Non esistono verità assolute o dogmi insindacabili. Questi sono solo strumenti concepiti per soggiogare la vostra mente

lunedì 28 novembre 2011

LIBRI: Liberi di non credere

 di Raffaele Carcano

Gli atei e gli agnostici esistono e resistono, anzi crescono. Persino in Italia, dove ha sede il centro della cristianità e dove monta una campagna per definire prettamente "cattolica" l'identità italiana. Questa realtà viene invece spesso minimizzata, se non proprio ridicolizzata e nascosta, da molti ambienti. Prevedibilmente dalle caste religiose, ma anche -
colpevolmente - dal mondo della politica e dai mass media.
I più maliziosi tra gli increduli potrebbero pensare che di sicuro la loro esistenza è ben più assodata della pletora di divinità assortite cui gli uomini hanno creduto e ancora credono.
E continuare a vivere come se nulla fosse.
Ma alle volte l'ironia e il quieto vivere da soli non bastano. È opportuno e doveroso affermare con forza certe verità semplici, soprattutto in una fase storica come quella che sta vivendo l'Italia. Ci prova questo libro, non a caso scritto da Raffaele Carcano, segretario dell'UAAR.
Leggerlo è un po' come unire dei puntini. Tanti elementi apparentemente sconnessi,
slegati fra loro, che messi assieme trovano un loro senso. Un disvelamento che pian piano
rileva alcune questioni importanti, spesso sottovalutate, e aiuta a disinnescare i meccanismi
che tengono in stato di minorità i non credenti. E che, nelle intenzioni di chi l'ha scritto,
punta a suscitare un dibattito e far prendere coscienza agli increduli della loro forza e dei
rischi che corrono se non fanno sentire la loro voce. Scritto in prima persona, senza formalismi,
pervaso da un dosato mix di ironia e sana indignazione civile, è di certo un libro
'schierato'.
Un pamphlet pensato per un pubblico ampio, rivolto alla platea dei tantissimi non credenti
che vivono in Italia e che magari non conoscono (o conoscono in maniera distorta)
l'associazione e le sue iniziative. Ha infatti il pregio di presentare in maniera pacata ma decisa,
senza infingimenti di sorta né pose facili da mangiapreti, le idee e gli orientamenti di
una delle poche realtà che in Italia si battono concretamente per l'affermazione della laicità
e la tutela dei non credenti in Italia.
Si tratta di un saggio che può essere compreso meglio considerando l'altra opera, di
cui un autore è proprio Carcano: “Uscire dal gregge” . Due scritti che rappresentano le facce
di una stessa medaglia. Il precedente come approfondimento storico generale, che indaga
le radici dell'incredulità e dell'apostasia nel corso dei secoli. Quest'ultimo invece punta
un impietoso microscopio sulla situazione italiana, per rilevarne le problematicità. I lettori
e i frequentatori del sito dell'associazione troveranno di certo elementi in comune, spunti
di riflessione e rimandi a questioni già affrontate, ma stavolta calati nella storia sociale e
politica recente dell'Italia.

Viviamo in un Paese che, nel suo declino sociale e culturale, rimane sempre più indie -
tro nella tutela dei diritti, nella crescita della coscienza civile e nello svecchiamento della
cultura. Situazione che, nella prospettiva dell'autore, viene messa in evidenza proprio
guardando alla situazione degli atei e degli agnostici. La loro condizione diventa una cartina
di tornasole per comprendere meglio la decadenza italiana.
Gli increduli in Italia sono ormai milioni: in pratica la seconda componente 'esistenziale'
del Paese. Come rilevano molte ricerche sociologiche, sono in aumento soprattutto tra i
giovani, diffusi tra chi ha un reddito medio-alto e tra chi ha un elevato titolo d'istruzione. Si
caratterizzano per una maggiore apertura mentale e tolleranza verso la diversità. Orgogliosi
della propria autonomia, sono refrattari a sentirsi parte di un gruppo - cosa che può rappresentare
una debolezza di fronte ad altre forze più compatte - e tendono ad elaborare
autonomamente la propria etica. Sono meno dei cattolici (almeno di coloro che si definiscono
tali), ma più delle varie minoranze religiose messe insieme. Nonostante ciò, devono
subire discriminazioni e le loro istanze non vengono accolte dal mondo della politica né ri -
lanciate dai media.
Con la secolarizzazione - e nonostante il millantato "ritorno del sacro" - gli increduli ini -
ziano ad emergere. La Chiesa riscuote meno consensi, ma aumenta il potere - tutto terreno
- del 'sistema' cattolico, fatto di associazioni, sindacati, scuole, ospedali, imprese, editoria
e delle sue connessioni con la politica. Tra la gente, permane un senso identitario, tanti
si dichiarano cattolici "anche se i loro comportamenti individuali poco o nulla rimandano ai
precetti del magistero". La situazione italiana rimane arretrata, simile a quella dei Paesi
dell'Est Europa.
Per arginare il calo, la Chiesa opera sul "fronte dell'immagine", riproponendo le sue posizioni
tradizionali con una "neolingua" di stampo orwelliano, che stravolge il significato di
parole come "laicità" e bolla i non allineati come estremisti (o "laicisti"). Questa strategia si
accompagna a "forme di vera e propria demonizzazione" dei non credenti. Attacchi che
impazzano anche su internet, ma che in realtà hanno radici antiche. Tra le etichette c'è
persino quella di essere né più né meno che servi di Satana. Monta un clima pesante, che
trova spazio non solo nella "base", ma anche nelle parrocchie con sacerdoti sfornati dai
movimenti ecclesiali più integralisti. Senza contare il mondo della cultura, o dei media cattolici:
emblematico il tono degli strali di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria.
Benedetto XVI dal canto suo soffia sul fuoco, non perde occasione per insistere nella
denigrazione degli atei e degli agnostici. Per attaccare la miscredenza, cui vengono attribuiti
molti mali del mondo, nella sua opera di riscrittura della realtà assegna pure al nazismo
l'etichetta di "ateo". Nonostante gli imbarazzanti (per la Chiesa) trascorsi di Hitler.
Nello stillicidio ratzingeriano, "l’ateismo diventa una sorta di bad company a cui attribuire
ogni male: tutto ciò che è sbagliato nel mondo è ateo". Ma dall'altra col 'Cortile dei
Gentili' cerca di coinvolgere alcuni non credenti per "addomesticarli", "presentarli come comunque
«devoti», ossequiosi della supremazia del cattolicesimo".
Col corollario di intellettuali 'laici (ma non laicisti)' come Giancarlo Bosetti, autore del
furioso Il fallimento dei laici furiosi. Specializzati nella denigrazione dei non credenti e nella
deformazione del concetto di laicità, contrapposto artificiosamente allo spettro del "laicismo".
Il problema - ribadisce l'autore per mettere in chiaro che il suo è un approccio pragmatico
e non semplicisticamente anticlericale - non è tanto che il papa affermi certe cose: fa il
suo mestiere. Piuttosto, sta nel fatto che i mass media riprendano acriticamente tali giudizi.
I mezzi di informazione non fanno altro che assecondare la predominanza del cattolicesimo,
"partecipando al circolo vizioso e rendendosi dunque complici del (mal)funzionamento
del sistema". Quando si parla di non credenti, si assiste ad una vera "asimmetria informativa".
Non hanno spazio, anzi spesso parla per loro (o meglio, contro) o un religioso, o uno
dei pochissimi (ma ben sponsorizzati) atei convertiti. Quello degli 'ateobus' è il caso limite,
segno lampante della distorsione mediatica che colpisce i non credenti. L'intenzione era

