di Raffaele Carcano
Gli atei e gli agnostici esistono e resistono, anzi crescono. Persino in Italia, dove ha sede il centro della cristianità e dove monta una campagna per definire prettamente "cattolica" l'identità italiana. Questa realtà viene invece spesso minimizzata, se non proprio ridicolizzata e nascosta, da molti ambienti. Prevedibilmente dalle caste religiose, ma anche -
colpevolmente - dal mondo della politica e dai mass media.
I più maliziosi tra gli increduli potrebbero pensare che di sicuro la loro esistenza è ben più assodata della pletora di divinità assortite cui gli uomini hanno creduto e ancora credono.
E continuare a vivere come se nulla fosse.
Ma alle volte l'ironia e il quieto vivere da soli non bastano. È opportuno e doveroso affermare con forza certe verità semplici, soprattutto in una fase storica come quella che sta vivendo l'Italia. Ci prova questo libro, non a caso scritto da Raffaele Carcano, segretario dell'UAAR.
Leggerlo è un po' come unire dei puntini. Tanti elementi apparentemente sconnessi,
slegati fra loro, che messi assieme trovano un loro senso. Un disvelamento che pian piano
rileva alcune questioni importanti, spesso sottovalutate, e aiuta a disinnescare i meccanismi
che tengono in stato di minorità i non credenti. E che, nelle intenzioni di chi l'ha scritto,
punta a suscitare un dibattito e far prendere coscienza agli increduli della loro forza e dei
rischi che corrono se non fanno sentire la loro voce. Scritto in prima persona, senza formalismi,
pervaso da un dosato mix di ironia e sana indignazione civile, è di certo un libro
'schierato'.
Un pamphlet pensato per un pubblico ampio, rivolto alla platea dei tantissimi non credenti
che vivono in Italia e che magari non conoscono (o conoscono in maniera distorta)
l'associazione e le sue iniziative. Ha infatti il pregio di presentare in maniera pacata ma decisa,
senza infingimenti di sorta né pose facili da mangiapreti, le idee e gli orientamenti di
una delle poche realtà che in Italia si battono concretamente per l'affermazione della laicità
e la tutela dei non credenti in Italia.
Si tratta di un saggio che può essere compreso meglio considerando l'altra opera, di
cui un autore è proprio Carcano: “Uscire dal gregge” . Due scritti che rappresentano le facce
di una stessa medaglia. Il precedente come approfondimento storico generale, che indaga
le radici dell'incredulità e dell'apostasia nel corso dei secoli. Quest'ultimo invece punta
un impietoso microscopio sulla situazione italiana, per rilevarne le problematicità. I lettori
e i frequentatori del sito dell'associazione troveranno di certo elementi in comune, spunti
di riflessione e rimandi a questioni già affrontate, ma stavolta calati nella storia sociale e
politica recente dell'Italia.
Viviamo in un Paese che, nel suo declino sociale e culturale, rimane sempre più indie -
tro nella tutela dei diritti, nella crescita della coscienza civile e nello svecchiamento della
cultura. Situazione che, nella prospettiva dell'autore, viene messa in evidenza proprio
guardando alla situazione degli atei e degli agnostici. La loro condizione diventa una cartina
di tornasole per comprendere meglio la decadenza italiana.
Gli increduli in Italia sono ormai milioni: in pratica la seconda componente 'esistenziale'
del Paese. Come rilevano molte ricerche sociologiche, sono in aumento soprattutto tra i
giovani, diffusi tra chi ha un reddito medio-alto e tra chi ha un elevato titolo d'istruzione. Si
caratterizzano per una maggiore apertura mentale e tolleranza verso la diversità. Orgogliosi
della propria autonomia, sono refrattari a sentirsi parte di un gruppo - cosa che può rappresentare
una debolezza di fronte ad altre forze più compatte - e tendono ad elaborare
autonomamente la propria etica. Sono meno dei cattolici (almeno di coloro che si definiscono
tali), ma più delle varie minoranze religiose messe insieme. Nonostante ciò, devono
subire discriminazioni e le loro istanze non vengono accolte dal mondo della politica né ri -
lanciate dai media.
Con la secolarizzazione - e nonostante il millantato "ritorno del sacro" - gli increduli ini -
ziano ad emergere. La Chiesa riscuote meno consensi, ma aumenta il potere - tutto terreno
- del 'sistema' cattolico, fatto di associazioni, sindacati, scuole, ospedali, imprese, editoria
e delle sue connessioni con la politica. Tra la gente, permane un senso identitario, tanti
si dichiarano cattolici "anche se i loro comportamenti individuali poco o nulla rimandano ai
precetti del magistero". La situazione italiana rimane arretrata, simile a quella dei Paesi
dell'Est Europa.
