lunedì 3 ottobre 2011
DISINFORMAZIONE DI STATO
Etichette: cristianesimo, Gesù
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mercoledì 27 aprile 2011
GESU' ?
di Ludovico Mazzero
Nonostante siano stati ritrovati rotoli come quelli di Qumran, risalenti all’epoca di Gesù, non ci è rimasto niente di scritto su di lui che derivi dal suo tempo. Se uno volesse comporre i Vangeli che leggiamo oggi a partire dai resti di libri antichi dovrebbe far uso di manoscritti del IV secolo d.C., cioè composti ben trecento anni dopo la sua morte. Eppure vi furono autori che scrissero di lui fin dai momenti della sua vita, ad esempio il suo apostolo Matteo. Ricordiamo inoltre che egli fu processato davanti al Sinedrio e al governatore Pilato. Ma soprattutto scrissero di lui Paolo, Pietro e tanti altri cristiani prima del IV secolo. Se la sua biografia era tanto preziosa, e se la Chiesa sostiene che quei Vangeli sono “divinamente ispirati”, come mai non ne è stata conservata una sola copia?
La datazione tarda dei primi manoscritti, i cosiddetti “testimoni”, non è una faccenda banale. Essa infatti insinua il dubbio che quei testi possano essere stati più volte ritoccati nel tempo fino ad arrivare alla stesura giunta fino a noi e ormai immodificabile. Le correzioni avrebbero consentito di migliorare non tanto il testo in sé, quanto il personaggio che scaturiva da quegli scritti. Che però non era ancora un personaggio “storico” perché, a leggere il Nuovo Testamento, di quanto accadeva nel I secolo ben poco si sa. E allora da quali altri scrittori si può contestualizzare la vicenda cristiana?
Di questo devono essersi preoccupati gli autori ecclesiastici del IV-V secolo, Eusebio e Orosio, quando cominciarono a scrivere le loro Storie in cui narravano quanto era accaduto dall’inizio dei tempi, passando per Gesù e fino ad arrivare ai loro giorni. Ma anche qui vi sono degli elementi quantomeno sospetti. Prendiamo ad esempio le Storie contro i pagani di Orosio, composte all’inizio del V secolo. La copia più antica è datata a quell’epoca, ma è mutila proprio del VII libro che parla di Gesù, che ritroviamo solo in un altro esemplare risalente a tre secoli dopo. Quante notizie potevano essere cambiate in trecento anni sui fatti ai tempi di Gesù?
La vicenda si fa ancora più intricata quando si pensa che a scrivere della storia “ufficiale” del I secolo non avrebbero dovuto essere dei “cristiani”, bensì dei funzionari imperiali “pagani”. Quindi le notizie del tempo di Gesù dovrebbero essere state registrate prima della scrittura di quelle bibliche. Ecco invece che, casualità delle casualità, i testi “pagani” sono spariti mentre i più antichi rimasti sono quelli cristiani. Perché infatti le copie più vecchie di autori famosi come Svetonio, Tacito e Giuseppe Flavio risalgono al Medioevo, nove o più secoli da quando i fatti furono registrati per la prima volta.
Questo ha qualche significato per chi dubita della figura storica di Gesù? Certo, perché a queste informazioni si aggiunge la certezza che quei testi non sono stati ricopiati da mani “super partes”, ma sono passati tutti per quelle della Chiesa. La quale ha avuto la possibilità non solo di scrivere quello che ha creduto su Gesù, ma anche sul contesto storico in cui ha operato.
L’eventualità che quindi la figura di questo uomo “perfetto” sia stata ricostruita andando a “calibrare” le informazioni provenienti dal passato è resa probabile dalle evidenze documentali appena menzionate.
È facile infatti ipotizzare che la Chiesa abbia prima imposto il suo Credo, anche violentemente come purtroppo ha fatto più volte, e poi abbia cercato di conformare la storia ad esso. Questo spiegherebbe perché i testi più antichi che noi possediamo siano cristiani ma non trattino di storia, mentre viceversa quelli attribuiti agli storici “pagani” sono molto più recenti.
Eppure, quando quei monaci scrissero per esempio le opere di Svetonio o di Tacito, avevano sotto mano quelle più antiche che in teoria stavano ricopiando. Perché avrebbero dovuto buttarle via? Supporre che fossero malridotte è un’ipotesi non sufficiente.
Più consistente sarebbe considerare quei testi storici “eretici” come tanti altri che venivano abitualmente “purgati” dalla censura ecclesiastica fino a secoli recenti. Il lavoro degli uomini di Chiesa non fu quello di semplici amanuensi, ma di riscrittori dei fatti storici. Il sospetto che abbiano buttato via il vecchio, perché scomodo, confezionando per i posteri qualcosa di più aderente al Credo cattolico è davvero troppo forte.
La conclusione che ne deriva è che se vennero modificati i testi storici dell’epoca di Gesù, ciò significa che la sua figura non è storica, quindi non è vera, o meglio ancora è artefatta. Per questo è troppo bella, perché non è vera. Per sostenere questa sorta di “assassinio della storia”, dobbiamo trovare un “movente”, da porre a monte della giustificazione di adattare la storia al personaggio di Gesù. Bisogna infatti sindacare il motivo per cui la Chiesa avrebbe avuto l’interesse di propagandare alle masse e tra i “gentili” un Gesù-dio che neanche i suoi conterranei Giudei, che in teoria lo conoscevano molto bene, hanno mai accettato come tale.
Etichette: Gesù
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mercoledì 14 aprile 2010
COMMENTO AL LIBRO DI RATZINGER
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venerdì 24 aprile 2009
PAOLO DI TARSO: il vero fondatore del cristianesimo?
