lunedì 3 ottobre 2011
DISINFORMAZIONE DI STATO
Etichette: cristianesimo, Gesù
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lunedì 19 settembre 2011
MIRACOLO DI SAN GENNARO: UN FALSO
Riporto un articolo di Franco Ramaccini tratto dal sito del CICAP.
INDAGINE SUL SANGUE DI SAN GENNARO
Link articolo
Etichette: miracoli
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mercoledì 15 giugno 2011
La Bibbia spiegata da un ateo Vol.1 (pentateuco)
di Pietro Micaroni
Il libro affronta la lettura critica dei primi cinque libri della bibbia cattolica (pentateuco), dal punto di vista di un ateo. Vengono evidenziate incongruenze, turpitudini, crimini, falsità contenuti nella Bibbia, che ne sfatano la presunta origine divina e la perfezione soprannaturale.
PREFAZIONE
Sulla falsariga di grandi divulgatori scientifici non credenti del calibro di Isaac Asimov (In principio...) e Pirgiorgio Odifreddi (Il vangelo secondo la scienza), il dottor Micaroni ci regala questo volume di "esegesi" biblica, critica, ironica e totalmente scevra da quell'atteggiamento fastidiosissimo di "sudditanza culturale" che a volte anche i non credenti sembrano avere verso quel libro.
Quel che l'autore ci mostra, una volta sgombrato il campo da trascendenze e "parole di dio", è l'essenza meramente umana del testo; dunque un libro pieno di incoerenze, di errori, di orrori, e a volte di poesia...esattamente come dovrebbe essere un qualunque libro umano.
Vista così, la bibbia "quadra"; il suo discorso diviene chiaro e intelligibile, diventa cronaca, al massimo mito, e tutto rientra nella logica della storia.
Si spiegano, dunque, coerentemente le stragi, gli incesti, le guerre, le sottomissioni, gli imbrogli e le violenze in generale di cui la bibbia è piena: non dio, ma semplicemente e inevitabilmente gli uomini hanno agito in tal modo completamente adeguato a quel preciso contesto storico.
Non c'è da stupirsi se questo tipo di approccio al testo viene costantemente tacciato di superficialità, di infantilismo, di dilettantismo: non c'è da stupirsi perchè chi fonda il proprio potere (che sia temporale o spirituale poco importa) sulle interpretazioni di quel libro, vede come pericolosissima l'operazione di umanizzazione del cosidetto testo sacro: gli si toglierebbe ogni giustificazione trascendente del suo potere, il "dio lo vuole" non varrebbe più.
Ben vengano, dunque, libri come questo; ben vengano, dunque, persone come l'autore che hanno il coraggio di scrivere ciò che moltissimi già pensano (ma che per conformismo si guardano bene dal dire) e cioè che il RE E' NUDO!
Roberto Anzellotti
Coordinatore circolo UAAR
Pescara
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giovedì 9 giugno 2011
Ratzinger - Gesù di Nazaret (II° parte)
un articolo di Giancarlo Tranfo
Era fuori discussione che applaudissero preti, monache, cardinali, accademici
asserviti, comunione e liberazione, boy scouts e sottosviluppati da oratorio di
ogni genere e fatta: già avevano iniziato a farlo prima che uscisse…! E
Ma le persone laiche e normali? Nulla da dire?
E nel mio piccolo io stesso, scrittorino dilettante e studioso “non accademico”
a tempo perso, potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione? Non avendo
il tempo di scrivere una pungente recensione come feci quando uscì il primo
massacro della storia ad opera dello stesso “serial killer” (pubblicata anche in
più lingue su decine di siti web), non ho tuttavia rinunciato ad infarcire (come
una pizza quattro stagioni) la ristampa del mio libro con numerose e stuzzicanti
note a margine.
Ebbene sì… avete capito: per fare questo mi sono dovuto sciroppare l’intero
tomo dall’inizio alla fine… e invito tutti a farlo (senza comprarlo… magari uno
alla volta ve lo presto io) perché è un vero delirio di comicità al punto da lasciare
gli addominali indolenziti!
Il buonumore che solleva, in chi non è del tutto a digiuno di storia del cristianesimo,
è talmente tanto da superare il disappunto e la rabbia per la palese
malafede e l’evidente intento fraudolento volto a sfruttare l’ignoranza storica
del “lettore medio”, facendo leva sul proprio magistero.