Per arginare il calo, la Chiesa opera sul "fronte dell'immagine", riproponendo le sue posizioni
tradizionali con una "neolingua" di stampo orwelliano, che stravolge il significato di
parole come "laicità" e bolla i non allineati come estremisti (o "laicisti"). Questa strategia si
accompagna a "forme di vera e propria demonizzazione" dei non credenti. Attacchi che
impazzano anche su internet, ma che in realtà hanno radici antiche. Tra le etichette c'è
persino quella di essere né più né meno che servi di Satana. Monta un clima pesante, che
trova spazio non solo nella "base", ma anche nelle parrocchie con sacerdoti sfornati dai
movimenti ecclesiali più integralisti. Senza contare il mondo della cultura, o dei media cattolici:
emblematico il tono degli strali di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.
Benedetto XVI dal canto suo soffia sul fuoco, non perde occasione per insistere nella
denigrazione degli atei e degli agnostici. Per attaccare la miscredenza, cui vengono attribuiti
molti mali del mondo, nella sua opera di riscrittura della realtà assegna pure al nazismo
l'etichetta di "ateo". Nonostante gli imbarazzanti (per la Chiesa) trascorsi di Hitler.
Nello stillicidio ratzingeriano, "l’ateismo diventa una sorta di bad company a cui attribuire
ogni male: tutto ciò che è sbagliato nel mondo è ateo". Ma dall'altra col 'Cortile dei
Gentili' cerca di coinvolgere alcuni non credenti per "addomesticarli", "presentarli come comunque
«devoti», ossequiosi della supremazia del cattolicesimo".
Col corollario di intellettuali 'laici (ma non laicisti)' come Giancarlo Bosetti, autore del
furioso Il fallimento dei laici furiosi. Specializzati nella denigrazione dei non credenti e nella
deformazione del concetto di laicità, contrapposto artificiosamente allo spettro del "laicismo".
Il problema - ribadisce l'autore per mettere in chiaro che il suo è un approccio pragmatico
e non semplicisticamente anticlericale - non è tanto che il papa affermi certe cose: fa il
suo mestiere. Piuttosto, sta nel fatto che i mass media riprendano acriticamente tali giudizi.
I mezzi di informazione non fanno altro che assecondare la predominanza del cattolicesimo,
"partecipando al circolo vizioso e rendendosi dunque complici del (mal)funzionamento
del sistema". Quando si parla di non credenti, si assiste ad una vera "asimmetria informativa".
Non hanno spazio, anzi spesso parla per loro (o meglio, contro) o un religioso, o uno
dei pochissimi (ma ben sponsorizzati) atei convertiti. Quello degli 'ateobus' è il caso limite,
segno lampante della distorsione mediatica che colpisce i non credenti. L'intenzione era
semplice: diffondere sugli autobus uno slogan ateo per attirare l'attenzione sull'assenza di
visibilità dei non credenti. Prontamente deformata e ridicolizzata da una propaganda trasversale
ed ostile, ha dimostrato proprio che gli atei sono discriminati. "La vicenda degli
ateobus, da qualunque angolazione la si voglia osservare, ha dunque inesorabilmente
mostrato fin dall’inizio in quale stato versino la libertà di espressione e la libertà di coscienza
nel nostro paese", rileva amaramente l'autore.
Anche sul piano partitico emerge la situazione di arretratezza del nostro Paese, proprio
sui temi della laicità e del riconoscimento dei non credenti. Carcano non ha problemi a
fare nomi e cognomi e non ha partiti da sponsorizzare. Entrambi gli schieramenti subiscono
la predominanza del cattolicesimo, molto di più di quanto non accada all'estero. In questi
ultimi anni anzi la situazione è peggiorata, nonostante la secolarizzazione.
L'"identitarismo cristianista" diventa ormai "l'ideologia prevalente all'interno del centrodestra"
e spesso sfocia in "forme di antagonismo controriformistico".
