Non esistono verità assolute o dogmi insindacabili. Questi sono solo strumenti concepiti per soggiogare la vostra mente

giovedì 16 dicembre 2010

LA VERGOGNOSA STORIA NASCOSTA DI ALCUNI PAPI - prima parte


Tra i fatti storici molto importanti e documentati di cui non si vuole che si parli, c'è la vergognosa storia di alcuni Papi, che hanno fatto cose che vanno oltre qualsiasi immaginazione.
Quello che segue è un estratto di uno studio di Marco Capurro.



Se si esamina la lista dei papi dopo l'880 si scopre quanto segue: nei seguenti 150 anni si succedettero 35 papi, regnanti circa quattro anni ciascuno. Anche nelle epoche precedenti esiste, più o meno, lo stesso ritmo e viene spiegato con il fatto che i papi erano normalmente scelti perché vecchi e/o infermi. Ma nel nono e decimo secolo molti dei papi eletti erano sulla trentina, molti erano ventenni. Qualcuno di essi durò due settimane, qualcuno un mese o tre mesi. Sei di essi vennero detronizzati ed un buon numero assassinati. Risulta quasi impossibile stabilire con precisione il reale numero dei papi o degli antipapi, anche perché non erano ben chiari i meccanismi "legali" di nomina o di scelta.
Quando un papa spariva nessuno poteva essere certo di cosa gli era successo. Poteva essere dappertutto e poteva essergli capitata qualsiasi cosa: assassinato, in un bordello, percosso e menomato come Stefano VIII (a sinistra), cui nel 930 tagliarono orecchie e naso, e che non mostrò più in pubblico la sua faccia. Poteva essere scappato con l'intero tesoro di S.Pietro, come Benedetto V (sotto) nel 964, fuggito a Costantinopoli dopo aver disonorato una ragazzina e riapparso, dopo aver sperperato tutto, alcuni anni dopo provocando ulteriori tumulti.
Lo storico Gerberto definì allora Benedetto "il più iniquo di tutti i mostri di empietà", ma il suo giudizio era quantomeno prematuro perché,subito dopo, il Pontefice venne sgozzato, probabilmente da un marito geloso. Il suo cadavere, accoltellato decine di volte, venne trascinato a lungo per le strade prima di essere sbattuto in una fogna.

Un papa, Stefano VI, era completamente matto. Esumò un suo predecessore corso, Papa Formoso (891-6) ben oltre nove mesi dopo la morte ed in quello che venne chiamato Il "Sinodo Cadaverico" vestì il putrefatto e puzzolente cadavere di Formoso in abiti papali, lo sistemò sul trono e lo interrogò personalmente (imm.sotto). L'accusa era di essere diventato papa senza averne il diritto; per la precisione, dato che era vescovo di un altra località non avrebbe potuto essere eletto in Roma. Secondo Stefano la cosa aveva invalidato tutti i suoi atti da pontefice e quindi anche le ordinazioni canoniche.

Giudicato colpevole il cadavere venne condannato come "antipapa", venne spogliato, subì l'amputazione di due dita (quelle con le quali impartiva la sua falsa benedizione) e buttato nel Tevere. La carcassa venne in seguito recuperata da alcuni ammiratori e/o seguaci che gli diedero una quieta sepoltura. Molto dopo il cadavere fu riportato nella sua tomba in San Pietro. Il pazzo Stefano morì strangolato, ma non si bene da chi.
I Papi uccisero e vennero uccisi, storpiarono e furono storpiati. Condussero vite che non avevano nulla in comune, almeno per quello che ci viene insegnato adesso, con il vecchio ed il nuovo testamento. Sembrano essere stati più che altro una specie particolare di hooligans.