Per non disperdere nelle risate preziosi argomenti di riflessione sull’altrui
malafede, almeno in questa sede restiamo seri e osserviamo che l’intento del
nostro amico è stato chiaro fin dal primo libro: proporsi nei panni dello storico
per insultare la storia e far finta di seguire i criteri di analisi critica ispirati alla
metodologia scientifica per avvilirne il senso e le finalità a favore della cieca,
acritica ed anacronistica scelta dogmatica.
È così che nasce e viene spudoratamente proposta l’idea di una “ermeneutica
della fede” che, senza prove e senza logica, dovrebbe integrare la “ermeneutica
storica”, la quale invece…è bene che resti “consapevole dei propri limiti”!
In altre parole, l’intuizione metodologica proposta come unica valida è
quella di coniugare e di fatto assoggettare la ricerca storica alla fede cieca e
priva di qualsiasi riscontro reale, non essendo altrimenti la prima in grado di
superare i propri limiti di…oggettività!
È attraverso questa via che si intende accreditare alla conoscenza la “figura
veramente storica di Gesù” .
In effetti il papa ha ragione: è solo attraverso una ricerca cristologica asservita
a tale assurdo e strumentale metodo che è possibile assegnare la patente
della storia al Gesù dei vangeli!
È senza dubbio un criterio di una tale arroganza metodologica da lasciare
senza parole. D’altra parte dalla penna del “capo della chiesa” nessuno si sarebbe
potuto aspettare un “atto di umiltà” nei confronti della logica, della
scienza e della storia ma solo l’ennesimo cieco invito al “Credo quia absurdum”
della fede che si vuole, addirittura, debba illuminare la storia!
Su tali premesse tutto diviene possibile.
Parlando, ad esempio, dell’esistenza del presunto, infondato e assurdo uso
romano di liberare un prigioniero in occasione delle feste pasquali, può esser
detto che pur in assenza di riscontri storici, vista l’attestazione (unica e sola)
dei vangeli,“non v’è ragione di dubitare” mentre qualsiasi ragionevole ancoraggio
ai criteri suggeriti dalla “insufficiente” metodologia storico-scientifica avrebbe
suggerito semmai di dire, a proposito dell’uso in questione, che stante l’assenza
di riscontri nelle pagine degli storici “non v’è ragione di ritenerlo reale” .
Parimenti, è sufficiente ignorare gli scenari, le tensioni sociali, le contraddizioni,
le aspettative e le rivendicazioni del popolo ebraico del tempo (attestate
dagli storici dei primi secoli), per escludere la natura “zelota” o semplicemente
insurrezionale di azioni quali l’ingresso con seguito in Gerusalemme.
Con lo stesso “realismo” e pari “senso della storia”, grazie alla “felice” scelta
“ermeneutica”, si nega al “messia” qualsiasi regalità in senso esclusivamente
terreno, alla quale viene sovrapposta (con maldestra retrodatazione) la solita
e obsoleta visione ellenistico/universalista della titolarità messianica in senso
celeste, in realtà frutto di un’invenzione dei secoli successivi, assolutamente
improponibile nel contesto “esplosivo” di un paese oppresso e in perenne rivolta
che non si sarebbe nemmeno sognato di accogliere una simile proposta.
Parlando poi della sfuriata nel tempio, come è possibile che un mite e semisconosciuto
pacifista sia stato lasciato fare il diavolo a quattro rovesciando
tavoli dei cambiavalute e le gabbie dei venditori di colombi autorizzati ad esercitare
il proprio mestiere nel sacro luogo?
Che domande! Gesù ha agito, in ossequio alla “Legge e ai Profeti” a garanzia
e ripristino del diritto del tempio violato dall’aristocrazia . Ecco le illuminanti
parole del sommo pontefice:“… Solo così si spiega perché non siano intervenute
né le guardie del tempio né la coorte romana presente nella fortezza Antonia.
Le autorità del tempio si limitarono a porre a Gesù la domanda circa la sua
legittimazione per una tale azione” .
È sicuramente una risposta esaustiva, anche se noi, a causa della nostra
ignoranza, non riusciamo a comprendere come mai nel 1972 un tal Laszlo
Toht, geologo australiano di origine ungherese, diversamente da come accadde
a Gesù, fu fermato con la forza e reso inoffensivo dalle autorità presenti nella
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basilica di San Pietro, mentre con un martello tentava di distruggere “la Pietà”
di Michelangelo Buonarroti.
