giovedì 28 aprile 2011
LIBRI: Storia Criminale del Cristianesimo
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mercoledì 27 aprile 2011
LIBRI: Povero Cristo

Mario Trevisan «POVERO CRISTO» ISBN 978-1-4452-0583-0 Lulu.com 2009 pagine 300 - € 15,00
RECENSIONE: Il titolo del libro sarebbe potuto essere anche “Perché non sono più cristiano”. Mario Trevisan è nato in una famiglia cattolica, è stato allevato in un ambiente cattolico, è divenuto un adulto cattolico, è stato un dirigente delle Acli a Verona. Per rafforzare e dare coerenza alla sua cattolicità, Trevisan si è cimentato con l'impresa di approfondire e analizzare le basi stesse della sua religione. Alla fine del percorso egli si è ritrovato senza religione, senza chiesa e senza Dio, approdando ad un sereno ateismo. L'autore ha chiamato il suo libro Povero Cristo (saggio critico), ma il suo intento non era di costruire una saggio critico sulla figura di Gesù Cristo, bensì di comunicare l'esame critico che per anni egli ha portato sui testi sacri per verificare se quanto gli era stato inculcato da bambino e da ragazzo poteva essere accettato dalla sua ragione. L'autore capisce di essere stato ingannato, ma la soddisfazione di essersi liberato dall'inganno non lo porta, come spesso avviene, ad inveire o ad offendere gli ingannatori, quanto piuttosto a sorridere delle bugie e delle incoerenze nelle quali era stato cresciuto. La trattazione dei singoli argomenti viene fatta con leggerezza e con distacco emotivo. La figura di Gesù è stata costruita spesso nei Vangeli sulla base delle profezie, come realizzazione di quanto predetto nei libri sacri ebraici. Trevisan è andato a controllare nella Bibbia ogni profezia citata nei Vangeli. Non si tratta di un saggio filologico, bensì di un'operazione critica su materiali garantiti ai fedeli dalla chiesa cattolica. L'autore documenta come le profezie siano spesso mal citate, deformate, falsificate, quando non proprio inventate. Passando ai racconti degli evangelisti, Trevisan va meticolosamente alla ricerca delle discordanze, che mettono in dubbio la veridicità di coloro che sarebbero stati “testimoni oculari” oltre che ispirati dallo stesso Dio. Per incominciare, ci sono due diverse genealogie di Gesù: Matteo fa discendere Giuseppe da Salomone, mentre Luca lo fa discendente da suo fratello Natàm. Comunque, la genealogia di Giuseppe appare superflua, se Gesù non deriva da un suo spermatozoo. Un punto fondamentale per la credenza dei cristiani è, invece, la “resurrezione”. I quattro evangelisti danno versioni discordi. Il “risorto” è apparso a due pie donne; anzi tre; no, un gruppo; macché, solo una. Chi dice che c'era un angelo, chi due. Era un periodo in cui le resurrezioni andavano di moda: “La terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua resurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti” (Matteo). Molte persone che si sono allontanate dalla chiesa cattolica o che non l'hanno mai avvicinata conservano o hanno di Gesù un'idea positiva, come di una persona buona, pacifica, altruista. Condannano la chiesa cattolica, ma salvano il “salvatore”. Trevisan va contro corrente: “Se i testi evangelici si prendono alla lettera, per quanto valgono storicamente e per quel poco di realistico e probabile che se ne possa desumere, ne viene fuori un Gesù rivoluzionario, esaltato, arrogante e intollerante. Egli pretende di essere preso sul serio per le sue proprie affermazioni perentorie e frequentemente, in caso contrario, ingiuria e minaccia violentemente, quando non maledice e aggredisce fisicamente”.
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GESU' ?
di Ludovico Mazzero
Nonostante siano stati ritrovati rotoli come quelli di Qumran, risalenti all’epoca di Gesù, non ci è rimasto niente di scritto su di lui che derivi dal suo tempo. Se uno volesse comporre i Vangeli che leggiamo oggi a partire dai resti di libri antichi dovrebbe far uso di manoscritti del IV secolo d.C., cioè composti ben trecento anni dopo la sua morte. Eppure vi furono autori che scrissero di lui fin dai momenti della sua vita, ad esempio il suo apostolo Matteo. Ricordiamo inoltre che egli fu processato davanti al Sinedrio e al governatore Pilato. Ma soprattutto scrissero di lui Paolo, Pietro e tanti altri cristiani prima del IV secolo. Se la sua biografia era tanto preziosa, e se la Chiesa sostiene che quei Vangeli sono “divinamente ispirati”, come mai non ne è stata conservata una sola copia?
