelli è assolutamente inconcepibile, la verginità perpetua di Maria è un fondamento del credo cristiano e non può essere attaccato, nè discusso.

Secondo i cattolici quando si parla di fratelli si intende cugini o parenti in generale, la spiegazione viene data su basi linguistiche, l'antico testamento è scritto in ebraico e aramaico e in queste lingue esiste un solo termine per indicare fratelli, cugini e parenti. La spiegazione ovviamente non regge in quanto in tutto l'antico testamento vengono spiegate benissimo le varie parentele utilizzando termini quali "figlio de figlio", "figlio dello zio" etc. Inoltre con questa affermazione ci si dà la zappa sui piedi perchè il nuovo testamento è stato scritto in greco comune, dove i termini sono ben distinti e conosciuti, ad esempio fratello si dice adelfòs, cugino è anepsiòs e parente è sunghenès.

Considerando che la verginità di Maria è fondamentale per la chiesa è poco probabile che coloro che hanno scritto questi testi siano stati così poco attenti a precisare i fatti e le parentele.

Quale importanze può avere associare Maria con i cugini di Gesù?

Nell’episodio narrato nel vangelo di Matteo ad un certo punto Gesù dice:” Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli? Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre”. In base a questa frase egli avrebbe detto che.” Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è cugino, cugina e madre”, che obbiettivamente ha ben poco senso.

Nel Vangelo di Giovanni si dice che “neppure i suoi fratelli credevano in lui”, si fosse trattato dei cugini non sarebbe stato sottolineato come motivo di scandalo.

In due lettere di Paolo si evidenzia la differenza dei gradi di parentela, difatti nella lettera ai Galati egli dice:”Non vidi nessun altro degli apostoli, fuorchè Giacomo il fratello(adelfòs) del Signore”, invece nella lettera ai Colossesi cita:”Vi salutano…Marco, il cugino (anepsiàs) Barnaba”.

In Matteo si parla di Simone detto Pietro e Andrea dicendo che erano fratelli (adelfòs) e per i cattolici tali sono, non supposti cugini o parenti.

Si parla poi di Gesù come primogenito in varie occasioni quali la nascita di Gesù a Betlemme nei vangeli di Luca che lo definisce chiaramente primogenito.

Nel vangelo di Matteo abbiamo un taglio abbastanza clamoroso, la frase che leggiamo adesso è:”…la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesu”, ma riprendendo la versione corretta in greco la frase originale risulta essere:”E non la conobbe finchè ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli dette nome Gesù”.

Ecco altre testimonianze in cui si parla dei fratelli di Gesù:

- "Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?" (Marco 6, 3).

- "Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?" (Matteo 13, 55).

- "Dopo questo fatto, discese a Cafàrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni." (Giovanni 2,12).
- "Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne; i suoi fratelli gli dissero: "Parti di qui e và nella Giudea perchè anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai..." (Giovanni 7, 2).
- "Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (At 1, 14).
- "Solo tre anni dopo andai a Gerusalemme per conoscere Pietro e non vidi nessuno degli altri apostoli, ad eccezione di Giacomo, il fratello del Signore..." (Gal 1, 18-19).

Ed altre testimonianze al di fuori dei vangeli:

- "Poi egli comparve a Giacomo, uno dei cosiddetti fratelli del Salvatore" (Eus. di Cesarea, Hist. Eccl. I, 12, 5).
- "In quel tempo Giacomo, detto fratello del Signore, poiché anch'egli era chiamato figlio di Giuseppe, e Giuseppe era padre del Cristo..." (Idem II, 1, 2).
- "Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione della Chiesa insieme con gli apostoli..." (Ivi II, 23, 4).
- "Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide" (Ivi III, 20, 1).
- "...convocò una sessione del Sinedrio e vi fece comparire il fratello di Gesù detto Cristo che si chiamava Giacomo" (Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche, XX, 200).


maria_semplice_small.jpgCome si può notare i tentativi dei cattolici di screditare il fatto che Gesù avesse dei fratelli sono molto deboli e senza possibili repliche, e quindi anche il credo fondamentale sulla verginità eterna di Maria risulta non credibile, ovvero un'altra verità portata alla luce.

