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domenica 8 gennaio 2012

LA MESSA: tutte le menzogne che vengono insegnate su di essa confutate mediante la Parola di Dio

 di Giacinto Butindaro

La dottrina dei teologi papisti
I Cattolici romani chiamano la cena del Signore eucarestia, che viene dal greco eucharistia che significa 'ringraziamento', a ricordo del ringraziamento fatto da Gesù Cristo prima di rompere il pane e di distribuire il calice nella notte in cui fu tradito [1]. I teologi papisti a proposito di questo sacramento affermano: 'L'Eucarestia è il Sacramento che, sotto le apparenze del pane e del vino, contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo per nutrimento delle anime' (Giuseppe Perardi, Nuovo Manuale del Catechista per l'insegnamento del catechismo della dottrina cristiana, Pubblicato per ordine di Pio X, XVII edizione rinnovata e in gran parte rifatta, Torino 1939, pag. 471. Il libro contiene l'Imprimatur [2]), e questo perché secondo la teologia romana l'ostia che viene usata nella comunione, nelle mani del prete, diventa il corpo, sangue, anima e divinità di Gesù Cristo (questa dottrina è chiamata transustanziazione). Voglio a tale proposito citare le parole del Perardi, per farvi comprendere che cosa viene insegnato ai Cattolici romani riguardo all'eucarestia: 'Ministro dell'Eucarestia è il sacerdote; egli pronunciando, nella Messa le parole di Gesù Cristo, cioè della consacrazione, sul pane e sul vino, applicando cioè la forma alla materia, cambia il pane nel Corpo e il vino nel Sangue di Gesù Cristo' (Ibid., pag. 474); 'Dopo la consacrazione, l'ostia non è più pane; il pane è mutato nel vero Corpo di nostro Signore Gesù Cristo. (...) L'ostia sembra pane, o meglio sembra ostia; ma dell'ostia-pane non vi è più la sostanza ma solo le specie, le apparenze esterne; in realtà essa è il corpo di Gesù Cristo, vivo e vero. Nel calice prima della consacrazione si contiene vino con alcune gocce d'acqua (...) Dopo la consacrazione, nel calice non vi è più vino; invece, sotto le specie del vino, vi è il vero e reale Sangue di nostro Signore Gesù Cristo. Il vino si è convertito nel Sangue di Gesù Cristo (...) Perciò come al pronunziarsi della divina parola, nella creazione, le cose che prima non erano, furono; così al pronunziarsi delle parole della consacrazione, quello che era pane, diviene Corpo di Nostro Signore, e quello che era vino, suo Sangue' (Ibid., pag. 483-484). Il dogma della transustanziazione (termine che significa 'cambiamento di sostanza') fu proclamato dal concilio Laterano IV nel 1215 sotto il papato di Innocenzo III, e il concilio di Trento ha lanciato il seguente anatema contro chi non l'accetta: 'Se qualcuno negherà che nel santissimo sacramento dell'eucarestia è contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Gesù Cristo, con l'anima e la divinità, e, quindi, tutto il Cristo, ma dirà che esso vi è solo come in un simbolo o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema' (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 1). A sostegno di questo dogma i teologi papisti prendono le parole di Gesù: 'Questo è il mio corpo' (Matt. 26:26) e: 'Questo è il mio sangue' (Matt. 26:28) da lui pronunciate dopo avere reso grazie per il pane e il calice nella notte in cui fu tradito. Va tenuto presente però che, quantunque nell'eucarestia vengano consacrati sia il pane che il vino, l'eucarestia viene servita al popolo solo sotto la specie del pane perché la curia romana vieta il calice a quelli chiamati laici (i preti possono invece comunicarsi sia con il calice che con l'ostia) rifacendosi alla decisione di vietarlo presa dal concilio di Costanza nel 1415, confermata dal seguente decreto del concilio di Trento: 'Poiché, anche se Cristo signore, nell'ultima cena istituì e diede agli apostoli questo sacramento sotto le specie del pane e del vino, non è detto, però, che quella istituzione e quella consegna voglia significare che tutti i fedeli per istituzione del Signore siano obbligati a ricevere l'una e l'altra specie' (Concilio di Trento, Sess. XXI, cap. 1). E per difendere questa soppressione essa ha lanciato l'ennesimo anatema contro chi dirà che tutti i fedeli devono prendere il calice con le seguenti parole: 'Se qualcuno dirà che tutti e singoli i fedeli cristiani devono ricevere l'una e l'altra specie del santissimo sacramento dell'eucarestia per divino precetto (....) sia anatema' (Concilio di Trento, Sess. XXI, can. 1). Ma quali sono le giustificazioni addotte dalla curia romana a questa mutilazione? Le seguenti: 1) Gesù diede il calice solo agli apostoli; 2) quando negli Atti degli apostoli è detto che i discepoli rompevano il pane non è detto che si beveva il vino; 3) il calice è inutile perché il sangue di Cristo si prende già nel pane eucaristico.
Va poi fatto notare che l'eucarestia deve essere presa a digiuno perché nel 1415 il concilio di Costanza decretò quanto segue: '...sebbene Cristo abbia istituito questo venerando sacramento dopo la cena e lo abbia distribuito ai suoi apostoli sotto entrambe le specie del pane e del vino, ciò non ostante, la lodevole autorità dei sacri canoni e la consuetudine autorevole della chiesa ha ritenuto e ritiene che questo sacramento non debba celebrarsi dopo la cena né essere ricevuto da fedeli non digiuni, eccetto il caso di infermità o di altra necessità, concesso o approvato dal diritto o dalla chiesa' (Concilio di Costanza, Sess. XIII). Questo digiuno imposto ai comunicanti è chiamato eucaristico e secondo il Codice di diritto canonico consiste nell'astensione da qualsiasi cibo o bevanda eccetto l'acqua naturale per almeno un'ora prima di prendere l'eucarestia.
Secondo il catechismo cattolico 'l'Eucarestia non è solo un Sacramento, ma è anche il sacrificio permanente del Nuovo Testamento, e come tale si chiama la santa Messa' (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 507) [3]. In altre parole, l'eucarestia, chiamata dai Cattolici anche santa messa, é la ripetizione del sacrificio che Cristo ha compiuto sulla croce, infatti il catechismo cattolico dice a proposito della messa: 'La santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che, sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull'altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della Croce' (Ibid., pag. 509) [4]. Secondo la teologia romana quindi il sacerdote che ha ricevuto l'ordine, sotto le specie del pane e del vino, offre a Dio sull'altare il sacrificio del corpo di Cristo. Questa è la ragione per cui essi affermano che 'durante la Messa l'altare è come il Calvario' (Ibid., pag. 507)! E sempre questa è la ragione per cui è stato dato il nome di ostia a quella cosa che il prete consacra perché hostia è una parola latina che significa 'vittima'. Qualcuno dirà: 'Ma questo sacrificio è anche propiziatorio per la teologia romana?' Certo; infatti il concilio di Trento ha decretato quanto segue: 'Il santo sinodo insegna che questo sacrificio è veramente propiziatorio, e che per mezzo di esso - se di vero cuore e con retta fede, con timore e riverenza ci avviciniamo a Dio contriti e pentiti - noi possiamo ottenere misericordia e trovare grazia in un aiuto propizio. Placato, infatti, da questa offerta, il Signore, concedendo la grazia e il dono della penitenza, perdona i peccati e le colpe anche gravi' (Concilio di Trento, Sess. XXII, cap. II). I passi che i teologi papisti prendono per sostenere questa dottrina sul sacrificio espiatorio della messa offerto dai sacerdoti cattolici a Dio sono i seguenti: 'Poiché ogni sommo sacerdote, preso di fra gli uomini, é costituito a pro degli uomini, nelle cose concernenti Dio, affinché offra doni e sacrificî per i peccati' (Ebr. 5:1); e: 'Poiché dal sol levante fino al ponente grande é il mio nome fra le nazioni, e in ogni luogo s'offrono al mio nome profumo e oblazioni pure..' (Mal. 1:11). Secondo la loro interpretazione data a questi passi i loro sacerdoti sono stati presi fra gli uomini per offrire il sacrificio della messa a Dio per i peccati del popolo e così facendo essi offrono a Dio un oblazione pura che è quella che, secondo loro, il profeta Malachia dice che si offre a Dio in ogni luogo. Contro coloro che non riconosceranno nella messa la ripetizione del sacrificio di Cristo il concilio di Trento ha lanciato i suoi anatemi infatti ha detto: 'Se qualcuno dirà che nella messa non si offre a Dio un vero e proprio sacrificio, o che essere offerto non significa altro se non che Cristo ci viene dato a mangiare, sia anatema' (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 1); ed anche: 'Se qualcuno dirà che col sacrificio della messa si bestemmia contro il sacrificio di Cristo consumato sulla croce; o che con esso si deroga all'onore di esso, sia anatema' (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 4).
La messa, secondo la teologia romana, fa parte del cosiddetto suffragio che i viventi devono compiere a pro delle anime che sono nel purgatorio infatti nel catechismo romano troviamo scritto: 'I mezzi principali con cui possiamo sollevare le anime del Purgatorio sono quelli che il Catechismo ci ha ricordati: cioè; Le preghiere, le Indulgenze, le elemosine, le opere buone e soprattutto la santa Messa. Il frutto di queste opere, applicato alle anime del Purgatorio, prende il nome di suffragio, perché suffraga, cioè allevia le pene delle anime del Purgatorio e ne affretta la liberazione' (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 173). Mediante questo loro suffragio, essi ottengono come contraccambio le preghiere e le intercessioni delle anime che secondo loro sono nel purgatorio! E per sostenere tutto ciò, i teologi papisti si rifanno al fatto descritto nel libro dei Maccabei, secondo il quale Giuda il Maccabeo fece raccogliere del denaro e lo mandò a Gerusalemme affinché venisse offerto un sacrificio per i peccati di alcuni caduti in guerra (cfr. 2 Maccabei 12:38-45).
La messa viene offerta pure in onore ai santi. A tale riguardo così si espresse il concilio di Trento: 'E quantunque la chiesa usi talvolta offrire messe in onore e in memoria dei santi, essa, tuttavia, insegna che non ad essi viene offerto il sacrificio, ma solo a Dio, che li ha coronati. Per cui, il sacerdote non è solito dire: Offro a te il sacrificio, Pietro e Paolo; ma, ringrazio Dio per le loro vittorie, chiede il loro aiuto; perché vogliano intercedere per noi in cielo, coloro di cui celebriamo la memoria qui, sulla terra' (Concilio di Trento, Sess. XXII, cap. III), e: 'Chi dirà che celebrare messe in onore dei santi e per ottenere la loro intercessione presso Dio, come la chiesa intende, è un impostura, sia anatema' (Concilio di Trento, Sess. XXII, can. 5).
La dottrina della transustanziazione ha dato luogo all'introduzione della dottrina che dice che l'ostia é degna di essere adorata. L'adorazione dell'ostia fu introdotta da Onorio III nel 1220, e fu confermata dal concilio di Trento nel 1551 con queste parole: 'Non vi è, dunque, alcun dubbio che tutti i fedeli cristiani secondo l'uso sempre ritenuto nella chiesa cattolica, debbano rendere a questo santissimo sacramento nella loro venerazione il culto di latria, dovuto al vero Dio' (Concilio di Trento, Sess. XIII, cap. V), e così i teologi cattolici insegnano al popolo che l'Eucarestia si conserva nei luoghi di culto [5] della chiesa cattolica perché i fedeli l'adorino. Le conseguenze? Ci sono milioni di persone nel mondo che si inginocchiano davanti all'ostia e l'adorano credendo che essa sia Gesù Cristo stesso e perciò Dio. Anche per difendere il dogma dell'adorazione dell'ostia il concilio di Trento ha lanciato il suo ennesimo anatema contro coloro che non l'accettano. Eccolo: 'Se qualcuno dirà che nel santo sacramento dell'eucarestia Cristo, unigenito figlio di Dio, non debba essere adorato con culto di latria, anche esterno; e, quindi, che non debba neppure essere venerato con qualche particolare festività; ed essere portato solennemente nelle processioni, secondo il lodevole ed universale rito e consuetudine della santa chiesa; o che non debba essere esposto alla pubblica venerazione del popolo, perché sia adorato; e che i suoi adoratori sono degli idolatri, sia anatema' (Concilio di Trento, Sess. XIII, can. 6).
Per ciò che riguarda gli effetti della eucarestia su coloro che la prendono degnamente leggiamo quanto segue: 'L'Eucarestia, in chi la riceve degnamente, conserva e accresce la grazia, che è la vita dell'anima, come fa il cibo per la vita del corpo; rimette i peccati veniali e preserva dai mortali; dà spirituale consolazione e conforto, accrescendo la carità e la speranza della vita eterna di cui è pegno' (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 503).
Ora, nella chiesa romana il sacramento dell'eucarestia non viene reputato assolutamente necessario alla salvezza infatti il Bartmann afferma: 'Quantunque gli adulti siano strettamente obbligati per legge divina e precetto ecclesiastico a ricevere l'Eucarestia, tuttavia essa non è indispensabile per la salvezza. - E' di fede' (Bernardo Bartmann, Teologia Dogmatica, vol. III, pag. 192). E questo perché secondo la teologia romana i sacramenti necessari alla salvezza sono il battesimo e la penitenza per chi è caduto in peccati 'mortali' dopo il battesimo.
Occorre dire però che nella chiesa romana il sacramento dell'eucarestia un tempo era reputato indispensabile alla salvezza infatti sia Innocenzo I (401-417) che Gelasio I (492-496) insegnavano che i bambini non potevano salvarsi senza questo sacramento. Anche Agostino affermava l'assoluta necessità del sacramento dell'eucarestia per la salvezza infatti disse: 'Se tante e così importanti testimonianze concordano, nessuno senza il Battesimo ed il sangue del Signore può sperare la salvezza e la vita eterna, invano, senza questi sacramenti, la vita eterna è promessa ai bambini' (Citato da Bernardo Bartmann in op. cit., pag. 193). Questa assoluta necessità del sacramento dell'eucarestia per la salvezza dei bambini è stata poi condannata dal concilio di Trento in questi termini: 'Se qualcuno dirà che la comunione eucaristica è necessaria ai bambini anche prima che abbiano raggiunto l'età di ragione, sia anatema' (Concilio di Trento, Sess. XXI, can. 4). Ora, benché, secondo quello che il concilio di Trento ha decretato, questo sacramento non è indispensabile alla salvezza, Giuseppe Perardi nel Nuovo Manuale del Catechista ne parla in maniera da attribuirgli il potere di salvare infatti afferma: 'Dovendo l'infermo in pericolo di morte, fare la comunione, anche i parenti, i congiunti, hanno dovere e ben grave di avvertirlo del suo stato e di aiutarlo a provvedere per tempo al suo dovere e al suo bisogno; hanno anzi responsabilità dell'anima sua. Da loro può dipendere che si salvi o si perda, secondo che riceve o no i Sacramenti [comunione ed estrema unzione]' (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 497); e parlando di quelli che per vani pretesti non fanno la comunione dice: 'Verrà l'ora della pena, della tentazione, della morte; avrebbero bisogno della comunione per conforto, per aiuto, per salvezza; ma o non la faranno, o, generalmente, non la faranno bene. Infelici in vita coloro che non frequentano la comunione; più infelici nell'eternità!' (Ibid., pag. 501). E sempre questo teologo per sostenere che prendere la comunione significa ricevere la vita eterna in se stessi perché si riceve la carne ed il sangue di Cristo cita le seguenti parole di Gesù: 'In verità, in verità io vi dico che se non mangiate la carne del Figliuol dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne é vero cibo e il mio sangue é vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, ed io in lui. Come il vivente Padre mi ha mandato e io vivo a cagion del Padre, così chi mi mangia vivrà anch'egli a cagion di me... chi mangia di questo pane vivrà in eterno' (Giov. 6:53-57,58); e le commenta dicendo: 'Gesù promette la risurrezione finale e la vita eterna a chi mangia la sua carne e minaccia la privazione della vita eterna a chi non mangia la sua carne..' (Ibid., pag. 481), ed anche: 'Gli Ebrei mangiarono la manna e morirono; chi mangia l'eucarestia vivrà eternamente' (Ibid., pag. 505). Badate che queste parole del Vangelo scritto da Giovanni erano prese anche da Innocenzo I, Gelasio I e Agostino per sostenere l'assoluta necessità del sacramento dell'eucarestia per la salvezza.