La datazione tarda dei primi manoscritti, i cosiddetti “testimoni”, non è una faccenda banale. Essa infatti insinua il dubbio che quei testi possano essere stati più volte ritoccati nel tempo fino ad arrivare alla stesura giunta fino a noi e ormai immodificabile. Le correzioni avrebbero consentito di migliorare non tanto il testo in sé, quanto il personaggio che scaturiva da quegli scritti. Che però non era ancora un personaggio “storico” perché, a leggere il Nuovo Testamento, di quanto accadeva nel I secolo ben poco si sa. E allora da quali altri scrittori si può contestualizzare la vicenda cristiana?
Di questo devono essersi preoccupati gli autori ecclesiastici del IV-V secolo, Eusebio e Orosio, quando cominciarono a scrivere le loro Storie in cui narravano quanto era accaduto dall’inizio dei tempi, passando per Gesù e fino ad arrivare ai loro giorni. Ma anche qui vi sono degli elementi quantomeno sospetti. Prendiamo ad esempio le Storie contro i pagani di Orosio, composte all’inizio del V secolo. La copia più antica è datata a quell’epoca, ma è mutila proprio del VII libro che parla di Gesù, che ritroviamo solo in un altro esemplare risalente a tre secoli dopo. Quante notizie potevano essere cambiate in trecento anni sui fatti ai tempi di Gesù?
La vicenda si fa ancora più intricata quando si pensa che a scrivere della storia “ufficiale” del I secolo non avrebbero dovuto essere dei “cristiani”, bensì dei funzionari imperiali “pagani”. Quindi le notizie del tempo di Gesù dovrebbero essere state registrate prima della scrittura di quelle bibliche. Ecco invece che, casualità delle casualità, i testi “pagani” sono spariti mentre i più antichi rimasti sono quelli cristiani. Perché infatti le copie più vecchie di autori famosi come Svetonio, Tacito e Giuseppe Flavio risalgono al Medioevo, nove o più secoli da quando i fatti furono registrati per la prima volta.
Questo ha qualche significato per chi dubita della figura storica di Gesù? Certo, perché a queste informazioni si aggiunge la certezza che quei testi non sono stati ricopiati da mani “super partes”, ma sono passati tutti per quelle della Chiesa. La quale ha avuto la possibilità non solo di scrivere quello che ha creduto su Gesù, ma anche sul contesto storico in cui ha operato.
L’eventualità che quindi la figura di questo uomo “perfetto” sia stata ricostruita andando a “calibrare” le informazioni provenienti dal passato è resa probabile dalle evidenze documentali appena menzionate.
È facile infatti ipotizzare che la Chiesa abbia prima imposto il suo Credo, anche violentemente come purtroppo ha fatto più volte, e poi abbia cercato di conformare la storia ad esso. Questo spiegherebbe perché i testi più antichi che noi possediamo siano cristiani ma non trattino di storia, mentre viceversa quelli attribuiti agli storici “pagani” sono molto più recenti.
Eppure, quando quei monaci scrissero per esempio le opere di Svetonio o di Tacito, avevano sotto mano quelle più antiche che in teoria stavano ricopiando. Perché avrebbero dovuto buttarle via? Supporre che fossero malridotte è un’ipotesi non sufficiente.
Più consistente sarebbe considerare quei testi storici “eretici” come tanti altri che venivano abitualmente “purgati” dalla censura ecclesiastica fino a secoli recenti. Il lavoro degli uomini di Chiesa non fu quello di semplici amanuensi, ma di riscrittori dei fatti storici. Il sospetto che abbiano buttato via il vecchio, perché scomodo, confezionando per i posteri qualcosa di più aderente al Credo cattolico è davvero troppo forte.
La conclusione che ne deriva è che se vennero modificati i testi storici dell’epoca di Gesù, ciò significa che la sua figura non è storica, quindi non è vera, o meglio ancora è artefatta. Per questo è troppo bella, perché non è vera. Per sostenere questa sorta di “assassinio della storia”, dobbiamo trovare un “movente”, da porre a monte della giustificazione di adattare la storia al personaggio di Gesù. Bisogna infatti sindacare il motivo per cui la Chiesa avrebbe avuto l’interesse di propagandare alle masse e tra i “gentili” un Gesù-dio che neanche i suoi conterranei Giudei, che in teoria lo conoscevano molto bene, hanno mai accettato come tale.