semplice: diffondere sugli autobus uno slogan ateo per attirare l'attenzione sull'assenza di
visibilità dei non credenti. Prontamente deformata e ridicolizzata da una propaganda trasversale
ed ostile, ha dimostrato proprio che gli atei sono discriminati. "La vicenda degli
ateobus, da qualunque angolazione la si voglia osservare, ha dunque inesorabilmente
mostrato fin dall’inizio in quale stato versino la libertà di espressione e la libertà di coscienza
nel nostro paese", rileva amaramente l'autore.
Anche sul piano partitico emerge la situazione di arretratezza del nostro Paese, proprio
sui temi della laicità e del riconoscimento dei non credenti. Carcano non ha problemi a
fare nomi e cognomi e non ha partiti da sponsorizzare. Entrambi gli schieramenti subiscono
la predominanza del cattolicesimo, molto di più di quanto non accada all'estero. In questi
ultimi anni anzi la situazione è peggiorata, nonostante la secolarizzazione.
L'"identitarismo cristianista" diventa ormai "l'ideologia prevalente all'interno del centrodestra"
e spesso sfocia in "forme di antagonismo controriformistico".
D'altro canto il centrosinistra ha, nei confronti di non credenti e laicità, toni diversi ma
contenuti che "non paiono discostarsi significativamente" da quelli del centrodestra. Rispetto
al "monoconfessionalismo" dell'altro schieramento, la sinistra preferisce l'atteggiamento
"multiculturalista". La "doppia tentazione" della sinistra, come la definisce Carcano,
sta nel suo essere in bilico tra confessionalismo e multiculturalismo. Contraddizione vissuta
soprattutto dal Pd, dove l'elemento cattolico si fa predominante. Ma nemmeno la sinistra
radicale è del tutto estranea al corteggiamento della Chiesa: si consideri il caso emblematico
del 'pio' Nichi Vendola.
L'approccio della sinistra è più attento alle confessioni di minoranza e "talvolta sfocia
non solo in un approccio glamour e relativizzante al fenomeno religioso", ma anche "in
aperto sostegno a concezioni multiculturaliste". Teorizzazioni che pongono al centro non
gli individui e i loro diritti, ma le comunità tradizionali. Ma il multiconfessionalismo, come
prova ad esempio l'esperienza inglese, porta ad effetti "opposti a quelli auspicati", dividendo
le comunità e legittimando pratiche illiberali. Per questo è necessario "uscire dallo
schema binario" multiculturalismo/monoconfessionalismo e costruire una società plurale e
"realmente laica" dove convivano "con identici diritti e doveri, comunità e credenze diverse,
e individui che scelgono o si costruiscono liberamente le proprie differenti identità".
Visto il desolante scenario politico, è proprio la laicità a farne le spese. I partiti italiani
tendono infatti ad accontentare la Chiesa, che a parte la "parentesi" postunitaria ha sempre
avuto l'accondiscendenza dei politici. Con agevolazioni, finanziamenti, predominanza
del "catechismo di Stato", tutela dei tribunali.
Dopo la revisione concordataria del 1984 sembrano aprirsi degli spiragli per l'affermazione
della laicità. Ma in realtà si passa ad un "multiconfessionalismo multilevel", con saldamente
al vertice la Chiesa cattolica. Anzi in questi anni la Chiesa ottiene un consenso
bipartisan mai visto prima, cosa "ancora più sorprendente se solo si nota che cresce parallelamente
al diminuire dell'appartenenza cattolica". Nel complesso, giudica l'autore, il
quadro politico italiano è "stagnante". La "sensazione di essere immersi in una palude riguarda
infatti anche altre realtà, come la ricerca scientifica, i diritti civili, la libertà di informazione.
L'onestà".
Nonostante la propaganda negativa, i dati però parlano chiaro: "anziché portare le società
alla rovina, atei e agnostici ne rappresentino la parte più dinamica" e "con il loro aumento
numerico non viene meno nemmeno la solidarietà, né si lacera il tessuto sociale,
anzi". Basti considerare che i Paesi più sviluppati e con più alto capitale sociale sono quelli
più secolarizzati e con alta percentuale di non credenti. Il fosco quadro dipinto da Benedetto
XVI e seguaci, di società che cadono nel caos e nella disperazione, è tutt'altro che reali -
stico: "il mondo è al contrario pieno di uomini e donne che conducono una vita soddisfacente
senza avere una fede".
Ma in questa santa alleanza che vede insieme Chiesa, politica e mass media, i non
credenti sono "vasi di coccio" che subiscono discriminazioni quotidiane. Forse per molti,
anche a causa del lavorio incessante della propaganda, le pretese e le denunce dell'auto-

re saranno considerate eccessive e le battaglie civili portate avanti bollate quali "amenità
goliardiche o come sparate anticlericali". Certo, una volta gli atei finivano direttamente al
rogo, adesso possono persino lamentarsi: quindi perché si lamentano?
I non credenti oggi vivono di fatto una "libertà fittizia", obbligati ad accettare l'invadenza
delle religioni in nome della 'libertà' altrui e senza possibilità di critica. Anzi, beccandosi anche
accuse di "fondamentalismo" quando timidamente ci provano. La situazione italiana
appare immobile, asfissiante. Nel libro non ci sono formule preconfezionate da applicare,
ma una lucida analisi della situazione supportata da dati e fatti, sicuramente alternativa
alla vulgata corrente. L'invito dell'autore, mostrate le carte in tavola, è questo: "sta dunque
ai non credenti prendere l'iniziativa, incalzando chi li governa e accentuando per quando
possibile la loro visibilità". Solo così si potrà davvero vivere in un Paese pienamente democratico,
dove vengano tutelati anche coloro che non si riconoscono in una religione.

Valentino Salvatore

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venerdì 18 novembre 2011

I DOGMI: invenzioni degli uomini

Durante i vari concili vaticani (si tratta di una riunione di prelati della chiesa cattolica, convocati per definire e interpretare la dottrina e confutare errori ed eresie) si sono creati i famosi dogmi, sulla cui base si fonda la chiesa cattolica, quello che non viene detto ai credenti, perchè loro devono credere ciecamente, senza porre domande o pensare, è che tutto ciò non deriva dal loro dio, ma da questi fanatici religiosi che pur di soggiogare il popolo hanno fatto di tutto, dalle torture agli omicidi di massa. Vediamo adesso alcune delle suddette invenzioni:

MARIA E' SEMPRE VERGINE
Maria viene ritenuta vergine prima, durante e dopo il parto di Gesù, sancito nel secondo concilio di Costantinopoli nel 553

MARIA E' MADRE DI DIO
Maria è madre di dio perchè è madre di gesù. Infatti, colui che è stato concepito per opera dello spirito santo e che è diventato veramente suo figlio, è il figlio eterno di dio padre. E' dio egli stesso. Sancito nel concilio di Efeso nel 431

ASSUNZIONE DI MARIA
Indica che la Madonna dopo la sua morte viene accolta in paradiso con l'anima e il corpo, accanto al figlio e al padre. Sancito nel 1950 da papa Pio XII

GESU CRISTO E' VERO DIO E VERO UOMO
Gesù nella sua persona divina ha due nature inscindibili, quella umana e quella divina, ed è perfetto quanto alla divinità e perfetto quanto all'umanità. Sancito nei concili di Efeso (431) e Calcedonia (451)

IMMACOLATA CONCEZIONE
La vergine Maria è stata concepita pura, senza peccato originale, cioè è stata preservata dalla condanna universale del peccato fino dal concepimento. Sancito da papa Pio IX nel 1854.

DIO E' UNO E TRINO
Dio è uno solo in tre persone: Dio-Padre, Dio-Figlio e Dio-Spirito santo. Le persone divine sono distinte tra loro, ma la loro distinzione non divide l'unità divina. Sancito nel concilio di Costantinopoli nel 381.

INFALLIBILITA' PAPALE
Si afferma che il papa deve essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo "supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani" e "definiscono una dottrina circa la fede e i costumi". Pertanto quanto da lui stabilito vincola tutta la chiesa per sempre. Sancito nel concilio vaticano I nel 1870.

TRANSUSTAZIONE
E' la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di cristo, al momento della consacrazione. Stabilito nel IV concilio lateranense nel 1215 e confermato nel concilio di trento.

GESU' CRISTO E' IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO, GENERATO MA NON CREATO CONSUSTANZIALE AL PADRE, ETERNO E IMMUTABILE.
Gesù cristo è il figlio di dio, è stato generato prima dei secoli, ma non è una creatura di dio, ed è della stessa sostanza del padre. Stabilito nel concilio di nicea (325).

IL PURGATORIO ESISTE
E' lo stato di quanti muoiono nella grazia di dio, ma , anche se sono sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione. Sancito nei concili di Firenze (1439) e di trento (1545-1563)

Questi sono alcune delle basi fondamentali su cui si basa la religione cattolica, stabiliti in riunioni del clero, chi le contestava veniva proclamato eretico e messo al rogo o peggio. Su cosa si basano questi dogmi? Su quanto scritto nella bibbia, cioè scritti scelti tra molti (nel concilio di nicea vennero decisi quali scritti ritenere validi e quali no) che riportano storie tramandate a voce per decenni di un personaggio di nome gesù (vedi articoli in merito).
Per quanto mi riguarda il credere in queste cose è un offesa all'intelligenza.

martedì 18 ottobre 2011

LIBRI: Sopra di noi... niente. Per un cielo senza dèi e un mondo senza preti

 di Karlheinz Deschner

Diciotto saggi, tre interviste, un solo scopo: denunciare le nefandezze compiute dalle cosiddette chiese cristiane, in primis quella cattolica.
Un impegno che Deschner persegue da più di quarant`anni con numerose opere, senza mai farsi fermare o addomesticare. Perché combattere il potere e la prepotenza dei preti è un impegno umano e civile.
Ciò valga come risposta ai laici "devoti" italiani, con la loro falsa distinzione tra una laicità aperta, al passo coi tempi, e un laicismo intollerante, da pattumiera. Un imbroglio che vuole impedire la giusta e dura critica contro l`invadenza clericale cattolica nella vita civile e in quella privata dei singoli, anche dei non cattolici.
Imbroglio tuttavia riuscito, visto che i politici italiani cosiddetti laici, per viltà e convenienza politica, si sono fatti intimidire da questi devoti e hanno abbassato i toni della protesta rinunciando a ogni difesa, col risultato che il paese è sempre più uno stato confessionale cattolico, prono al volere vaticano.
Non è la "deriva laicista" il problema, bensì la "deriva clericale"; non il laicismo, ma il clericalismo è la minaccia letale per la democrazia, la libertà e il progresso di questo paese.
I preti non perdonano e non dimenticano nulla. Vagheggiano ancora l`Ancien régime, precedente la Rivoluzione francese, quando spadroneggiavano nel modo più spudorato e violento in tutta Europa. Non per nulla i papi cattolici, compresi quello polacco e quello bavarese, hanno sempre attaccato l`Illuminismo: non sopportano che da allora il loro potere sia dimezzato. Prima la batosta della Riforma protestante, poi l`Illuminismo (molto odiato guarda caso anche dai laici "devoti"): troppo per la pelle delicata di questa gente.
Perciò i laici italiani, non sostenuti da una classe politica genuflessa, sono costretti a resistere da soli; devono rafforzare le loro convinzioni, usare la ragione, l`informazione, lo studio, per conoscere la violenza clericale, mai spenta e sempre pronta a risorgere.
Se non lo fanno, fra non molto avremo uno stato soggetto alla sha`ria cattolica, dove il papa tornerà ad essere re. Un pensiero, quello di essere comandato da preti, francamente insopportabile e ripugnante. 