Proprio in quest'epoca vive ed opera Marozia dei Teofilatti, figlia di Teodora, l'amante di Papa Giovanni X (914-929, a sinistra), con il quale ebbe anche un'altra figlia. Queste due donne (Marozia e Teodora) in meno di dieci anni crearono e distrussero a piacere almeno otto papi.
Gibbons suggerisce che da loro sia nata la leggenda della Papessa Giovanna, nella quale si credette per secoli, fino alla Riforma, e che racconta come essa sia morta in completo abito pontificale, dando alla luce un figlio, sulla strada che va dal Colosseo alla chiesa di San Clemente.
Voci popolari sostenevano che la sedia papale con un buco sul sedile servisse per permettere un esame ginecologico al fine di impedire che un'altra papessa salisse sul trono papale. I controlli erano accompagnati da preghiere latine. Di fatto questi rituali risultano integralmente descritti i diversi documenti medioevali.
D'altronde non era necessario essere cardinale o prete per diventare papa. Adriano V, un buon papa, non era mai stato ordinato vescovo o prete.
Ma torniamo a Marozia, origine probabile della leggenda della Papessa Giovanna. La sua entrata nella storia la fa unendosi con Sergio III (904-11), che aveva fatto fuori sia Leone V (papa per un mesetto) sia il suo usurpatore, il Cardinal Cristoforo.
Sergio III (a sinistra) aveva cominciato la sua carriera pontificale riesumando anche lui papa Formoso, allora morto da appena dieci anni, e condannandolo per eresia , come il già citato Stefano VI.
La differenza era che Sergio era stato direttamente "ordinato" da papa Formoso ed , a sensi di logica, avrebbe dovuto considerare anche se stesso altamente irregolare. Anche lui asportò delle dita a Formoso ed anche lui lo gettò nel Tevere, dopo averlo per buona misura decapitato. Ma Formoso doveva avere delle particolari qualità anche da morto, perché il suo cadavere senza testa venne trovato nella rete da un pescatore ed una volta ancora (la prima di due) riportato in S.Pietro.

Quando Marozia divenne la donna di Sergio aveva 15 anni e lui ne aveva 45. Da lui ebbe un figlio alla cui carriera si dedicò con passione. Bellissima figlia di un senatore di Roma, venne sedotta dal Papa nel palazzo Laterano. Sua madre Teodora, aveva già messo mano ad alcune nomine papali, portando il suo amante, orginariamente vescovo di Bologna, all'Arcivescovado di Ravenna e poi al Papato con il nome di Giovanni X. Marozia aveva allora 22 anni e suo figlio , il figlio di Sergio, era troppo giovane per avere aspirazioni. Papa Giovanni convinse, prudentemente, Marozia a sposare il conte Alberico, che in seguito rimase ucciso nel tentativo di impadronirsi del potere. Il Papa costrinse allora Marozia a prendersi cura del cadavere mutilato del marito, ma Marozia (che sulla vendetta doveva sapere quasi tutto), al momento della morte della madre Teodora (928), fece strangolare o soffocare il pontefice, levandoselo dai piedi.
Dopo due papi pupazzi, che durarono giusto il tempo voluto da Marozia, essa elevò al pontificato suo figlio con il nome di Giovanni XI.
Disporre di un figlio papa costituì una vera fortuna per Marozia, perchè da lui ricevette la dispensa necessaria per sposare il suo fratellastro, Ugo di Provenza, dopo averne fatto uccidere la moglie legale. ll matrimonio fu celebrato personalmente e con grande sfarzo dal Papa (e figlio) nella primavera del 932.
Poi tutto andò malissimo. Il secondogenito di Marozia, Alberico II° il giovane, con un colpo di mano si impadronì del potere in Roma, depose ed imprigionò il fratellastro, papa Giovanni XI, fino alla sua morte, e , cosa ancora più spiacevole, imprigionò per sicurezza anche la sua pericolosa madre nel terribile Mausoleo di Adriano (che sarebbe poi diventato il famoso Castel Sant'Angelo) .

Sessantenne e prigioniera, nel 955, Marozia venne a sapere che il suo pronipote Ottaviano, figlio di suo figlio Alberico (morto nel 954/5), era diventato papa con il nome di Giovanni XII (a sinistra) nell'inverno del 955, inaugurando anche la moda di cambiare nome al momento dell'elezione a papa.
Giovanni XII, diventato papa a circa sedici anni, fu un papa così terrificante che si raccontava in giro lui avesse inventato peccati sino ad allora sconosciuti, compreso l'andare a letto con la propria madre e le proprie sorelle.
Nel palazzo Laterano manteneva un harem perenne. Si giocava le offerte dei pellegrini ed aveva una scuderia di duemila cavalli che nutriva a mandorle e fichi conditi nel vino.
Il turismo (allora fonte di grandi guadagni e formato essenzialmente da pellegrini) subì un crollo verticale e persino le donne venivano prudentemente avvisate di non avvicinarsi al papa, che era sempre in tiro ed in cerca di carne fresca. Insomma fece scoppiare un tale casino che , temendo per la sua vita fu costretto a rifugiarsi a Tivoli.
Avvisato della faccenda Otto di Sassonia (incoronato imperatore nel 961), preoccupato per gli affari dell'impero, impose al giovanotto di ritornare subito a Roma a fare il suo dovere.
Il vescovo di Cremona, in un sinodo appositamente convocato, ci lasciò un preciso elenco delle accuse portate al papa: il papa diceva messa senza comunione; ordinava i diaconi nelle stalle; faceva pagare le nomine religiose (simonia); faceva sesso con un lungo elenco di signore, compresa l'amante di suo padre e sua nipote; aveva accecato il suo consigliere spirituale e castrato un cardinale , provocandone la morte.