Confutazione

La cena del Signore va ministrata a tutti i credenti sia con il pane che con il calice

La decisione che ha soppresso la distribuzione del calice ai Cattolici va apertamente contro la Parola di Dio che dice: 'Il Signor Gesù, nella notte che fu tradito, prese del pane; e dopo aver rese grazie, lo ruppe e disse: Questo é il mio corpo che é dato per voi; fate questo in memoria di me. Parimente, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: Questo calice é il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me' (1 Cor. 11:23-25). Come si può ben vedere Gesù istituì la santa cena con del pane e del vino e non solamente con del pane, quindi assieme al pane dev'essere distribuito a tutti i fedeli anche il calice del Signore contenente il frutto della vigna secondo che è scritto in un altro luogo: 'Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti...' (Matt. 26:27).
Ora dimostriamo la falsità delle ragioni addotte dai papisti alla soppressione del calice. In risposta alla prima ragione diciamo: è vero che Gesù diede il calice solo ai suoi apostoli, ma questo perché egli volle mangiare la Pasqua solo assieme a loro e non assieme a tutti i suoi discepoli. E non perché aveva classificato i suoi discepoli in due classi. E poi è altresì vero che anche il pane Gesù lo diede solo ai suoi apostoli; come mai dunque i preti lo danno anche ai 'laici'? In risposta alla seconda diciamo: il fatto che negli Atti degli apostoli è scritto che i discepoli rompevano il pane ma non bevevano il calice non significa che essi non bevevano il calice del Signore, anzi siamo sicuri che assieme al pane essi bevevano il vino, in ubbidienza all'ordine di Cristo dato ai suoi apostoli. Gli apostoli insegnavano tutte le cose che Gesù aveva loro ordinato di insegnare, tra cui anche il bere il calice assieme al mangiare il pane. E poi, ai Corinzi, Paolo parlando ai santi dice: 'Or provi l'uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice' (1 Cor. 11:28); il che conferma che tutti i credenti, dopo essersi esaminati, possono bere del calice, e non solo una parte di essi. Infine, in risposta alla terza asserzione che dice che il sangue è contenuto già nel pane, diciamo: Ma allora se è così perché i preti bevono anche il calice oltre che mangiare il pane? Che fanno dunque? Si comunicano con il sangue di Cristo due volte e non una sola? Ed ancora: 'Non può essere come dicono i teologi papisti perché altrimenti Gesù avrebbe dato solo il pane ai suoi discepoli e non anche il vino'.
Ecco dimostrata la falsità delle giustificazioni papiste fatte per giustificare la soppressione del calice. Poi, oltre a tutto ciò, bisogna dire che non é vero che nel momento in cui i fedeli mangiano il pane e bevono del calice del Signore mangiano il vero corpo del Signore e il vero sangue del Signore, e questo perché, sia dalle parole di Gesù che da quelle di Paolo sulla cena emerge che essi sono dei simboli che rappresentano il pane ed il sangue del Signore.
Quindi, per concludere questa parte, la cena del Signore deve essere ministrata ai credenti sotto le due specie del pane e del vino, come fece Gesù.


Quando si benedicono il pane e il calice del Signore non avviene nessun cambiamento di sostanza degli elementi

Noi credenti rigettiamo la transustanziazione; le ragioni di questo nostro rifiuto sono le seguenti che proviamo con le Scritture.

    Gesù ha detto circa la santa cena da lui istituita: 'Fate questo in memoria di me' (1 Cor. 11:24); quindi Egli non può essere presente realmente e sostanzialmente nel pane e nel vino con il suo corpo, il suo sangue assieme alla sua anima e alla Divinità perché altrimenti si sarebbe contraddetto.Noi mangiando il pane e bevendo il vino alla santa cena annunziamo la morte del Signore 'finch'egli venga' (1 Cor. 11:26); quindi egli ha da venire e non viene a dimorare nel pane e nel vino dopo che viene fatta la benedizione.Quando Gesù prese il calice rese grazie e poi lo diede ai suoi discepoli, affinché ne bevessero, disse loro: 'Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue....' (Matt. 26:28), e subito dopo disse loro: 'Io vi dico che d'ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio' (Matt. 26:29). Quindi la sostanza del vino rimase intatta ed esso non fu transunstanziato in sangue come dicono i teologi cattolici, perché Gesù dopo avere benedetto il calice lo chiamò 'frutto della vigna'.Quando si benedice il calice della benedizione contenente il frutto della vigna la sostanza del vino non cambia per nulla; non avviene un miracolo mediante il quale il vino viene cangiato in sangue. Un miracolo di mutamento di sostanza avvenne in Egitto quando le acque d'Egitto furono cangiate in sangue (cfr. Es. 7:14-21); allora sì che l'acqua per diversi giorni fu vero sangue. Un altro miracolo di sostanza avvenne in Cana di Galilea quando Gesù mutò l'acqua in vino (cfr. Giov. 2:1-10). Ma di certo non possiamo dire che una cosa del genere avvenga al vino contenuto nel calice del Signore.Luca, a proposito dell'istituzione della santa Cena operata da Gesù Cristo, dice che Gesù 'dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi' (Luca 22:20); quindi egli chiamò quel calice il Nuovo Patto. Ora, noi sappiamo che il Nuovo Patto è un alleanza che Dio ha fatto con noi mediante il sangue del Cristo e non un calice, perciò con quelle parole Gesù volle dire che quel calice raffigurava il Nuovo Patto nel suo sangue. La stessa cosa quindi va detta delle parole di Gesù: 'Questo è il mio sangue' (Mar. 14:24), in riferimento al vino del calice. Gesù non intese dire che quel vino era il suo vero sangue, che peraltro non aveva ancora sparso, ma un simbolo del suo sangue. In conclusione, il vino nel calice rappresenta sia il Nuovo Patto che il sangue di Cristo.Paolo dice ai Corinzi: 'Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo?' (1 Cor. 10:16); quindi noi, quando beviamo il calice del Signore abbiamo comunione col sangue di Cristo, e quando mangiamo il pane abbiamo comunione col corpo di Cristo. Questo esclude che il vino ed il pane possano essere il vero sangue di Cristo ed il vero corpo di Cristo, come dicono i teologi cattolici romani. Questo lo si può dedurre anche dal paragone che più avanti fa l'apostolo. Paolo dice: 'Guardate l'Israele secondo la carne; quelli che mangiano i sacrificî non hanno essi comunione con l'altare?' (1 Cor. 10:18); il che significa che gli Israeliti mangiando i sacrifici offerti sull'altare avevano comunione con l'altare che era santissimo. Ma non per questo affermiamo che i sacrifici che essi mangiavano erano l'altare, perché questo sarebbe assurdo. Quindi anche nel caso del pane e del vino che sono gli elementi che vengono benedetti alla cena del Signore, non si può affermare che a motivo del fatto che coloro che li ingeriscono hanno comunione con il corpo ed il sangue di Cristo essi siano veramente e sostanzialmente la carne ed il sangue di Cristo. Essi quando vengono benedetti non mutano sostanza, ma rimangono tali e quali erano prima che fossero benedetti, e coloro che li assimilano si mettono in comunione col corpo di Cristo. Ma ditemi: Se quegli elementi cambiassero sostanza e diventassero il vero corpo e sangue di Cristo come potrebbero continuare ad essere ancora soggetti alla decomposizione? Come potrebbe il pane ancora ammuffirsi e fare i vermi, e il vino diventare aceto?Pietro disse che il cielo deve tenere accolto Gesù 'fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose' (Atti 3:21); quindi Cristo è in cielo. Ma il prete pretende con la messa di farlo scendere dal cielo nell'ostia; questa è follia!Gesù disse ai suoi: 'I poveri li avete sempre con voi; ma me non mi avete sempre' (Matt. 26:11); quindi è irragionevole che Cristo sia presente corporalmente nell'ostia consacrata perché questo significherebbe che Cristo sarebbe sempre corporalmente con noi. A conferma del fatto che Cristo non può essere sostanzialmente, realmente e corporalmente nel pane che si spezza alla cena del Signore citiamo le parole di Paolo che disse ai Corinzi: 'Sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore' (2 Cor. 5:6), e quelle che disse ai Filippesi: 'Ho il desiderio di partire e d'esser con Cristo' (Fil. 1:23). Quindi pure Paolo quando mangiava il pane e beveva del calice del Signore sapeva di essere assente dal Signore, e che il Signore era assente corporalmente; infatti lui desiderava di dipartirsi dal corpo per andare con Cristo in cielo. I teologi cattolici invece insegnano che quel medesimo Gesù che è ora glorioso in cielo che nacque da Maria e che morì sulla croce è nell'eucarestia, e difatti asseriscono che in essa 'vi è Gesù in persona'. E così fanno credere alle persone che Gesù si trova corporalmente nell'ostia conservata nel tabernacolo del loro luogo di culto, e le invitano ad andarlo a visitare infatti così si esprime il Perardi: 'Visitate spesso Gesù nell'Eucarestia' (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 489). Ecco quali menzogne ha partorito la dottrina della transustanziazione! e la gente ci crede.Gesù ha detto: 'Dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro' (Matt. 18:20), ed ancora: 'Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente' (Matt. 28:20). Quindi Gesù Cristo è in mezzo ai credenti e coi credenti dovunque essi si riuniscono nel suo nome ed anche quando non sono riuniti per rompere il pane per annunziare la sua morte. Queste parole di Gesù annullano la presuntuosa dottrina dei teologi papisti perché ci fanno comprendere quanto falsa essa sia e quanto inutile sia credere alla dottrina della transustanziazione e alle dottrine ad essa collegate, infatti vi domando: 'Se Gesù è sempre e dovunque con noi che bisogno c'é di credere nella transustanziazione?' Che bisogno c'é di credere che Gesù si trovi in persona nel pane della comunione? Può forse il pane consolarci come fa il Consolatore mandato da Cristo? Può forse il pane essere sempre vicino a noi? Che assistenza può darci il pane che noi rompiamo? Eppure, sembrerà incredibile questo, ai Cattolici l'ostia del prete viene fatta passare per Gesù stesso!Il fatto che Gesù quando istituì la santa cena disse del pane: 'Questo è il mio corpo', e del vino: 'Questo è il mio sangue' non deve trarre in inganno nessuno. Il verbo essere in questo caso vuole dire 'significa' o 'rappresenta' il mio corpo e il mio sangue. Abbiamo alcuni esempi nella Scrittura che confermano ciò: Quando Daniele interpretò al re il sogno che lui aveva fatto gli disse: 'La testa d'oro sei tu..' (Dan. 2:38), intendendo con questo che la testa d'oro di quella statua rappresentava il regno di Babilonia che era nelle mani di Nebucadnetsar. Quando Giuseppe interpretò i sogni al coppiere e al panettiere di Faraone disse loro: 'I tre tralci sono tre giorni... I tre canestri sono tre giorni' (Gen. 40:12,18); anche in questo caso quel 'sono' sta per 'significano'. Il pane e il vino quindi quantunque siano chiamati il corpo ed il sangue di Cristo simboleggiano il corpo ed il sangue di Cristo, e perciò sono solo dei simboli. Questo comunque non deve portare nessuno a sprezzare questi simboli, perché chi li sprezza viene giudicato da Dio secondo che é scritto nella epistola di Paolo ai Corinzi: 'Chiunque mangerà il pane o berrà del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo ed il sangue del Signore' (1 Cor. 11:27). Mangiare del pane e bere del calice indegnamente significa non discernere in quegli elementi il corpo ed il sangue del Signore secondo che é scritto: 'Chi mangia e beve, mangia e beve un giudicio su se stesso, se non discerne il corpo del Signore' (1 Cor. 11:29).
    Per concludere diciamo quindi che la transustanziazione è una delle tante menzogne presenti nella chiesa cattolica romana che i teologi cattolici romani cercano di fare apparire vera interpretando a loro capriccio le Scritture.