GESU': quello che non ha mai detto


La base fondamentale della religione cristiana è ciò che troviamo scritto nella bibbia, e più precisamente si fà riferimento ai vangeli.

Tutto quello che è stato deciso nei 28 concili ecumenici (di cui parleremo in un altro articolo) si basa esclusivamente su quanto scritto nel nuovo testamento, ma analizzando gli scritti in questione ci rendiamo conto che molte cose mai sono state dette dal protagonista principale, Gesù.






Ecco i punti principali:

- Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione

- Gesù non ha mai detto di voler morire per sanare il peccato originale, per ristabilire l'alleanza tra Dio e gli uomini

- Gesù non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo ha concepito per intervento di un Dio

- Gesù non ha mai sostenuto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona e tantomeno con una entità denominata spirito santo

- Gesù non ha mai dato particolare valore al battesimo

- Gesù non ha mai parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie e formule

- Gesù non ha mai pensato di creare uno sterminato esercito di santi

- Gesù non ha mai chiesto che venissero scritte le sue parole, nè tantomeno ha mai messo per iscritto i suoi pensieri o le sue idee

9788844032708g.jpgInvece da circa 2000 anni ci ritroviamo con una religione diffusa in tutto il mondo e con milioni di credenti, le cui basi si fondano sul concepimento verginale, un Dio composto da tre persone ma unico (di cui si tratta nell'articolo precedente in modo completo), un rito di importanza fondamentale quale il battesimo, migliaia di santi, una ritualità complessa e varie liturgie, un esercito di rappresentanti di vari livelli.

Inoltre numerosi studi di cui si viene finalmente a conoscenza asseriscono che alcune questioni descritte nei vangeli potrebbero essere frutto di ben altre persone, quali l'episodio dell'adultera in cui Gesù avrebbe detto "chi è senza peccato scagli la prima pietra" sarebbe stato aggiunto da un copista e non apparteneva al vangelo originale di Giovanni, l'episodio del figliol prodigo apparterrebbe alla religione buddista.

Si parla inoltre di innumerevoli errori di traduzione, per non parlare di possibili manipolazioni, difatti dobbiamo pensare anche che c'è stata un evoluzione dei testi e innumerevoli trascrizioni fatte a mano nell'arco di centinaia di anni, senza contare le origini dubbie (di cui parlerò in un prossimo articolo) di chi ha scritto i 4 vangeli.


Ritengo che riflettere su quello che non ha mai detto Gesù debba far pensare molti credenti...e inoltre c'è la questione dei vangeli apocrifi (di cui tratterò in un altro articolo), che possono avere la stessa attendibilità dei 4 canonici, ma non vengono considerati dalla chiesa.

sabato 11 aprile 2009

LA TRINITA'

La triade religiosa è presente nelle culture di molti popoli molto tempo prima della comparsa del cristianesimo.


Trinita.jpg

Nel mondo sono presenti numerose tradizioni che metto in relazione la trinità con la causa prima, possiamo trovare questa struttura concettuale in india, iran, egitto, roma, grecia e altri popoli. Il riunire divinità in triadi è relativa al fatto che si pensava che il numero tre riuniva varie cose come una suddivisione del cosmo e le manifestazioni della vita. Cercando di portare ordine in una foresta di divinità si riunivano gli Dei in famiglie normalmente composti da una divinità, il coniuge e il figlio.

enneade.jpgEsempio fondamentale e eclatante è l'antico egitto, erano particolarmente presi dal problema di chi era il più vecchio degli esseri: Nun, Atum, Shu o Tefnut. Dopo vari studi giunsero alla conclusione che Atum era immanente di Nun e che Shu era contemporaneo di Atum. Si formò così la trinita: Atum-Shu-Tefnut.