Sopra di noi... niente. Per un cielo senza dèi e un mondo senza preti
Deschner Karlheinz
Prezzo € 15,36
2008, 256 p.
Editore    Ariele  (collana Cogito, ergo sum)

lunedì 17 ottobre 2011

LIBRI: L'invenzione del cristianesimo

di Leo Zen

La vita di Gesù è sempre stato un argomento di diffuso interesse, sia tra gli apologeti sia tra i non credenti. Le opere sulla sua vita sono innumerevoli e la scarsità di dati sul suo conto ha fatto scaturire le ipotesi più diverse. La sola testimonianza evangelica, intrisa di discordanze spesso inestricabili, è ciò che in fin dei conti ci rimane, ed è estremamente poco. Ricostruire storicamente la vicenda umana di Cristo in uno schema coerente è obbiettivo quasi sicuramente impossibile: ma, forse proprio per questo, tanti autori si cimentano nell’impresa.
Non si sottrae alla sfida il veneto Leo Zen, che ci presenta un’opera suddivisa in tre parti. La prima tratta del problema delle fonti; nella seconda l’attenzione si concentra sulle vicende del “probabile” Gesù storico; nella terza si tratta dell’«invenzione del cristianesimo come oggi lo conosciamo».
Zen fa propria la tesi che Gesù fosse un leader jahvista alla guida di un gruppo di apostoli-zeloti, una tesi già formulata da molti studiosi e supportata da un buon numero di indizî. Del resto, come ricorda lo stesso autore, “cristianesimo” non è altro che la traduzione letterale di “messianismo”. Sulla vicenda storica di uno dei tanti sedicenti messia messi in croce, senza tante storie, dall’autorità romana, si sarebbe poi innestata l’elaborazione teologica di Paolo, l’apostolo che non conobbe il Cristo, ma che seppe con il suo indubbio genio trasformare il giudeo-cristianesimo (qualunque cosa esso fosse) in una religione di salvezza dagli orizzonti planetari. È la tesi probabilmente più plausibile: ma deve essere ben chiaro che nasce all’interno di un quadro storico estremamente povero di notizie, come se non bastasse desunte quasi esclusivamente da fonti agiografiche.
Il testo di Zen non si segnala dunque per la formulazione di nuove ipotesi, né si avventura fuori da quanto seminato da altri autori. Ma proprio per questa ragione, nonché per la scorrevolezza del testo, per la chiarezza dell’impianto e per la completezza dell’esposizione proposta in un numero ragionevole di pagine, è un’introduzione raccomandabile a tutti coloro che volessero cominciare l’esplorazione del “pianeta Gesù”. Un’utile bibliografia pubblicata in fondo al libro li aiuterà nell’impresa.

L’invenzione del cristianesimo
1ª ed. 2003. 2ª ed. Firenze, Clinamen coll. “Il diforàno” 2003, pp. 140.

lunedì 3 ottobre 2011

DISINFORMAZIONE DI STATO

di Giancarlo Tranfo
Nella puntata del 12 settembre 2011 della trasmissione televisiva "Voyager" è stato presentato un servizio sul "Cristo storico" a seguito del quale non ho potuto fare a meno di inviare la sotto riportata lettera al conduttore Roberto Giacobbo.
Inutile nascondere la delusione nel dover constatare che perfino il conduttore di una trasmissione televisiva che ritenevo "non allineata", non ha avuto il coraggio di "alzare la
testa".


«Egr. dott. Giacobbo
Sono Giancarlo Tranfo, curatore del sito web www.yeshua.it ed autore del saggio “La Croce di Spine - Gesù: la storia che non vi è ancora stata raccontata” edito dalla Chinaski di Genova nel 2008 ed attualmente in ristampa perché esaurito.
Quando uscì il mio libro gliene inviai una copia.
Tempo fa deve averle scritto qualche mio lettore suggerendole un mio possibile coinvolgimento su tematiche inerenti il Cristo storico ma, come purtroppo ho avuto modo di costatare nel servizio su tale argomento della puntata di Voyager del 12 settembre u.s., la metodologia scientifica applicata all’analisi storica non sono di casa nella sua trasmissione.
Abbiamo sentito dire che nessuno può dubitare dell’esistenza storica di Cristo, quando invece esiste un’immensa letteratura post illuminista che afferma e dimostra il contrario.
Abbiamo sentito dire che Tacito e Giuseppe Flavio offrono prove documentali dell’esistenza del Cristo dei vangeli ma non era presente chi avrebbe potuto dimostrare - prove alla mano - che in entrambi i casi si tratta di vergognose interpolazioni ascrivibili al III-IV sec d.c. per le quali, soprattutto con riguardo al secondo, è straordinariamente evidente la paternità di Eusebio di Cesarea.
Che dire, poi, della sinagoga di Nazareth datata al III sec. d.c. sotto la quale “sicuramente ci sarebbero i resti di una sinagoga precedente”?
Peccato, caro dott. Giacobbo, che nel I secolo Nazareth ancora non esisteva e fu creata nei secoli successivi per giustificare il titolo di “Nazareno” dovuto all’appartenenza del “messia” ad un ordine religioso e militare a sfondo rivoluzionario.
Peccato che c’è solo una città nelle vicinanze del lago di Tiberiade, a corrispondere perfettamente a tutte le descrizioni estrapolabili dai racconti neotestamentari.