In fondo anche la chiesa di Roma ha violato e continua a violare diritti
umani elementari (ad esempio accumulando ricchezze che in breve tempo risolverebbero
il problema della fame nel mondo) e Laszlo Toth, colpendo un
bene di proprietà del Vaticano, avrebbe potuto dire, con pari ragione, di aver
agito per fini etici e di “giustizia” e di voler riportare lo stato patrimoniale della
chiesa a quello povero (e rappresentativamente più autentico) delle origini.
Se poi, come per Gesù, fosse nato qualche dubbio sulla “legittimazione per
una tale azione” sarebbe stato sufficiente, anche in questo caso, chiedere chiarimenti
all’autore del fatto.
Oltretutto sotto tale aspetto Gesù offrì incerte garanzie in quanto eluse la
domanda dei sacerdoti con un’arguzia mentre Laszlo Toth precedendo addirittura
la domanda, urlò già una risposta: “I Am Jesus Christ, risen from the
dead! ("Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte!")”!!! Accidenti… ma più di
così?!
Ma almeno, il nostro “illuminato saggista”, anche se non tenuto a farlo (ci
mancherebbe altro…) ha validato la sua visione di Gesù con qualche conferma
testuale?
Si, certamente! Rimanendo alla profetica vetero testamentaria, la conferma
l’ha trovata in Zaccaria: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di
Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca
un asino, un puledro figlio d'asina.”
Fingiamo di condividere l’intuizione dell’improbabile “storico razionalista”
che, considerando la sacralità della parola di Zaccaria, trova in un simile “ancoraggio”
la certezza di un agire mite “nella povertà e nella pace di Dio” da parte
del messia che entra in Gerusalemme...!
Suggeriamo però all’insigne autore di non trascurare ulteriori simili “agganci”
tra le azioni del “pacifico messia” e la parola del medesimo profeta.
A tal proposito.. come dimenticarne uno, decisamente meno mite e conciliante
del precedente che, chissà perché, parlando di Gesù sul Monte degli Ulivi,
a Ratzinger sembra sfuggire: “… poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà
contro quelle nazioni, come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia.
In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a
Gerusalemme, a oriente, e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente
a occidente, tanto da formare una grande valle; metà del monte si ritirerà verso
settentrione e l'altra metà verso il meridione.”
Forse questo ulteriore “aggancio” non tornava comodo, così come, senza
rinunciare ad accentare la straordinarietà di episodi tratti dai vangeli quale lo
“squarcio del velo del tempio” alla morte di Cristo, si cita Luca e si sceglie di
ignorare completamente il delirio allucinatorio di Matteo.
Così facendo, infatti, si evidenzia, nella metaforica apertura verso il cielo,
la nuova possibilità di ”accesso a Dio” da parte dell’uomo e si stende un velo
pietoso sull’oscuramento di tutta la terra, i terremoti, l’apertura delle tombe
dei santi, la loro resurrezione e... perché no?... Lo “struscio” degli zombies per
le vie principali di Gerusalemme!
Quando poi non sono i vangeli ma è la storia a mostrare qualcosa che non
si può semplicemente ignorare… arriva l’”ermeneutica della fede” e quella cosa
si può tranquillamente cambiare!
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E allora… chi se ne frega delle cronache di Giuseppe Flavio o di Filone d’Alessandria
sul movimento zelota (zitto Ratzy… bravo… non nominarlo!) e sul
tempo della sua nascita?
Con un bel colpo di penna lo allontaniamo da Gesù (raccogliendo la lezione
di Gamaliele che in un famoso discorso riportato negli Atti degli Apostoli pospose
Giuda il Galileo a Teuda) e lo retrodatiamo di circa 200 anni, attribuendone
la paternità a Mattatia, padre dei fratelli Maccabei, promotore della rivolta contro
gli ellenisti ed antenato (piuttosto remoto) del terribile Giuda il Galileo che
invece, oltre ad essere il vero padre genetico della controfigura di Gesù di Nazareth
(e questo Ratzy lo sa…) fu anche il vero fondatore della setta zelota!