Riporto un articolo di David Donnini, un insegnante che ha scritto alcuni libri sul cristianesimo, e di conseguenza, le sue ricerche in merito sono da considerare valide e significative.
Le opinioni in merito le possiamo anche ritrovare in alcuni capitoli dei libri di Deschner, dove si nota una certa concordanza di pareri.
CRISTIANESIMO PAOLINO E NEO-CRISTIANESIMO
di David Donnini
È stato Paolo di Tarso a operare la revisione del messianismo tradizionale degli ebrei e la sua trasformazione in una teologia destinata a staccarsi dalla matrice giudaica o, addirittura, a porsi in conflitto con essa per i secoli successivi. Ma chi era Paolo di Tarso? E perché avrebbe inventato il cristianesimo?
Il personaggio chiave di questa reinterpretazione non avrebbe potuto essere un ebreo palestinese, nato e cresciuto nell'atmosfera gerosolimitana, che avesse ricevuto la sua formazione in quel panorama rigorosamente bipolare in cui l'ortodossia sadducea e le dispute farisaiche (l'ebraismo del tempio e della città) si contrapponevano all'integralismo dei puristi (l'ebraismo del deserto e delle campagne). L'uomo nuovo doveva necessariamente essere un ebreo della diaspora, un civis romanus, un benestante, avvezzo alla convivenza multietnica, multiculturale e multireligiosa, e con un orizzonte mentale che lo collocasse a cavallo fra l'universo ebraico e quello ellenistico. Uno che sapesse pensare qualcosa di diverso. Esattamente come il fariseo tarsiota Shaul.
Fu infatti un uomo così, che noi conosciamo come San Paolo, a fare qualcosa di concreto per uscire dalla paralisi in cui si trovavano tutti gli ebrei che non solo disapprovavano nella stessa misura la conveniente connivenza coi romani e lo sconveniente integralismo Yahwista, ma che fossero arrivati al punto di nutrire un profondo bisogno interiore di immaginare un orizzonte al di là di questo sclerotico bipolarismo.
La letteratura cristiana lascia questo personaggio in una condizione di quasi anonimato, sfocandone al massimo il profilo biografico e l'identità anagrafica. Non sappiamo quando sia nato, chi fosse la sua famiglia, in che periodo sia venuto a Gerusalemme per compiere gli studi e, quel ch'è più clamoroso, lo scritto del Nuovo Testamento che si occupa di lui (Atti degli Apostoli) lo abbandona completamente a metà di un percorso narrativo, senza dire niente sul suo destino.
Le sue lettere, che oggi appartengono al corpus del canone neotestamentario, hanno l'aria di essere dei documenti contraffatti, se non del tutto fasulli. Alcuni autori giungono persino a mettere in dubbio il fatto che questo personaggio fosse un autentico ebreo, come egli proclama negli scritti del Nuovo Testamento che gli sono attribuiti.
Nel Nuovo Testamento si racconta che "Paolo si convertì" sulla via di Damasco, si dice che da una condizione di cecità tornò successivamente alla visione, per poi trattenersi tre anni nel deserto, prima di fare ritorno a Gerusalemme. In questo modo è stato rappresentato senz'altro un percorso individuale che, partito da una adesione evidentemente non del tutto convinta alle posizioni reazionarie del sinedrio ebraico, è passato attraverso il confronto con le posizioni della dissidenza messianista, risoltosi anche questo nell'impossibilità di adesione e, successivamente, è sfociato nella elaborazione di una nuova concezione messianica. Diciamo "nuova" nel senso che superava quella classica Yahwista, non certo nel senso che i suoi contenuti fossero del tutto originali e esenti da derivazioni di qualche genere; anzi, l'elaborazione di Paolo consistette proprio in una colossale operazione sincretistica, che sposò la visione biblica degli ebrei con le teologie della salvazione ellenistiche ed orientali, nelle quali si parlava spesso di dei morenti e risuscitanti.
Si può sostenere, in modo abbastanza verosimile, che Paolo fosse un personaggio molto legato e compromesso col mondo romano, soprattutto per il fatto che la sua professione sarebbe stata quella di produrre tessuti per tendaggi in uso alle legioni militari imperiali. E' certo che i suoi famosi viaggi non sono stati effettuati al fine primario di compiere un'opera missionaria ma che, piuttosto, egli ha approfittato della circostanza professionale dei suoi continui spostamenti commerciali per svolgere anche un proselitismo politico-religioso (nel mondo semitico degli ebrei la politica e la religione sono legate indissolubilmente da una concezione di vita prettamente teocratica).
Ciò che caratterizza l'identità culturale di Paolo è una ebraicità molto aperta, una estrema abitudine, per ragioni di ambiente di nascita e di esperienze di vita, al contatto con le culture gentili, ovverosia pagane. E non c'è alcuna possibilità di comprendere storicamente questo individuo e la sua opera se non si parte proprio dall'idea che tutto si origina nel contrasto stridente fra la ebraicità ottusa, fanatica, fondamentalista e xenofoba (la concezione hassidica, sviluppatasi dal patriottismo politico religioso dei maccabei del II secolo a.C.) che nel I secolo d.C. trovò la sua principale espressione nel messianismo esseno-zelota, e la sua collocazione geografica nell'ambiente palestinese, e l'ebraicità aperta, maturata attraverso il contatto e la convivenza con i popoli e le culture gentili, disponibile alla reinterpretazione delle scritture in senso molto elastico (una concezione di cui furono tipici rappresentanti uomini come Filone Alessandrino, Giuseppe Flavio, e per primo Shaul, successivamente nominato Paolo), per niente interessata allo sviluppo di una conflittualità estrema fra Israele e Roma, con una collocazione geografica rivolta soprattutto agli ambienti della diaspora.