La città è Gamala:
- con una sinagoga del I secolo;
- collocata in cima a un monte;
- sul ciglio di un precipizio;
- nei pressi del lago di Tiberiade
- ad est del lago stesso (secondo alcuni dettagli dai quali si può ricostruire
la dinamica degli spostamenti di Gesù e dei suoi discepoli).
Tutto questo mentre Nazareth:
- come già detto ha una sinagoga del III secolo;
- non si trova in cima ad un monte ma in pianura;
- non si trova sul ciglio di un precipizio;
- è ben lontana dal lago di Tiberiade (35 Km di distanza,);
- è a sud del lago rispetto al quale non è situata ad oriente ma eventualmente
ad occidente.
Gamala, guarda caso roccaforte dell’avanguardia zelota, era la città di Giuda che, come il personaggio di Gesù, era chiamato “il Galileo” la cui politica trova straordinari punti di contatti con scorie testuali ascrivibili a Gesù, sopravvissute alle censure stratificate nei racconti neotestamentari (es. “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re" – Luca, 23, 2).
Per brevità non sto a citarle le numerose simili “mine testuali” rimaste nei vangeli, sulle quali lei ha sorvolato, esattamente come accade da secoli nelle omelie che piovono dai pulpiti.
Non è solo il mio libro ad individuarle ed analizzarle tutte.
Da anni decine di autori di libri e siti web con le proprie evidenze cercano di superare il muro di silenzio imposto dalla chiesa e dai media asserviti.
Vedrà che ci riusciremo dott. Giacobbo, anche senza e contro di lei.
Davvero l’unica contraddizione sulla data di nascita è tra Matteo (4 a.c.) e la ricostruzione del monaco Dionigi? Perché nella sua trasmissione si è sorvolato sulla datazione di Luca (6 d.c.)? Non sarà perché due testimonianze dello stesso livello, vista la divergenza di ben 10 anni, si privano reciprocamente di credibilità?
Nella sua trasmissione, alla domanda sulla credibilità storica dei racconti neotestamentari, è stata data risposta positiva enfatizzando la prossimità temporale della redazione dei testi ai fatti narrati.
Ma quale prossimità?
Tra i più antichi frammenti recanti versi dei vangeli, soltanto l’1,78% (93 manoscritti su 5700, peraltro quasi tutti frammentari) risale ai primi cinque secoli, mentre i rimanenti 5600 circa, divisi tra papiri e onciali, sono successivi al V secolo!!!
Questi sono dati innegabili anche per la paleografia “allineata” che farebbe “carte false” per datare magari un solo frammento al I secolo!
Praticamente i più antichi frammenti dei quali è stato possibile per noi moderni prendere visione, risalgono al terzo o quarto secolo, con la sola esclusione di pochi frammenti in parte rinvenuti a Oxyrhynchus, risalenti pare al secondo secolo (il più antico in assoluto potrebbe essere, forse, quello denominato P52 ovvero “papiro di Rylands”, risalente secondo alcuni al 125 d.c.).
La verità, egregio dottore, è che non c’è un accidenti di prova documentale o, più in generale, archeologica attestante l’esistenza di Cristo e del cristianesimo nel I secolo!
La stessa datazione ufficiale dei vangeli è frutto di congetture riferite come dati reali!
La verità è che tutte le prove, accompagnate dal silenzio assoluto degli storici del tempo, dimostrano in maniera lampante e inconfutabile che Cristo e il cristianesimo sono un’invenzione dei secoli successivi al I (dal secondo in poi), frutto di un ripensamento storico di fatti occorsi nel I secolo a personaggi ben diversi dal mite “agnus Dei” di ispirazione ellenistica.
Tale ripensamento fu conseguente al definitivo abbandono del sogno rivoluzionario di riscatto del popolo ebraico, sepolto per sempre da Adriano nel 132 d.c. La favola neotestamentaria, ispirandosi, appunto, alla vicenda storica di un ribelle crocifisso figlio di Giuda il Galileo e di un taumaturgo dei decenni successivi accusato dagli ebrei di apostasia e stregoneria, si forgiò di tutti gli archetipi appartenenti ai culti orientali e a quelli misterici (ellenistico, persiano, egizio, mesopotamico ecc.) sui quali creò un personaggio letterario assegnandogli un carattere storico.
La verità è che l’immagine del nostro attuale cristianesimo, ben lungi dall’essere vicina alla realtà (nonostante le asserzioni dei suoi ospiti) non è altro che il risultato di lunghe contrapposizioni e lotte tra “eresie” ed “ortodossie”, scomuniche e contrasti spesso politici, in quella travagliata gestazione che, passando attraverso i concili, darà alla luce quel cristianesimo che possiamo considerare “definitivo”.
In altre parole, per dirla con B. D. Ehram (“I Cristianesimi perduti - apocrifi, sette ed eretici nella battaglia per le Sacre Scritture”, Carocci Editore, trad. it. 2005), il cristianesimo attuale, che voi ascrivete alla storia e al reale, non è che quello “vincente” a scapito di infiniti altri “perdenti” spesso dimenticati.
I vangeli, privi di qualsiasi credibilità storica, e la stessa dottrina della chiesa sono il frutto di un ininterrotto gioco di contrapposizioni e compromessi che nel IV secolo sfoceranno nell’illogica formulazione del “credo” niceano e nella definitiva coniazione dell’assurdo dogma trinitario, dove qualsiasi coerenza o logica (esclusa, appunto, quella del compromesso) cede il passo ad una forzatura che sfugge a qualsiasi umana comprensione...
Ma lei su tutto questo ha preferito sorvolare, accennando appena e vagamente a possibili discrepanze tra fede e storia e nel fare questo ha volutamente dimenticato che il cristianesimo è una fede fondata su una pretesa di storicità (realtà dell’esistenza di Cristo e della sua resurrezione ) e che se privata di tale caratteristica non ha più alcun significato.
Dott. Giacobbo…. Come mai le “voci contrarie” non erano presenti nella sua trasmissione?
Per “onorare” la verità non basta accennare “a denti stretti” all’esistenza di teorie contrarie.
Perché ha voluto far giocare ai suoi ospiti una partita senza avversari?
Glielo hanno imposto o è una sua scelta?
Se non avesse voluto chiamare me o altri perché privi di titoli accademici… non avrebbe potuto chiamare ad es. Odifreddi (tanto per nominarne uno)?
Con la sua “indagine” sul “Cristo storico”, pensa davvero di aver reso un servizio alla storia e alla verità?
Le invio i miei saluti.
dott. Giancarlo Tranfo
Mail: giancarlo.tranfo@libero.it
http://www.yeshua.it/

lunedì 19 settembre 2011

MIRACOLO DI SAN GENNARO: UN FALSO

Riporto un articolo di Franco Ramaccini tratto dal sito del CICAP.



INDAGINE SUL SANGUE DI SAN GENNARO


Che cosa ci aveva fatto Gennaro?
Niente. Come non ci hanno fatto niente tutte le persone che hanno creduto nel suo miracolo. Gennaro, se e' esistito realmente, ha tutto il nostro rispetto per aver accettato addirittura di morire per le sue convinzioni. Anche per noi le idee sono importanti, e le idee sul paranormale ed il sovrannaturale, che hanno un'enorme importanza nell'esperienza umana, vanno trattate col rigore e la correttezza che meritano. Se ci sono prove concrete per il paranormale ed il sovrannaturale, che quindi non richiedono l'intervento del concetto ben diverso di fede, questo e' un fatto di estrema importanza per chiunque. Non e' concepibile trattare questo argomento in modo ambiguo e incoerente. Chi ha creduto nel miracolo ha concesso la sua fiducia ad un' altra persona, esibendo, anche se in errore, un atteggiamento per il quale e' difficile provare antipatia. E' chi abusa della fiducia altrui che tradisce qualcosa che sta alla base di ogni rapporto umano.

Sbagliarsi è umano
Se chi celebra il rito con la reliquia, come dichiara ufficialmente, non e' sicuro che sia miracoloso, dovrebbe accertarsi che lo sia prima di proseguire. Ora, come vedremo, si offre la perfetta opportunita' per un chiarimento della posizione della Chiesa, dal quale potrebbe derivare anche la concreta approvazione oppure lo scoraggiamento del rituale nel Duomo che, in contraddizione alla dichiarata posizione scettica della Chiesa, viene chiamato miracoloso e celebrato da un'autorita' quale l'arcivescovo di Napoli, nella cattedrale dove e' il suo seggio. L'ipotesi che proponiamo, infatti, ha il vantaggio di non presupporre, fino a questo punto, la malafede degli officianti. Pero', adesso che esiste una nuova ipotesi, e' lecito aspettarsi che venga presa in considerazione: e non si puo' desiderare una prova meno complicata o rischiosa di quella che basterebbe a controllare questa ipotesi. Se ci si rendesse conto che la spiegazione e' giusta, solo da allora, come spiegheremo poi, sarebbe realmente disonesto proseguire a chiamare miracoloso il rito. Si offrirebbe, anche nel caso che valesse la spiegazione naturale, una perfetta possibilita' di uscire da una situazione che da secoli e' ambigua, in modo dignitoso. Errare humanum est... Questo punto di vista e' d'altronde solo una versione piu' attenuata e meno coinvolta di quello della grande maggioranza delle persone di fede che, secondo la nostra esperienza, vedono con antipatia e con poca indulgenza quelle che ritengono delle manifestazioni di una fede e di una devozione molto male intese.

La reliquia di San Gennaro
San Gennaro e' una figura non si sa se totalmente, o quasi totalmente leggendaria. Nell'ipotesi piu' favorevole, quella della Chiesa Cattolica dagli anni '60 di questo secolo, quando l'importanza di questo santo nei calendari liturgici e' stata molto diminuita, sarebbe esistito realmente, ma nessun dettaglio della sua vita sarebbe documentato. La tradizione vuole che sia stato ucciso, martire cristiano, nel 305. E' solo mille anni dopo, nel 1389, che si ha la prima notizia di una reliquia che rappresenta il sangue del santo e che passa in modo considerato miracoloso da solida a liquida; mentre vi sono cronache di poco precedenti (1382), con molti dettagli sul culto del martire, nelle quali pero' non compaiono ancora ne' la reliquia ne' il miracolo. Quella di San Gennaro fa dunque parte dello sterminato numero di reliquie comparse nel medioevo. Nel 1300 reliquie definite in maniera che ora e' strabiliante erano incredibilmente diffuse. C'erano fedi nuziali della Madonna, fasce del bambin Gesu', piume dell'arcangelo Gabriele. Va detto che anche in secoli piu' recenti si poteva, a Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, osservare il cartello della Croce, con le scritte in Aramaico, Greco e Latino. Insieme, meta di pellegrinaggio per le persone piu' scettiche da ogni parte del mondo, l'osso proprio del dito che servi' a San Tommaso per controllare la realta' di Gesu' risorto.

(Indovinate fino a che secolo. Soluzione alla fine.)

Non e' corretto esaminare la reliquia di Napoli come se non facesse parte, come tutti i prodotti della civilta' umana, di una categoria di oggetti simili, caratteristici di un luogo e di un'epoca.