Spiegazione delle parole di Gesù: 'Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna'

Ora, queste parole del Signore devono essere intese spiritualmente e non letteralmente perché Gesù poco dopo disse pure: 'Le parole che vi ho dette, sono spirito e vita' (Giov. 6:63), quindi esse non significano che se uno prende la comunione ha la vita eterna mentre se non la prende andrà in perdizione. Le seguenti riflessioni e considerazioni, fatte servendoci di altre Scritture, confermano che le suddette parole che Gesù rivolse nella sinagoga di Capernaum hanno un significato puramente spirituale.

    Confrontando queste parole di Gesù: 'Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno' (Giov. 6:54), con queste altre: 'Poiché questa é la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno' (Giov. 6:40), si intende che mangiare la carne di Gesù e bere il suo sangue significa contemplarlo e credere in lui, perciò per ricevere la vita eterna si deve credere.
    Confrontando queste parole di Gesù: 'Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, ed io in lui' (Giov. 6:56), con queste parole di Giovanni: 'E questo é il suo comandamento: che crediamo nel nome del suo Figliuolo Gesù Cristo, e ci amiamo gli uni gli altri, com'Egli ce ne ha dato il comandamento. E chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso' (1 Giov. 3:23-24) é evidente che chi mangia la carne di Gesù e beve il suo sangue é chi crede nel suo nome ed osserva i suoi comandamenti.
    Se per ricevere la vita eterna bisognasse mangiare il pane e bere il calice del Signore, la vita eterna non sarebbe più il dono di Dio, ma bensì qualcosa che la si può ricevere in cambio di una opera buona quale il mangiare la cena del Signore. In questo caso sarebbe annullata la grazia e sarebbe resa vana la promessa della vita eterna basata sulla fede. Se fosse così non ci sarebbe bisogno di esortare i peccatori a ravvedersi e a credere nel nome del Signore Gesù, perché basterebbe dargli il pane ed il vino che secondo alcuni sono veramente la carne ed il sangue di Gesù. Ma non si può accettare una simile dottrina perché non é confermata dalla Scrittura e neppure dai fatti. Quali fatti? Questi. In seno alla chiesa romana i peccatori, gli adulteri, i ladri, gli avari, gli idolatri mangiano l'ostia ed alcuni bevono anche il calice e non hanno la vita eterna in loro stessi, infatti essi dicono che non ce l'hanno. Ma non solo, essi ci accusano di presunzione perché noi diciamo di avere la vita eterna per la grazia di Dio. Nel mezzo delle chiese di Dio alcuni conduttori che non hanno abbastanza discernimento fanno prendere la cena del Signore pure a persone che non sono ancora nate di nuovo, ma esse, siccome che non si sono ancora ravvedute e non hanno ancora creduto con il loro cuore nel Vangelo, senza vita sono prima di mangiare la cena e senza vita sono dopo avere mangiato il pane e bevuto del calice del Signore; a dimostrazione questo, che il mangiare e bere questi elementi non conferisce la vita eterna a coloro che la prendono.
    Il Signore quando in quella notte disse ai suoi: 'Bevetene tutti, perché questo é il mio sangue, il sangue del patto, il quale é sparso per molti per la remissione dei peccati' (Matt. 26:28), non era ancora stato crocifisso sulla croce, e perciò ancora non aveva sparso il suo sangue, eppure chiamò il frutto della vigna il suo sangue. Di conseguenza le parole di Gesù erano spirituali. Certo, noi riconosciamo che vi sono diverse cose attorno alla cena del Signore che sono imperscrutabili e perciò incomprensibili, tra cui appunto il fatto che Gesù chiamò il frutto della vigna il suo sangue ed il pane il suo corpo, e che quando noi mangiamo del pane e beviamo del calice del Signore abbiamo comunione con il corpo ed il sangue del Signore, ma è necessario vegliare per non cadere nell'errore nel quale sono caduti i teologi cattolici romani in seguito ad arbitrarie interpretazioni scritturali.
    Gesù spesso parlò in similitudini infatti disse di lui: 'Io son la porta delle pecore... Io son la porta; se uno entra per me, sarà salvato..' (Giov. 10:7,9), e: 'Io son la via...' (Giov. 14:6); e dopo essere risorto, quando apparve a Giovanni gli disse: 'Io son la radice e la progenie di Davide, la lucente stella mattutina' (Ap. 22:16). Quindi non c'é da meravigliarsi se nei giorni della sua carne il Figlio di Dio disse: 'La mia carne é vero cibo e il mio sangue é vera bevanda' (Giov. 6:55), e: 'Se non mangiate la carne del Figliuol dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi' (Giov. 6:53). Certo, questo parlare é duro ma noi l'accettiamo, e non vogliamo essere come quei suoi discepoli che dissero: 'Questo parlare é duro; chi lo può ascoltare?' (Giov. 6:60), e rimasero scandalizzati dalle sue parole. 'Beato colui che non si sarà scandalizzato di me' (Matt. 11:6), disse Gesù, quindi non scandalizziamoci delle suddette parole del Signore perché esse sono verità, ma ricordatevi che esse sono da intendere spiritualmente secondo che disse Gesù: 'Le parole che vi ho dette, sono spirito e vita' (Giov. 6:63).

Gli effetti del mangiare il pane e del bere del calice del Signore secondo la Scrittura

Come abbiamo visto il catechismo cattolico afferma che l'eucarestia in chi la riceve degnamente opera delle cose miracolose, infatti accresce e conserva la grazia, rimette i peccati veniali e preserva dai mortali, consola e conforta e accresce la carità e la speranza della vita eterna. Era inevitabile, dobbiamo dire, che dando quell'errato significato alla cena del Signore, i teologi cattolici tirassero fuori pure tutti questi effetti straordinari. Ma che dice la Scrittura? La Scrittura non dice che la cena del Signore conserva e accresce la grazia, che rimette certi peccati e preserva da altri, e non dice neppure che dà conforto e accresce la carità e la speranza della vita eterna. Tutto quello che essa dice è che ogniqualvolta mangiamo quel pane e beviamo quel vino noi annunziamo la morte del Signore finché egli venga secondo che è scritto: 'Ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch'egli venga' (1 Cor. 11:26); e che noi abbiamo comunione con il corpo ed il sangue di Cristo secondo che è scritto: 'Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è egli la comunione col sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è egli la comunione col corpo di Cristo?' (1 Cor. 10:16). Qualcuno dirà: Tutto qui? Sì, tutto qui. Naturalmente è superfluo dire che si prova gioia nel partecipare alla cena del Signore, appunto perché si ricorda la morte del Signore e quindi il suo grande amore verso di noi, e si ha comunione con il suo corpo ed il suo sangue.

L'adorazione dell'ostia è idolatria

La Scrittura non insegna affatto che noi dobbiamo adorare il pane che rompiamo alla cena del Signore; esso è pane e quindi non è degno di essere adorato. Gesù disse: 'Iddio é spirito; e quelli che l'adorano, bisogna che l'adorino in ispirito e verità' (Giov. 4:24). Anche Gesù è degno di essere adorato perché Dio dice: 'Tutti gli angeli di Dio l'adorino' (Ebr. 1:6) ma anche Lui va adorato in ispirito e verità come il Padre suo. Che cosa costituisce quindi l'adorazione dell'ostia? L'adorazione dell'ostia non è altro che una delle tante forme di idolatria che é presente in questa pseudochiesa e che la curia romana ordina di perpetrare a danno di milioni di anime nel mondo.

Il digiuno imposto ai comunicanti va contro la Parola di Dio

L'ordine di prendere l'eucarestia a digiuno è contrario alla Parola di Dio perché Gesù distribuì il pane e il calice ai suoi discepoli mentre essi mangiavano; difatti Marco dice: 'E mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe e lo diede loro e disse: Prendete, questo è il mio corpo. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. E disse loro: Questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti..' (Mar. 14:22-24); e Luca afferma che Gesù distribuì ancora il calice dopo la cena dicendo: 'Parimente ancora, dopo aver cenato, dette loro il calice dicendo: Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, il quale è sparso per voi' (Luca 22:20). Ancora una volta constatiamo chiaramente come alla curia romana della Parola di Dio non importa proprio nulla; quello che gli importa è la tradizione e nient'altro.


L'eucarestia non è affatto la ripetizione del sacrificio di Cristo e neppure un'offerta propiziatoria che il sacerdote cattolico offre a Dio per i peccati

Ora dimostreremo mediante le Scritture che Gesù Cristo non ha affatto istituito la messa, che i preti non sono affatto dei sacerdoti ordinati da Dio e che la messa che essi offrono non è il rinnovamento del sacrificio di Cristo.