Sono le tensioni fra questi due modi di essere ebrei, e le drammatiche vicende politiche e militari della nazione ebraica sotto il dominio imperiale, sempre in altalena fra le azioni dei patrioti Yahwisti e le repressioni romane, che fornirono i presupposti del processo attraverso il quale si sviluppò per gradi prima, una coscienza ostile al messianismo radicalmente interpretato secondo la concezione hassidica, poi una corrente politica altrettanto radicalmente anti-messianista, espressione delle classi dominanti di Israele (sadducei e farisei), quindi una tendenza a rileggere le profezie messianiche con significati contrari a quelli hassidici, e aperta ai contributi teologici delle spiritualità gentili, infine una corrente militante, di cui il San Paolo del dopo Damasco fu il fondatore e il promotore indefesso, che, pur di contrastare il messianismo hassidico e i suoi estremi pericoli per la sicurezza della nazione ebraica, era disposta a crearne un altro, coerente con le teologie escatologiche straniere, sopportando il rischio che ciò innescasse una sorta di mitosi teologica il cui prodotto, alla fine, fosse la nascita di una nuova religione e la sua scissione dal giudaismo.
In un primo tempo Paolo sarebbe stato senz'altro un esponente della corrente politica radicale anti-messianista, espressione delle classi dominanti di Israele. E' facile che egli, in quanto benestante, colto, professionista con molte occasioni di viaggio e con molti contatti in ambienti sia ebraici che greco-romani, sia stato coinvolto nella politica di repressione delle "brigate messianiste" e che abbia collaborato come informatore o anche in modo più consistente.

Non si dimentichi che i cristiani, al centro della attenzione repressiva, in questa fase del processo di evoluzione del cristianesimo, non erano ancora ciò che intendiamo oggi con quel termine, bensì erano i giudei messianisti, ovverosia i membri delle sette che aspiravano alla rinascita del regno di Yahwè e all'interno delle quali si individuavano le figure degli aspiranti messia.
Siamo noi che commettiamo il gravissimo errore di interpretare il movimento dei seguaci diretti di Cristo come se questi avessero già incorporato la filosofia espressa nel Nuovo Testamento, che rende spoliticizzato, degiudaizzato e pacifista il messaggio evangelico, prima ancora che Paolo lo avesse formulato.
In realtà, gli stessi Atti degli Apostoli, sebbene siano stati redatti col preciso scopo di mistificare le origini storiche del cristianesimo innestando in modo del tutto artificiale le idee di Paolo sulla figura di Gesù Cristo, mostrano in modo chiarissimo l'esistenza di un grave conflitto fra una corrente giudaizzante (identificata nelle persone come Pietro e Giacomo, il fratello di Gesù) e una corrente che talvolta definiamo ellenistica (identificata nelle persone come Paolo e i suoi seguaci).
In un secondo tempo San Paolo avrebbe maturato un atteggiamento diverso, probabilmente rendendosi conto che la strada della semplice repressione politica, consistente nell'arresto e nella eliminazione fisica degli esponenti messianisti, non avrebbe funzionato molto, tanto più che le ideologie radicali del tipo esseno-zelotico non si fermano davanti al martirio (abbiamo visto il comportamento dei cittadini di Gamla e degli assediati di Masada) ma, al contrario, ne traggono nuovo orgoglio e nuova energia combattiva. In pratica San Paolo comprese che l'ideologia messianista tradizionale avrebbe potuto trovare un antagonista valido solo in un'altra ideologia, e che l'argine per ostacolare l'espansione del messianismo radicale nei diversi strati della popolazione ebraica avrebbe potuto essere offerto solo da un altro messianismo, non così bellicoso, non così ispirato alla escatologia nazionalistica, ma comunque rispondente ad istanze che avessero una risonanza reale nella gente e in larghi strati di popolo.
Insomma, invece di seguire la via degli arresti e delle esecuzioni, Paolo preferì offrire un'alternativa all'idea della salvezza nazional-religiosa (questa fu la sostanza reale della sua conversione) e si adoperò per creare un messianismo più convincente di quello che, pur solleticando l'orgoglio etnico, che è il tratto distintivo di ogni ebreo, metteva tutti quanti di fronte al rischio concretissimo (poi confermato dalle vicende della guerra degli anni 66-70) che i romani ricorressero alla soluzione definitiva e che Israele precipitasse nella più sventurata delle catastrofi.
E' questa, e soltanto questa, la corretta chiave interpretativa attraverso la quale noi possiamo capire ciò che gli Atti degli Apostoli ci presentano, molto opportunisticamente, come una semplice divisione di competenze fra Paolo e gli Apostoli giudaizzanti: evangelizzatore dei gentili l'uno, evangelizzatori degli ebrei gli altri.
Altro che divisione di competenze! La verità è che questi ultimi erano legati alla concezione messianica di derivazione maccabea, ovvero al patriottismo nazional-religioso degli esseno-zeloti, ostile per natura al mondo gentile; mentre Paolo aveva già sparso i semi di una filosofia di apertura al pensiero extragiudaico, al punto da rappresentare il suo Gesù Cristo con caratteristiche che appartengono assai più agli dei incarnati e risuscitanti delle teologie gentili che non alla figura messianica delle profezie giudaiche.