Caratteristiche della reliquia

La reliquia consiste in due bottigliette sistemate fra i due vetri della teca rotonda con lunga impugnatura che si vede maneggiare dall'officiante. La parte rotonda con i vetri ha un diametro di circa 12 centimetri. La bottiglietta piu' piccola, cilindrica, ha solo delle macchie al suo interno. E' vuota come ora gia' dal 1575. La bottiglietta maggiore e' tondeggiante, appiattita, dal volume stimato di 60 millilitri ed e' parzialmente riempita della sostanza ignota. L'affermazione di base sulle proprieta' miracolose della sostanza nella bottiglietta e' che sia inconcepibile che una qualunque sostanza cambi ripetutamente da solida a liquida senza una causa evidente. Ancor piu' miracoloso viene considerato il suo comportamento nell'eventualita' che sia autentico sangue. Ma quella che ci sia un'inesplicabile liquefazione di sangue, oppure di una qualunque sostanza naturale, e' solo l'affermazione principale. Come e'assolutamente tipico delle affermazioni sul paranormale, i punti di vista di chi le sostiene non concordano fra loro. Come sempre in questi casi, anche le affermazioni su questo miracolo non sono ben definite, ma piuttosto una gamma che va dall'implausibile, passando per lo strano che incuriosisce, al semplicemente banale: l'unica parte che richiede una spiegazione e' in realta' quella centrale, strana. Anche perche', tipicamente, vale la solita legge sul paranormale: le affermazioni strabilianti si rivelano in genere false o vastamente esagerate, se indagate accuratamente; le affermazioni documentabili non sono mai interessanti. Piu' aumenta il controllo, piu' diminuisce la straordinarieta' dei fenomeni in questione. Ecco quindi una scelta di affermazioni sul miracolo di San Gennaro credute da persone diverse in tempi diversi, sempre considerandole miracolose:

    "San Gennnaro fu gettato in una fornace, ma ne usci' illeso." (Ora citata solo come esempio di superstizione medievale. Screditata, non abbiamo cercato di riprodurla. Certo, trattenendo Garlaschelli che se puo', prova.)
    "'Miracolomanzia': l'osservazione di come e con che velocita' si svolge il miracolo permette di predire il futuro." (Grande favorita dei mezzi d'informazione. Non riprodotta.)
    "La sostanza, senza scambi con l'esterno, varia di peso. " (Pensiero che le persone con cognizioni di fisica possono a malapena contemplare. Ancora citata perche' alle misurazioni piu' moderne, che non hanno affatto replicato le dubbie testimonianze precedenti, non viene dato nessun rilievo.)
    "Il miracolo avviene perche'il sangue nell'ampolla viene ricongiunto, quando e'portato vicino al busto aureo e argenteo di San Gennaro, col cranio del santo che vi e' contenuto." (Vicinanza considerata essenziale per molti secoli, ora non lo e'piu'. Ad ogni modo nel busto sono conservati solo polvere d'ossa e piccoli frammenti.)
    "La sostanza ha consistenza "lapidea" ed e'stata udita da un osservatore sbattere contro le pareti della bottiglia come un solido." (Tutti gli altri la descrivono aderente alle pareti. La nostra e' meno dura della pietra.)
    "La sostanza cambia di volume." (Osservazioni non riprodotte recentemente. La nostra no. Se e': "sembra cambiare di volume", anche la nostra.)
    "La sostanza puo' andare in ebollizione." (La nostra no. Se invece: "Si producono bolle e schiuma in superficie", come dicono le cronache recenti, anche la nostra.)
    "Sulla superficie della massa solida possono restare, come congelate, delle bolle solidificate." (Anche nei nostri campioni.)
    "La liquefazione avveniva nel 1600 anche capovolgendo la teca e lasciandola ferma, lontano da ogni persona. Dopo un certo tempo, senza essere toccata, la sostanza si staccava dalla parte alta del contenitore e si riversava in basso." (Succede anche a noi: 15 minuti, per esempio.)
    "Una parte solida puo' permanere, immersa nel liquido. E' detta "globo" e serve per i pronostici." (Riprodotto, ma il nostro non si compromette.)
    "Del liquido si separa a volte sulla superficie della parte solida." Viene interpretato come la parte sierosa del sangue. (Succede anche a noi; secondo noi e' l'acqua che ci abbiamo messo.)
    "A qualche persona sembra che il colore non sia sempre lo stesso." (Eccoci al banale: certamente a qualche persona sembra che il colore cambi: e ad altre no. Comunque succede anche a chi osserva la nostra sostanza passare da solida, con un certo spessore, a liquida, con spessori molto piu' sottili sulle pareti del contenitore.)

Altri aspetti della sostanza della reliquia che vengono spesso citati come caratteristici e che i nostri campioni riproducono, sono: la consistenza variamente pastosa della massa in liquefazione e la superficie superiore lucida della sostanza allo stato solido. Fra gli aspetti che viceversa sono caratteristici della nostra sostanza, ma molto difficili da spiegare con l'ipotesi del miracolo, ne spicca uno: il fatto che la liquefazione possa avvenire per le manipolazioni richieste dalla manutenzione della teca. C'e' poi anche il miracolo di Pozzuoli, dove in concomitanza con quello di Napoli o, secondo altri, pochi preveggenti istanti prima, la pietra sulla quale e'stato dimostrato che non e' stato decapitato San Gennaro pare rosseggiare. Naturalmente scegliere fra le presunte osservazioni, spesso in contraddizione fra loro, cercando le piu' attendibili, ha un senso solo se si presume che la reliquia non sia mai stata sostituita durante la sua lunga storia. Non e' niente di piu' che una congettura, ma il fatto e' che se delle sostituzioni sono avvenute non c'e' speranza di trovare una spiegazione ora. Naturalmente in questo caso la frode sarebbe implicita e i miracoli esclusi.

Altre ipotesi

Per cercare di spiegare le piu' documentate fra quelle affermazioni, cioe' principalmente che la sostanza puo' passare da solida a liquida durante l'esecuzione del rito, sono state proposte, nei secoli, decine di ipotesi. Purtroppo non meritano nemmeno di essere riferite, tranne quella, ancora plausibile anche dopo la nostra proposta, di una sostanza che fonda a temperatura ambiente. Si puo' infatti probabilmente realizzare, anche con materiali medievali, un miscuglio che passi da solido a liquido, cioe' con punto di fusione, a qualunque singola temperatura desiderata nella gamma di quelle presenti nella cattedrale. Questa e' certamente un'ipotesi degna di rispetto ed e' facile da mettere alla prova quanto la nostra ipotesi. In questo caso si dovrebbe solo variare in maniera controllata la temperatura ambiente attorno alla teca, sempre nella gamma di temperature cui e' esposta anche normalmente (o forse: variare la temperatura sul manico e sulla corona, che vengono impugnate, fino a 36 gradi): non c'e'nessuna difficolta' e nessun rischio. Ma, in mancanza di questo esperimento, anche l'ipotesi della fusione non e' riuscita ad imporsi se non come la piu' plausibile: forse per la difficolta' di controllare le temperature necessarie durante il rito, forse perche' si considera che l'ovvieta' del fenomeno della fusione sarebbe apparente a chi l'osserva. Anche le fonti critiche continuano a descrivere il miracolo come "non spiegato dalla scienza" e "non riproducibile".

L'ipotesi tissotropica

La nostra proposta (Luigi Garlaschelli, Franco Ramaccini, Sergio Della Sala. "Working bloody miracles", Nature, vol. 353, n. 6344, (10 ott. 1991) p. 507 ) si basa sulla tissotropia (o tixotropia; dal greco thikis "l'atto di toccare" e -tropia, qui "trasformazione"), una proprieta' fisica non diffusamente conosciuta, ma nota fin dall'antichita'. I materiali tissotropici diventano piu' fluidi se sottoposti a una sollecitazione meccanica, come piccole scosse o vibrazioni, tornando allo stato precedente se lasciati indisturbati. Un esempio consueto di questa proprieta' e' la salsa ketchup, che se ne sta rappresa senza scendere dalla bottiglia fino a quando delle scosse non la fanno diventare d'un tratto molto piu' liquida, e ne viene fuori troppa. La tissotropia e' impiegata in moltissimi prodotti, come gli inchiostri e le vernici, dove il colore diventa abbastanza fluido quando e' sottoposto a sollecitazione mentre abbandona lo strumento di applicazione e viene steso sul supporto, ma deve scorrere il meno possibile una volta lasciato a riposo. Pur essendo nota da sempre in certi campi, la tissotropia non e' molto conosciuta, nemmeno presso chi si occupa di fisica o di chimica. Un esempio di come sia poco conosciuta e' che due fra i maggiori esperti cattolici sul miracolo di San Gennaro hanno dei passi, nei loro libri, in cui descrivono quanto dovrebbe essere strana una sostanza che imitasse la reliquia: coll'intenzione di dimostrare che sono richieste delle caratteristiche "che la scienza non puo' spiegare", danno in realta', senza saperlo, una definizione della tissotropia. (In questo, di per se', non c'e' naturalmente niente di male e noi siamo i primi ad averla ignorata fino a poco tempo fa.). D'altra parte molti che avranno conosciuto sia la tissotropia sia il miracolo di San Gennaro devono aver pensato, piu' o meno vagamente, ad un possibile collegamento fra i due fenomeni. (Per esempio, come abbiamo poi scoperto, James Randi, che da ragazzo, in Canada, aveva lavorato in una fabbrica di vernici!) Ma e'merito proprio di questa rivista l'aver fatto convergere l'interesse, le cognizioni e lo scetticismo dai quali e' nata una formulazione sufficientemente accurata dell'ipotesi tissotropica, contemporaneamente ad una sostanza che la esemplifica: questa sostanza (una sospensione colloidale di idrossido di ferro in acqua con ioni sodio e cloro) e' stata studiata espressamente per esibire la tissotropia in forma cosi' accentuata da passare, se agitata lievemente, addirittura dallo stato solido a quello liquido, ma, al contempo, per essere realizzabile con i soli mezzi disponibili nel 1300. (Tutta la parte chimica, naturalmente, e' opera di Luigi Garlaschelli.)