    Se come dicono loro la messa è la ripetizione del sacrificio di Cristo ed è stata istituita da Cristo, che ripetizione di quale sacrificio era l'eucarestia istituita da Cristo dato che Cristo ancora non aveva offerto se stesso sulla croce? Non è forse questa una chiara contraddizione che annulla la messa come ripetizione del sacrificio di Cristo? Certamente che lo è perché seguendo la logica dei teologi papisti Gesù affinché la cena fosse dichiarata una ripetizione del suo sacrificio, avrebbe dovuto istituirla dopo la sua morte e non prima. E' da escludersi quindi che la cena del Signore sia stata istituita da Cristo quale ripetizione del suo sacrificio perché Gesù Cristo, in quella notte, istituì la santa cena e disse ai suoi di compierla in sua memoria, quindi per ricordare il suo sacrificio che di lì a poco avrebbe compiuto una volta per sempre. Cosa che per altro i teologi non negano infatti affermano che Gesù istituì l'eucarestia anche a perpetuo ricordo della sua passione e morte; quindi non solo quale sacrificio permanente del Nuovo Testamento. Ma anche qui non possiamo non dire che si contraddicono di nuovo, perché non è ammissibile che la cena del Signore sia contemporaneamente l'annunzio della morte di Cristo e la morte stessa di Cristo. Sarebbe come dire che facendo una determinata cosa per ricordare un fatto compiuto da una persona, nello stesso tempo si ripete quel fatto compiuto da quella persona molto tempo prima!
    Gesù disse sia quando diede il pane e sia quando diede il calice ai suoi discepoli: 'Fate questo in memoria di me' (1 Cor. 11:24); e Paolo dice: 'Ogni volta che voi mangiate questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finch'egli venga' (1 Cor. 11:26); quindi la celebrazione della cena del Signore é la ricordanza del sacrificio espiatorio di Cristo perché con essa viene annunziata la sua morte, e non è la ripetizione del sacrificio di Cristo perché esso é stato fatto una volta per sempre e non può essere ripetuto in nessuna maniera. Per comprendere come la cena del Signore è un atto fatto per ricordare il sacrificio di Cristo e non è il rinnovamento di esso è necessario ricordarsi della Pasqua giudaica. Ora la Pasqua venne istituita da Mosè per ordine di Dio mentre il popolo d'Israele era in Egitto; in essa i Giudei dovevano immolare un agnello senza difetto, arrostirlo al fuoco e mangiarlo con pane senza lievito e con delle erbe amare; e tutto ciò ogni anno. Ma perché dovevano annualmente fare questo rito? Per ricordare il giorno in cui Dio li aveva tratti fuori dall'Egitto dopo una schiavitù secolare, infatti Dio disse: 'Quel giorno sarà per voi un giorno di ricordanza... E in quel giorno tu spiegherai la cosa al tuo figliuolo, dicendo: Si fa così, a motivo di quello che l'Eterno fece per me quand'uscii dall'Egitto' (Es. 12:14; 13:8). Ora, è chiaro che nessuno può dire che ogni qual volta i Giudei celebravano la Pasqua si rinnovava per loro la liberazione dall'Egitto perché essa era avvenuta tempo addietro in Egitto e non poteva essere in nessuna maniera rinnovata. Nella stessa maniera anche la cena del Signore fu istituita da Cristo per ordine di Dio per ricordare la sua morte, avvenuta una volta per sempre alla fine dei secoli, mediante la quale noi siamo stati liberati dalla schiavitù del peccato. Ed anche qui bisogna dire che siccome che la cena del Signore si fa in ricordanza del sacrificio di Cristo e quindi anche in ricordanza della liberazione dal peccato da noi ricevuta mediante l'offerta del suo corpo e del suo sangue, essa non può essere la ripetizione del sacrificio di Cristo e di conseguenza non può essere neppure la ripetizione della nostra liberazione.
    Cristo ha offerto se stesso una volta per sempre perché la Scrittura dice: 'Noi siamo stati santificati, mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre' (Ebr. 10:10), ed anche che egli è entrato 'nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de' secoli, é stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio' (Ebr. 9:24-26). La messa che fa il prete quindi é un atto di presunzione in abominio a Dio e che inganna tutti coloro che ci credono, perché il prete pretende con la messa di rinnovare il sacrificio di Cristo, mentre la Scrittura insegna che Cristo Gesù nella pienezza dei tempi ha offerto se stesso per i nostri peccati una volta per sempre. Certo, il clero romano ammette che il sacrificio della messa è un sacrificio incruento in cui Cristo non versa il suo sangue, ma questo non giustifica affatto la messa. Cristo non l'ha comandata quindi non va fatta e basta. E' un sacrificio incruento senza spargimento di sangue? Per noi non è né un sacrificio e neppure incruento; ma solo un rito in abominio a Dio. Ma dato che i teologi papisti parlano in questa maniera a riguardo della messa e dicono nello stesso tempo che essa viene offerta per placare Dio e dargli soddisfazione dei nostri peccati, e dato che la Scrittura dice che 'senza spargimento di sangue non c'è remissione' (Ebr. 9:22), noi domandiamo loro: 'Ma non vi rendete conto che vi contraddite da voi stessi? Dite: 'Nel sacrificio della Messa Gesù placa per noi l'Eterno Padre, offrendogli se stesso, affinché dopo il peccato non ci punisca come avremmo meritato (...) e offre a soddisfazione per i nostri peccati' (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 513), e nello stesso tempo dite che la messa è un sacrificio senza spargimento di sangue, quindi senza il potere di rimettervi i vostri peccati! E poi, ancora: 'Ma come fate a dire che la vostra messa è il sacrificio di Cristo e poi nello stesso tempo dire che non avviene nessun spargimento di sangue quando la Scrittura insegna che quando Gesù offrì se stesso a Dio vi fu lo spargimento del suo sangue? Ma è o non è un sacrificio? Quante contraddizioni si notano nelle parole dei teologi papisti anche quando parlano della messa!
    I sacerdoti che furono presi da Dio di fra gli uomini per offrire sacrifici per i peccati del popolo erano Leviti, e precisamente dell'ordine di Aaronne. Oltre a ciò il loro sacerdozio era trasmissibile, infatti quando essi morivano passava ai loro figli. Cristo Gesù invece è stato sì anche lui preso di fra gli uomini, ma egli é stato costituito Sommo Sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec, che è un ordine superiore a quello di Aaronne perché Melchisedec è superiore ad Aaronne. Egli, quale Sommo Sacerdote dei futuri beni, dopo avere offerto se stesso per i nostri peccati è risuscitato dai morti e non muore più. Per questa ragione, a differenza del sacerdozio levitico, il suo sacerdozio non é trasmissibile secondo che é scritto: 'Quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché per la morte erano impediti di durare; ma questi, perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette' (Ebr. 7:23,24); quindi possiamo dire che Egli sia stato l'ultimo Sacerdote legittimato da Dio ad offrire un sacrificio per il popolo. Con il sacerdozio di Cristo è stato annullato il sacerdozio levitico appunto perché ora non c'é più bisogno che essi offrano sacrifici d'espiazione per gli uomini. I sacerdoti cattolici quindi sono degli impostori che però riescono a farsi passare come sacerdoti istituiti da Dio a offrire il sacrifico della messa. Come se Dio avesse rinnegato la sua Parola per compiacere a questa razza di gente che si crede pura ma non é ancora lavata dalla sua sozzura! Questi seduttori hanno abilmente mischiato il sacerdozio levitico, i sacrifici espiatori della legge e l'altare dell'Antico Patto con il sacrificio di Cristo e la cena del Signore da fare con il pane e il vino e ne hanno fatto la messa. Che dire? Bisogna riconoscere che Satana é riuscito a sedurre moltitudini di persone facendo leva sulla Parola di Dio!
    I sacrifici espiatori che i sacerdoti secondo l'ordine di Aaronne dovevano offrire erano l'ombra del perfetto ed unico sacrificio espiatorio che Cristo avrebbe offerto nella pienezza dei tempi. Quindi essi erano imperfetti e difatti é scritto: 'S'offron doni e sacrificî che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto, poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma' (Ebr. 9:9,10), ed anche: 'La legge, avendo un'ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, rendere perfetti quelli che s'accostano a Dio' (Ebr. 10:1), e: 'Ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati' (Ebr. 10:11).

    Ma ora che Cristo ha offerto se stesso una volta per sempre per i nostri peccati, noi non abbiamo più bisogno di qualche sacerdote che sulla terra offra un sacrificio per i nostri peccati (la messa), perché Gesù ha adempiuto ogni cosa concernente l'espiazione dei peccati morendo sulla croce. I Cattolici quindi con la loro messa dimostrano di non considerare il sacrificio di Cristo perfetto e fatto una volta per sempre per i nostri peccati. Ma anche qui bisogna dire che i teologi cattolici romani cadono in un ennesima contraddizione perché da un lato affermano che il sacrificio di Cristo è stato sufficiente per compiere l'espiazione dei peccati e dall'altro affermano che la messa dato che è una ripetizione del sacrificio di Cristo soddisfa i peccati degli uomini! Insomma è come se qualcuno vi dicesse: 'Qualcuno ha estinto i miei debiti che avevo con Tizio, perché ha pagato a Tizio tutta la somma che io gli dovevo; ma io voglio finire di pagargli tutti i miei debiti!' Giudicate da voi stessi fratelli quello che dico.
    La messa che essi dicono essere un'oblazione pura offerta a Dio è invece un profumo in abominio a Dio perché essi mediante questo loro sacrificio sull'altare pretendono di fare morire Cristo e di offrirlo a Dio per i peccati del popolo. Il teologo Perardi infatti dice: 'Il sacrificio della Messa è lo stesso sacrificio della Croce' (Giuseppe Perardi, op. cit., pag. 510). E qui c'è bisogno di dire questo: secondo il catechismo cattolico il prete quale sacerdote di Dio offre sull'altare la vittima che è Gesù, quindi il prete come sacrificatore risulta superiore alla vittima che egli offre cioè a Gesù. Inoltre il prete, secondo l'aberrante teologia papista, ha potestà sul corpo di Cristo, difatti lo prende e lo porta dove vuole, lo dà a mangiare a chi vuole, lo chiude dove vuole; ma tutto questo è inaccettabile perché rappresenta un dispregio verso Colui che è al di sopra di tutti; tutto questo è veramente esecrabile, ripugnante. O Cattolici, rientrate in voi stessi; fino a quando andrete dietro alla vanità ed alla menzogna? Investigate le Scritture!
    Sotto la grazia tutti i credenti in Cristo Gesù, cioè tutti i membri della Chiesa di Dio, sono dei sacerdoti secondo che è scritto: 'Ma voi siete una generazione eletta, un real sacerdozio..' (1 Piet. 2:9), ed ancora: 'Tu sei degno di prendere il libro e d'aprirne i suggelli, perché sei stato immolato e hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d'ogni tribù e lingua e popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e de' sacerdoti; e regneranno sulla terra' (Ap. 5:9,10). E siccome sono sacerdoti devono anche loro offrire a Dio dei sacrifici come li offrivano i sacerdoti leviti, ma essi non sono costituiti da vittime di animali da offrire su qualche altare in qualche santuario terreno, ma dalla lode, dalla preghiera e dalle offerte. Le seguenti Scritture attestano ciò: 'Siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo' (1 Piet. 2:5); 'La mia preghiera stia nel tuo cospetto come l'incenso..' (Sal. 141:2), e: 'I ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno una cetra e delle coppe d'oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi' (Ap. 5:8); 'Per mezzo di lui, dunque, offriam del continuo a Dio un sacrificio di lode; cioè, il frutto di labbra confessanti il suo nome! E non dimenticate di esercitar la beneficenza e di far parte agli altri de' vostri beni; perché è di tali sacrificî che Dio si compiace' (Ebr. 13:15,16).

    Il passo di Malachia si riferisce appunto ai sacrifici spirituali che un giorno noi Gentili in Cristo Gesù avremmo offerto al nome del Signore, e non al sacrificio della messa che i sacerdoti cattolici avrebbero offerto a Dio dai quattro canti della terra!

Le messe per i morti sono funzioni vane

Abbiamo visto che i teologi papisti per confermare che sia lecito offrire la messa per coloro che sono morti e sono nel purgatorio prendono il gesto compiuto da Giuda Maccabeo che fece offrire un sacrificio per il peccato di quei Giudei caduti in battaglia. Ma noi riteniamo che questo fatto non conferma affatto la messa in favore dei defunti, ma conferma che Giuda il Maccabeo ha compiuto qualcosa di antiscritturale perché nella legge di Mosè non sta scritto da nessuna parte che Dio ordinò agli Israeliti di offrire sacrifici espiatori per i morti, ma solo per i vivi. Quindi a prescindere dal fatto che il purgatorio non esiste, e che la messa non è un sacrificio, dinanzi alla Parola di Dio crolla anche il sostegno su cui si poggia la messa per i morti.
Ma la messa, benché sia un rito inutile e sacrilego, rimane ancora in piedi nella chiesa romana con tutta la sua pompa; essa rappresenta il momento più solenne del culto cattolico romano, a cui il clero romano è molto attaccato. E i teologi papisti la difendono strenuamente facendo acrobazie esegetiche di ogni genere e discorsi vani di ogni genere che si vanno ad infrangere contro la Parola di Dio e cadono a terra. Ma perché la messa è difesa strenuamente dalla chiesa romana e rappresenta qualcosa di irrinunciabile per la chiesa romana? Perché se venisse a mancare verrebbe a mancare una delle principali miniere di denaro da cui il clero romano attinge i suoi capitali. Le messe hanno un prezzo (attenzione però, perché i Cattolici si difendono dicendo che le messe non sono in vendita; a parole questo, ma non nei fatti). Messa è sinonimo di soldi per i preti e per il papato; e nello stesso tempo rappresenta una consolazione per i Cattolici: le cose messe assieme riescono ancora dopo secoli a reggersi in piedi.

Le messe in onore dei santi sono funzione vane

Come abbiamo visto coloro che si riunirono a Trento in quel concilio con un abile gioco di parole hanno cercato di fare passare le messe che essi offrono nella realtà ai santi (prendiamo per esempio i santi apostoli Paolo e Pietro) come dei sacrifici rivolti a Dio e non ai santi, per evitare l'accusa di idolatria. Perché dico gioco di parole? Perché non si capisce affatto cosa significa offrire a Dio un sacrificio in onore di terzi. In altre parole viene di domandarsi, ma allora l'onore a chi lo rivolgono? A Dio o ai santi? Ma come fanno a dire che offrono un sacrificio in onore a Dio e nello stesso tempo in onore di creature morte da tempo che sono nel cielo con lui? Ma allora vogliono dire che onorando il padrone onorano anche i suoi servi che sono in cielo? Ma non è qualcosa di illogico tutto ciò? Eppure questo è l'insegnamento che viene rivolto a milioni di anime sparse per il mondo! O uomini che siete stati ingannati da questi precetti d'uomini privati della verità, rientrate in voi stessi e uscite da questa falsa chiesa!
La Scrittura ci insegna che noi credenti dobbiamo offrire dei sacrifici spirituali (da cui è esclusa la messa) ma questi sacrifici li dobbiamo offrire a Dio, solo a lui e non ai santi apostoli che sono in cielo. Ecco le Scritture che lo confermano: 'Io vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, accettevole a Dio; il che è il vostro culto spirituale' (Rom. 12:1); 'Siete edificati qual casa spirituale, per essere un sacerdozio santo per offrire sacrificî spirituali, accettevoli a Dio per mezzo di Gesù Cristo' (1 Piet. 2:5); 'Per mezzo di lui, dunque, offriam del continuo a Dio un sacrificio di lode' (Ebr. 13:15).