C’era poi qualcosa di irrisolto nelle scritture neotestamentarie ma il nostro
autore dopo duemila anni finalmente l’ha spiegato: come giustificare la “toppa
clamorosa” di Gesù di Nazareth sull’imminenza della fine dei tempi, visto che
dopo duemila anni siamo ancora tutti vivi e vegeti (per la verità soprattutto
loro più che noi…)?
Citando Bernardo di Chiaravalle nonché una frase estratta da una epistola
paolina, il papa si è accorto di colpo che Gesù aveva in realtà inteso differire
l’attesa escatologica della fine ad un tempo successivo alla totale evangelizzazione
di tutti i popoli.
Bè… altro che duemila anni! Hai voglia a costruire campanili e oratori, incassare
miliardi a titolo di otto per mille, palpeggiare sederini acerbi e gettare
incenso in lungo e in largo prima di evangelizzare l’ultimo aborigeno delle foreste
oceaniche!!!
Bravo Ratzinger e grazie per averci fatto sciroppare ancora una volta il solito
noioso “Messia cristiano”, nato così fuori dal suo tempo e, contro ogni logica
del suo tempo, da trovare nella separazione tra religione e politica, anche se
storicamente improponibile, il senso della sua esistenza, e nella croce il suggello
di un nuovo, autentico ed irripetibile ruolo messianico di carattere universale.
Non importa se questo “nuovo modo in cui Dio domina nel mondo”, da più
di duemila anni continua ad ignorare volutamente la storia e perfino il senso
stesso della croce alla quale, superato l’unico e certo significato reale di infame
patibolo destinato a criminali e rivoltosi, viene da sempre pedantemente riconosciuta,
in una contorta teologia salvifica, un’accezione di respiro universale.
In fondo l’hai premesso: la storia non è sufficiente alla verità ma deve essere
integrata dalla fede e sottomessa a questa!
Un’ultima nota: possiamo ben supporre che dall’alto della “cattedra di Pietro”
il nostro Ratzinger non si sporchi di certo le mani con la carta stampata dei
nostri libri (il riferimento è agli autori della nuova scuola di critica storico/cristologica
battezzata con il nome della località dove si è svolto il primo congresso
di studi laici: Arpiola di Mulazzo).
Ma allora come mai negando la natura zelota di Gesù il nostro autore ripete
(facendone il verso) intere righe riportate nei nostri libri e nei nostri siti web
(del sottoscritto, di Cascioli, di Salsi di altri autori)?
Come mai si accorge per la prima volta che “Barabba” non era un delinquente
comune (come asserito per secoli dalla chiesa) ma “una specie di figura
messianica” o, facendo riferimento alla definizione offerta nel testo giovanneo,
un “terrorista” il cui appellativo, peraltro, si traduce in … “figlio del padre”?
Che strano! I portatori di questa convinzione siamo noi “arpiolidi” e il pri -
mo a parlarne addirittura negli ultimi anni dello scorso secolo (dimostrando le
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proprie asserzioni con intere pagine di approfondimento critico testuale) è stato
David Donnini che, benché non “arpiolide”, ha scritto numerosi libri sulla
vera figura storica di Cristo, in linea di massima da noi condivisi.
Lo “scopiazzamento”, per quanto trovi noi per primi sbalorditi, è evidentissimo
anche se non certificato da una pur dovuta minuscola citazione a margine
che per la verità... ci saremmo aspettati ancor meno.
La strategia seguita è quella di cedere parzialmente alle nuove argomentazioni
di carattere laico che si dimostrino convincenti e già condivise da molti,
cercando in qualche modo di governarne gli sviluppi dibattutali e facendone addirittura
propri i contenuti, grazie anche alla maggior risonanza mediatica che
gli scritti del Papa possono avere rispetto alla saggistica storico/cristologica ritenuta
ancora “di frontiera”.
È così che l’adesione alla logica e alla storia, diventa “nuova proposta”, segno
di modernità ed adeguamento.
Tale atteggiamento concettuale, già inaugurato dall’illustre… “storico” nel
primo tomo della citata opera (accennando ad esempio alla possibile origine
essena di Gesù o di Giovanni Battista), risparmia alla chiesa la perdita di credibilità
che inevitabilmente le deriverebbe (con pericoloso seguito di massa) opponendo
la consueta contrarietà dogmatica alle istanze più avanzate del dibattito
storico.
È per questo che qualunque cosa ora scriva il nostro autore, considerando
il misurato seguito di noi “saggisti di frontiera”, diventerà per milioni di fedeli
una nuova “concessione al progresso e alla conoscenza storica”.