Otto scrisse al papa una lettera che rappresenta, per l'epoca, una vera curiosità: "Tutti quanti, religiosi e laici, accusano Voi, Santità, di omicidio, spergiuro, sacrilegio, incesto con le vostre parenti, comprese due vostre sorelle, e di aver invocato, come un pagano, Giove, Venere ed altri demoni".
Giovanni rispose dettando una lettera (non aveva grande familiarità con le lettere) nella quale avvisava i vescovi che, se loro lo spodestavano, li avrebbe scomunicati tutti, impedendo loro di impartire sacramenti, etc.etc., poi saltò a cavallo e se ne andò a caccia.
Ritornato Otto in Sassonia (si era stufato di attendere i comodi del pontefice, peraltro sino ad allora stabilmente richiuso a Tivoli), Papa Giovanni rientrò, con un armata fornitagli dai parenti, in Roma e si riprese il pontificato. A Roma procedette subito a far storpiare o uccidere tutti coloro che avevano contribuito al suo breve esilio.
Morì ad appena 24 anni, ucciso da un marito geloso che lo aveva colto sul fatto con sua moglie ("in flagrante delicto"). I Romani, sempre spiritosi, dissero che almeno era stato fortunato a morire in un letto, anche se si trattava del letto di qualcun altro.
Bellarmino (il cardinale) disse di lui "Fuerit fieri omnium deterrimus" (il peggiore di tutti (i papi)).


Con il mostruoso Giovanni XII fuori gioco i Romani scelsero come successore Benedetto V (a quell'epoca erano popolo e clero a fare la scelta del papa).
Otto (Ottone di Germania) però s'incazzò moltissimo. "Nessuno può essere papa senza il consenso dell'imperatore" disse "questo è come è sempre stato."
La sua scelta cadde su tale Leone VIII.
Il cardinal Baronio, nella sua storia della Chiesa, sostiene che il vero papa era Benedetto e che Leone non era altro che un antipapa, ma quello che è certo è che Benedetto si prostrò alle ginocchia di Leone, strappandosi di dosso le insegne del papato e spergiurando che Leone era il vero successore di Pietro.
Non è ben chiaro se una genuina asserzione di un papa che dichiara che lui non è il papa costituisca un'esercizio di infallibilità, ma le cose erano di certo assai confuse dal punto di vista della verità religiosa.
Morti sia Benedetto sia Leone, Otto (Ottone) mise sul trono papale Giovanni XIII (a sinistra). La scelta non sembrò essere buonissima, perché i Romani gli fecero fare le valigie in quattro e quattr'otto. Ottone, di nuovo incazzato, lo riportò, accompagnato dall'esercito, a Roma, però solo per rendersi conto che i Romani non avevano tutti i torti.