Si riteneva che Atum avesse generato dalla propria saliva il dio Shu e la dea Tefnet, che avevano a loro volta generato Geb e Nut, che ebbero come figli Osiride e Seth con le loro sorelle Iside e Nefti.

Con Atum gli otto Dei formavano la ‘Grande Enneade di Eliopoli’ (immagine a sinistra) cui fece presto seguito la ‘Piccola Enneade’ che comprendeva Horo, Thoth, Anubi, Maat e altre divinità di minore importanza. La Grande Enneade agisce come un’unica divinità: tutti gli Dei che ne fanno parte sono perciò identificati in un’unica persona, rappresentano aspetti particolari di un’unica essenza divina.


Le trinità della mitologia egizia sono diverse, ecco le principali:

Osiride-Iside-Horus (nell'immagine sotto)

Ptah-Sekmet-Nefertem (triade di Menfi)

Amon-Khonsu-Mut (triade di Tebe)

Khnum-Satet-Anuket (triade di Elefantina)


triade egizia.jpg



Nel 1930 a Gerico sono state portate alla luce tre statue di grandezza naturale rappresentanti un dio-padre barbuto, una dea-madre e un dio-bambino, che rappresentano uno dei più antichi esempi del culto di una trinità fecondatrice.

Vediamo ora altri esempi di trinità.

Dalla Mitologia greca ecco alcune triadi:

Iperione, figlio di Urano e Gea, generò con la sorella Teia la triade composta da Elio (Sole) – Selene (Luna) – Eos (Aurora).

Latona, personaggio della mitologia greca, la vede di solito strettamente associata e costituisce una triade con Apollo e Artemide.

Altri concetti di trinità nella mitologia greca possiamo trovarli in Chronos il Dio assoluto che genera prima due persone: Etere e Caos e poi la terza Fanete. La stessa Fanete in seguito viene identificata in tre personalità quali Fanete colei che appare o mostra, Eros l'amore e Metide colui o colei dal saggio consiglio. Altra rappresentazione trinitaria era Caos-Gea-Eros il cui significato era che dallo spazio vuoto e la terra ebbe origine l'amore.

Le divinità della triade greca Dionisio-Demetra-Core vennero introdotte a Roma nel 496 a.C. con i nomi, rispettivamente, di Liberio-Cesare-Libera. Sempre a Roma troviamo Giove-Giunone-Minerva (sotto).


storia-la triade di palestrina w.jpg


Una creazione religiosa tipicamente romana pare essere la costruzione della triade divina formata da Giove-Marte-Quirino che riflette probabilmente la struttura della società: Giove vi corrisponderebbe alla funzione sacerdotale e regale, Marte a quella guerriera, Quirino a quella dei produttori.

Mercurio è sovente rappresentato con tre teste e rappresenta un esmpio di trinità tricefala molto presente nella scultura romanica francese.

La Mitologia Etrusca comprende la trinità di Tinia-Uni-Menvra.


Nella regione scandinava venivano venerate le statue di tre divinità: la più potente, Thor, aveva il trono al centro, Odino (Wodan) e Fery (Fricco Freyr o Fro) invece ai suoi fianchi.


Honir, divinità della mitologia germanica, insieme con Odino e Lodhur, costituisce una triade.


sumeri_html_m5a132e0b.jpgNella area babilonese a assira si credeva che l'universo fosse diviso in tre parti e queste parti governate ognuna da tre dei: Anu che governava il cielo, Enlil che dominava la terra e Ea che era il sovrano delle acque, essi costituivano la triade dei Grandi Dei.


Nei primi secoli d.C. il culto di Mitra era la religione più diffusa nell’Impero romano. Nel culto di Mitra, vi è una triade formata da: Ormuzd-Anahita-Mitra.