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martedì 26 aprile 2011
`Santo? Dubito.` Una lettura critica del pontificato di Giovanni Paolo II
Dalla collaborazione del sito terrelibere.org con l’agenzia cattolico-critica “Adista” è nato un libro di grande interesse per la messa in discussione della “beatificazione” in fretta e furia di Woytjla. Ecco la presentazione del libro elettronico “Santo?Dubito”, disponibile online.
On line il nuovo libro elettronico di terrelibere.org a cura della redazione di Adista. Anno per anno, nome per nome, tutti i dati e gli eventi, i fatti e i misfatti, le contraddizioni e le ombre di un pontificato controverso. Tutto quello che non avete mai letto sui media cattolici (e nemmeno su quelli laici), ma che avreste voluto sapere su Karol Wojtyla…
Meno di sei anni per la beatificazione di Karol Wojtyla, infiniti giorni di attesa dal 24 marzo del 1980, giorno dell`assassinio di Oscar Romero, il vescovo di San Salvador che da allora è invocato come San Romero d`America.
Una contraddizione non casuale, perché il “santo subito` ritmato dalla folla nel giorno dei funerali è solo la facciata. La realtà è un lungo processo, culminato proprio con il pontificato di Giovanni Paolo II, che ridimensiona lo spirito del Concilio Vaticano II e fa indietreggiare la Chiesa. Un pontificato che, al di là delle celebrazioni apologetiche dei media, si caratterizza per la repressione della Teologia della liberazione e i controversi rapporti con dittatori, in primis Pinochet, ritratto nella copertina del nostro libro elettronico in una celebre foto; per il sostegno ai Legionari di Cristo e all`Opus Dei, le anime più reazionarie della Chiesa; per la copertura dello scandalo degli abusi sui minori, che esploderà solo con papa Benedetto XVI.
Tutto quello che non avete mai letto sui media cattolici (e nemmeno su quelli laici), ma che avreste voluto sapere su Wojtyla, raccolto in una dettagliata cronologia che inizia nel 1978 e si conclude nel 2005, anno della sua scomparsa. Anno per anno, nome per nome, tutti i dati e gli eventi, i fatti e i misfatti, le contraddizioni e le ombre di un pontificato controverso: «la repressione e l`emarginazione esercitate su teologi, teologhe, religiose e religiosi»; «la tenace opposizione a riconsiderare alcune norme di etica sessuale»; «la dura riconferma del celibato ecclesiastico obbligatorio», «ignorando il concubinato fra il clero di molte regioni e celando, fino a che non è esplosa pubblicamente, la devastante piaga dell`abuso di minori da parte di ecclesiastici».
E ancora «il mancato controllo su manovre torbide in campo finanziario» dell`Istituto Opere di Religione (lo Ior, la banca vaticana) e «la riaffermata indisponibilità» ad aprire un «serio e reale dibattito sulla condizione della donna nella Chiesa». Infine, «l`isolamento ecclesiale e fattuale in cui la diplomazia pontificia e la Santa Sede hanno tenuto mons. Oscar Arnulfo Romero» e «l`improvvida politica di debolezza verso governi – dal Salvador all`Argentina, dal Guatemala al Cile – che in America Latina hanno perseguitato, emarginato e fatto morire laici, uomini e donne, religiosi e religione, sacerdoti e vescovi che coraggiosamente denunciavano le “strutture di peccato` dei regimi politici dominanti».
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venerdì 11 marzo 2011
IL VANGELO DI GAMALIELE
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domenica 19 dicembre 2010
LA VERGOGNOSA STORIA NASCOSTA DI ALCUNI PAPI - terza parte
Per evitare che Filippo accusasse (post mortem) Bonifacio di frode e di eresia il papa cedette ad ogni sua volontà. Il Re ricevette lodi per il suo comportamento contro Bonifacio e Celestino V° venne canonizzato come San Pietro da Morrone. Il papato subì da questo esilio un colpo quasi mortale e sul trono pontificale si succedettero una serie di soggetti che, semplicemente, senza essere cattivi o buoni, non erano veri papi. (oddio! se pensiamo a qualche precedente erano ottime persone).
Mentre un manipolo di cardinali cercava di trovare un sistema legale di interdirlo, senza riuscirci, scomunicò Re Carlo di Napoli, un vecchio nemico. Poi , imprigionato da Carlo nella fortezza di Nocera, scomunicò, tutti i giorni quattro volte al giorno, tutto l'esercito di Carlo. Liberato dai Genovesi venne visto ubriaco a Genova, in un giardino, mentre cinque cardinali ribelli venivano torturati in un stanza vicina.