Il nuovo papa era di mostruosa crudeltà. Secondo quanto raccontato da Liutprando faceva strappare via gli occhi ai suoi avversari e passare a fil di spada chiunque lo guardasse storto (da ricordare la condanna a morte nel 965 di 24 "ribelli" romani che gli si erano opposti).
A Giovanni XIII seguì Benedetto VII, morto anche lui poco dopo per mano di un marito geloso.
Nelle cronache sincere del Cardinal Baronio si notano frequenti tracce di imbarazzo relative a questo periodo. Riferendosi a questi papi li chiama "non apostolicos sed apostaticos" e ancora "sullo scanno di Pietro siedono non uomini ma mostri con l'aspetto di uomini.....vanagloriose Messaline piene di brame carnali ed esperte in ogni forma di orrore governano Roma e prostituiscono lo Scanno di San Pietro per i loro favoriti o le loro puttane" .
Tenendo conto di quanto stabilirà in futuro il Concilio Vaticano I, le sue conclusioni sono stupefacenti: "La principale lezione di questi tempi è che la Chiesa può andare avanti benissimo senza i papi. Ciò che è vitale per la Chiesa non è il papa ma Gesù Cristo. Gesù è il capo della Chiesa e non il papa." Se l'avesse sostenuto pochi secoli dopo, Baronio sarebbe stato condannato per eresia.
Ai nostri giorni il papa è il capo della Chiesa sulla terra, vicario di Cristo e su di lui si fonda tutto l'apparato, ma a quell'epoca sia Baronio sia i Romani avrebbero riso di questa interpretazione. La sola questione che li poteva incuriosire non era "Come può il papa salvare la Chiesa?" ma "Come può il papa salvare la sua anima?".
In tutto questo tempo Marozia era rimasta chiusa in prigione così, nel 986 papa Gregorio V, venticinquenne, e suo cugino l'imperatore Ottone III, quindicenne, decisero che la povera donna ne aveva avuto abbastanza. Mandarono un vescovo ad esorcizzarla e le tolsero la scomunica. Venne assolta di tutti i suoi peccati e quindi regolarmente giustiziata.

Cinquant'anni dopo, nel 1032, morì Giovanni XIX, della casa di Tuscolo. Il Conte Alberico III pagò una fortuna per conservare il posto in famiglia e chi meglio di suo figlio Teofillatto poteva occuparlo. Sua Santità Benedetto IX (a sinistra)aveva undici anni quando, secondo Raoul Glaber, monaco di Cluny, divenne papa nel 1032.
Ancora prima di aver compiuto quattordici anni questo pontefice aveva superato tutti i predecessori in stranezze e follie.
I commenti degli osservatori dell'epoca ne parlano come di un demone o di un mostro di immoralità.
Spesso fu costretto a lasciare Roma in fretta per tema di essere ammazzato. Nel 1033 un eclisse di sole sembrò ragione sufficiente per scacciarlo, ma l'imperatore Corrado lo rimise sul seggio. Durante una sua successiva assenza, nel 1036, i romani nominarono papa Silvestro III, ma dopo cinquanta giorni il papa-bambino venne rimesso sul trono dalla sua famiglia, persuadendo Silvestro a levarsi dalle scatole.
Per amore di una donna Benedetto decise di abdicare, lasciando il papato al suo padrino Giovanni Graziano, arciprete di San Giovanni alle Porte completamente illetterato, in cambio di 700 chili d'oro, nel 1045.

Giovanni Graziano era ormai Gregorio VI quando Benedetto, ora chiamato solo Teofilatto di Tuscolo, mollato dall'amata, decise di riprendersi il papato. Così , con Silvestro ancora in giro, in quel momento c'erano tre pretendenti alla carica di papa: Silvestro in San Pietro, Benedetto sui colli Albani e Gregorio in Laterano.
Intervenne allora Enrico di Germania, convocando un sinodo a Sutria. Dietro sue istruzioni Silvestro venne giudicato un impostore, condannato allo stato laico ed a trascorrere il resto della vita in un eremo. Benedetto aveva rinunciato al suo incarico e doveva essere considerato fuori gioco, mentre a Gregorio VI° andarono molti ringraziamenti per aver liberato tutti da Silvestro e da Benedetto, ma , avendo peccato di simonia per acquistare il papato, doveva dare le dimissioni.
Così, saggiamente, nel 1046 Gregorio si adeguò al desiderio di Enrico (altrimenti ci avrebbe lasciato la pelle) e, con una pubblica confessione dei propri peccati, abdicò all'incarico papale.
Enrico nominò subito papa un certo Clemente II, dal quale si fece subito incoronare imperatore e se ne tornò in Germanio con Gregorio VI, per impedirgli di rompere ulteriormente le balle in futuro.
Quando poco dopo Clemente II morì, con anche Gregorio deceduto in Germania, Benedetto cercò di occupare di nuovo l'"incarico", ma Enrico ordinò al Conte Bonifacio di Tuscolo di farlo restare al suo posto.
Damaso II, altro successore nominato da Enrico, spirò in breve tempo, forse avvelenato da Benedetto, che però rinunciò definitivamente ad ulteriori pretese, ritirandosi nel Monastero di Grotta Ferrata, dove spirò "nella grazia di Dio".
Insomma, nel complesso, Benedetto IX diventò papa tre volte: dal 1032 al 1034 la prima, nel 1045 la seconda e dal 1047 al 1048 la terza.
Non male per un papa bambino.