Ricorre spesso il numero tre nelle religioni orientali. Un esempio: Brahma, Visnù e Shiva (immagine sotto): definizione politeistica della Trimurti. Trimurti, concezione indù che considera il mondo retto da una trinità divina composta da Brahma, dio creatore, Visnù, conservatore, e Shiva, distruttore. Ognuna di queste divinità fa capo, a sua volta, alla sua Trimurti.


hindutrinity2.jpg


Delle tre persone della Trimurti, la più importante all’origine è Brahma, il dio che ha i poteri della creazione. Ma appunto per questo agli induisti Brahma sembra più lontano. Più alto, meno visibile, meno rappresentabile. Alla lunga passa in secondo ordine e viene nominato sempre meno nei testi più recenti. Il posto principale nella Trimurti finisce per essere preso da Visnù.

Trimurti è il termine religioso del tardo bramanesimo, che indica la trinità delle forze cosmiche nell’unità del dio.
La trimurti è stata intesa come la triplice potenzialità del dio assunto a Signore Supremo e artefice, attraverso emanazioni divine, della creazione, della durata e della distruzione dell’universo.

trimurti01_300.jpgTrimurti, (che ha tre aspetti), nell’induismo indica una triade divina, rappresentata nell’iconografia come un essere umano con tre volti, costituita da Brahma, Visnù, Shiva, alludente alla fondamentale unità divina con i tre aspetti creatore, conservatore e distruttore (o rinnovatore) dell’universo.

Un teologo ha scritto: ‘Colui che è Shiva è pure Visnù, e quegli che è Visnù è pure Brahma: una natura, ma tre déi, Shiva, Visnù e Brahma’.





trikaya.JPGTrikaya (i tre corpi): da essi ha tratto il nome una dottrina del buddismo Mahayanico che presenta una certa corrispondenza con quella cristiana della Trinità. La Bodhi (l’illuminazione, la conoscenza) si manifesta in un triplice corpo: come Dharmakaya, che è il vero essere del corpo, come Nirmanakaya, o corpo trasformato o della forma, come quello rivestito dal Buddha storico, e come Sambodakaya, o corpo della beatitudine, considerato dalla comunità buddista come quello della salvezza.

Per la dottrina dei tre corpi del Buddha (oltre al corpo di terra ci sono anche il corpo spirituale e, infine, il corpo Dharma) si potrebbero stabilire, con qualche semplificazione, alcuni paralleli con il cristianesimo.





Addirittura nelle religioni precolombiane dell'america centrale ci sono segnali di trinità, lungi quindi la possibilità di influenza, si parla di una trinità composta da Aponti-Churunti-Intiquaoqui, tale trinità fà riferimento al culto solare e vengono indicati come Padre e Signore Sole, il Figlio Sole e il Fratello Sole. Curioso il fatto che la scoperta fù fatta da un sacerdote che ovviamente attribuì il tutto al diavolo.
trinita.gifCome si evince da questa carrellata di citazioni, la filosofia e la tradizione pagana, influenzò il Cristianesimo, tanto che si cominciò a raffigurare la rappresentazione della Trinità cristiana anche all’interno delle Chiese, così Padre, Figlio e Spirito Santo assunsero l’immagine di un Dio con tre teste in un unico corpo.

La prima raffigurazione della trinità divina, ci appare come Padre-Figlio-Madre, esattamente come quelle pagane: lo spirito era dunque un’entità femminile.

Uno storico asserisce che:"Se il paganesimo fù sconfitto dal cristianesimo, è altrettanto vero che il cristianesimo fù corrotto dal paganesimo.Il puro deismo dei primi cristiani, fù cambiato, dalla chiesa di Roma, nell'incomprensibile dogma della trinità. Molte credenze pagane, inventate dagli egiziani e idealizzate da Platone, furono ritenute degni di fede e conservate". da Histoy of Christianity, New York 1891.

Come risulta evidente da questo escursus nelle trinità dei vari culti religiosi possiamo anche concludere che durante la nascita del cristianesimo prendere un esempio importante e sempre presente nelle religioni conosciute dell'epoca era fondamentale, per permettere così la conversione dei fedeli in quella che si professava l'unica vera religione. Quindi includere la trinità nel cristianesimo divenne fondamentale se non necessario.