D'altro canto il centrosinistra ha, nei confronti di non credenti e laicità, toni diversi ma
contenuti che "non paiono discostarsi significativamente" da quelli del centrodestra. Rispetto
al "monoconfessionalismo" dell'altro schieramento, la sinistra preferisce l'atteggiamento
"multiculturalista". La "doppia tentazione" della sinistra, come la definisce Carcano,
sta nel suo essere in bilico tra confessionalismo e multiculturalismo. Contraddizione vissuta
soprattutto dal Pd, dove l'elemento cattolico si fa predominante. Ma nemmeno la sinistra
radicale è del tutto estranea al corteggiamento della Chiesa: si consideri il caso emblematico
del 'pio' Nichi Vendola.
L'approccio della sinistra è più attento alle confessioni di minoranza e "talvolta sfocia
non solo in un approccio glamour e relativizzante al fenomeno religioso", ma anche "in
aperto sostegno a concezioni multiculturaliste". Teorizzazioni che pongono al centro non
gli individui e i loro diritti, ma le comunità tradizionali. Ma il multiconfessionalismo, come
prova ad esempio l'esperienza inglese, porta ad effetti "opposti a quelli auspicati", dividendo
le comunità e legittimando pratiche illiberali. Per questo è necessario "uscire dallo
schema binario" multiculturalismo/monoconfessionalismo e costruire una società plurale e
"realmente laica" dove convivano "con identici diritti e doveri, comunità e credenze diverse,
e individui che scelgono o si costruiscono liberamente le proprie differenti identità".
Visto il desolante scenario politico, è proprio la laicità a farne le spese. I partiti italiani
tendono infatti ad accontentare la Chiesa, che a parte la "parentesi" postunitaria ha sempre
avuto l'accondiscendenza dei politici. Con agevolazioni, finanziamenti, predominanza
del "catechismo di Stato", tutela dei tribunali.
Dopo la revisione concordataria del 1984 sembrano aprirsi degli spiragli per l'affermazione
della laicità. Ma in realtà si passa ad un "multiconfessionalismo multilevel", con saldamente
al vertice la Chiesa cattolica. Anzi in questi anni la Chiesa ottiene un consenso
bipartisan mai visto prima, cosa "ancora più sorprendente se solo si nota che cresce parallelamente
al diminuire dell'appartenenza cattolica". Nel complesso, giudica l'autore, il
quadro politico italiano è "stagnante". La "sensazione di essere immersi in una palude riguarda
infatti anche altre realtà, come la ricerca scientifica, i diritti civili, la libertà di informazione.
L'onestà".
Nonostante la propaganda negativa, i dati però parlano chiaro: "anziché portare le società
alla rovina, atei e agnostici ne rappresentino la parte più dinamica" e "con il loro aumento
numerico non viene meno nemmeno la solidarietà, né si lacera il tessuto sociale,
anzi". Basti considerare che i Paesi più sviluppati e con più alto capitale sociale sono quelli
più secolarizzati e con alta percentuale di non credenti. Il fosco quadro dipinto da Benedetto
XVI e seguaci, di società che cadono nel caos e nella disperazione, è tutt'altro che reali -
stico: "il mondo è al contrario pieno di uomini e donne che conducono una vita soddisfacente
senza avere una fede".
Ma in questa santa alleanza che vede insieme Chiesa, politica e mass media, i non
credenti sono "vasi di coccio" che subiscono discriminazioni quotidiane. Forse per molti,
anche a causa del lavorio incessante della propaganda, le pretese e le denunce dell'auto-
re saranno considerate eccessive e le battaglie civili portate avanti bollate quali "amenità
goliardiche o come sparate anticlericali". Certo, una volta gli atei finivano direttamente al
rogo, adesso possono persino lamentarsi: quindi perché si lamentano?
I non credenti oggi vivono di fatto una "libertà fittizia", obbligati ad accettare l'invadenza
delle religioni in nome della 'libertà' altrui e senza possibilità di critica. Anzi, beccandosi anche
accuse di "fondamentalismo" quando timidamente ci provano. La situazione italiana
appare immobile, asfissiante. Nel libro non ci sono formule preconfezionate da applicare,
ma una lucida analisi della situazione supportata da dati e fatti, sicuramente alternativa
alla vulgata corrente. L'invito dell'autore, mostrate le carte in tavola, è questo: "sta dunque
ai non credenti prendere l'iniziativa, incalzando chi li governa e accentuando per quando
possibile la loro visibilità". Solo così si potrà davvero vivere in un Paese pienamente democratico,
dove vengano tutelati anche coloro che non si riconoscono in una religione.