L'Inquisizione Romana venne istituita da Paolo III (Alessandro Farnese) il 21 luglio 1542. Fu la prima delle Sacre Congregazioni e composta da cardinali, uno dei quali Gian Pietro Carafa, futuro Paolo IV (a sinistra), nella sua qualità di "inquisitore generale", ebbe la malsana idea di equipaggiare ,a sue spese, un'apposito edificio con tutti gli strumenti di tortura che all'epoca costituivano il massimo dell'evoluzione nel settore. "Nessun uomo" egli disse "può permettersi di tollerare gli eretici.".
Eletto papa nel 1555, il Carafa potè dare libero sfogo al suo personale fanatismo: odiava gli ebrei e li rinchiuse nei ghetti; odiava i sodomiti e li bruciò, odiava le donne e proibì loro di varcare le soglie del Vaticano. Ranke dice di lui:"Occupò la sua vita nell'inquisizione, in "autos-da-fé", in scomuniche, imprigionamenti, etc."
Già da cardinale aveva bruciato tutti i libri che non gli andavano e da papa istituì l'Indice dei libri proibiti. Sulla lista finirono opere di Erasmo, Rabelais, Boccaccio, persino Enrico VIII, i cui "Sette sacramenti" erano piaciuti moltissimo a Leone X, che in pieno Concistoro aveva sostenuto fossero un dono caduto dal Cielo.
L'ordine di Paolo III "i colpevoli ed i sospetti (di reati contro l'ortodossia e la morale) devono essere imprigionati e giudicati fino alla sentenza finale (morte)", passò a Carafa senza problema alcuno. Il papa (Paolo III) era tranquillissimo, sebbene, con le sue diverse partners (non sapevo che parola usare, visto che una l'aveva sposata prima di accedere agli ordini), i suoi figli legittimi ed illegittimi ed i regali di cariche cardinalizie ai suoi nipoti e nipotini, forse avrebbe dovuto essere uno degli oggetti dell'indagine.

I protestanti lessero con divertimento il "Consilium" finale di papa Paolo III°, che praticava materialmente proprio quanto proibiva ai fedeli.
La cosa incredibile è che Carafa, Paolo IV, si trovò nella situazione di dover mettere all'"Indice" proprio il "Consilium" del suo predecessore (che materialmente aveva compilato lui stesso). Da non dimenticare anche il fatto che al medesimo Paolo IV (quando era ancora cardinale) viene attribuita la frase "populus vult décipi, et decipiatur!", cioé "il popolo vuole essere ingannato, ed allora inganniamolo!", la qual cosa, detta da un futuro pontefice, sembra emblematica di una dose notevole di spregevole disprezzo (anche se per alcuni rappresenta un arguta valutazione pratica).
Un altro particolare umoristico riguarda il Decamerone di Giovanni Boccaccio, messo all'indice "fino a che non fosse stato ripulito".
Cosimo de'Medici, ritenendo che si trattasse di una delle più belle opere in prosa italiana, domandò al pontefice se non si potesse fare qualcosa per permetterne la diffusione e la lettura. E l'impossibile avvenne. Nel 1573 una versione censurata venne posta in commercio. Questa versione può ben essere considerata come uno dei più straordinari e raccomandabili libri "sporchi" della storia. Il censore, Vincenzo Borghini, ebbe un idea geniale: invece di tagliare qua e là, usò il semplice trucco di sostituire ogni prete o vescovo o frate che appariva nel Decamerone, con un laico. Il semplice trucco funzionò a meraviglia, ma, naturalmente, tolse poco o nulla dell'erotismo del libro.