Ancora bravo! Dopo l’immensa doppia fatica dei due tomi di Gesù di Nazaret
(che è costata l’”h” sul secondo titolo), ora attendiamo che l’illustre “storico”
onori l’impegno assunto di trasformarsi in “evangelista del secondo millennio”
e, come ha annunciato, aggiunga ai quattro canoni il proprio vangelo dell’infanzia!
Amen!
Giancarlo Tranfo
La prima parte la trovate qui.
Ringrazio della segnalazione l'amico Mario Trevisan.
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giovedì 28 aprile 2011
LIBRI: Storia Criminale del Cristianesimo
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mercoledì 27 aprile 2011
LIBRI: Povero Cristo

Mario Trevisan «POVERO CRISTO» ISBN 978-1-4452-0583-0 Lulu.com 2009 pagine 300 - € 15,00
RECENSIONE: Il titolo del libro sarebbe potuto essere anche “Perché non sono più cristiano”. Mario Trevisan è nato in una famiglia cattolica, è stato allevato in un ambiente cattolico, è divenuto un adulto cattolico, è stato un dirigente delle Acli a Verona. Per rafforzare e dare coerenza alla sua cattolicità, Trevisan si è cimentato con l'impresa di approfondire e analizzare le basi stesse della sua religione. Alla fine del percorso egli si è ritrovato senza religione, senza chiesa e senza Dio, approdando ad un sereno ateismo. L'autore ha chiamato il suo libro Povero Cristo (saggio critico), ma il suo intento non era di costruire una saggio critico sulla figura di Gesù Cristo, bensì di comunicare l'esame critico che per anni egli ha portato sui testi sacri per verificare se quanto gli era stato inculcato da bambino e da ragazzo poteva essere accettato dalla sua ragione. L'autore capisce di essere stato ingannato, ma la soddisfazione di essersi liberato dall'inganno non lo porta, come spesso avviene, ad inveire o ad offendere gli ingannatori, quanto piuttosto a sorridere delle bugie e delle incoerenze nelle quali era stato cresciuto. La trattazione dei singoli argomenti viene fatta con leggerezza e con distacco emotivo. La figura di Gesù è stata costruita spesso nei Vangeli sulla base delle profezie, come realizzazione di quanto predetto nei libri sacri ebraici. Trevisan è andato a controllare nella Bibbia ogni profezia citata nei Vangeli. Non si tratta di un saggio filologico, bensì di un'operazione critica su materiali garantiti ai fedeli dalla chiesa cattolica. L'autore documenta come le profezie siano spesso mal citate, deformate, falsificate, quando non proprio inventate. Passando ai racconti degli evangelisti, Trevisan va meticolosamente alla ricerca delle discordanze, che mettono in dubbio la veridicità di coloro che sarebbero stati “testimoni oculari” oltre che ispirati dallo stesso Dio. Per incominciare, ci sono due diverse genealogie di Gesù: Matteo fa discendere Giuseppe da Salomone, mentre Luca lo fa discendente da suo fratello Natàm. Comunque, la genealogia di Giuseppe appare superflua, se Gesù non deriva da un suo spermatozoo. Un punto fondamentale per la credenza dei cristiani è, invece, la “resurrezione”. I quattro evangelisti danno versioni discordi. Il “risorto” è apparso a due pie donne; anzi tre; no, un gruppo; macché, solo una. Chi dice che c'era un angelo, chi due. Era un periodo in cui le resurrezioni andavano di moda: “La terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti” (Matteo). Molte persone che si sono allontanate dalla chiesa cattolica o che non l'hanno mai avvicinata conservano o hanno di Gesù un'idea positiva, come di una persona buona, pacifica, altruista. Condannano la chiesa cattolica, ma salvano il “salvatore”. Trevisan va contro corrente: “Se i testi evangelici si prendono alla lettera, per quanto valgono storicamente e per quel poco di realistico e probabile che se ne possa desumere, ne viene fuori un Gesù rivoluzionario, esaltato, arrogante e intollerante. Egli pretende di essere preso sul serio per le sue proprie affermazioni perentorie e frequentemente, in caso contrario, ingiuria e minaccia violentemente, quando non maledice e aggredisce fisicamente”.