Valentino Salvatore
Acquista
lunedì 28 novembre 2011
LIBRI: Liberi di non credere
Etichette: libri
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venerdì 18 novembre 2011
I DOGMI: invenzioni degli uomini
Durante i vari concili vaticani (si tratta di una riunione di prelati della chiesa cattolica, convocati per definire e interpretare la dottrina e confutare errori ed eresie) si sono creati i famosi dogmi, sulla cui base si fonda la chiesa cattolica, quello che non viene detto ai credenti, perchè loro devono credere ciecamente, senza porre domande o pensare, è che tutto ciò non deriva dal loro dio, ma da questi fanatici religiosi che pur di soggiogare il popolo hanno fatto di tutto, dalle torture agli omicidi di massa. Vediamo adesso alcune delle suddette invenzioni:
MARIA E' SEMPRE VERGINE
Maria viene ritenuta vergine prima, durante e dopo il parto di Gesù, sancito nel secondo concilio di Costantinopoli nel 553
MARIA E' MADRE DI DIO
Maria è madre di dio perchè è madre di gesù. Infatti, colui che è stato concepito per opera dello spirito santo e che è diventato veramente suo figlio, è il figlio eterno di dio padre. E' dio egli stesso. Sancito nel concilio di Efeso nel 431
ASSUNZIONE DI MARIA
Indica che la Madonna dopo la sua morte viene accolta in paradiso con l'anima e il corpo, accanto al figlio e al padre. Sancito nel 1950 da papa Pio XII
GESU CRISTO E' VERO DIO E VERO UOMO
Gesù nella sua persona divina ha due nature inscindibili, quella umana e quella divina, ed è perfetto quanto alla divinità e perfetto quanto all'umanità. Sancito nei concili di Efeso (431) e Calcedonia (451)
IMMACOLATA CONCEZIONE
La vergine Maria è stata concepita pura, senza peccato originale, cioè è stata preservata dalla condanna universale del peccato fino dal concepimento. Sancito da papa Pio IX nel 1854.
DIO E' UNO E TRINO
Dio è uno solo in tre persone: Dio-Padre, Dio-Figlio e Dio-Spirito santo. Le persone divine sono distinte tra loro, ma la loro distinzione non divide l'unità divina. Sancito nel concilio di Costantinopoli nel 381.
INFALLIBILITA' PAPALE
Si afferma che il papa deve essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo "supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani" e "definiscono una dottrina circa la fede e i costumi". Pertanto quanto da lui stabilito vincola tutta la chiesa per sempre. Sancito nel concilio vaticano I nel 1870.
TRANSUSTAZIONE
E' la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di cristo, al momento della consacrazione. Stabilito nel IV concilio lateranense nel 1215 e confermato nel concilio di trento.
GESU' CRISTO E' IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO, GENERATO MA NON CREATO CONSUSTANZIALE AL PADRE, ETERNO E IMMUTABILE.
Gesù cristo è il figlio di dio, è stato generato prima dei secoli, ma non è una creatura di dio, ed è della stessa sostanza del padre. Stabilito nel concilio di nicea (325).
IL PURGATORIO ESISTE
E' lo stato di quanti muoiono nella grazia di dio, ma , anche se sono sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione. Sancito nei concili di Firenze (1439) e di trento (1545-1563)
Questi sono alcune delle basi fondamentali su cui si basa la religione cattolica, stabiliti in riunioni del clero, chi le contestava veniva proclamato eretico e messo al rogo o peggio. Su cosa si basano questi dogmi? Su quanto scritto nella bibbia, cioè scritti scelti tra molti (nel concilio di nicea vennero decisi quali scritti ritenere validi e quali no) che riportano storie tramandate a voce per decenni di un personaggio di nome gesù (vedi articoli in merito).
Per quanto mi riguarda il credere in queste cose è un offesa all'intelligenza.
Etichette: concilio ecumenico, dogmi, Maria vergine
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martedì 18 ottobre 2011
LIBRI: Sopra di noi... niente. Per un cielo senza dèi e un mondo senza preti
Deschner Karlheinz
Prezzo € 15,36
2008, 256 p.
Editore Ariele (collana Cogito, ergo sum)
Etichette: libri
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lunedì 17 ottobre 2011
LIBRI: L'invenzione del cristianesimo
L’invenzione del cristianesimo.
1ª ed. 2003. 2ª ed. Firenze, Clinamen coll. “Il diforàno” 2003, pp. 140.
Etichette: libri
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lunedì 3 ottobre 2011
DISINFORMAZIONE DI STATO
Etichette: cristianesimo, Gesù
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lunedì 19 settembre 2011
MIRACOLO DI SAN GENNARO: UN FALSO
Riporto un articolo di Franco Ramaccini tratto dal sito del CICAP.