Per il Concilio di Trento (1564, ne parlerò in seguito per altre ragioni) venne preparato un nuovo Indice e così si andò avanti per un bel pezzo.
Gli effetti della Congregazione dell'Indice, istituita nel 1571, furono devastanti per la cultura cattolica. Autori ed editori temevano per la propria vita ed il loro apporto alla scienza ed alla conoscenza non è certo stato quello che poteva essere. Persino nel campo della teologia e della ricerca religiosa, dove i censori imperversarono sulla produzione e sui documenti dei teologi che li avevano preceduti.
All'indice sono stati posti tutti i più grandi scienziati e scrittori della nostra epoca e chiunque ponesse in discussione "immutabilità" della Chiesa ed "infallibilità" del pontefice.
Solo nel 1966 Paolo VI ha ufficialmente (ufficiosamente esiste tutt'oggi) "dismesso" l'"Index".
L'inquisizione romana continuò le sue operazioni senza problemi. Nel 1814 Pio VII° riintrodusse la Sacra Inquisizione per "blasfemia, immoralità, atteggiamento irrispettoso verso la Chiesa, mancata partecipazione alle festività, abbandono della vera fede". Nel 1829 chiunque, negli Stati Pontifici, detenesse un libro scritto da un eretico doveva essere trattato come tale (imprigionato, privato dei propri beni ed ucciso).
Pio VII ha comunque il merito di aver ufficialmente proibito, nel 1816, l'uso della tortura nei tribunali dell'inquisizione (venne però utilizzata ancora per circa vent'anni) e di aver vietato i roghi.
Tuttavia, ancora nel 1856, Pio IX permetteva e favoriva "scomuniche,confische, bandi, prigione a vita e, nei casi più gravi, condanne a morte inflitte segretamente". E fino a tutto il 1870 i processi continuarono di fronte alla "Santa Consulta" con le stesse modalità: solo preti tra i giudici, mai confronti con i testimoni ( o controinterrogatori), mai avvocati difensori.

Il record dell'Inquisizione sarebbe imbarazzante per qualsiasi organizzazione, ma per la Chiesa cattolica lo è in maniera drammatica. Oggi, malgrado l'oggettiva posizione di estrema inciviltà e di assoluta intolleranza che fa parte del suo bagaglio, la Chiesa si pubblicizza come difensore della legge "naturale" e dei diritti dell'uomo. In particolare il papato vede se stesso come campione di morale (è del marzo 2000, la pubblicazione di una bozza di documento nel quale la Chiesa dovrebbe chiedere scusa (solo a Dio e senza assunzioni di altre responsabilità) per gli orrendi crimini commessi (da qualche mela marcia) nei secoli passati. Un documento di straordinaria e vergognosa ambiguità).
Quello che la storia irrefutabilmente dimostra è invece che per più di sei secoli, senza interruzioni, il papato è stato il campione dell'ingiustizia. Di circa ottanta papi, dal 13° secolo in poi, nessuno ha disapprovato impostazione teologica o inquisizione. Al contrario ognuno di loro ha aggiunto alla faccenda personali tocchi di crudeltà.
L'unica giustificazione all'"eresia" (questa sì, veramente eresia) dei papi sembra poter essere soltanto l'aver preferito di contraddire il Vangelo piuttosto che un predecessore "infallibile".
E la scusa e l'assoluzione dei papi da parte di molti storici cattolici, basata sul fatto che l'eresia costituiva un reato "civile", non sembra ragionevolmente sostenibile sia per le drastiche modifiche apportate dalla Chiesa alle procedure di giudizio e di condanna "civili" sia perché, negli Stati pontifici, la responsabilità era diretta ed assoluta. L'estensione del concetto di "eresia" a tutte le difformità nella pratica religiosa e civile, la reintroduzione della tortura nelle corti di giustizia sono di completa ed assoluta responsabilità papale ed è molto difficile levarsi questo peso di dosso.