NOTE

[1] 'Poi, avendo preso del pane, rese grazie (verbo greco: eucharisteo) e lo ruppe....' (Luca 22:19); 'Poi, preso un calice e rese grazie (verbo greco: eucharisteo), lo diede loro...' (Matt. 26:27).

[2] Per esporre le dottrine della chiesa cattolica romana ho deciso di usare in massima parte questo manuale. E' vero che esso è ormai abbastanza vecchio ma questo è relativo perché il suo contenuto è confermato, tranne che in alcune piccole cose, dai catechismi della chiesa cattolica più recenti. I corsivi presenti nelle citazioni sono nel testo.

[3] Sacrificio istituito da Gesù Cristo stesso perché Perardi dice: 'Gesù Cristo istituì l'Eucarestia, perché fosse nella Messa il sacrificio permanente del Nuovo Testamento' (Ibid., pag. 476).

[4] Il nome messa deriva dal latino Missa (p. pass. di Mittere 'mandare') che era parte della formula di congedo con cui i sacerdoti pagani alla fine delle loro funzioni licenziavano il popolo: Ite, Missa, est che significava 'Andate, è stata mandata'.

[5] Siccome non tutti i luoghi di culto della chiesa cattolica si possono chiamare basiliche perché 'le Basiliche sono Chiese celebri anche come importanza materiale, - che dal Papa furono onorate di tale titolo' (Giuseppe Perardi, Manuale del Catechista, Padova 1962, pag. 643), e siccome che nessuno di essi si può chiamare neppure Chiesa perché la Scrittura insegna che la Chiesa è l'assemblea dei riscattati dal presente secolo malvagio e quindi un edificio non fatto di pietre, mattoni o cemento, ma un edificio spirituale che ha da servire di dimora a Dio (cfr. Ef. 2:22; Atti 12:5; Rom. 16:5) ho deciso di chiamarli semplicemente luoghi di culto e di tanto in tanto basiliche solo quando il titolo di basilica gli è riconosciuto dai Cattolici romani o mi riferisco ai luoghi di culto del periodo storico in cui venivano tutti denominati basiliche.

giovedì 26 novembre 2009

IL SERMONE DEI CINQUANTA di Voltaire


Cinquanta persone istruite, pietose e ragionevoli si riuniscono, da un anno, tutte le domeniche, in una citta' popolosa ed animata.
Essi recitano delle preghiere, dopo le quali, un membro del sodalizio pronuncia un discorso. Alla fine si pranza e dopo il pranzo viene fatta una colletta per i poveri; ogni partecipante presiede a turno la riunione ed e' compito del presidente recitare la preghiera e pronunciare il sermone.
Eccovi ora una di queste preghiere ed uno dei sermoni. Se il seme di queste parole cadra' su di un terreno fertile, senza dubbio esso dara' i suoi frutti.



PREGHIERA
Dio di tutti i mondi e di tutti gli esseri, la sola preghiera degna di Te e' la sottomissione. Perche' cosa si puo chiedere a Colui che ha tutto ordinato, tutto previsto e tutto stabilito dopo l'origine delle cose?
Se e' comunque permesso manifestare i proprii bisogni ad un padre, allora conserva nei nostri cuori la nostra sottomissione, conserva pura la nostra religione e liberaci da tutte le superstizioni.
Quando Vi si insulta con indegni sacrifici: abolite questi misteri infami; quando si disonora la Divinita' con favole assurde: annullate per sempre tali favole.
Conservate la purezza dei nostri costumi, l'amicizia che i nostri fratelli hanno per noi, l'amore che essi hanno per tutti gli uomini, la loro ubbidienza alle leggi e la saggezza della loro condotta; sia che essi vivano o muoiano conservali nell'adorazione di un solo Dio, remuneratore del bene e vendicatore del male; un Dio che non puo' nascere ne morire, ne avere suoi simili ma che ha in questo mondo troppi figli ribelli.

Fratelli miei, la religione e' la voce segreta di Dio che parla a tutti gli uomini ed essa deve tutti riunirli e non dividerli. Percio' ogni religione che appartenga ad un solo popolo e' falsa. La nostra, per i suoi principi, appartiene all'universo intiero, perche' noi adoriamo un Essere Supremo quale tutte le altre nazioni lo adorano; noi pratichiamo quella giustizia che tutte le nazioni ci insegnano e noi rifiutiamo tutte quelle menzogne che tutti i popoli l'un l'altro si rinfacciano.

E cosi', d'accordo con essi in tutti quei principi che ci uniscono, noi ci separiamo da loro per tutte quelle cose per le quali si combatte. E' possibile che il punto in cui tutti gli uomini di tutti i tempi concordano sia l'unico centro della verita', mentre i punti nei quali tutti gli uomini si differiscono sono solo l'emblema della menzogna.

La religione deve essere conforme ed universale come la morale e tutte le religioni, i dogmi delle quali offendono la morale, sono sicuramente false. Ed e' pertanto sotto questo duplice aspetto di perversita' e di menzogna che noi esamineremo, in questo discorso, i libri degli ebrei e di coloro che li hanno seguiti.

Vediamo quindi per prima cosa se questi libri sono conformi alla morale ed, in seguito vedremo se essi possono avere qualche parvenza di verosimiglianza. I due primi punti che seguono saranno dedicati all'Antico Testamento ed il terzo al Nuovo Testamento.


PUNTO PRIMO - Abominio degli ebrei

Voi sapete, fratelli miei, quale orrore ci ha colto quando abbiamo letto l'insieme degli scritti degli ebrei, ponendo la nostra attenzione su tutti i crimini contro la purezza, la castita', la buona fede, la giustizia ed il comune senso della ragione che non solamente si trovano in ciascun capitolo ma, che per colmo di orrore, vengono anche consacrati.

Anzitutto, (senza parlare della stravagante ingiustizia attribuita all'Essere Supremo, di avere dato la parola ad un serpente al fine di sedurre una donna per poi perseguitarne la sua innocente posterita'), seguiamo passo a passo tutti gli orrori storici che fanno specie alla natura ed al comune buon senso.(1)

Uno dei primi patriarchi, Loth nipote di Abramo, accolse nella sua casa due angeli mascherati da pellegrini; tutti gli abitanti di Sodoma concepirono subitamente dei desideri impuri nei confronti di questi due personaggi. Loth, che aveva due figlie promesse in matrimonio, si offre di prostituirle alla turba al posto dei due stranieri. Si puo' presumere che queste due ragazze fossero stranamente educate a prostituirsi, perche' la prima cosa che esse fecero, dopo che la loro citta' fu distrutta da una pioggia di fuoco e la loro madre trasformata in una statua di sale, fu quella di ubriacare il loro padre per due notti di seguito e copulare con lui, una dopo l'altra.



Tutto cio' e' una imitazione dell'antica favola araba di Cinira e Mirra;(2) ma in questa favola, molto piu' morale, Mirra viene punita per il suo crimine, mentre invece le figlie di Loth sono ricompensate dalla piu' grande ed ambita delle benedizioni, secondo la morale ebraica: esse diventano progenitrici di una numerosa posterita'.

Non possiamo non soffermarci sulla bugia di Isacco, il padre dei giusti, il quale disse che sua moglie era sua sorella, sia che abbia ripreso questa menzogna da Abramo sia che Abramo stesso fosse colpevole, in effetti, di aver fatto di sua sorella la propria moglie.

Fermiamoci anche per un momento sul patriarca Giacobbe che ci viene additato come esempio per i giusti. Egli costrinse suo fratello, che moriva di fame, a cedergli il suo diritto di progenitura per un piatto di lenticchie; dopo di che egli inganna anche il padre Isacco, che giace sul letto di morte. Ancora, dopo avere ingannato suo padre, egli inganna e deruba suo suocero Labano ed infine dopo aver sposato le due sorelle, va a letto con tutte le sue serve. Ed il suo Dio benedice la sua incontinenza e la sua furberia.



E quali sono poi le azioni dei figli di tanto padre? Dina, sua figlia, piace ad un principe di Sichem ed e' verosimile che anch'essa amasse tale principe, visto che era andata a letto con lui. Il principe la chiede in sposa ed essa gli viene concessa a condizione che lui e tutti i suoi sudditi si facciano circoncidere. Il principe accetta ma non appena lui ed i suoi si sono sottoposti a tale dolorosa operazione, che li priva della forza necessaria per difendersi, la famiglia di Giacobbe sgozza tutti gli uomini di Sichem e rende schiavi i ragazzi e le donne.

Nella nostra giovinezza tutti abbiamo ascoltato la storia di Tieste e Pelope.(3) Questo abominevole incesto e' ripreso da Giuda, patriarca e padre della prima tribu. Egli va a letto con sua nuora ed in seguito la vuole far morire.

Il libro seguente suppone che Giuseppe figlio di questa famiglia, sia venduto in Egitto e che, per quanto straniero, diventi primo ministro per aver interpretato un sogno. Ma che razza di primo ministro e' un uomo che in tempo di carestia obbliga tutta una nazione a rendersi schiava per avere del pane! Quale magistrato tra voi oserebbe mai, in tempo di carestia, proporre un mercato tanto abominevole e quale nazione accetterebbe un tale infame mercato?

Vediamo ora di prendere in considerazione come 70 persone della famiglia di Giuseppe, che si stabilirono in Egitto, abbiano potuto in 205 anni moltiplicarsi sino a 600.000 combattenti, senza contare le donne, i vecchi ed i bambini che avrebbero dovuto comporre una popolazione di piu' di due milioni di individui; trascurando poi il fatto che il testo indica a volte 430 anni ed altre 205.

Ma il numero infinito di contraddizioni che sono il suggello della menzogna non e' l'oggetto sul quale vogliamo soffermarci.

Scartiamo anche i prodigi ridicoli di Mose e dei maghi del Faraone, e tutti quei miracoli fatti per dare al popolo ebraico quel disgraziato angolo di terra infeconda, che essi in seguito conquisteranno con il sangue e con il crimine, invece di dare loro la fertile terra d'Egitto, dove gia' si trovavano; limitiamoci a quel percorso di orrende iniquita' sul quale sono stati indotti a camminare.

Il loro Dio che aveva fatto di Giacobbe un ladro, trasforma in ladri anche tutto il popolo. Egli ordina al suo popolo di rubare e di involare tutti i vasi d'oro e d'argento e tutte le suppellettili. Ecco dunque questi miserabili, questi 600.000 combattenti, che invece di impugnare le armi come gente di valore, si trasformano in briganti guidati dal loro Dio. Se tale Dio avesse voluto donare loro una terra fertile avrebbe potuto donargli l'Egitto, mentre invece li conduce in un deserto. Essi avrebbero potuto salvarsi dal Faraone per la strada piu' corta ed invece fecero una deviazione di trenta miglia per passare il Mar Rosso a piedi asciutti!

Dopo questa bella prodezza, il fratello di Mose dona loro un altro Dio e questo Dio e' un vitello; e per punire suo fratello, lo stesso Mose ordina ad alcuni sacerdoti di uccidere i loro figli, i loro fratelli ed i loro padri ed i preti in questione ammazzano 23.000 ebrei che si lasciano tranquillamente sgozzare come delle bestie.



Dopo tanto macello non meraviglia per niente che questo abominevole popolo sacrifichi delle vittime umane al suo Dio che chiamano Adonai, dal nome di Adonis, preso a prestito dai Fenici.
Il versetto 29 del capitolo 27 del Levitico, vieta espressamente di riscattare gli individui destinati all'anatema ed al sacrificio; ed e' in base a questa norma di cannibali che Iefte, qualche tempo dopo, immola la propria figlia. Ma non erano sufficienti 23.000 uomini sgozzati per un vitello, se ne contano ancora altri 24.000 immolati per aver avuto rapporti con ragazze idolatre. Degno preludio, degno esempio, fratelli miei, di tutte le altre persecuzioni in materia religiosa.

Il detto popolo si trascina per i deserti e tra le sassaie della Palestina sino a quando il loro Dio gli disse: ecco il vostro bel paese! Sgozzate tutti gli abitanti, ammazzate tutti i bambini maschi, fate morire le donne maritate e riservate a voi tutte le giovani ragazze. E tutto cio' viene eseguito alla lettera, stando a quanto ci dicono i libri ebraici. E noi fremeremmo di orrore a queste parole se il testo non aggiungesse che gli ebrei trovarono nel territorio dei Madianiti 675.000 ovini, 72.000 buoi, 61.000 asini e 32.000 ragazze vergini. Folle assurdita' e felice barbarie! Ma, ancora una volta, non voglio considerare il ridicolo e l'impossibile, mi limito per ora a cio' che e' esecrabile.

Quindi, dopo aver passato a piedi il Giordano (come il mare), ecco il nostro popolo nella terra promessa. La prima persona che ha introdotto, con un tradimento, questo santo popolo, e' una prostituta chiamata Raab. Dio si allea con questa prostituta e poi fa cadere le mura di Gerico a suon di tromba. Il santo popolo entra in questa citta', sulla quale non aveva alcun diritto, e massacra uomini, donne e bambini. Stendiamo un velo sulle altre carneficine, sui re crocifissi, le pretese guerre contro i giganti di Gaza ed Ascalon e l'assassinio di tutti quelli che non potevano pronunciare la parola shibolet(?).