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Pubblicato da Fabry alle 22:57 0 commenti
GESU' ?
di Ludovico Mazzero
Nonostante siano stati ritrovati rotoli come quelli di Qumran, risalenti all’epoca di Gesù, non ci è rimasto niente di scritto su di lui che derivi dal suo tempo. Se uno volesse comporre i Vangeli che leggiamo oggi a partire dai resti di libri antichi dovrebbe far uso di manoscritti del IV secolo d.C., cioè composti ben trecento anni dopo la sua morte. Eppure vi furono autori che scrissero di lui fin dai momenti della sua vita, ad esempio il suo apostolo Matteo. Ricordiamo inoltre che egli fu processato davanti al Sinedrio e al governatore Pilato. Ma soprattutto scrissero di lui Paolo, Pietro e tanti altri cristiani prima del IV secolo. Se la sua biografia era tanto preziosa, e se la Chiesa sostiene che quei Vangeli sono “divinamente ispirati”, come mai non ne è stata conservata una sola copia?
La datazione tarda dei primi manoscritti, i cosiddetti “testimoni”, non è una faccenda banale. Essa infatti insinua il dubbio che quei testi possano essere stati più volte ritoccati nel tempo fino ad arrivare alla stesura giunta fino a noi e ormai immodificabile. Le correzioni avrebbero consentito di migliorare non tanto il testo in sé, quanto il personaggio che scaturiva da quegli scritti. Che però non era ancora un personaggio “storico” perché, a leggere il Nuovo Testamento, di quanto accadeva nel I secolo ben poco si sa. E allora da quali altri scrittori si può contestualizzare la vicenda cristiana?
Di questo devono essersi preoccupati gli autori ecclesiastici del IV-V secolo, Eusebio e Orosio, quando cominciarono a scrivere le loro Storie in cui narravano quanto era accaduto dall’inizio dei tempi, passando per Gesù e fino ad arrivare ai loro giorni. Ma anche qui vi sono degli elementi quantomeno sospetti. Prendiamo ad esempio le Storie contro i pagani di Orosio, composte all’inizio del V secolo. La copia più antica è datata a quell’epoca, ma è mutila proprio del VII libro che parla di Gesù, che ritroviamo solo in un altro esemplare risalente a tre secoli dopo. Quante notizie potevano essere cambiate in trecento anni sui fatti ai tempi di Gesù?
La vicenda si fa ancora più intricata quando si pensa che a scrivere della storia “ufficiale” del I secolo non avrebbero dovuto essere dei “cristiani”, bensì dei funzionari imperiali “pagani”. Quindi le notizie del tempo di Gesù dovrebbero essere state registrate prima della scrittura di quelle bibliche. Ecco invece che, casualità delle casualità, i testi “pagani” sono spariti mentre i più antichi rimasti sono quelli cristiani. Perché infatti le copie più vecchie di autori famosi come Svetonio, Tacito e Giuseppe Flavio risalgono al Medioevo, nove o più secoli da quando i fatti furono registrati per la prima volta.
Questo ha qualche significato per chi dubita della figura storica di Gesù? Certo, perché a queste informazioni si aggiunge la certezza che quei testi non sono stati ricopiati da mani “super partes”, ma sono passati tutti per quelle della Chiesa. La quale ha avuto la possibilità non solo di scrivere quello che ha creduto su Gesù, ma anche sul contesto storico in cui ha operato.
L’eventualità che quindi la figura di questo uomo “perfetto” sia stata ricostruita andando a “calibrare” le informazioni provenienti dal passato è resa probabile dalle evidenze documentali appena menzionate.
È facile infatti ipotizzare che la Chiesa abbia prima imposto il suo Credo, anche violentemente come purtroppo ha fatto più volte, e poi abbia cercato di conformare la storia ad esso. Questo spiegherebbe perché i testi più antichi che noi possediamo siano cristiani ma non trattino di storia, mentre viceversa quelli attribuiti agli storici “pagani” sono molto più recenti.
Eppure, quando quei monaci scrissero per esempio le opere di Svetonio o di Tacito, avevano sotto mano quelle più antiche che in teoria stavano ricopiando. Perché avrebbero dovuto buttarle via? Supporre che fossero malridotte è un’ipotesi non sufficiente.