Il cattolico De Maistre ha sostenuto , aggiungendo ipocrisia all'orrore, che la Chiesa "non ha direttamente ucciso nessuno", in quanto era pratica corrente affidare i condannati al braccio secolare per l'esecuzione. Salta subito agli occhi la vacuità del ragionamento, quando si provi ad applicarlo agli ebrei, che non uccisero alcuno (men che mai Gesù) ma lo affidarono anche loro al braccio secolare (i romani). Per questo fatto, peraltro assolutamente falso, i Giudei hanno pagato per secoli un prezzo che pochi altri popoli sono stati in grado sopportare senza scomparire in un genocidio legalizzato.
Altrettanto ridicole sono le giustificazioni e le scuse attinenti al "sitz im leben", per così dire ambientali e temporali. Persino all'epoca di Diocleziano nessuno veniva torturato ed ucciso "in nome di Gesù crocifisso".
In alcune località, come l'Inghilterra, l'inquisizione fu notevolmente più blanda, ma solo in funzione della salutare mancanza di rispetto per la Chiesa e per il saldo principio che "una persona è innocente sino a che non sia dichiarata colpevole". In sette secoli non un solo vescovo o prelato ha alzato la sua voce di protesta contro l'inquisizione. Mi vengono in mente soltanto Stefano Langton, arcivescovo di Canterbury, che si oppose ad Innocenzo III, sostenendo "La legge naturale obbliga principi e vescovi nello stesso modo; non c'è scappatoia da lei. E' persino fuori del raggio d'azione del Papa", e qualche eretico come Marsilio da Padova o Lutero o Hubmaier.
Il richiamo (per giustificarsi) agli standard dei tempi, è ancora più stridente oggi, con l'atteggiamento retrivo del Papa verso contraccezione, aborto, matrimonio dei preti, donne preti, etc.. Come ha correttamente detto un mio amico teologo: "Invece di proteggere la vita, la salute e la dignità dell'uomo, proteggiamo il suo santo sperma, che non vada perso".