INDAGINE SUL SANGUE DI SAN GENNARO
Link articolo
Etichette: miracoli
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mercoledì 15 giugno 2011
La Bibbia spiegata da un ateo Vol.1 (pentateuco)
di Pietro Micaroni
Il libro affronta la lettura critica dei primi cinque libri della bibbia cattolica (pentateuco), dal punto di vista di un ateo. Vengono evidenziate incongruenze, turpitudini, crimini, falsità contenuti nella Bibbia, che ne sfatano la presunta origine divina e la perfezione soprannaturale.
PREFAZIONE
Sulla falsariga di grandi divulgatori scientifici non credenti del calibro di Isaac Asimov (In principio...) e Pirgiorgio Odifreddi (Il vangelo secondo la scienza), il dottor Micaroni ci regala questo volume di "esegesi" biblica, critica, ironica e totalmente scevra da quell'atteggiamento fastidiosissimo di "sudditanza culturale" che a volte anche i non credenti sembrano avere verso quel libro.
Quel che l'autore ci mostra, una volta sgombrato il campo da trascendenze e "parole di dio", è l'essenza meramente umana del testo; dunque un libro pieno di incoerenze, di errori, di orrori, e a volte di poesia...esattamente come dovrebbe essere un qualunque libro umano.
Vista così, la bibbia "quadra"; il suo discorso diviene chiaro e intelligibile, diventa cronaca, al massimo mito, e tutto rientra nella logica della storia.
Si spiegano, dunque, coerentemente le stragi, gli incesti, le guerre, le sottomissioni, gli imbrogli e le violenze in generale di cui la bibbia è piena: non dio, ma semplicemente e inevitabilmente gli uomini hanno agito in tal modo completamente adeguato a quel preciso contesto storico.
Non c'è da stupirsi se questo tipo di approccio al testo viene costantemente tacciato di superficialità, di infantilismo, di dilettantismo: non c'è da stupirsi perchè chi fonda il proprio potere (che sia temporale o spirituale poco importa) sulle interpretazioni di quel libro, vede come pericolosissima l'operazione di umanizzazione del cosidetto testo sacro: gli si toglierebbe ogni giustificazione trascendente del suo potere, il "dio lo vuole" non varrebbe più.
Ben vengano, dunque, libri come questo; ben vengano, dunque, persone come l'autore che hanno il coraggio di scrivere ciò che moltissimi già pensano (ma che per conformismo si guardano bene dal dire) e cioè che il RE E' NUDO!
Roberto Anzellotti
Coordinatore circolo UAAR
Pescara
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giovedì 9 giugno 2011
Ratzinger - Gesù di Nazaret (II° parte)
un articolo di Giancarlo Tranfo
Era fuori discussione che applaudissero preti, monache, cardinali, accademici
asserviti, comunione e liberazione, boy scouts e sottosviluppati da oratorio di
ogni genere e fatta: già avevano iniziato a farlo prima che uscisse…! E
Ma le persone laiche e normali? Nulla da dire?
E nel mio piccolo io stesso, scrittorino dilettante e studioso “non accademico”
a tempo perso, potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione? Non avendo
il tempo di scrivere una pungente recensione come feci quando uscì il primo
massacro della storia ad opera dello stesso “serial killer” (pubblicata anche in
più lingue su decine di siti web), non ho tuttavia rinunciato ad infarcire (come
una pizza quattro stagioni) la ristampa del mio libro con numerose e stuzzicanti
note a margine.
Ebbene sì… avete capito: per fare questo mi sono dovuto sciroppare l’intero
tomo dall’inizio alla fine… e invito tutti a farlo (senza comprarlo… magari uno
alla volta ve lo presto io) perché è un vero delirio di comicità al punto da lasciare
gli addominali indolenziti!
Il buonumore che solleva, in chi non è del tutto a digiuno di storia del cristianesimo,
è talmente tanto da superare il disappunto e la rabbia per la palese
malafede e l’evidente intento fraudolento volto a sfruttare l’ignoranza storica
del “lettore medio”, facendo leva sul proprio magistero.
Per non disperdere nelle risate preziosi argomenti di riflessione sull’altrui
malafede, almeno in questa sede restiamo seri e osserviamo che l’intento del
nostro amico è stato chiaro fin dal primo libro: proporsi nei panni dello storico
per insultare la storia e far finta di seguire i criteri di analisi critica ispirati alla
metodologia scientifica per avvilirne il senso e le finalità a favore della cieca,
acritica ed anacronistica scelta dogmatica.