Più consistente sarebbe considerare quei testi storici “eretici” come tanti altri che venivano abitualmente “purgati” dalla censura ecclesiastica fino a secoli recenti. Il lavoro degli uomini di Chiesa non fu quello di semplici amanuensi, ma di riscrittori dei fatti storici. Il sospetto che abbiano buttato via il vecchio, perché scomodo, confezionando per i posteri qualcosa di più aderente al Credo cattolico è davvero troppo forte.
La conclusione che ne deriva è che se vennero modificati i testi storici dell’epoca di Gesù, ciò significa che la sua figura non è storica, quindi non è vera, o meglio ancora è artefatta. Per questo è troppo bella, perché non è vera. Per sostenere questa sorta di “assassinio della storia”, dobbiamo trovare un “movente”, da porre a monte della giustificazione di adattare la storia al personaggio di Gesù. Bisogna infatti sindacare il motivo per cui la Chiesa avrebbe avuto l’interesse di propagandare alle masse e tra i “gentili” un Gesù-dio che neanche i suoi conterranei Giudei, che in teoria lo conoscevano molto bene, hanno mai accettato come tale.
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martedì 26 aprile 2011
`Santo? Dubito.` Una lettura critica del pontificato di Giovanni Paolo II
Dalla collaborazione del sito terrelibere.org con l’agenzia cattolico-critica “Adista” è nato un libro di grande interesse per la messa in discussione della “beatificazione” in fretta e furia di Woytjla. Ecco la presentazione del libro elettronico “Santo?Dubito”, disponibile online.
On line il nuovo libro elettronico di terrelibere.org a cura della redazione di Adista. Anno per anno, nome per nome, tutti i dati e gli eventi, i fatti e i misfatti, le contraddizioni e le ombre di un pontificato controverso. Tutto quello che non avete mai letto sui media cattolici (e nemmeno su quelli laici), ma che avreste voluto sapere su Karol Wojtyla…
Meno di sei anni per la beatificazione di Karol Wojtyla, infiniti giorni di attesa dal 24 marzo del 1980, giorno dell`assassinio di Oscar Romero, il vescovo di San Salvador che da allora è invocato come San Romero d`America.
Una contraddizione non casuale, perché il “santo subito` ritmato dalla folla nel giorno dei funerali è solo la facciata. La realtà è un lungo processo, culminato proprio con il pontificato di Giovanni Paolo II, che ridimensiona lo spirito del Concilio Vaticano II e fa indietreggiare la Chiesa. Un pontificato che, al di là delle celebrazioni apologetiche dei media, si caratterizza per la repressione della Teologia della liberazione e i controversi rapporti con dittatori, in primis Pinochet, ritratto nella copertina del nostro libro elettronico in una celebre foto; per il sostegno ai Legionari di Cristo e all`Opus Dei, le anime più reazionarie della Chiesa; per la copertura dello scandalo degli abusi sui minori, che esploderà solo con papa Benedetto XVI.
Tutto quello che non avete mai letto sui media cattolici (e nemmeno su quelli laici), ma che avreste voluto sapere su Wojtyla, raccolto in una dettagliata cronologia che inizia nel 1978 e si conclude nel 2005, anno della sua scomparsa. Anno per anno, nome per nome, tutti i dati e gli eventi, i fatti e i misfatti, le contraddizioni e le ombre di un pontificato controverso: «la repressione e l`emarginazione esercitate su teologi, teologhe, religiose e religiosi»; «la tenace opposizione a riconsiderare alcune norme di etica sessuale»; «la dura riconferma del celibato ecclesiastico obbligatorio», «ignorando il concubinato fra il clero di molte regioni e celando, fino a che non è esplosa pubblicamente, la devastante piaga dell`abuso di minori da parte di ecclesiastici».
E ancora «il mancato controllo su manovre torbide in campo finanziario» dell`Istituto Opere di Religione (lo Ior, la banca vaticana) e «la riaffermata indisponibilità» ad aprire un «serio e reale dibattito sulla condizione della donna nella Chiesa». Infine, «l`isolamento ecclesiale e fattuale in cui la diplomazia pontificia e la Santa Sede hanno tenuto mons. Oscar Arnulfo Romero» e «l`improvvida politica di debolezza verso governi – dal Salvador all`Argentina, dal Guatemala al Cile – che in America Latina hanno perseguitato, emarginato e fatto morire laici, uomini e donne, religiosi e religione, sacerdoti e vescovi che coraggiosamente denunciavano le “strutture di peccato` dei regimi politici dominanti».
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