Angelo Corrario, Gregorio XII, veneziano di circa novant'anni, scelto dai romani perché "troppo vecchio per essere corrotto": Il papa provvide a smentirli immediatamente impegnando la sua tiara per pagare i debiti di gioco e vendendo tutto quello che poteva. Sia quello che c'era sia quello che non c'era, arrivando a vendere Roma al Re di Napoli.
Pietro di Luna, isterico spagnolo nominato dagli avignonesi. Era quello che contava meno, in quanto abbandonato anche dal Re di Francia. Prestò se ne tornò in Spagna, dove scomunicò tutti, l'intera Chiesa ed i fedeli, sostenendo fino all'ultimo di essere il vero papa.
Baldassarre Cossa, Giovanni XXIII, un soave cardinale che era succeduto ad Alessandro V e rappresentava l' obbedienza pisana .Si riteneva che non si fosse mai confessato e comunicato, che non credesse nell'immortalità dell'anima e nella risurrezione della carne e qualcuno riteneva che non credesse in Dio. Era conosciuto per essere un ex-pirata, un avvelenatore (il povero Filargi), uccisore di massa, fornicatore assoluto con una predilezione per le suore, adultero su scala fino ad allora sconosciuta, simoniaco per eccellenza, ricattatore, magnaccia e maestro di trucchi sporchi.
Francesco divenne Sisto IV (a sinistra) nel 1471. Aveva diversi figli, chiamati, secondo il costume dell'epoca, "i nipoti del papa". Sisto concesse a tre nipoti ed ad altri sei parenti il cappello cardinalizio. Tra i vari beneficiari c'era anche Giuliano della Rovere, futuro Giulio II.
Il favorito di Sisto era Pietro Riario, che lo storico Theodor Griesinger ritiene fosse figlio suo e della sorella. Di sicuro il neo papa dimostrava un'allarmante affetto per il ragazzo. Tanto da nominarlo vescovo di Treviso, cardinale arcivescovo di Siviglia, patriarca di Costantinopoli, arcivescovo di Valencia e, da ultimo, arcivescovo di Firenze (dove risiedevano i suoi mortali nemici: I de Medici)
Diventato cardinale cambiò radicalmente. Si trasformò in uno spendaccione su larga scala, in un donnaiolo, che manteneva amanti nella ricchezza più sfrenata, tanto da far preoccupare persino i diaristi dell'epoca. Morì giovane completamente scoppiato dai vizi.
La cosa aveva implicazioni teologiche straordinarie perché il papa, creatura di carne e sangue, affermava di avere potere nella regione della morte. Anime tormentate per il loro peccaminoso comportamento da viventi, potevano ora essere liberate dai tormenti del Purgatorio sulla sola parola del papa, posto che i loro affezionati e religiosi familiari pagassero la giusta mercede. Chi si sarebbe rifiutato di compiere un atto di carità cristiana verso le persone amate? Padri, mariti, amanti, parenti, tutti cercavano di tirare fuori dal purgatorio i loro cari spendendo quanto necessario.
Rodrigo era già famoso per fare sesso indifferentemente con una signora e le sue due bellissime figlie (una delle quali era la sua amata Vanozza Cattanei)
Alla morte dello zio il nuovo papa, Pio II, gli ruppe un poco le balle ironizzando sul fatto che "gli si addiceva non aver altro in testa che piaceri voluttuosi", ma , nel complesso, Rodrigo superò il regno di ben quattro papi, riuscendo a farsi eleggere nel 1492 con il nome di Alessandro VI (a sinistra), dimenticandosi tra l'altro che Alessandro V era stato inserito tra gli antipapi e quindi ufficialmente "non esisteva".
Si dice che dopo l'elezione, Giovanni de Medici abbia detto al Cardinal Cibo:"Ora siamo nelle grinfie del lupo più selvaggio che il mondo abbia mai visto. O scappiamo o lui, senza dubbio alcuno, ci divorerà.". Il cardinal della Rovere fuggì immediatamente, per ritornare solo dieci anni dopo, quando il Borgia era già morto.
Le questioni politiche di potere condizionavano poi anche la pubblica verità, come quando per poter far risposare Lucrezia (per ragioni politiche) Alessandro cercò di far annullare il precedente matrimonio con Giovanni Sforza per "matrimonio non consumato per impotenza del marito". Tutta Roma ne rise per mesi dato che lo Sforza rifiutò di cooperare, affermando la consumazione abbondante, la sua virilità ed offrendo anche pubbliche dimostrazioni, mentre Lucrezia era conosciuta come "la più gran puttana che Roma abbia mai conosciuto".
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