Ascoltate ora questa bella avventura! Un levita arriva sul suo asino e con la moglie a Gabaa, nel territorio della tribu di Beniamino. Alcuni beniamiti vogliono a tutti i costi commettere peccato di sodomia con il levita: bisognava pur accontentarsi, dopo aver insidiato due angeli, di puntare su di un semplice prete! Essi sfogarono la loro brutalita' sulla moglie che mori' a causa dei loro eccessi. Occorreva ora punire i colpevoli. Bene: le undici tribu massacrano tutta la tribu di Beniamino, esclusi 600 uomini. Alla fine le 11 tribu si pentono nel vedere sparire la dodicesima tribu e, per porre un rimedio, sterminano gli abitanti di una delle loro citta', prendono 600 ragazze e le donano ai 600 beniamiti sopravvissuti, affinche' possano perpetuare una tale bella razza.

Quanti crimini commessi in nome del Signore!!
Riportiamo solo quello dell'uomo di Dio, Aod. Gli ebrei, venuti da lontano per conquistare, finiscono sottomessi ai Filistei e giurano obbedienza al loro re Eglon. Un santo giudeo, un certo Aod, chiede di avere un colloquio privato con il re e questi gli accorda benevolmente udienza, durante la quale Aod lo ammazza; ed e' di tale esempio che si sono serviti tantissime volte i cristiani per tradire, perdere e massacrare un mucchio di sovrani.

Alla fine il popolo eletto, che era stato governato da Dio in persona, volle avere un re, del qual cosa il sacerdote Samuele fu molto adirato. Il primo re giudeo rinnova subito l'usanza dei sacrifici umani. Saul aveva in precedenza prudentemente stabilito che nessuno mangiasse, durante il giorno, per meglio combattere i Filistei e perche' i suoi soldati avessero piu' forza e vigore; Saul giura al Signore di sacrificargli tutti quelli che avessero mangiato. Fortunatamente il popolo fu piu' saggio di lui e non permise che i figli del re stesso fossero sacrificati per aver mangiato un po' di miele.

Ma ecco, fratelli miei, l'atto piu' detestabile e pur sempre consacrato. Si racconta che Saul avesse preso prigioniero un re del paese, chiamato Agag; egli decide di non ammazzare il prigioniero, comportandosi come presso le nazioni piu' umane e civili. Ma il Signore e' irritato da questa decisione ed ecco che Samuele, sacerdote del Signore gli dice: tu sei in colpa per avere risparmiato un re che si e' arreso a te. Detto questo il sacerdote macellaio riduce Agag in piccoli pezzi. Che ne direste, fratelli miei, se allorche' il nostro imperatore Carlo V, avuto il re di Francia nelle sue mani, il suo cappellano fosse venuto a dirgli: Voi siete dannato per non avere ucciso Francesco I; e se poi il cappellano avesse sgozzato il re di Francia sotto gli occhi dell'imperatore e lo avesse ridotto simile a carne tritata?


Ma che possiamo dire del santo re Davide, cosi' gradito al Dio dei giudei, tanto da far discendere il messia dai suoi lombi? Questo buon re Davide faceva all'inizio il brigante. Egli saccheggia e taglieggia tutto cio' che trova, e taglieggia tra l'altro un ricco uomo chiamato Nabal e sposa sua moglie.
David si rifugia presso il re Achis e durante la notte fa mettere a ferro e fuoco i villaggi alleati di questo re Achis, suo benefattore. Egli sgozza, dice il sacro testo, uomini, donne e bambini onde evitare che qualcuno sopravviva per riferire il fatto.
Divenuto re rapisce la moglie di Urie e fa accoppare il marito; ed e' da questo adulterio omicida che discende il Messia, il figlio di Dio, lui stesso un Dio. Che bestemmia!
Questo Davide divenuto quindi l'antenato di un Dio quale ricompensa per i suoi orribili crimini, viene invece punito per la sola buona e saggia azione che abbia compiuto.
Non c'e' principe saggio e prudente che non voglia conoscere il numero dei suoi sudditi, come tutti i pastori debbono sapere il numero delle loro greggi. Davide fece quindi un censimento, senza il quale non avrebbe potuto sapere il numero dei suoi sudditi; ed e' per avere fatto questo utile e saggio provvedimento che un profeta venne, per conto di Dio, a proporgli la scelta tra la guerra, la peste e la fame.

Non calchiamo troppo la mano, miei cari fratelli, sulle barbarie dei re di Giuda e d'Israele, sui loro massacri, sui loro attentati sempre mescolati a storie ridicole, anche se questo ridicolo e' sempre macchiato di sangue; non esiste alcuno, compreso il profeta Eliseo, che non sia un barbaro. Questo degno devoto ha fatto divorare dagli orsi quaranta bambini, perche' questi piccoli innocenti lo avevano chiamato testa pelata.

Vediamo poi questa nazione atroce ed insensata nel suo esilio di Babilonia e nella schiavitu' sotto i Persiani, sotto i Macedoni, Siriani, Egiziani e sotto i Romani, malgrado le belle promesse del loro dio Adonis, o Adonai, che aveva sovente promesso agli ebrei il dominio del mondo.

Infine, sotto il governo saggio dei romani, nacque un re degli ebrei; e questo re, fratelli miei, questo messia, voi sapete bene chi e'. E' colui che essendo stato all'inizio messo nel grande numero di tanti profeti, senza missione, non avendo crismi sacerdotali, e facendo professione di essere un ispirato, e' stato dopo qualche secolo considerato come un Dio.

Fermiamoci qui': vediamo con quale pretesto, su quali fatti, su quali miracoli, su quali pregiudizi ed infine su quali fondamenti e' stata costruita questa disgustosa ed abominevole storia.

PUNTO SECONDO - Assurdita' degli ebrei

Mio Dio, se tu discendessi di persona sulla terra e mi comandassi di credere a questo intrigo di massacri, di ruberie, di assassinii e di incesti commessi per tuo ordine ed in tuo nome, io di risponderei: NO! La tua santita' non puo' volere che io aderisca a queste cose orrende che ti oltraggiano. E tu, senza dubbio, mi approveresti.
Come possiamo dunque, virtuosi e saggi uditori, credere a questa spaventosa storia sulla base delle miserabili testimonianze che ci restano?

Scorriamo, se pure sommariamente, questo libro falsamente attribuito a Mose; dico falsamente attribuito perche' non e' possibile che il detto Mose abbia parlato di cose avvenute molto dopo di lui. Nessuno di noi crede che le memorie di Guglielmo di Orange siano di sua mano, visto che in tali memorie sono riportati fatti avvenuti dopo la sua morte. Scorriamo allora cio' che ci raccontano sotto il nome di Mose.

All'inizio Dio creo' la luce e la chiamo' giorno, poi le tenebre e le chiamo' notte, e questo fu il primo giorno. E dopo ci sono stati altri giorni prima ancora che fosse fatto il sole.
Poi Dio, il sesto giorno, fece l'uomo e la donna. Ma l'autore, dimenticando che la donna era gia' stata fatta, la ritira fuori, in seguito, da una costa di Adamo.
Adamo ed Eva sono collocati in un giardino dal quale escono quattro fiumi e tra questi quattro fiumi ce ne sono due, l'Eufrate ed il Nilo, che hanno le loro sorgenti a mille leghe l'uno dall'altro!



Il serpente parlava allora come un uomo ed era il piu' astuto animale del posto; il serpente persuade la donna a mangiare la mela e li fa cacciare dal paradiso. Il genere umano si moltiplica ed i figli di Dio si innamorano delle figlie degli uomini e nacquero cosi' sulla terra dei giganti.

Poi Dio si penti' di avere fatto l'uomo e volle sterminarlo con il diluvio, escluso Noe al quale comando' di costruire una barca in legno di 300 cubiti di lunghezza.
Su questa sola barca dovevano entrare sette paia di tutti gli animali ritenuti mondi e due paia di quelli immondi. Fu necessario nutrirli per tutti i dieci mesi che l'acqua sommerse la terra e poi ancora per molto altro tempo, in attesa che spuntassero le erbe. Considerate ora quello che fu necessario per nutrire 14 elefanti, 14 cammelli, 14 bufali ed altrettanti cavalli, asini, alci, cervi, daini, serpenti, struzzi e piu' di 2000 altre speci di tutto rispetto. Vi domanderete dove e' stata presa l'acqua per coprire tutta la terra sino a 15 cubiti al di sopra delle piu' alte montagne? Il testo risponde che e' stata presa dalle cateratte del cielo. Lo sa Dio dove sono queste cateratte.



Dopo il diluvio Dio fece un patto con Noe e con tutti gli animali, e per sigillare questo patto creo' l'arcobaleno. Quelli che hanno scritto tutto questo, potete ben vedere, che non erano dei grandi scienziati.
Ed ecco dunque Noe che ha ora una religione, dono di Dio, e questa religione non e' quella ebraica e neanche quella cristiana.

I discendenti di Noe vollero costruire una torre che si innalzasse sino al cielo. Fantantisca impresa ma Dio se ne preoccupo' ed, in un istante, fece parlare molte lingue diverse agli operai, che cosi' si dispersero. Tutto questo rientra in quella fonte infinita che sono le favole orientali.



Abbiamo poi gli abitanti di Sodoma che vogliono violentare due angeli; abbiamo una pioggia di fuoco che trasforma alcune citta' in un lago; abbiamo la moglie di Loth trasformata in una statua di sale; abbiamo Giacobbe che lotta per tutta la notte contro un angelo e resta ferito ad una coscia; abbiamo un Giuseppe venduto schiavo in Egitto che diventa primo ministro per avere interpretato un sogno; settanta persone della sua famiglia si stabiliscono in Egitto ed in 205 anni si moltiplicano, come abbiamo visto, sino a due milioni di individui.(4)

Sono dunque questi due milioni di ebrei che fuggono dall'Egitto e che prendono la strada piu' lunga per il piacere di attraversare il mare a piedi asciutti. Pero' questo miracolo non e' per nulla sorprendente. I maghi del Faraone ne facevano ben altri e ne sapevano almeno quanto Mose. Essi hanno trasformato, come lui, un bastone in un serpente, cosa quanto mai facile. Mose fece tingere di sangue le acque, altrettanto potevano fare i seguaci del Faraone. Mose fece apparire delle rane ed i saggi pure. Ma essi furono battuti sull'argomento delle pulci; gli ebrei, a questo proposito, ne sapevano piu' di tutte le altre nazioni.

Alla fine Adonai fece morire tutti i primogeniti d'Egitto, in modo da far partire il suo popolo con tutto comodo, ed il mare che si apre per questo popolo era il meno che si potesse fare in questa occasione! Il resto e' tutto della stessa forza.

E gli ebrei errano per il deserto:

alcuni mariti si lamentano delle loro mogli e subito salta fuori un'acqua che fa gonfiare e scoppiare ogni donna che ha tradito il proprio onore. Essi non hanno ne pane ne companatico: vengono fatte piovere quaglie e manna; i loro abiti si conservano per 40 anni e si allungano con il crescere dei bambini che li indossano e sono scesi, probabilmente dal cielo, altri vestiti per i nuovi nati.
Un profeta di un luogo vicino voleva maledire questo popolo ma la sua asina ed un angelo si oppongono e l'asina si intrattiene a parlare, per lungo tempo ed assai ragionevolmente, con il profeta.

Gli ebrei attaccano una citta'? Pronti: le mura cadono al suono di alcune trombe, cosi come Amphion costruiva al suono del flauto. Ma questo e' ancora niente. Cinque re amorrei, cioe' cinque capi villaggio, stabiliscono di opporsi alle devastazioni di Giosue. Subito vengono sconfitti e ne consegue una enorme carneficina. Il signor Adonai fece piovere sui malcapitati una pioggia di grosse pietre; ma non e' tutto: qualcuno riesce a fuggire e per dare ad Israele il tempo di riacciuffarli la natura sospende le sue leggi eterne; il sole si ferma su Gabaon e la luna su Aialon, a mezzogiorno in punto. Non abbiamo capito molto bene cosa c'entrasse la luna ma il libro di Giosue non ci permette di dubitarne.

Ma andiamo avanti. Di miracolo in miracolo si arriva sino a Sansone, rappresentato come un famoso debosciato favorito da Dio. Questi, quando non era ancora rasato aveva abbattuto mille filistei con una mascella e attaccato fiaccole alla coda di trecento volpi, capitate al momento giusto. E poi tutto il resto....



Non c'e' quasi nessuna pagina che non contenga di tali frottole; qui c'e' l'ombra di Samuele che appare in veste di stregone; da un'altra parte c'e' l'ombra di una meridiana (supposto che questi miserabili possedessero delle meridiane) la quale indietreggia di 10 gradi, implorata da Ezechia che domanda un tale segno; perche', come sapete, Dio gli aveva conferita la potesta' di scegliere se fare avanzare o indietreggiare le ore ed il saggio Ezechia aveva pensato che non c'era poi molta convenienza a far avanzare l'ora: meglio farla retrocedere.

C'e' poi Elia che sale al cielo su di un carro di fuoco e 40 bambini che cantano dentro una fornace ardente. E' quasi impossibile entrare nel dettaglio di tutte le inaudite stravaganze di questo libro. Il senso comune non era mai stato cosi' offeso da tanta indecenza e da tanto furore.