È così che nasce e viene spudoratamente proposta l’idea di una “ermeneutica
della fede” che, senza prove e senza logica, dovrebbe integrare la “ermeneutica
storica”, la quale invece…è bene che resti “consapevole dei propri limiti”!
In altre parole, l’intuizione metodologica proposta come unica valida è
quella di coniugare e di fatto assoggettare la ricerca storica alla fede cieca e
priva di qualsiasi riscontro reale, non essendo altrimenti la prima in grado di
superare i propri limiti di…oggettività!
È attraverso questa via che si intende accreditare alla conoscenza la “figura
veramente storica di Gesù” .
In effetti il papa ha ragione: è solo attraverso una ricerca cristologica asservita
a tale assurdo e strumentale metodo che è possibile assegnare la patente
della storia al Gesù dei vangeli!
È senza dubbio un criterio di una tale arroganza metodologica da lasciare
senza parole. D’altra parte dalla penna del “capo della chiesa” nessuno si sarebbe
potuto aspettare un “atto di umiltà” nei confronti della logica, della
scienza e della storia ma solo l’ennesimo cieco invito al “Credo quia absurdum”
della fede che si vuole, addirittura, debba illuminare la storia!
Su tali premesse tutto diviene possibile.
Parlando, ad esempio, dell’esistenza del presunto, infondato e assurdo uso
romano di liberare un prigioniero in occasione delle feste pasquali, può esser
detto che pur in assenza di riscontri storici, vista l’attestazione (unica e sola)
dei vangeli,“non v’è ragione di dubitare” mentre qualsiasi ragionevole ancoraggio
ai criteri suggeriti dalla “insufficiente” metodologia storico-scientifica avrebbe
suggerito semmai di dire, a proposito dell’uso in questione, che stante l’assenza
di riscontri nelle pagine degli storici “non v’è ragione di ritenerlo reale” .
Parimenti, è sufficiente ignorare gli scenari, le tensioni sociali, le contraddizioni,
le aspettative e le rivendicazioni del popolo ebraico del tempo (attestate
dagli storici dei primi secoli), per escludere la natura “zelota” o semplicemente
insurrezionale di azioni quali l’ingresso con seguito in Gerusalemme.
Con lo stesso “realismo” e pari “senso della storia”, grazie alla “felice” scelta
“ermeneutica”, si nega al “messia” qualsiasi regalità in senso esclusivamente
terreno, alla quale viene sovrapposta (con maldestra retrodatazione) la solita
e obsoleta visione ellenistico/universalista della titolarità messianica in senso
celeste, in realtà frutto di un’invenzione dei secoli successivi, assolutamente
improponibile nel contesto “esplosivo” di un paese oppresso e in perenne rivolta
che non si sarebbe nemmeno sognato di accogliere una simile proposta.
Parlando poi della sfuriata nel tempio, come è possibile che un mite e semisconosciuto
pacifista sia stato lasciato fare il diavolo a quattro rovesciando
tavoli dei cambiavalute e le gabbie dei venditori di colombi autorizzati ad esercitare
il proprio mestiere nel sacro luogo?
Che domande! Gesù ha agito, in ossequio alla “Legge e ai Profeti” a garanzia
e ripristino del diritto del tempio violato dall’aristocrazia . Ecco le illuminanti
parole del sommo pontefice:“… Solo così si spiega perché non siano intervenute
né le guardie del tempio né la coorte romana presente nella fortezza Antonia.
Le autorità del tempio si limitarono a porre a Gesù la domanda circa la sua
legittimazione per una tale azione” .
È sicuramente una risposta esaustiva, anche se noi, a causa della nostra
ignoranza, non riusciamo a comprendere come mai nel 1972 un tal Laszlo
Toht, geologo australiano di origine ungherese, diversamente da come accadde
a Gesù, fu fermato con la forza e reso inoffensivo dalle autorità presenti nella
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basilica di San Pietro, mentre con un martello tentava di distruggere “la Pietà”
di Michelangelo Buonarroti.
In fondo anche la chiesa di Roma ha violato e continua a violare diritti
umani elementari (ad esempio accumulando ricchezze che in breve tempo risolverebbero
il problema della fame nel mondo) e Laszlo Toth, colpendo un
bene di proprietà del Vaticano, avrebbe potuto dire, con pari ragione, di aver
agito per fini etici e di “giustizia” e di voler riportare lo stato patrimoniale della
chiesa a quello povero (e rappresentativamente più autentico) delle origini.