Ora, noi abbiamo molti motivi per credere che Paolo, nella sua città di origine, Tarso, in Cilicia, abbia avuto contatti molto ravvicinati con le culture religiose ellenistiche ed orientali, anzi, proprio con i culti detti misteriosofici, in cui si celebravano complicati riti iniziatici. Ora, la quasi totalità dei cristiani nega che il Cristo giustiziato da Ponzio Pilato, con l'accusa di avere militato per diventare "re dei Giudei", avesse l'intenzione di diventare realmente "re dei Giudei" e abbia mai avuto a che fare col messianismo nazional-religioso degli esseni e degli zeloti. E supportano questa loro irremovibile convinzione sulla base della tradizionale immagine evangelica di un Gesù che predica amore, pace, perdono, non violenza, che contraddice alcune caratteristiche del pensiero ebraico messianista (Gesù siede a tavola coi gentili, deroga alla regola del sabato...) e considerano la vicenda del processo, della condanna e della esecuzione romana mediante crocifissione (il tipico destino dei latrones e dei sicarii, ovverosia degli zeloti) come un clamoroso equivoco giudiziario, da cui Pilato, vittima dei raggiri dei sacerdoti del tempio, esce praticamente scagionato, e con lui tutti i romani. Un equivoco generato dalle false accuse che i giudei avrebbero prodotto nel presentare Gesù a Ponzio Pilato, per poterlo fare giustiziare dai romani. Un equivoco, dobbiamo aggiungere, la cui conseguenza è stata, fra l'altro, la crescita di un atteggiamento fortemente antisemita in tutto il mondo occidentale, nei secoli a venire.
Ma il meccanismo non è questo; non sono false quelle accuse di militanza esseno-zelota, bensì l'immagine del Cristo costruita a posteriori dalla scuola di San Paolo. E naturalmente non è legittimo dimostrare che il Cristo era un pacifista, estraneo ai movimenti esseno-zelotici, sulla base di documenti posteriori costruiti ad hoc per supportare una ideologia che andava prendendo piede come alternativa al messianismo bellicoso dei fanatici yahwisti.
E' esattamente come se qualche socialdemocratico, ostile all'ideologia marxista leninista, avesse revisionato l'immagine ideologica di Che Guevara, poi avesse fatto scomparire tutti i documenti che testimoniano l'uomo storico, ne avesse redatti di nuovi che parlano di un Che pacifista, avulso dagli estremismi del marxismo-leninismo, e infine come se i seguaci di questa neo-tradizione sul Che umanitario volessero dimostrare l'estraneità del loro "messia" da ogni militanza rivoluzionaria armata, sulla base di documenti artefatti, le cui bugie sono servite proprio a costruire l'immagine falsata. Ovviamente questo potrebbe essere difficile in un mondo moderno, in cui esistono il giornalismo, la fotografia, la televisione, il cinema e tutto ciò che fissa in maniera inequivocabile certe immagini storiche.
Insomma, quando noi leggiamo i Vangeli (i Vangeli del canone ecclesiastico, naturalmente, non la letteratura primitiva del giudeo-cristianesimo che, del resto, è stata tolta di mezzo), noi non abbiamo davanti agli occhi la testimonianza del Gesù storico, bensì dell'immagine contraffatta in seguito alla revisione paolina. I Vangeli sono il manifesto antimessianista (e quindi anti-Cristo-della-storia) che ci mostra, non le idee di Gesù, ma le idee di Paolo e dei suoi seguaci, ovverosia di colui che è stato fra i nemici più accaniti di Cristo e che non si è affatto convertito ma che, in un secondo tempo, ha convertito l'ideale di Cristo, appartenente al pensiero giudaico più radicale, in una filosofia extragiudaica. Una conversione che è stata ripetuta in modo assai simile, tre secoli dopo, dallo stesso imperatore Costantino, che non si è mai convertito al cristianesimo di Gesù come sostiene una certa retorica storiografica, ma che ha trovato convenienti motivi per convertire ulteriormente la teologia cristiana e renderla sempre più compatibile con le religioni già in voga nell'impero romano (fu Costantino a volere energicamente il concilio di Nicea e a dare inizio ad un'epoca plurisecolare di caccia all'eresia).
In pratica, dopo queste molteplici e successive operazioni di ricostruzione teologica realizzate nell'arco di tre secoli, le cose che leggiamo oggi nei Vangeli servono a dimostrare ciò che Gesù non era molto più di quanto non possano servire a dimostrare cos'era. Anche se questa è un'idea inaccettabile da parte di coloro che sono innamorati dell'immagine neo-cristiana del Gesù figlio di Dio e che non possono tollerare che tale immagine sia così brutalmente ridotta dall'analisi storica ad un prodotto di pura creatività teologica.
Ed ecco la censura del caso Cristo, costituita oltre che da Paolo e da Costantino anche da uomini come Ireneo, Eusebio, Teodoreto... che oggi noi chiamiamo "Padri della Chiesa":
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Pubblicato da Fabry alle 19:02 1 commenti
mercoledì 15 aprile 2009
GESU' E I MIRACOLI
Le varie religioni hanno cercato di rafforzare la loro credibilità con i miracoli, le guarigioni degli ammalati, le resurrezioni, le moltiplicazioni di bevande, la trasformazione di liquidi, le passeggiate sull'acqua, i viaggi all'inferno e nel paradiso non costituiscono una novità, anzi non sono altro che un patrimonio standard di altre religoni.
Nel periodo in cui visse Gesù i miracoli erano abbastanza comuni, Asclepio (Dio greco, imm.sinistra) e Serapide (Dio greco-egizio) apparvero 
camminando sulle acque ai loro fedeli, traendoli in salvo da un naufragio.
Anche Giosuè ed Elia hanno camminato sulle acque.
La resurrezione dei morti era un attività alquanto usuale a quei tempi, a Babilonia vi erano molte divinità utilizzate esclusivamente a quello scopo.
Nella letteratura pagana si trovano anche episodi di moltiplicazione dei pani, in India Vimalakirti (imm.destra) grazie al suo potere miracolistico sfama una folla con poco cibo, moltiplicandolo in quantità sufficente.