Sulla frode inconscia

Un vantaggio della spiegazione tissotropica e' quello di essere cosi' adatta all'ipotesi della frode inconscia. E' un dato di fatto che anche solo per accertarsi se la liquefazione e' avvenuta bisogna muovere il recipiente: solo allora si puo' distinguere il comportamento di un solido, che mantiene la sua posizione rispetto al contenitore muovendosi insieme ad esso, ed un liquido, che invece rimane in basso, con la superficie sempre orizzontale. In questa fase critica quindi, necessariamente e indipendentemente dall'intenzione di chi maneggia la reliquia, possono essere presenti le sollecitazioni necessarie per la liquefazione di una sostanza tissotropica. Se anche il celebrante puo' credere il rito miracoloso e non deve fare nulla, coscientemente, per la sua riuscita, non c'e'piu' bisogno di presumere la disonesta' di ogni singolo officiante. La tissotropia e' appunto abbastanza poco conosciuta da permettere ai successivi esecutori del rito il vario grado di autoinganno necessario caso per caso. (Questi sono vantaggi nell'ipotesi lievemente ottimistica che disonesta' ed autoinganno richiedano almeno qualche scusa, e non siano il comportamento normale che ci si debba aspettare attraverso i secoli.). In piu', eliminando il bisogno della malafede, non c'e' piu' il problema di spiegare come sia possibile tenere un simile segreto per 600 anni. Dapprima i movimenti del rito ci erano diventati familiari e, come tutti, li davamo per scontati come quelli giusti per accertare lo stato della reliquia. Ci sembravano contemporaneamente adatti anche a far diventare liquida una sostanza tissotropica e a mantenerla in questo stato. La reliquia viene continuamente capovolta, tanto nella prima fase, quando l'officiante controlla se la liquefazione e' gia' avvenuta, quanto nella seconda, quando la liquidita', ormai accertata, e' mostrata alla folla. Dopo esserci familiarizzati con l'interpretazione tissotropica del rito, e dopo aver maneggiato per qualche mese le bottigliette con la nostra sostanza, abbiamo cominciato a renderci conto che, pensandoci bene, quando si vuole vedere se il contenuto di una bottiglia e' solido o liquido, la si scuote un pochino, o la si inclina leggermente, ma nessuna persona capovolgerebbe completamente la bottiglia: non per controllare lei stessa, ne' per mostrare ad un'altra che contiene un liquido (sarebbe un gesto plausibile, invece, per mostrare che il contenuto e' solido). I movimenti rituali che ci sono stati tramandati dalla tradizione cominciavano in fin dei conti ad assomigliare di piu' a quelli giusti per liquefare e mantenere liquida una sostanza tissotropica. Sembrava sempre piu' un trucco molto ben studiato per funzionare automaticamente, da solo.

Non un'accusa, ma la possibilita' di un'onorevole via d'uscita.

Ecco dunque un punto essenziale di questa ipotesi, che viene sempre ignorato o travisato dai mezzi d'informazione. Lungi dal porre l'accento sulle responsabilita' della Chiesa nel partecipare ad un possibile inganno (responsabilita' che peraltro ci sono) l'ipotesi tissotropica e' proprio basata sul fatto che la frode, se c'e' stata, e' stata fino ad ora in gran parte involontaria. Se con un controllo davvero elementare, cioe'scuotendo lievemente l'ampolla, l'ipotesi tissotropica venisse avvalorata, basterebbe ammettere l'errore passato, per salvare la faccia futura.

C'e' del sangue?

Quanto all'inizio di questa possibile frode inconscia, c'e' fra noi una certa gamma di opinioni diverse. Alcuni, tenendo presente l'incredibile assurdita' (non si puo' nemmeno parlare di "falsita'") delle reliquie cristiane del XIV secolo, non hanno esitazioni ad attribuire la creazione della reliquia a persone competenti preoccupate unicamente di ottenere il giusto effetto sorprendente, usando soltanto le materie piu' adatte. Non capiscono cosa c'entri il sangue e trovano che tanto il cercarne le tracce quanto le spettroscopie considerate rivelatrici, siano iniziative infondate e fallaci. Altri preferiscono tenere aperta anche la possibilita' che del sangue, forse originale, forse aggiunto piu' tardi, faccia parte del contenuto dell'ampolla, magari in proporzione minima. In questo modo, oltre alla creazione di un falso medievale partendo da un'autentica reliquia, resta aperta anche la possibilita' dell'insorgere fortuito della tissotropia per la contaminazione casuale del sangue con altre sostanze. I risultati di quella spettroscopia non sono stati sottoposti al giudizio di referee di una rivista scientifica; la loro qualita', nella piu' favorevole delle ipotesi, richiede troppo il contributo dell'interpretazione di chi li osserva, per costituire un argomento convincente. Inesplicabilmente e' stato impiegato uno spettrometro a prisma, invece di un moderno spettrometro elettronico. Piu' spettri, ottenuti a qualche minuto di distanza l'uno dall'altro vengono interpretati come rivelatori ognuno di un diverso derivato dell'emoglobina, e spiegati con un miracolo in progresso, mentre, si noti bene, la sostanza era da tempo in fase liquida, e non in liquefazione. Ad altri osservatori lo spettro fotografato sembra sempre uguale, ma di cattiva qualita'. Il fatto che una prova iniziata per dare un risultato fornisca invece risultati giudicati diversi fra loro ma favorevoli suggerisce inevitabilmente che l'interpretazione vi giochi un ruolo preponderante. E' difficile valutare quanto alcune circostanze costituiscano un buon argomento a favore dell'ipotesi tissotropica, o quanto invece siano coincidenze non significative:

Molisite sul Vesuvio

Tre dei quattro ingredienti della nostra ricetta sono di uso quotidiano: il carbonato di calcio, presente ovunque, per esempio nei gusci d'uovo, che ne sono una fonte pura al 93.7%; il sale comune; l'acqua. Il quarto e' il cloruro ferrico. In un primo momento pensavamo che il cloruro ferrico non fosse presente in natura, e stavamo cercando un modo facile per produrlo da sostanze note nel medioevo. Ma poi abbiamo trovato nelle enciclopedie chimiche che c'era un singolo sale ferrico presente in natura, ed era proprio il cloruro ferrico: si trovava, sotto forma del minerale molisite, "sul Vesuvio o su altri vulcani attivi". Difficile dire se e' una coincidenza, ma certamente sembrava scritto apposta per noi. Potrebbe perfino spiegare la strana concentrazione nell'area Napoletana delle reliquie di sangue miracoloso che e' stata varie volte notata, ma mai spiegata. Sul comportamento di queste altre reliquie, comunque, c'e' ben poco di documentabile; nel complesso non sembra che funzionino. Uno di noi (Garlaschelli) e' andato ad assistere, nel 1991, anche al rito di Santa Patrizia, che dovrebbe essere il piu' interessante: si e' rivelato una completa delusione.

Senza aggiunta di coloranti

La nostra sostanza e' del colore giusto, non c'e' bisogno di aggiungere alcun pigmento. La rende questo forse una candidata migliore, visto che il suo stesso aspetto puo' averne suggerito l'uso disonesto? Infine l'ipotesi tissotropica non esclude l'influenza delle variazioni di temperatura sulle irregolarita' di comportamento della reliquia.

Anacronismo?

Per ottenere un prodotto puro, che si comporti in modo piu' regolare, abbiamo usato la dialisi. Se e' certamente vero che la dialisi, compresa nel suo vero significato, e' un procedimento del 1800, essa e' pur sempre solo un filtraggio attraverso pori estremamente piccoli, come quelli della pergamena o dei budelli. Tutta la procedura necessaria, effettivamente, ha un sapore da bottega d'arte del 1300. Li' si potevano trovare i colori tenuti in budelli, o la pratica di aggiungere una base, spesso carbonato di calcio, ai pigmenti. Il nostro composto, se calcinato, coinciderebbe col pigmento caput mortuum (Fe2O3). Il fatto che vedendo funzionare il nostro composto venga la curiosita' di sapere se quello della reliquia sia proprio la stessa sostanza e' certamente un segno incoraggiante per chi si e' adoperato per avvicinarvisi il piu' possibile, ma lo spirito della nostra indagine non e' stato certo quello di indovinare esattamente la composizione della sostanza nell'ampolla. L'aver replicato i comportamenti piu' documentati della reliquia serve a dimostrare che e' possibile farlo, e che era possibile anche all'epoca della sua comparsa. Ora non si dovrebbe piu' poter affermare che il suo comportamento non e' riproducibile con normali metodi fisici o che la scienza non puo' spiegarlo. Anzi, prendere in considerazione l'ipotesi tissotropica potrebbe essere per la Chiesa un pretesto per riconsiderare un atteggiamento che forse e' restato arretrato di secoli rispetto alla sensibilita' di chi crede. La stampa ha concesso a quest'idea uno spazio soddisfacente, comprese la seconda pagina del Times di Londra e le prime pagine dei quotidiani nazionali; perche'solo L'Osservatore Romano ci ha deluso, tacendo sempre? La Congregazione per le cause dei santi non ha forse il compito di assicurarsi di quell'autenticita' delle reliquie che e' considerata essenziale dopo il Concilio Vaticano II ? Perche'non dovrebbe esserci nell'organizzazione ecclesiastica qualche persona che desidera chiarire quella che si trascina come una posizione ambigua? Una scossettina, per mettersi in pace la coscienza.
Io credo nei miracoli


Riferimenti bibliografici

    Calvin, Jean.Traite' des reliques,Geneve, 1543.