Questo e', nell'insieme, l'Antico Testamento, il padre del Nuovo; un padre che disconosce il suo figlio e lo considera come una creatura bastarda e ribelle. Perche' gli ebrei, fedeli alla legge di Mose, guardano con disprezzo il cristianesimo sorto sulle rovine di questa legge. Ma i cristiani hanno voluto, a forza di sottigliezze, giustificare l'esistenza del Nuovo Testamento con il Vecchio. Cosi' le due religioni si combattono tra di loro con le stesse armi. Tutte e due si affidano alla testimonianza degli stessi profeti ed alle stesse profezie.

I secoli futuri che vedranno la fine di questi culti insensati e che, puo' darsi, ne accoglieranno altri meno indegni di Dio e degli uomini, i secoli a venire, fratelli miei, potranno mai credere che il giudaismo ed il cristianesimo si siano basati su tali fondamenti e tali profezie? E che razza di profezie! Ascoltate: il profeta Isaia e' convocato da Acaz, re di Giuda, per fargli fare alcune predizioni, secondo le usanze stupide e superstiziose allora comuni in tutto l'oriente.
Questo profeta, come voi sapete, faceva parte di quegli individui che si ingegnavano di predire per guadagnare qualcosa, come ce n'erano ancora in Europa nel secolo scorso, sopratutto tra il popolino. Notate ancora che la maggior parte di questi profeti giudaici erano eretici in quanto Osea, Jona, Joele, Abdias..., lo stesso Elia ed Eliseo venivano tutti dalla Samaria, tutti coinvolti nello scisma e, secondo il punto di vista ebraico, gente perduta agli occhi di Dio.


Ritorniamo pero' ad Isaia: il re Acaz assediato in Gerusalemme da Salmanezer, che aveva conquistato la Samaria, chiede quindi ad Isaia una profezia, un segno. ed Isaia gli risponde: Eccoti il segno; una ragazza sara' ingravidata ed essa partorira' un figlio che avra' come nome Emmanuele. Egli si nutrira' di burro e miele sino a quando non sapra' respingere il male e scegliere il bene. E prima che questo fanciullo raggiunga tale capacita', la terra che tu detesti sara' abbandonata dai suoi due re, e l'Eterno fischiera' alle mosche che stanno sul bordo dei ruscelli d'Egitto e di Assur, ed il Signore prendera un rasoio in prestito e fara' la barba al re di Assur e gli radera' la testa ed i peli del pube.

E dopo questa bella profezia riportata su Isaia e della quale non c'e' il minimo cenno sul Libro dei Re, il profeta stesso e' incaricato della sua esecuzione. Il Signore gli ordina di scrivere il tutto su un grande tavolo, che si affretta a carpire da un bottino. Poi, in presenza di testimoni, va a letto con una ragazza e la ingravida. Ma quando il bambino nasce invece di chiamarlo Emmanuele gli da il nome di Maher Salal asbas.

Ecco, fratelli miei, cio' che i cristiani hanno recepito a favore del loro Cristo; questa e' la profezia che da origine al cristianesimo. La ragazza che il profeta ha ingravidato e' la Vergine Maria. Il ragazzo Maher Salal asbas e' Gesu Cristo; e per quanto concerne il burro ed il miele non so cosa dire.

Ciascun profeta ha predetto la liberazione degli ebrei quando erano in cattivita'. Questa liberazione invece consiste, secondo i cristiani, nella Gerusalemme Celeste e nella chiesa dei giorni nostri. Mentre tutto, presso gli ebrei, e' profezia, presso i cristiani tutto e' miracolo e tutte le profezie sono delle allegorie di Gesu Cristo.

Ed ora, fratelli miei, ecco un'altra gran bella ed eclatante figura. Il grande profeta Ezechiele vede un vento d'aquilone(5) e quattro animali e delle ruote di crisolito tutte contornate di occhi e l'Eterno gli dice: alzati, mangia questo rotolo e vattene. Poi l'eterno gli ordina di dormire 390 giorni coricato sul fianco sinistro, e dopo, altri 40 giorni sul fianco destro e l'Eterno lo lega con delle corde. Questo profeta era sicuramente uno da legare! Posso ora ripetere, senza vomitare, cio' che Dio ha ancora comandato ad Ezechiele? E' necessario. Dio gli ordina di mangiare del pane d'orzo cotto con della merda!



E' mai possibile che il piu' sporco, impertinente individuo dei nostri giorni possa immaginare una tale porcata? Bene, fratelli miei, il profeta mangia il suo pane d'orzo con i suoi escrementi pur lamentandosi che tale colazione lo ripugna un poco. Ed allora Dio, per favorirlo gli consente di aggiungere al suo pane dello sterco di vacca. Ecco dunque una delle figure della chiesa di Gesu Cristo!

Ma non pensate, fratelli miei, che questo sia il piu' orribile abominio tra tutti quelli che infestano i libri di questi sedicenti profeti. Leggete il capitolo 23 dello stesso libro di Ezechiele e ci troverete queste parole destinate alla giovane Ooliba: la sua furia impudica ha ricercato il coito con quelli che hanno dei membri da cavallo e che scaricano come degli asini. E a chi Ezechiele fa tenere questo esecrabile discorso? A Dio in persona.

E' di questo Dio, creatore dell'universo, del quale si e' osato profanare il santo nome, facendogli ordinare al profeta Osea, nel primo capitolo, di prendere una prostituta e di farle fare dei figli di puttana, secondo le stesse parole di Dio, in seguito gli ordina di andare a letto con una donna adultera, pagandola con 15 dracme ed uno staio e mezzo di orzo. Si puo' insultare piu' indegnamente la divinita'?

Dopo tali esempi e' inutile citarne altri e perdere il nostro tempo a combattere tutti questi incubi rivoltanti ed assurdi che formano il soggetto delle dispute tra ebrei e cristiani. Contentiamoci di compatire il piu' deplorevole accecamento che abbia mai offuscato la mente umana; speriamo che tale accecamento finisca, come tanti altri, e veniamo al Nuovo Testamento, degno seguito di tutto quello che abbiamo gia' visto.

PUNTO TERZO - Il Nuovo Testamento

Non e' servito nulla che gli ebrei fossero, ai tempi di Augusto, un po' piu' illuminati di quanto non erano nei secoli di barbarie dei quali abbiamo parlato.
Non e' servito a nulla che gli ebrei abbiano cominciato a concepire l'immortalita' dell'anima, dogma sconosciuto a Mose, ed a riconoscere le ricompense di Dio per i giusti, dopo la morte, e le punizioni, qualunque esse siano, per i malvagi, dogma anche questo ignorato da Mose. La ragione non e' mai penetrata in questo popolo miserabile dal quale e' emersa quella setta cristiana che e' stata la fonte di tante deviazioni, di guerre civili e di crimini, che ha fatto scorrere fiumi di sangue e che si e' divisa in tante sette tra loro nemiche, in quell'angolo di terra dove esse regnano.

Ci sono sempre state, presso gli ebrei, persone del popolo che si misero a fare i profeti per distinguersi dalla massa. Ecco ora quello che ha fatto piu' rumore e del quale, alla fine, e' stato fatto un Dio. Riportiamo i punti salienti della sua storia in poche parole, quali sono riportate in alcuni libri chiamati vangeli.
Volendo indagare in quali tempi questi quattro vangeli sono stati scritti balza evidente che sono stati compilati dopo la caduta di Gerusalemme, poiche' nel capitolo 23 del libro attribuito a Matteo, Gesu dice ai sacerdoti. serpenti, razza di vipere...cada su di voi tutto il sangue innocente sparso dopo quello di Abele il giusto, fino al sangue di Zacaria, figlio di Barachia, ucciso sull'altare del tempio.

Non si parla, fratelli miei, di uno Zaccaria, figlio di Barachia, ucciso nel tempio, se non nella storia dell'assedio di Gerusalemme di Giuseppe Flavio. E' dunque dimostrato che tale vangelo fu scritto solo dopo il libro di Giuseppe Flavio.


Voi sapete con quali assurdita' questi quattro autori si contraddicono: e' una dimostrazione di palese menzogna. Comunque non abbiamo bisogno di tante prove per demolire questa malefica costruzione; ci basta un esame breve ed accurato.

All'inizio si e' fatto discendere Gesu da Abramo e da Davide. L'autore Matteo conta 42 generazioni in duemila anni, ma nel suo elenco ce ne sono solo 41. E nel ricavare questo albero genealogico dal Libro dei Re egli si sbaglia ancora pesantemente citando Giosia come padre di Ieconia.
Anche Luca riporta una genealogia, ma egli considera 56 generazioni dopo Abramo e queste generazioni sono del tutto differenti e, per colmo di cose, mentre queste generazioni sono quelle di Giuseppe, gli evangelisti ci confermano che Gesu non e' figlio di Giuseppe. In fin dei conti si tratta del figlio di Dio ed e' questo stesso Dio l'autore del libro!!

Matteo dice che quando questo Gesu, re dei giudei, nacque in una stalla nel villaggio di Betlemme, tre magi, o tre re, videro la sua stella in oriente; dice che essi la seguirono sino a Betlemme e che il re Erode, avendo sentito tali cose, fece massacrare tutti i bambini al disotto dei due anni. Ci puo' essere un orrore tanto ridicolo?
Matteo aggiunge che il padre e la madre condussero il piccolo Gesu in Egitto dove restarono sino alla morte di Erode.


Luca dice formalmente il contrario. Egli riporta che Giuseppe e Maria restarono tranquillamente a Betlemme per sei settimane; poi andarono a Gerusalemme e da qui a Nazaret, e che tutti gli anni tornavano a Gerusalemme.

Gli evangelisti si contraddicono sul tempo in cui Gesu visse, sulle sue predicazioni e sul giorno dell'ultima cena, su quello della sua morte, sulle apparizioni dopo la morte e, a farla breve, su quasi tutti i fatti.
Ci sono poi stati 49 vangeli compilati dai cristiani del primo e del secondo secolo che si contraddicono tutti ancora di piu'. Alla fine sono stati scelti i quattro che conosciamo, ma se anche essi andassero tutti d'accordo, gran Dio che assurdita', che miseria, che cose puerili assurde ed odiose!

La prima avventura di Gesu, vale a dire del figlio di Dio, consustanziale a Dio, in una parola Dio stesso, e' stata quella di essere sollevato dal diavolo; perche' il diavolo, che non appare affatto nei libri di Mose, gioca un grande ruolo nei vangeli.
Il diavolo solleva dunque Dio e lo porta su di una montagna nel deserto e gli fa vedere tutti i regni della terra. Qual'e' questa montagna dalla quale si vedono tanti paesi? Non ne sappiamo nulla. Il diavolo propone bellamente a Dio di adorarlo; si puo' concepire, fratelli miei, una bestemmia piu' ridicola?
Giovanni ci racconta che Gesu va a nozze e trasforma l'acqua in vino e che caccia dei mercanti dal tempio i quali vendevano animali destinati ai sacrifici, imposti per legge.
A quei tempi tutte le malattie erano delle possessioni diaboliche ed infatti Gesu concede il permesso ai suoi apostoli di cacciare i demoni. Questa miserabile superstizione era stata adottata da un popolo ignorante, che non conosceva nulla di medicina e credeva, come i selvaggi, che la maggior parte delle malattie fosse causata da spiriti maligni; si esorcizzavano con la radice di barath e la clavicola di Salomone.


Gesu libera, en passant, un posseduto che aveva in se una intera legione di demoni; fa entrare questi demoni in un branco di maiali che corrono ad affogarsi nel mare di Tiberiade. Si puo' immaginare che il padrone dei maiali, che non doveva essere un giudeo, non fosse affatto contento di questa prodezza.
Gesu guari' un cieco e questo cieco vedeva gli uomini come se fossero degli alberi.
Gesu voleva mangiare dei fichi in inverno e li ando' a cercare su di un albero di fichi e non avendone trovati maledi' l'albero e lo fece seccare, ed il testo non manca di aggiungere, con prudenza, che non era tempo di fichi. Si trasfigura durante la notte e convoca a se Mose ed Elia. Difficilmente le favole degli stregoni raggiungono tanta impudenza.

Questo uomo che pronuncia in continuazione ingiurie atroci contro i farisei, che li chiama razza di vipere, sepolcri imbiancati, alla fine viene tradotto in giudizio e suppliziato con due ladroni ed i suoi storici hanno la faccia tosta di dirci che alla sua morte la terra e stata avvolta da pesanti tenebre, in pieno mezzogiorno, come se tutti i cronisti del tempo non avessero notato questo strano fenomeno.

Dopo questo ci vuole poco a dire che e' resuscitato e di prevedere come prossima la fine del mondo, che peraltro non e' ancora arrivata. La setta di questo Gesu nasce di nascosto, il fanatismo aumenta; all'inizio non si osa fare di questo uomo un Dio ma ben presto tale coraggio prevale. Io non so quale metafisica di Platone si amalgami con la setta nazarena. Si e' trasformato Gesu nel logos, nel verbo di Dio, in seguito consustanziale al Dio suo padre.