Buddha (imm.sinistra) ha avuto molti parallelismi con Gesù, ricordiamo numerose guarigioni di ammalati, ciechi che vedono, sordi che sentono, storpi che camminano eretti.
Durante una piena del Gange Buddha cammina sulle acque e così fà anche un suo discepolo, che ad un certo punto si ritrova ad affondare perchè la sua fede è diminuita....proprio come un certo Pietro. Alla stregua dei discepoli di Gesù anche i discepoli di Buddha compiono miracoli, ma molti anni prima.
Asclepio compiva guarigioni miracolose nel tempio di Epidauro, er
ano conosciute in tutto il mondo e meta di pellegrinaggio, proprio come Lourdes.
Eracle anche conosciuto come Ercole cammina sulle acque.
Dioniso (imm.destra), Dio greco ha compiuto il miracolo della trasformazione dell'acqua in vino e viene narrato nella tragedia Le Baccanti di Euripide (480-406 a.c.)
Apollonio di Tiana (imm.sinistra) è un filosofo, contemporaneo di Gesù, che percorre predicando l'Asia minore, la Siria, la Grecia fino a Roma. Egli scaccia spiriti maligni da una giovane, placa una tempesta marina, cessa un terremoto, guarisce ciechi e paralitici, resusc
ita una fanciulla, e per finire in bellezza resuscita dopo la sua morte.
La resurrezione di Lazzaro è tranquillamente riconducibile ad un episodio della mitologia Egizia, in cui Horus (imm.destra) resuscita El-Osiris (Al-Azarus).
In quell'epoca il mondo era dominato da superstizione e fedi apocalittiche, fiorivano i culti, la magia, ovunque vigeva la credenza della venuta di qualche divinità.
Nelle strade dell'impero romano vagavano saggi posseduti da Dio, visionari, guaritori, mistagoghi, taumaturghi che predicavano e operavano miracoli.
I miracoli altrui erano comunemente riconosciuti, lo stesso Celso riconosce i miracoli compiuti a Gesù, asserendo che li aveva copiati dagli egizi, gli ebrei attibuivano i miracoli di Gesù al demonio, gli evangelisti stessi ci informano che i farisei e i nemici di Gesù operavano miracoli, in seguito i padri della chiesa attibuirono i miracoli altrui al demonio.
Cicerone e in seguito Strabone ritenevano utile il radicamento di questo tipo di superstizione nella gente comune.
Bisogna quindi capire come in un clima di superstizione primitiva risultino comprensibili i miracoli attribuiti a Gesù, egli doveva risultare almeno al pari dei molti guaritori presenti e passati, riportandolo quindi ad una normalità che invece viene esaltata dalla chiesa, che nascondendo tutto il resto lo fà apparire unico e inimitabile.
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domenica 12 aprile 2009
GESU' E I SUOI FRATELLI

Secondo i cattolici l'idea che Gesù avesse dei fratelli è assolutamente inconcepibile, la verginità perpetua di Maria è un fondamento del credo cristiano e non può essere attaccato, nè discusso.
Secondo i cattolici quando si parla di fratelli si intende cugini o parenti in generale, la spiegazione viene data su basi linguistiche, l'antico testamento è scritto in ebraico e aramaico e in queste lingue esiste un solo termine per indicare fratelli, cugini e parenti. La spiegazione ovviamente non regge in quanto in tutto l'antico testamento vengono spiegate benissimo le varie parentele utilizzando termini quali "figlio de figlio", "figlio dello zio" etc. Inoltre con questa affermazione ci si dà la zappa sui piedi perchè il nuovo testamento è stato scritto in greco comune, dove i termini sono ben distinti e conosciuti, ad esempio fratello si dice adelfòs, cugino è anepsiòs e parente è sunghenès.
Considerando che la verginità di Maria è fondamentale per la chiesa è poco probabile che coloro che hanno scritto questi testi siano stati così poco attenti a precisare i fatti e le parentele.
Quale importanze può avere associare Maria con i cugini di Gesù?
Nell’episodio narrato nel vangelo di Matteo ad un certo punto Gesù dice:” Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli? Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre”. In base a questa frase egli avrebbe detto che.” Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è cugino, cugina e madre”, che obbiettivamente ha ben poco senso.
Nel Vangelo di Giovanni si dice che “neppure i suoi fratelli credevano in lui”, si fosse trattato dei cugini non sarebbe stato sottolineato come motivo di scandalo.
In due lettere di Paolo si evidenzia la differenza dei gradi di parentela, difatti nella lettera ai Galati egli dice:”Non vidi nessun altro degli apostoli, fuorchè Giacomo il fratello(adelfòs) del Signore”, invece nella lettera ai Colossesi cita:”Vi salutano…Marco, il cugino (anepsiàs) Barnaba”.
In Matteo si parla di Simone detto Pietro e Andrea dicendo che erano fratelli (adelfòs) e per i cattolici tali sono, non supposti cugini o parenti.
Si parla poi di Gesù come primogenito in varie occasioni quali la nascita di Gesù a Betlemme nei vangeli di Luca che lo definisce chiaramente primogenito.
Nel vangelo di Matteo abbiamo un taglio abbastanza clamoroso, la frase che leggiamo adesso è:”…la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesu”, ma riprendendo la versione corretta in greco la frase originale risulta essere:”E non la conobbe finchè ella non ebbe partorito il suo figlio primogenito, e gli dette nome Gesù”.
Ecco altre testimonianze in cui si parla dei fratelli di Gesù:
- "Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Joses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?" (Marco 6, 3).
- "Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?" (Matteo 13, 55).