    Bentley, James. Ossa senza pace (1985); Milano, SugarCo, 1988.

    Alfano, Giovanni Battista; Amitrano, Antonio. Il miracolo di S. Gennaro: documentazione storica e scientifica (1924); 2a ed.ampliata, Napoli, Scarpati, 1950.

    Moscarella, Ennio. "Il sangue di S. Gennaro vescovo e martire", Proculus , Pozzuoli, (ott.-dic. 1989), p. 365-407.

    AA.VV. Atti del convegno nel VI centenario della prima notizia della liquefazione del sangue(1389-1989) Napoli, 16 dic. 1989, Torre del Greco (Napoli), 1990. [per la spettroscopia]

    Moscarella, Ennio. La "pietra di S. Gennaro alla Solfatara" di Pozzuoli, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1975. [chiarificatore]

    Cennini, Cennino D'Andrea- Il libro dell'Arte (scritto alla fine del 1300) (Roma, Salviucci, 1821); Vicenza, Neri Pozza, 1971.

    Thompson, Daniel V. The Materials and Tecniques of Medieval Painting (London, Allen & Unwin, 1936); New York, Dover, 1956. 


Link articolo

mercoledì 15 giugno 2011

La Bibbia spiegata da un ateo Vol.1 (pentateuco)

di Pietro Micaroni

Il libro affronta la lettura critica dei primi cinque libri della bibbia cattolica (pentateuco), dal punto di vista di un ateo. Vengono evidenziate incongruenze, turpitudini, crimini, falsità contenuti nella Bibbia, che ne sfatano la presunta origine divina e la perfezione soprannaturale.


PREFAZIONE
Sulla falsariga di grandi divulgatori scientifici non credenti del calibro di Isaac Asimov (In principio...) e Pirgiorgio Odifreddi (Il vangelo secondo la scienza), il dottor Micaroni ci regala questo volume di "esegesi" biblica, critica, ironica e totalmente scevra da quell'atteggiamento fastidiosissimo di "sudditanza culturale" che a volte anche i non credenti sembrano avere verso quel libro.
Quel che l'autore ci mostra, una volta sgombrato il campo da trascendenze e "parole di dio", è l'essenza meramente umana del testo; dunque un libro pieno di incoerenze, di errori, di orrori, e a volte di poesia...esattamente come dovrebbe essere un qualunque libro umano.
Vista così, la bibbia "quadra"; il suo discorso diviene chiaro e intelligibile, diventa cronaca, al massimo mito, e tutto rientra nella logica della storia.
Si spiegano, dunque, coerentemente le stragi, gli incesti, le guerre, le sottomissioni, gli imbrogli e le violenze in generale di cui la bibbia è piena: non dio, ma semplicemente e inevitabilmente gli uomini hanno agito in tal modo completamente adeguato a quel preciso contesto storico.
Non c'è da stupirsi se questo tipo di approccio al testo viene costantemente tacciato di superficialità, di infantilismo, di dilettantismo: non c'è da stupirsi perchè chi fonda il proprio potere (che sia temporale o spirituale poco importa) sulle interpretazioni  di quel libro, vede come pericolosissima l'operazione di umanizzazione del cosidetto testo sacro: gli si toglierebbe ogni giustificazione trascendente del suo potere, il "dio lo vuole" non varrebbe più.
Ben vengano, dunque, libri come questo; ben vengano, dunque, persone come l'autore che hanno il coraggio di scrivere ciò che moltissimi già pensano (ma che per conformismo si guardano bene dal dire) e cioè che  il RE E' NUDO!
Roberto Anzellotti
Coordinatore circolo UAAR
Pescara

giovedì 9 giugno 2011

Ratzinger - Gesù di Nazaret (II° parte)