Se poi, come per Gesù, fosse nato qualche dubbio sulla “legittimazione per
una tale azione” sarebbe stato sufficiente, anche in questo caso, chiedere chiarimenti
all’autore del fatto.
Oltretutto sotto tale aspetto Gesù offrì incerte garanzie in quanto eluse la
domanda dei sacerdoti con un’arguzia mentre Laszlo Toth precedendo addirittura
la domanda, urlò già una risposta: “I Am Jesus Christ, risen from the
dead! ("Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte!")”!!! Accidenti… ma più di
così?!
Ma almeno, il nostro “illuminato saggista”, anche se non tenuto a farlo (ci
mancherebbe altro…) ha validato la sua visione di Gesù con qualche conferma
testuale?
Si, certamente! Rimanendo alla profetica vetero testamentaria, la conferma
l’ha trovata in Zaccaria: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di
Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca
un asino, un puledro figlio d'asina.”
Fingiamo di condividere l’intuizione dell’improbabile “storico razionalista”
che, considerando la sacralità della parola di Zaccaria, trova in un simile “ancoraggio”
la certezza di un agire mite “nella povertà e nella pace di Dio” da parte
del messia che entra in Gerusalemme...!
Suggeriamo però all’insigne autore di non trascurare ulteriori simili “agganci”
tra le azioni del “pacifico messia” e la parola del medesimo profeta.
A tal proposito.. come dimenticarne uno, decisamente meno mite e conciliante
del precedente che, chissà perché, parlando di Gesù sul Monte degli Ulivi,
a Ratzinger sembra sfuggire: “… poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà
contro quelle nazioni, come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia.
In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a
Gerusalemme, a oriente, e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente
a occidente, tanto da formare una grande valle; metà del monte si ritirerà verso
settentrione e l'altra metà verso il meridione.”
Forse questo ulteriore “aggancio” non tornava comodo, così come, senza
rinunciare ad accentare la straordinarietà di episodi tratti dai vangeli quale lo
“squarcio del velo del tempio” alla morte di Cristo, si cita Luca e si sceglie di
ignorare completamente il delirio allucinatorio di Matteo.
Così facendo, infatti, si evidenzia, nella metaforica apertura verso il cielo,
la nuova possibilità di ”accesso a Dio” da parte dell’uomo e si stende un velo
pietoso sull’oscuramento di tutta la terra, i terremoti, l’apertura delle tombe
dei santi, la loro resurrezione e... perché no?... Lo “struscio” degli zombies per
le vie principali di Gerusalemme!
Quando poi non sono i vangeli ma è la storia a mostrare qualcosa che non
si può semplicemente ignorare… arriva l’”ermeneutica della fede” e quella cosa
si può tranquillamente cambiare!
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E allora… chi se ne frega delle cronache di Giuseppe Flavio o di Filone d’Alessandria
sul movimento zelota (zitto Ratzy… bravo… non nominarlo!) e sul
tempo della sua nascita?
Con un bel colpo di penna lo allontaniamo da Gesù (raccogliendo la lezione
di Gamaliele che in un famoso discorso riportato negli Atti degli Apostoli pospose
Giuda il Galileo a Teuda) e lo retrodatiamo di circa 200 anni, attribuendone
la paternità a Mattatia, padre dei fratelli Maccabei, promotore della rivolta contro
gli ellenisti ed antenato (piuttosto remoto) del terribile Giuda il Galileo che
invece, oltre ad essere il vero padre genetico della controfigura di Gesù di Nazareth
(e questo Ratzy lo sa…) fu anche il vero fondatore della setta zelota!
C’era poi qualcosa di irrisolto nelle scritture neotestamentarie ma il nostro
autore dopo duemila anni finalmente l’ha spiegato: come giustificare la “toppa
clamorosa” di Gesù di Nazareth sull’imminenza della fine dei tempi, visto che
dopo duemila anni siamo ancora tutti vivi e vegeti (per la verità soprattutto
loro più che noi…)?
Citando Bernardo di Chiaravalle nonché una frase estratta da una epistola
paolina, il papa si è accorto di colpo che Gesù aveva in realtà inteso differire
l’attesa escatologica della fine ad un tempo successivo alla totale evangelizzazione
di tutti i popoli.