- "Dopo questo fatto, discese a Cafàrnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni." (Giovanni 2,12).
- "Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne; i suoi fratelli gli dissero: "Parti di qui e và nella Giudea perchè anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai..." (Giovanni 7, 2).
- "Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (At 1, 14).
- "Solo tre anni dopo andai a Gerusalemme per conoscere Pietro e non vidi nessuno degli altri apostoli, ad eccezione di Giacomo, il fratello del Signore..." (Gal 1, 18-19).
Ed altre testimonianze al di fuori dei vangeli:
- "Poi egli comparve a Giacomo, uno dei cosiddetti fratelli del Salvatore" (Eus. di Cesarea, Hist. Eccl. I, 12, 5).
- "In quel tempo Giacomo, detto fratello del Signore, poiché anch'egli era chiamato figlio di Giuseppe, e Giuseppe era padre del Cristo..." (Idem II, 1, 2).
- "Giacomo, fratello del Signore, succedette all'amministrazione della Chiesa insieme con gli apostoli..." (Ivi II, 23, 4).
- "Della famiglia del Signore rimanevano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello suo secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di Davide" (Ivi III, 20, 1).
- "...convocò una sessione del Sinedrio e vi fece comparire il fratello di Gesù detto Cristo che si chiamava Giacomo" (Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche, XX, 200).
Come si può notare i tentativi dei cattolici di screditare il fatto che Gesù avesse dei fratelli sono molto deboli e senza possibili repliche, e quindi anche il credo fondamentale sulla verginità eterna di Maria risulta non credibile, ovvero un'altra verità portata alla luce.
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GESU': quello che non ha mai detto

La base fondamentale della religione cristiana è ciò che troviamo scritto nella bibbia, e più precisamente si fà riferimento ai vangeli.
Tutto quello che è stato deciso nei 28 concili ecumenici (di cui parleremo in un altro articolo) si basa esclusivamente su quanto scritto nel nuovo testamento, ma analizzando gli scritti in questione ci rendiamo conto che molte cose mai sono state dette dal protagonista principale, Gesù.
Ecco i punti principali:
- Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione
- Gesù non ha mai detto di voler morire per sanare il peccato originale, per ristabilire l'alleanza tra Dio e gli uomini
- Gesù non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo ha concepito per intervento di un Dio
- Gesù non ha mai sostenuto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona e tantomeno con una entità denominata spirito santo
- Gesù non ha mai dato particolare valore al battesimo
- Gesù non ha mai parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie e formule
- Gesù non ha mai pensato di creare uno sterminato esercito di santi
- Gesù non ha mai chiesto che venissero scritte le sue parole, nè tantomeno ha mai messo per iscritto i suoi pensieri o le sue idee
Invece da circa 2000 anni ci ritroviamo con una religione diffusa in tutto il mondo e con milioni di credenti, le cui basi si fondano sul concepimento verginale, un Dio composto da tre persone ma unico (di cui si tratta nell'articolo precedente in modo completo), un rito di importanza fondamentale quale il battesimo, migliaia di santi, una ritualità complessa e varie liturgie, un esercito di rappresentanti di vari livelli.
Inoltre numerosi studi di cui si viene finalmente a conoscenza asseriscono che alcune questioni descritte nei vangeli potrebbero essere frutto di ben altre persone, quali l'episodio dell'adultera in cui Gesù avrebbe detto "chi è senza peccato scagli la prima pietra" sarebbe stato aggiunto da un copista e non apparteneva al vangelo originale di Giovanni, l'episodio del figliol prodigo apparterrebbe alla religione buddista.
Si parla inoltre di innumerevoli errori di traduzione, per non parlare di possibili manipolazioni, difatti dobbiamo pensare anche che c'è stata un evoluzione dei testi e innumerevoli trascrizioni fatte a mano nell'arco di centinaia di anni, senza contare le origini dubbie (di cui parlerò in un prossimo articolo) di chi ha scritto i 4 vangeli.
Ritengo che riflettere su quello che non ha mai detto Gesù debba far pensare molti credenti...e inoltre c'è la questione dei vangeli apocrifi (di cui tratterò in un altro articolo), che possono avere la stessa attendibilità dei 4 canonici, ma non vengono considerati dalla chiesa.
Etichette: cristianesimo, Gesù, religione
Pubblicato da Fabry alle 11:38 0 commenti
sabato 11 aprile 2009
LA TRINITA'
La triade religiosa è presente nelle culture di molti popoli molto tempo prima della comparsa del cristianesimo.
Nel mondo sono presenti numerose tradizioni che metto in relazione la trinità con la causa prima, possiamo trovare questa struttura concettuale in india, iran, egitto, roma, grecia e altri popoli. Il riunire divinità in triadi è relativa al fatto che si pensava che il numero tre riuniva varie cose come una suddivisione del cosmo e le manifestazioni della vita. Cercando di portare ordine in una foresta di divinità si riunivano gli Dei in famiglie normalmente composti da una divinità, il coniuge e il figlio.
Esempio fondamentale e eclatante è l'antico egitto, erano particolarmente presi dal problema di chi era il più vecchio degli esseri: Nun, Atum, Shu o Tefnut. Dopo vari studi giunsero alla conclusione che Atum era immanente di Nun e che Shu era contemporaneo di Atum. Si formò così la trinita: Atum-Shu-Tefnut.
Si riteneva che Atum avesse generato dalla propria saliva il dio Shu e la dea Tefnet, che avevano a loro volta generato Geb e Nut, che ebbero come figli Osiride e Seth con le loro sorelle Iside e Nefti.