un articolo di Giancarlo Tranfo

Era fuori discussione che applaudissero preti, monache, cardinali, accademici
asserviti, comunione e liberazione, boy scouts e sottosviluppati da oratorio di
ogni genere e fatta: già avevano iniziato a farlo prima che uscisse…! E
Ma le persone laiche e normali? Nulla da dire?
E nel mio piccolo io stesso, scrittorino dilettante e studioso “non accademico”
a tempo perso, potevo lasciarmi sfuggire una simile occasione? Non avendo
il tempo di scrivere una pungente recensione come feci quando uscì il primo
massacro della storia ad opera dello stesso “serial killer” (pubblicata anche in
più lingue su decine di siti web), non ho tuttavia rinunciato ad infarcire (come
una pizza quattro stagioni) la ristampa del mio libro con numerose e stuzzicanti
note a margine.
Ebbene sì… avete capito: per fare questo mi sono dovuto sciroppare l’intero
tomo dall’inizio alla fine… e invito tutti a farlo (senza comprarlo… magari uno
alla volta ve lo presto io) perché è un vero delirio di comicità al punto da lasciare
gli addominali indolenziti!
Il buonumore che solleva, in chi non è del tutto a digiuno di storia del cristianesimo,
è talmente tanto da superare il disappunto e la rabbia per la palese
malafede e l’evidente intento fraudolento volto a sfruttare l’ignoranza storica
del “lettore medio”, facendo leva sul proprio magistero.
Per non disperdere nelle risate preziosi argomenti di riflessione sull’altrui
malafede, almeno in questa sede restiamo seri e osserviamo che l’intento del
nostro amico è stato chiaro fin dal primo libro: proporsi nei panni dello storico
per insultare la storia e far finta di seguire i criteri di analisi critica ispirati alla
metodologia scientifica per avvilirne il senso e le finalità a favore della cieca,
acritica ed anacronistica scelta dogmatica.
È così che nasce e viene spudoratamente proposta l’idea di una “ermeneutica
della fede” che, senza prove e senza logica, dovrebbe integrare la “ermeneutica
storica”, la quale invece…è bene che resti “consapevole dei propri limiti”!
In altre parole, l’intuizione metodologica proposta come unica valida è
quella di coniugare e di fatto assoggettare la ricerca storica alla fede cieca e
priva di qualsiasi riscontro reale, non essendo altrimenti la prima in grado di
superare i propri limiti di…oggettività!
È attraverso questa via che si intende accreditare alla conoscenza la “figura
veramente storica di Gesù” .
In effetti il papa ha ragione: è solo attraverso una ricerca cristologica asservita
a tale assurdo e strumentale metodo che è possibile assegnare la patente
della storia al Gesù dei vangeli!
È senza dubbio un criterio di una tale arroganza metodologica da lasciare
senza parole. D’altra parte dalla penna del “capo della chiesa” nessuno si sarebbe
potuto aspettare un “atto di umiltà” nei confronti della logica, della
scienza e della storia ma solo l’ennesimo cieco invito al “Credo quia absurdum”
della fede che si vuole, addirittura, debba illuminare la storia!
Su tali premesse tutto diviene possibile.
Parlando, ad esempio, dell’esistenza del presunto, infondato e assurdo uso
romano di liberare un prigioniero in occasione delle feste pasquali, può esser
detto che pur in assenza di riscontri storici, vista l’attestazione (unica e sola)
dei vangeli,“non v’è ragione di dubitare” mentre qualsiasi ragionevole ancoraggio
ai criteri suggeriti dalla “insufficiente” metodologia storico-scientifica avrebbe
suggerito semmai di dire, a proposito dell’uso in questione, che stante l’assenza
di riscontri nelle pagine degli storici “non v’è ragione di ritenerlo reale” .
Parimenti, è sufficiente ignorare gli scenari, le tensioni sociali, le contraddizioni,
le aspettative e le rivendicazioni del popolo ebraico del tempo (attestate
dagli storici dei primi secoli), per escludere la natura “zelota” o semplicemente
insurrezionale di azioni quali l’ingresso con seguito in Gerusalemme.
Con lo stesso “realismo” e pari “senso della storia”, grazie alla “felice” scelta
“ermeneutica”, si nega al “messia” qualsiasi regalità in senso esclusivamente
terreno, alla quale viene sovrapposta (con maldestra retrodatazione) la solita
e obsoleta visione ellenistico/universalista della titolarità messianica in senso
celeste, in realtà frutto di un’invenzione dei secoli successivi, assolutamente
improponibile nel contesto “esplosivo” di un paese oppresso e in perenne rivolta
che non si sarebbe nemmeno sognato di accogliere una simile proposta.
Parlando poi della sfuriata nel tempio, come è possibile che un mite e semisconosciuto
pacifista sia stato lasciato fare il diavolo a quattro rovesciando
tavoli dei cambiavalute e le gabbie dei venditori di colombi autorizzati ad esercitare
il proprio mestiere nel sacro luogo?
Che domande! Gesù ha agito, in ossequio alla “Legge e ai Profeti” a garanzia
e ripristino del diritto del tempio violato dall’aristocrazia . Ecco le illuminanti
parole del sommo pontefice:“… Solo così si spiega perché non siano intervenute
né le guardie del tempio né la coorte romana presente nella fortezza Antonia.
Le autorità del tempio si limitarono a porre a Gesù la domanda circa la sua
legittimazione per una tale azione” .
È sicuramente una risposta esaustiva, anche se noi, a causa della nostra
ignoranza, non riusciamo a comprendere come mai nel 1972 un tal Laszlo
Toht, geologo australiano di origine ungherese, diversamente da come accadde
a Gesù, fu fermato con la forza e reso inoffensivo dalle autorità presenti nella
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basilica di San Pietro, mentre con un martello tentava di distruggere “la Pietà”
di Michelangelo Buonarroti.
In fondo anche la chiesa di Roma ha violato e continua a violare diritti
umani elementari (ad esempio accumulando ricchezze che in breve tempo risolverebbero
il problema della fame nel mondo) e Laszlo Toth, colpendo un
bene di proprietà del Vaticano, avrebbe potuto dire, con pari ragione, di aver
agito per fini etici e di “giustizia” e di voler riportare lo stato patrimoniale della
chiesa a quello povero (e rappresentativamente più autentico) delle origini.
Se poi, come per Gesù, fosse nato qualche dubbio sulla “legittimazione per
una tale azione” sarebbe stato sufficiente, anche in questo caso, chiedere chiarimenti
all’autore del fatto.
Oltretutto sotto tale aspetto Gesù offrì incerte garanzie in quanto eluse la
domanda dei sacerdoti con un’arguzia mentre Laszlo Toth precedendo addirittura
la domanda, urlò già una risposta: “I Am Jesus Christ, risen from the
dead! ("Io sono Gesù Cristo, risorto dalla morte!")”!!! Accidenti… ma più di
così?!
Ma almeno, il nostro “illuminato saggista”, anche se non tenuto a farlo (ci
mancherebbe altro…) ha validato la sua visione di Gesù con qualche conferma
testuale?
Si, certamente! Rimanendo alla profetica vetero testamentaria, la conferma
l’ha trovata in Zaccaria: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di
Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca
un asino, un puledro figlio d'asina.”
Fingiamo di condividere l’intuizione dell’improbabile “storico razionalista”
che, considerando la sacralità della parola di Zaccaria, trova in un simile “ancoraggio”
la certezza di un agire mite “nella povertà e nella pace di Dio” da parte
del messia che entra in Gerusalemme...!
Suggeriamo però all’insigne autore di non trascurare ulteriori simili “agganci”
tra le azioni del “pacifico messia” e la parola del medesimo profeta.
A tal proposito.. come dimenticarne uno, decisamente meno mite e conciliante
del precedente che, chissà perché, parlando di Gesù sul Monte degli Ulivi,
a Ratzinger sembra sfuggire: “… poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà
contro quelle nazioni, come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia.
In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a
Gerusalemme, a oriente, e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente
a occidente, tanto da formare una grande valle; metà del monte si ritirerà verso
settentrione e l'altra metà verso il meridione.”
Forse questo ulteriore “aggancio” non tornava comodo, così come, senza
rinunciare ad accentare la straordinarietà di episodi tratti dai vangeli quale lo
“squarcio del velo del tempio” alla morte di Cristo, si cita Luca e si sceglie di
ignorare completamente il delirio allucinatorio di Matteo.
Così facendo, infatti, si evidenzia, nella metaforica apertura verso il cielo,
la nuova possibilità di ”accesso a Dio” da parte dell’uomo e si stende un velo
pietoso sull’oscuramento di tutta la terra, i terremoti, l’apertura delle tombe
dei santi, la loro resurrezione e... perché no?... Lo “struscio” degli zombies per
le vie principali di Gerusalemme!
Quando poi non sono i vangeli ma è la storia a mostrare qualcosa che non
si può semplicemente ignorare… arriva l’”ermeneutica della fede” e quella cosa
si può tranquillamente cambiare!
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E allora… chi se ne frega delle cronache di Giuseppe Flavio o di Filone d’Alessandria
sul movimento zelota (zitto Ratzy… bravo… non nominarlo!) e sul
tempo della sua nascita?
Con un bel colpo di penna lo allontaniamo da Gesù (raccogliendo la lezione
di Gamaliele che in un famoso discorso riportato negli Atti degli Apostoli pospose
Giuda il Galileo a Teuda) e lo retrodatiamo di circa 200 anni, attribuendone
la paternità a Mattatia, padre dei fratelli Maccabei, promotore della rivolta contro
gli ellenisti ed antenato (piuttosto remoto) del terribile Giuda il Galileo che
invece, oltre ad essere il vero padre genetico della controfigura di Gesù di Nazareth
(e questo Ratzy lo sa…) fu anche il vero fondatore della setta zelota!
C’era poi qualcosa di irrisolto nelle scritture neotestamentarie ma il nostro
autore dopo duemila anni finalmente l’ha spiegato: come giustificare la “toppa
clamorosa” di Gesù di Nazareth sull’imminenza della fine dei tempi, visto che
dopo duemila anni siamo ancora tutti vivi e vegeti (per la verità soprattutto
loro più che noi…)?
Citando Bernardo di Chiaravalle nonché una frase estratta da una epistola
paolina, il papa si è accorto di colpo che Gesù aveva in realtà inteso differire
l’attesa escatologica della fine ad un tempo successivo alla totale evangelizzazione
di tutti i popoli.
Bè… altro che duemila anni! Hai voglia a costruire campanili e oratori, incassare
miliardi a titolo di otto per mille, palpeggiare sederini acerbi e gettare
incenso in lungo e in largo prima di evangelizzare l’ultimo aborigeno delle foreste
oceaniche!!!
Bravo Ratzinger e grazie per averci fatto sciroppare ancora una volta il solito
noioso “Messia cristiano”, nato così fuori dal suo tempo e, contro ogni logica
del suo tempo, da trovare nella separazione tra religione e politica, anche se
storicamente improponibile, il senso della sua esistenza, e nella croce il suggello
di un nuovo, autentico ed irripetibile ruolo messianico di carattere universale.
Non importa se questo “nuovo modo in cui Dio domina nel mondo”, da più
di duemila anni continua ad ignorare volutamente la storia e perfino il senso
stesso della croce alla quale, superato l’unico e certo significato reale di infame
patibolo destinato a criminali e rivoltosi, viene da sempre pedantemente riconosciuta,
in una contorta teologia salvifica, un’accezione di respiro universale.
In fondo l’hai premesso: la storia non è sufficiente alla verità ma deve essere
integrata dalla fede e sottomessa a questa!
Un’ultima nota: possiamo ben supporre che dall’alto della “cattedra di Pietro”
il nostro Ratzinger non si sporchi di certo le mani con la carta stampata dei
nostri libri (il riferimento è agli autori della nuova scuola di critica storico/cristologica
battezzata con il nome della località dove si è svolto il primo congresso
di studi laici: Arpiola di Mulazzo).
Ma allora come mai negando la natura zelota di Gesù il nostro autore ripete
(facendone il verso) intere righe riportate nei nostri libri e nei nostri siti web
(del sottoscritto, di Cascioli, di Salsi di altri autori)?
Come mai si accorge per la prima volta che “Barabba” non era un delinquente
comune (come asserito per secoli dalla chiesa) ma “una specie di figura
messianica” o, facendo riferimento alla definizione offerta nel testo giovanneo,
un “terrorista” il cui appellativo, peraltro, si traduce in … “figlio del padre”?
Che strano! I portatori di questa convinzione siamo noi “arpiolidi” e il pri -
mo a parlarne addirittura negli ultimi anni dello scorso secolo (dimostrando le
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proprie asserzioni con intere pagine di approfondimento critico testuale) è stato
David Donnini che, benché non “arpiolide”, ha scritto numerosi libri sulla
vera figura storica di Cristo, in linea di massima da noi condivisi.
Lo “scopiazzamento”, per quanto trovi noi per primi sbalorditi, è evidentissimo
anche se non certificato da una pur dovuta minuscola citazione a margine
che per la verità... ci saremmo aspettati ancor meno.
La strategia seguita è quella di cedere parzialmente alle nuove argomentazioni
di carattere laico che si dimostrino convincenti e già condivise da molti,
cercando in qualche modo di governarne gli sviluppi dibattutali e facendone addirittura
propri i contenuti, grazie anche alla maggior risonanza mediatica che
gli scritti del Papa possono avere rispetto alla saggistica storico/cristologica ritenuta
ancora “di frontiera”.
È così che l’adesione alla logica e alla storia, diventa “nuova proposta”, segno
di modernità ed adeguamento.
Tale atteggiamento concettuale, già inaugurato dall’illustre… “storico” nel
primo tomo della citata opera (accennando ad esempio alla possibile origine
essena di Gesù o di Giovanni Battista), risparmia alla chiesa la perdita di credibilità
che inevitabilmente le deriverebbe (con pericoloso seguito di massa) opponendo
la consueta contrarietà dogmatica alle istanze più avanzate del dibattito
storico.
È per questo che qualunque cosa ora scriva il nostro autore, considerando
il misurato seguito di noi “saggisti di frontiera”, diventerà per milioni di fedeli
una nuova “concessione al progresso e alla conoscenza storica”.
Ancora bravo! Dopo l’immensa doppia fatica dei due tomi di Gesù di Nazaret
(che è costata l’”h” sul secondo titolo), ora attendiamo che l’illustre “storico”
onori l’impegno assunto di trasformarsi in “evangelista del secondo millennio”
e, come ha annunciato, aggiunga ai quattro canoni il proprio vangelo dell’infanzia!
Amen!

Giancarlo Tranfo


La prima parte la trovate qui.

Ringrazio della segnalazione l'amico Mario Trevisan.