Viene inventata la Trinita' e per farla credere si sono falsificati i primi vangeli. Si e' aggiunto un passaggio riguardante la detta Trinita' cosi' come si e' interpolato lo storico Giuseppe Flavio per fargli inserire qualche parola su Gesu, malgrado Giuseppe Flavio fosse uno storico troppo serio per prendere in considerazione un simile personaggio. Si arriva persino a compilare versi delle Sibille. Si suppone l'esistenza di canoni degli apostoli, di costituzione degli apostoli, di una simbologia apostolica, un viaggio di Simone Pietro a Roma, di una gara di miracoli tra questo Pietro ed un altro Simon Mago. In altre parole e' puntando sull'artificio, la frode e l'impostura che i nazareni si mettono all'opera. E dopo questo ci vengono tranquillamente a dire che i presunti apostoli non potevano essere ne degli ingannati ne degli ingannatori e che bisognava credere a questi testimoni, che si sono fatti sgozzare per sostenere le loro testimonianze.

Spudorati ingannatori ed ingannati che parlate cosi'! Che prove avete che questi apostoli abbiano scritto cio' a cui attribuite il loro nome? Se si e' potuto supporre dei canoni, non si potevano supporre anche dei vangeli? Chi vi ha detto che gli apostoli sono morti per sostenere le loro testimonianze?
Non esiste un solo storico contemporaneo che abbia parlato di Gesu e dei suoi apostoli. Ammettetelo dunque: che sostenete delle menzogne con altre menzogne; ammettete che il desiderio di dominare gli spiriti, il fanatismo ed i tempi hanno costruito questo edificio oggi incrinato da tutte le parti, una stamberga rifiutata dalla ragione e che l'errore vuole sostenere.

Dopo trecento anni i cristiani giunsero a far riconoscere Gesu come un Dio e non contenti di questa bestemmia spinsero in seguito la loro improntitudine sino a mettere questo Dio in un pezzo di pasta facendo sparire il pane; e cioe' mentre il loro Dio viene mangiato da qualcuno che poi lo digerisce e lo restituisce in merda, essi sostengono che non c'e' pane nelle loro ostie ed e' solo Dio che si e' messo al posto del pane ingoiato dall'uomo. Qualsiasi superstizione entra a far parte della chiesa. La rapina domina, si vende la remissione dei peccati, si vendono le indulgenze come pure i benefici ecclesiastici ed il tutto al migliore offerente.

Questa setta si suddivide in una moltitudine di altre sette; da sempre ci si batte, si sgozza e ci si assassina ad ogni disputa; re e principi vengono massacrati. Questo e' il frutto, miei cari fratelli, dell'albero della croce e della potenza che hanno divinizzato. Ecco dunque perche' si osa far discendere Dio sulla terra: per consegnare l'Europa, durante i secoli, al massacro ed al brigantaggio!

E' vero che i nostri padri hanno reciso in parte questo giogo spaventoso; essi si sono liberati di qualche errore, di qualche superstizione. Ma, buon Dio! Essi hanno lasciato il lavoro incompiuto. Tutti noi gridiamo che e' tempo di finirla e di distruggere da cima a fondo quell'idolo al quale, per ora abbiamo appena tagliato qualche dito.

Oggi una moltitudine di teologi abbraccia un socinianismo che si avvicina molto all'adorazione di un solo Dio, liberato dalle superstizioni. L'Inghilterra, la Germania, le nostre provincie sono piene di dottori preparati che non chiedono che di manifestarsi; e ce ne sono molti anche in altri paesi.
Allora perche' attendere ancora? Perche' non adorare Dio in spirito e verita'? Perche' ostinarsi ad insegnare cio' a cui non si crede e rendersi colpevoli verso Dio di questo enorme peccato?

Ci dicono che al popolo occorrono misteri, che bisogna stupirlo. Fratelli miei, si puo' fare un tale oltraggio al genere umano? I nostri padri non hanno gia' tolto al popolo la transustanziazione, l'adorazione delle immagini e degli ossi dei morti, la confessione all'orecchio, le indulgenze, gli esorcismi, i falsi miracoli e le immagini ridicole? Il popolo non e' gia' abituato alla privazione degli alimenti della superstizione?
Bisogna avere il coraggio di compiere ancora qualche passo. Il popolo non e' cosi' imbecille come si pensa. Egli accogliera' senza traumi un culto serio e semplice di un Dio unico, come quello che dicono fosse professato dai Noachidi, come quello che gli antichi saggi hanno praticato, come quello recepito in Cina da tutti i letterati.

Noi non pretendiamo affatto spogliare i preti di cio' che e' stato loro donato dalla generosita' della gente, ma vorremmo che questi preti, che segretamente ridono delle bugie che spacciano, si riunissero a noi per predicare la verita'.

Quali beni inestimabili deriverebbero da un cosi' felice cambiamento! I principi ed i magistrati sarebbero piu' obbediti, la gente sarebbe piu' tranquilla, lo spirito della divisione e dell'odio sarebbe eliminato. Si offrirebbero a Dio, in pace, le primizie del nostro lavoro. Ci sarebbe certamente piu' onesta' sulla terra perche' un grande numero di spiriti deboli, che tutti i giorni sentono parlare con disprezzo di questa superstizione cristiana, che viene messa in ridicolo da tanti preti, si immagina, senza riflettere, che non ci sia affatto alcuna religione e, basandosi su questi principi, si abbandona a qualsiasi eccesso.

Ma quando si capira' che la setta cristiana e' in effetti solo la perversione della "religio naturale", quando la ragione, libera dalle sue catene, insegnera' alla gente che esiste un solo Dio e che questo Dio e' il padre comune di tutti gli uomini che sono fratelli, che questi fratelli devono essere tra loro giusti e buoni, che essi devono esercitare tutte le virtu', che Dio essendo giusto dovra' ricompensare queste virtu' e punire i delitti, allora certamente, fratelli miei, gli uomini saranno migliori e meno superstiziosi.

Noi iniziamo a dare questo esempio segretamente ed osiamo sperare ch'esso verra' seguito dal pubblico.

Possa questo grande Dio che mi ascolta, questo Dio che sicuramente non puo' essere nato da una donna ne essere stato ucciso, ne essere mangiato in un pezzo di pasta ne avere ispirato questi libri pieni di contraddizioni, di follie e di errori, possa questo d Dio creatore di tutti i mondi avere pieta' di questa setta cristiana che lo bestemmia. Possa egli riportarci alla religione santa e naturale e concedere le sue benedizioni agli sforzi che noi facciamo per farlo adorare.

Sermon des Cinquante, 1762

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(1) Non sempre nella attuale "versione ufficiale" della Bibbia Cattolica (C.E.I.-1989), e' possibile risalire alle parti prese in esame da Voltaire. Negli ultimi 250 anni l'eterna ed immutabile parola di Dio e' stata sottoposta a centinaia di "adattamenti".

(2) La principessa Mirra si era innamorata del padre Cinira, re di Cipro. Ubriaco, per qualche tempo il re non si accorse di giacere con la figlia. Quando se ne accorse tento' di uccidere la ragazza, ma Mirra fuggi' in terra di Sabea dove partori' un figlio, Adone, e poi si trasformo' in albero di mirra e le sue lacrime divennero la resina dell'albero.

(3) Pelope, figlio di Tantalo e poi padre di Tieste. Quando era bambino Tantalo lo uccise, lo cucino' e lo servi' in pasto agli Dei. In seguito Ermete rigenero' il corpo di Pelope il quale, successivamente si rese noto per i suoi inganni ed i suoi crimini. Era detto: volto fangoso.

(4) Malgrado la velocita' con cui si riproducono sarebbe stata una impresa non da poco anche per 70 conigli (35 maschi e 35 femmine).

(5) Vento impetuoso che soffia da nord.

BREVE STORIA DELL'AUTORE


 Voltaire: una nuova figura di intellettuale

François-Marie Arouet, noto come Voltaire (1694-1778), fu la personalità che dominò il secolo dei Lumi. Egli incarnò un nuovo tipo di intellettuale, lo scrittore impegnato, mosso dal bisogno di sottoporre passato e presente al giudizio della ragione, cosciente della forza dell'opinione pubblica, consapevole dei doveri del filosofo nei confronti dell'umanità.

Gli esordi fortunati e l'esilio

Nato a Parigi, ultimo figlio di un ricco notaio, Voltaire crebbe in un ambiente borghese colto; studiò presso i gesuiti, nel prestigioso collegio Louis-le-Grand. Poco attratto dagli studi di diritto, mostrò una spiccata propensione per la letteratura e il bel mondo, dove si fece apprezzare per lo spirito arguto e brillante. Frequentò anche i circoli libertini, che esercitarono non poca influenza sul suo pensiero. La pubblicazione dei primi scritti e delle prime tragedie lo innalzò al culmine del successo. Celebre come poeta, ammirato nei salotti, ricercato dalle dame, provvisto di mezzi economici grazie a una pensione reale e all'eredità paterna, nel 1726 un alterco con il cavaliere di Rohan lo ricondusse duramente alla sua condizione di borghese: il cavaliere lo fece bastonare dai suoi servi, e lo fece rinchiudere alla Bastiglia. Messo al bando da Parigi, Voltaire si recò in esilio in Inghilterra.

L'esperienza inglese e la critica all'assolutismo

Il soggiorno inglese ebbe un'importanza decisiva: le istituzioni britanniche gli apparvero un sistema molto più aperto e progredito del regime monarchico francese. Di ritorno in Francia, Voltaire pubblicò le Lettres philosophiques (Lettere filosofiche, 1733), note anche come Lettere inglesi. La critica all'assolutismo, alle disuguaglianze e ai privilegi della società francese, l'affermazione della tolleranza religiosa, l'esaltazione della nuova scienza newtoniana, espresse in un linguaggio agile e brillante, ebbero un effetto dirompente; non a caso lo storico letterario G. Lanson le ha definite "la prima bomba scagliata contro l'Ancien Régime". Nel 1724 Voltaire aggiunse un'ulteriore lettera alle 24 della prima edizione, nella quale, contro il pessimismo di Pascal, osava "prendere le difese dell'umanità" e affermare la fiducia nella ragione quale strumento per migliorare l'uomo e la società.

Un intellettuale cosmopolita

Le Lettere filosofiche vennero condannate e Voltaire si rifugiò nel castello di Cirey, in Lorena, presso Madame du Châtelet, una donna molto colta, conoscitrice della scienza newtoniana. Furono anni fecondi: al riparo da ogni preoccupazione, egli poté dedicarsi allo studio e alla scrittura. Tra le opere filosofiche di quegli anni si ricordano: Éléments de la philosophie de Newton (Elementi della filosofia di Newton, 1738) e la Métaphysique de Newton (Metafisica di Newton, 1740). Nel 1744 Voltaire poté rientrare a Parigi, dove venne nominato storiografo di corte da Luigi XV. Ma il favore reale durò poco; di nuovo in disgrazia, amareggiato, nel 1746 tornò a Cirey, dove lo aspettava una prova ben più difficile, la morte di Madame du Châtelet (1749). Profondamente addolorato, "vedovo", come si definì, ma anche desideroso di riconoscimenti che la corte francese non voleva concedergli, Voltaire accettò l'invito di Federico II alla corte di Berlino. Là poté concludere la sua vasta opera storica, Le siècle de Louis XIV (Il secolo di Luigi XIV, 1751). Il rapporto con il sovrano si deteriorò in fretta e Voltaire tornò in Francia nel 1753. Dopo varie peregrinazioni, nel 1755 acquistò una proprietà nei pressi di Ginevra, attratto da un regime che gli sembrava rispondere alle sue esigenze di tolleranza. Nel 1756 pubblicò l'Essai sur les mœurs (Saggio sui costumi, 1756), un'opera storica dal disegno ambizioso, in cui si proponeva di cogliere il percorso dello spirito umano nella storia universale.

Ben presto Voltaire si rese conto della rigidità e dell'intransigenza del regime di Ginevra; si stabilì quindi a Ferney, in territorio francese, a pochi chilometri dal confine (1759). Là visse come un monarca, ricevendo ospiti illustri da tutta Europa, potenziando e rivoluzionando l'agricoltura nella sua proprietà, creando fabbriche, migliorando la vita dei dipendenti. La sua fama teneva a freno la corte e la Chiesa, nonostante egli fosse più che mai attivo e pubblicasse una profusione di libelli, con le firme più varie ma sempre riconoscibili, contro gli abusi della giustizia, la tortura, il parlamento. La religione, l'Infâme, come la chiamava Voltaire, fu il bersaglio più frequente delle sue polemiche di quegli anni: contro il fanatismo, la superstizione, "le contraddizioni e le sciocchezze e gli orrori" della religione rivelata, Voltaire sostenne la validità della religione naturale (Sermon des Cinquante, Sermone dei Cinquanta, 1762). Memorabili anche le sue battaglie condotte a difesa di vittime dell'intolleranza religiosa. Nel 1763 pubblicò il Traité sur la tolérance (Trattato sulla tolleranza); nel 1764 il Dictionnaire philosophique (Dizionario filosofico). Nel 1777 il governo annullò il divieto di rientrare a Parigi; l'anno seguente, due mesi prima della morte, Voltaire finalmente tornò nella capitale, accolto da un autentico trionfo.