Con Atum gli otto Dei formavano la ‘Grande Enneade di Eliopoli’ (immagine a sinistra) cui fece presto seguito la ‘Piccola Enneade’ che comprendeva Horo, Thoth, Anubi, Maat e altre divinità di minore importanza. La Grande Enneade agisce come un’unica divinità: tutti gli Dei che ne fanno parte sono perciò identificati in un’unica persona, rappresentano aspetti particolari di un’unica essenza divina.
Le trinità della mitologia egizia sono diverse, ecco le principali:
Osiride-Iside-Horus (nell'immagine sotto)
Ptah-Sekmet-Nefertem (triade di Menfi)
Amon-Khonsu-Mut (triade di Tebe)
Khnum-Satet-Anuket (triade di Elefantina)
Nel 1930 a Gerico sono state portate alla luce tre statue di grandezza naturale rappresentanti un dio-padre barbuto, una dea-madre e un dio-bambino, che rappresentano uno dei più antichi esempi del culto di una trinità fecondatrice.
Vediamo ora altri esempi di trinità.
Dalla Mitologia greca ecco alcune triadi:
Iperione, figlio di Urano e Gea, generò con la sorella Teia la triade composta da Elio (Sole) – Selene (Luna) – Eos (Aurora).
Latona, personaggio della mitologia greca, la vede di solito strettamente associata e costituisce una triade con Apollo e Artemide.
Altri concetti di trinità nella mitologia greca possiamo trovarli in Chronos il Dio assoluto che genera prima due persone: Etere e Caos e poi la terza Fanete. La stessa Fanete in seguito viene identificata in tre personalità quali Fanete colei che appare o mostra, Eros l'amore e Metide colui o colei dal saggio consiglio. Altra rappresentazione trinitaria era Caos-Gea-Eros il cui significato era che dallo spazio vuoto e la terra ebbe origine l'amore.
Le divinità della triade greca Dionisio-Demetra-Core vennero introdotte a Roma nel 496 a.C. con i nomi, rispettivamente, di Liberio-Cesare-Libera. Sempre a Roma troviamo Giove-Giunone-Minerva (sotto).
Una creazione religiosa tipicamente romana pare essere la costruzione della triade divina formata da Giove-Marte-Quirino che riflette probabilmente la struttura della società: Giove vi corrisponderebbe alla funzione sacerdotale e regale, Marte a quella guerriera, Quirino a quella dei produttori.
Mercurio è sovente rappresentato con tre teste e rappresenta un esmpio di trinità tricefala molto presente nella scultura romanica francese.
La Mitologia Etrusca comprende la trinità di Tinia-Uni-Menvra.
Nella regione scandinava venivano venerate le statue di tre divinità: la più potente, Thor, aveva il trono al centro, Odino (Wodan) e Fery (Fricco Freyr o Fro) invece ai suoi fianchi.
Honir, divinità della mitologia germanica, insieme con Odino e Lodhur, costituisce una triade.
Nella area babilonese a assira si credeva che l'universo fosse diviso in tre parti e queste parti governate ognuna da tre dei: Anu che governava il cielo, Enlil che dominava la terra e Ea che era il sovrano delle acque, essi costituivano la triade dei Grandi Dei.
Nei primi secoli d.C. il culto di Mitra era la religione più diffusa nell’Impero romano. Nel culto di Mitra, vi è una triade formata da: Ormuzd-Anahita-Mitra.
Ricorre spesso il numero tre nelle religioni orientali. Un esempio: Brahma, Visnù e Shiva (immagine sotto): definizione politeistica della Trimurti. Trimurti, concezione indù che considera il mondo retto da una trinità divina composta da Brahma, dio creatore, Visnù, conservatore, e Shiva, distruttore. Ognuna di queste divinità fa capo, a sua volta, alla sua Trimurti.
Delle tre persone della Trimurti, la più importante all’origine è Brahma, il dio che ha i poteri della creazione. Ma appunto per questo agli induisti Brahma sembra più lontano. Più alto, meno visibile, meno rappresentabile. Alla lunga passa in secondo ordine e viene nominato sempre meno nei testi più recenti. Il posto principale nella Trimurti finisce per essere preso da Visnù.
Trimurti è il termine religioso del tardo bramanesimo, che indica la trinità delle forze cosmiche nell’unità del dio.
La trimurti è stata intesa come la triplice potenzialità del dio assunto a Signore Supremo e artefice, attraverso emanazioni divine, della creazione, della durata e della distruzione dell’universo.
Trimurti, (che ha tre aspetti), nell’induismo indica una triade divina, rappresentata nell’iconografia come un essere umano con tre volti, costituita da Brahma, Visnù, Shiva, alludente alla fondamentale unità divina con i tre aspetti creatore, conservatore e distruttore (o rinnovatore) dell’universo.
Un teologo ha scritto: ‘Colui che è Shiva è pure Visnù, e quegli che è Visnù è pure Brahma: una natura, ma tre déi, Shiva, Visnù e Brahma’.
Trikaya (i tre corpi): da essi ha tratto il nome una dottrina del buddismo Mahayanico che presenta una certa corrispondenza con quella cristiana della Trinità. La Bodhi (l’illuminazione, la conoscenza) si manifesta in un triplice corpo: come Dharmakaya, che è il vero essere del corpo, come Nirmanakaya, o corpo trasformato o della forma, come quello rivestito dal Buddha storico, e come Sambodakaya, o corpo della beatitudine, considerato dalla comunità buddista come quello della salvezza.
Per la dottrina dei tre corpi del Buddha (oltre al corpo di terra ci sono anche il corpo spirituale e, infine, il corpo Dharma) si potrebbero stabilire, con qualche semplificazione, alcuni paralleli con il cristianesimo.