CONSIDERAZIONI DELLA CHIESA CATTOLICA IN MERITO ALLA TRINITA'

Ecco come viene spiegato ad un credente il mistero della trinità, questo che leggerete in seguito è stato preso da un Forum della Chiesa Romana.

1. Qual è il mistero centrale della fede e della vita cristiana?
Il mistero centrale della fede e della vita cristiana è il mistero della Santissima Trinità. I cristiani vengono battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
2. Il mistero della Santissima Trinità può essere conosciuto dalla sola ragione umana?
Dio ha lasciato qualche traccia del suo Essere trinitario nella creazione e nell'Antico Testamento, ma l'intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione umana, e anche alla fede d'Israele, prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio e dell'invio dello Spirito Santo. Tale mistero è stato rivelato da Gesù Cristo, ed è la sorgente di tutti gli altri misteri.
3. Che cosa Gesù Cristo ci rivela del mistero del Padre?
Gesù Cristo ci rivela che Dio è «Padre», non solo in quanto è Creatore dell'universo e dell'uomo, ma soprattutto perché genera eternamente nel suo seno il Figlio, che è il suo Verbo, «irradiazione della sua gloria, impronta della sua sostanza» (Eb 1,3).
4. Chi è lo Spirito Santo, rivelato a noi da Gesù Cristo?
È la terza Persona della Santissima Trinità. È Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio. Egli «procede dal Padre» (Gv 15,26), il quale, principio senza principio, è l'origine di tutta la vita trinitaria. E procede anche dal Figlio (Filioque), per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio. Inviato dal Padre e dal Figlio incarnato, lo Spirito Santo guida la Chiesa «a conoscere la Verità tutta intera» (Gv 16,13).
5. Come la Chiesa esprime la sua fede trinitaria?
La Chiesa esprime la sua fede trinitaria confessando un solo Dio in tre Persone: Padre e Figlio e Spirito Santo. Le tre Persone divine sono un solo Dio perché ciascuna di esse è identica alla pienezza dell'unica e indivisibile natura divina. Esse sono realmente distinte tra loro, per le relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: il Padre genera il Figlio, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.
6. Come operano le tre Persone divine?
Inseparabili nella loro unica sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nel loro operare: la Trinità ha una sola e medesima operazione. Ma, nell'unico agire divino, ogni Persona è presente secondo il modo che le è proprio nella Trinità.
7. Chi ha creato il mondo?
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile del mondo, anche se l'opera della creazione del mondo è particolarmente attribuita a Dio Padre.

Estrapolato dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Come si può notare quello che viene considerato da loro stessi il punto centrale della fede cristiana ha come spiegazione il fatto che la mente umana non può comprenderlo, difatti si mettono in mezzo spiegazioni vaghe sul fatto che è uno ma sono tre ma non sono divisi. Bisogna inoltre considerare che questi vaneggiamenti sono usciti fuori dai vari concili e che per rendere inattaccabile la dottrina cristiana il nascondersi dietro a cose che la mente umana non può capire è la soluzione più logica, ma che implica l'uso dell'intelligenza per nascondere la verità. Difatti per centinaia di anni la chiesa produceva preti dotti che avevano a che fare con il popolo ignorante, quindi facilmente addomesticabile, coloro che invece utilizzavano la loro intelligenza erano uccisi o minacciati di morte di cui un esempio che può comprendere tutti è stato Galileo.

Aggiungo ancora una considerazione, forse la più importante, tutto quello che viene detto e spiegato in merito ai misteri e ai dogmi della fede cristiana non sono altro che considerazioni, studi, creazioni e invenzioni dei partecipanti ai concili. Difatti volendo prendere anche per vero, ma vedremo che comunque non è proprio così, quanto è scritto nella bibbia, possiamo renderci conto che Gesù ha mai detto nulla in merito, e tantomeno nulla è riportato nell'antico testamento.