Bè… altro che duemila anni! Hai voglia a costruire campanili e oratori, incassare
miliardi a titolo di otto per mille, palpeggiare sederini acerbi e gettare
incenso in lungo e in largo prima di evangelizzare l’ultimo aborigeno delle foreste
oceaniche!!!
Bravo Ratzinger e grazie per averci fatto sciroppare ancora una volta il solito
noioso “Messia cristiano”, nato così fuori dal suo tempo e, contro ogni logica
del suo tempo, da trovare nella separazione tra religione e politica, anche se
storicamente improponibile, il senso della sua esistenza, e nella croce il suggello
di un nuovo, autentico ed irripetibile ruolo messianico di carattere universale.
Non importa se questo “nuovo modo in cui Dio domina nel mondo”, da più
di duemila anni continua ad ignorare volutamente la storia e perfino il senso
stesso della croce alla quale, superato l’unico e certo significato reale di infame
patibolo destinato a criminali e rivoltosi, viene da sempre pedantemente riconosciuta,
in una contorta teologia salvifica, un’accezione di respiro universale.
In fondo l’hai premesso: la storia non è sufficiente alla verità ma deve essere
integrata dalla fede e sottomessa a questa!
Un’ultima nota: possiamo ben supporre che dall’alto della “cattedra di Pietro”
il nostro Ratzinger non si sporchi di certo le mani con la carta stampata dei
nostri libri (il riferimento è agli autori della nuova scuola di critica storico/cristologica
battezzata con il nome della località dove si è svolto il primo congresso
di studi laici: Arpiola di Mulazzo).
Ma allora come mai negando la natura zelota di Gesù il nostro autore ripete
(facendone il verso) intere righe riportate nei nostri libri e nei nostri siti web
(del sottoscritto, di Cascioli, di Salsi di altri autori)?
Come mai si accorge per la prima volta che “Barabba” non era un delinquente
comune (come asserito per secoli dalla chiesa) ma “una specie di figura
messianica” o, facendo riferimento alla definizione offerta nel testo giovanneo,
un “terrorista” il cui appellativo, peraltro, si traduce in … “figlio del padre”?
Che strano! I portatori di questa convinzione siamo noi “arpiolidi” e il pri -
mo a parlarne addirittura negli ultimi anni dello scorso secolo (dimostrando le
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proprie asserzioni con intere pagine di approfondimento critico testuale) è stato
David Donnini che, benché non “arpiolide”, ha scritto numerosi libri sulla
vera figura storica di Cristo, in linea di massima da noi condivisi.
Lo “scopiazzamento”, per quanto trovi noi per primi sbalorditi, è evidentissimo
anche se non certificato da una pur dovuta minuscola citazione a margine
che per la verità... ci saremmo aspettati ancor meno.
La strategia seguita è quella di cedere parzialmente alle nuove argomentazioni
di carattere laico che si dimostrino convincenti e già condivise da molti,
cercando in qualche modo di governarne gli sviluppi dibattutali e facendone addirittura
propri i contenuti, grazie anche alla maggior risonanza mediatica che
gli scritti del Papa possono avere rispetto alla saggistica storico/cristologica ritenuta
ancora “di frontiera”.
È così che l’adesione alla logica e alla storia, diventa “nuova proposta”, segno
di modernità ed adeguamento.
Tale atteggiamento concettuale, già inaugurato dall’illustre… “storico” nel
primo tomo della citata opera (accennando ad esempio alla possibile origine
essena di Gesù o di Giovanni Battista), risparmia alla chiesa la perdita di credibilità
che inevitabilmente le deriverebbe (con pericoloso seguito di massa) opponendo
la consueta contrarietà dogmatica alle istanze più avanzate del dibattito
storico.
È per questo che qualunque cosa ora scriva il nostro autore, considerando
il misurato seguito di noi “saggisti di frontiera”, diventerà per milioni di fedeli
una nuova “concessione al progresso e alla conoscenza storica”.
Ancora bravo! Dopo l’immensa doppia fatica dei due tomi di Gesù di Nazaret
(che è costata l’”h” sul secondo titolo), ora attendiamo che l’illustre “storico”
onori l’impegno assunto di trasformarsi in “evangelista del secondo millennio”
e, come ha annunciato, aggiunga ai quattro canoni il proprio vangelo dell’infanzia!
Amen!
Giancarlo Tranfo
La prima parte la trovate qui.
Ringrazio della segnalazione l'amico Mario Trevisan.
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Pubblicato da Fabry alle 12:57 0 commenti