Addirittura nelle religioni precolombiane dell'america centrale ci sono segnali di trinità, lungi quindi la possibilità di influenza, si parla di una trinità composta da Aponti-Churunti-Intiquaoqui, tale trinità fà riferimento al culto solare e vengono indicati come Padre e Signore Sole, il Figlio Sole e il Fratello Sole. Curioso il fatto che la scoperta fù fatta da un sacerdote che ovviamente attribuì il tutto al diavolo.Come si evince da questa carrellata di citazioni, la filosofia e la tradizione pagana, influenzò il Cristianesimo, tanto che si cominciò a raffigurare la rappresentazione della Trinità cristiana anche all’interno delle Chiese, così Padre, Figlio e Spirito Santo assunsero l’immagine di un Dio con tre teste in un unico corpo.
La prima raffigurazione della trinità divina, ci appare come Padre-Figlio-Madre, esattamente come quelle pagane: lo spirito era dunque un’entità femminile.
Uno storico asserisce che:"Se il paganesimo fù sconfitto dal cristianesimo, è altrettanto vero che il cristianesimo fù corrotto dal paganesimo.Il puro deismo dei primi cristiani, fù cambiato, dalla chiesa di Roma, nell'incomprensibile dogma della trinità. Molte credenze pagane, inventate dagli egiziani e idealizzate da Platone, furono ritenute degni di fede e conservate". da Histoy of Christianity, New York 1891.
Come risulta evidente da questo escursus nelle trinità dei vari culti religiosi possiamo anche concludere che durante la nascita del cristianesimo prendere un esempio importante e sempre presente nelle religioni conosciute dell'epoca era fondamentale, per permettere così la conversione dei fedeli in quella che si professava l'unica vera religione. Quindi includere la trinità nel cristianesimo divenne fondamentale se non necessario.
CONSIDERAZIONI DELLA CHIESA CATTOLICA IN MERITO ALLA TRINITA'
Ecco come viene spiegato ad un credente il mistero della trinità, questo che leggerete in seguito è stato preso da un Forum della Chiesa Romana.
1. Qual è il mistero centrale della fede e della vita cristiana?
Il mistero centrale della fede e della vita cristiana è il mistero della Santissima Trinità. I cristiani vengono battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
2. Il mistero della Santissima Trinità può essere conosciuto dalla sola ragione umana?
Dio ha lasciato qualche traccia del suo Essere trinitario nella creazione e nell'Antico Testamento, ma l'intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione umana, e anche alla fede d'Israele, prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio e dell'invio dello Spirito Santo. Tale mistero è stato rivelato da Gesù Cristo, ed è la sorgente di tutti gli altri misteri.
3. Che cosa Gesù Cristo ci rivela del mistero del Padre?
Gesù Cristo ci rivela che Dio è «Padre», non solo in quanto è Creatore dell'universo e dell'uomo, ma soprattutto perché genera eternamente nel suo seno il Figlio, che è il suo Verbo, «irradiazione della sua gloria, impronta della sua sostanza» (Eb 1,3).
4. Chi è lo Spirito Santo, rivelato a noi da Gesù Cristo?
È la terza Persona della Santissima Trinità. È Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio. Egli «procede dal Padre» (Gv 15,26), il quale, principio senza principio, è l'origine di tutta la vita trinitaria. E procede anche dal Figlio (Filioque), per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio. Inviato dal Padre e dal Figlio incarnato, lo Spirito Santo guida la Chiesa «a conoscere la Verità tutta intera» (Gv 16,13).
5. Come la Chiesa esprime la sua fede trinitaria?
La Chiesa esprime la sua fede trinitaria confessando un solo Dio in tre Persone: Padre e Figlio e Spirito Santo. Le tre Persone divine sono un solo Dio perché ciascuna di esse è identica alla pienezza dell'unica e indivisibile natura divina. Esse sono realmente distinte tra loro, per le relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: il Padre genera il Figlio, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.
6. Come operano le tre Persone divine?
Inseparabili nella loro unica sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nel loro operare: la Trinità ha una sola e medesima operazione. Ma, nell'unico agire divino, ogni Persona è presente secondo il modo che le è proprio nella Trinità.
7. Chi ha creato il mondo?
Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile del mondo, anche se l'opera della creazione del mondo è particolarmente attribuita a Dio Padre.
Estrapolato dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
Come si può notare quello che viene considerato da loro stessi il punto centrale della fede cristiana ha come spiegazione il fatto che la mente umana non può comprenderlo, difatti si mettono in mezzo spiegazioni vaghe sul fatto che è uno ma sono tre ma non sono divisi. Bisogna inoltre considerare che questi vaneggiamenti sono usciti fuori dai vari concili e che per rendere inattaccabile la dottrina cristiana il nascondersi dietro a cose che la mente umana non può capire è la soluzione più logica, ma che implica l'uso dell'intelligenza per nascondere la verità. Difatti per centinaia di anni la chiesa produceva preti dotti che avevano a che fare con il popolo ignorante, quindi facilmente addomesticabile, coloro che invece utilizzavano la loro intelligenza erano uccisi o minacciati di morte di cui un esempio che può comprendere tutti è stato Galileo.
Aggiungo ancora una considerazione, forse la più importante, tutto quello che viene detto e spiegato in merito ai misteri e ai dogmi della fede cristiana non sono altro che considerazioni, studi, creazioni e invenzioni dei partecipanti ai concili. Difatti volendo prendere anche per vero, ma vedremo che comunque non è proprio così, quanto è scritto nella bibbia, possiamo renderci conto che Gesù ha mai detto nulla in merito, e tantomeno nulla è riportato nell'antico testamento.
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Pubblicato da Fabry alle 11:37 0 commenti