lunedì 6 dicembre 2010

IL “CROCIFISSO” NON È ALTRO CHE IL DISTINTIVO DELLA PIÙ NEFANDA ORGANIZZAZIONE CRIMINALE ABILMENTE MIMETIZZATA

di Fernando Liggio

È storicamente ben documentato che dal V secolo in poi ― allorché il “Cristianesimo” riuscì a conquistare l’egemonia assoluta su tutti gli aspetti socio-culturali del vasto Impero Romano e ad istituzionalizzarsi come incontrastata religione ufficiale dello Stato [in ottemperanza all’“EDITTO DI TESSALONICA” promulgato il 27 febbraio del 380 ed, in pratica, reso esecutivo nel 391 per decreto dell’imperatore Teodosio I (378-392)] ― numerosi “Papi”, non solo si sono resi direttamente responsabili di orrende atrocità, ma hanno anche favorito ingenti azioni delittuose ed illegalità di ogni genere, tanto che Lord Acton (1960-1967) non ha esitato ad affermare che “I papi non furono soltanto assassini in grande stile, ma fecero dell’assassinio un fondamento legale della Chiesa cristiana ed una condizione per ottenere la salvezza” (cfr. Acton J.E. «Lectures on Modern History», London, 1960 e «Essays in the Liberal Interpretation of History», Chigago-London, 1967). A riguardo, è anche doveroso ricordare che non meno di 18 papi sono stati assassinati, la maggior parte dei quali per inequivocabile vantaggio dei rispettivi successori!
Il “Cristianesimo” (“Untianesimo” o “Messianesimo”) si origina con tutte le caratteristiche di un movimento settario (1) che si distacca bruscamente dall’affermata organizzazione religiosa giudaica. Infatti, il “Cristianesimo”, come si rileva dagli «Atti degli Apostoli», inizia con la tipica metodologia di reclutamento illegale e criminosa usando a scopo coercitivo tecniche suggestivo intimidatorie ― spesso con la coadiuvanza dell’uso di pericolose droghe ― abilmente usate dai capi organizzatori per raggirare gli ingenui nuovi adepti. A riguardo è significativo l’episodio, dettagliatamente descritto negli «Atti degli Apostoli» (IV 34-35 e V 1-11), in cui l’Apostolo Capo Simon Pietro ― a scopo intimidatorio verso tutta la primitiva comunità cristiana appena già denominata “Chiesa”― provoca la morte dei due anziani coniugi Anania e Saffia come esemplare punizione per essersi resi colpevoli di non aver versato alla costituenda comunità cristiana cosiddetta “Chiesa” l’intero ricavato dalla vendita di un loro podere, proprio allo stesso modo di come attualmente «si uccide uno spacciatore quando ha tenuto per sé una parte del guadagno» (Saviano, 2006) non consegnandolo tutto all’organizzazione criminale. Il relativo episodio è il seguente: «…o[soi gaVr kthv/tore" cwrivwn h[ oijkiw`n uJph`rcon, pwlou`nte" e[feron taV" timaV" tw`n pipraskomeVnwn kaiV ejtivqoun parav touV" povda" tw`n ajpostovlwn. […] !AnhVr dev ti" !AnaniVa" ojnoVmati suVn Sapfivrh/ th/` gunaikiV aujtou ejpwvlhsen kth`ma, kaiV ejnosfivsato ajpoV th`" timh`", suneiduivh" kaiV th`" gunaikov", kaiV ejnevgka" mevro" ti parav touv" povda" tw`n ajpostovlwn e[qhken. ei\pen deV oj Pevtro": Ajnaniva, diav tiv ejplhvrwsen oJ satana`" thvn kardivan sou, yeuvsasqaiv se toV pneu`ma toV a[gion kaiV nosofivsasqai ajpoV th`" timh`" tou` cwrivou; […] oujk ejyeuvsw ajntrwvpoi" ajllaV tw/` Qew/`. Ajkouvnon deV jAnaniva" touV" loVgou" touvtou" peswVn ejxevyuxen. kaiV ejgevneto fovbo" mevga" ejpiV pavnta" touv" ajouvonta". […]. jEgevneto deV wJ" wJrw`n triw`n diavsthma kaiV hJ gunhV aujtou` mhV eijdui`a tov gegonoV" eijsh`lqen. Ajpekriqh deV prov" aujthVn Pevro": eijpev moi, eij tosouvtou toV cwrivon ajpevdosqe; hJ deV ei\pen: naiv, tusouvtou. oJ deV proV" Pevtro" aujthvn: tiv o[ti sunefwnhvqh uJmi`n peiravsai toV pneu`ma Kurijou; ijdou oiJ povde" tw`n qayavntwn toVn a[ndra sou ejpiV th/` quvra/ xaiV ejxoivsousivn se. e[pesen deV paracrh` prov" touv" povda" aujtou` kaiVejxevyuxen: […]. kaiV ejgeVneto foVbo" meVga" ejf jo[lhn thVn ejkklhsivan kaiV e[piV pavnta" touV" ajkouovta" tau`ta...» («…infatti i possessori di campi o di case, dovevano venderli portando il denaro ricavato e deporlo ai piedi degli apostoli. […]. Ma un tale uomo chiamato Anania, d’accordo con Saffira sua moglie, vendette un terreno e trattenne nascostamente parte del prezzo del terreno, consapevole sua moglie, e presane la rimanenza la depose ai piedi degli apostoli. Ma Pietro gli disse: Anania, perché Satana si è impossessato del tuo cuore, da farti mentire al soffio [spirito] santo e trattenere per te parte del prezzo del terreno? […] non hai mentito agli uomini, ma a Dio. Anania udendo queste parole cadde e spirò. E grande paura si suscitò in tutti quelli che udirono ciò. […]. Quindi trascorse quasi tre ore dall’accaduto e la moglie sua che sconosceva quanto era accaduto, entrò. Ma, giunta presso di lui, Pietro le chiese: dimmi, avete venduto il terreno per quel prezzo? Ma lei rispose: infatti a tanto. Il Pietro così [rispose] a lei: perché vi siete accordati per ingannare l’animo del Padrone [il “Temuto (Elohên), Onnipotente (Sahddaj) Padrone (Adonaj) IL QUALE È (YHAWEH) in cielo (djvô = qeoV" = deus = dio)”]? Ecco presso la porta i passi di quelli che hanno sepolto tuo marito e porteranno via anche te. Istantaneamente lei cadde ai suoi piedi e spirò! […] ed una grande paura prese tutta la chiesa [la comunità] e tutti quelli che udirono ciò…») (2). Pertanto, non è da meravigliarsi se i gestori della “Chiesa cristiana-cattolica” siano stati, e permangono, fondamentalmente fautori di comportamenti illegali e, spesso, anche criminosi, poiché il loro vero “fine” è condizionare psicologicamente i propri fedeli con promesse di premi e minacce di castighi, continuando imperterriti a convincerli dell’esistenza di una originaria colpa collettiva e di colpe individuali da scontare. I Papi tuttora, coadiuvati da un efferato sistema gerarchico, continuano ad organizzare frequentemente immensi raduni di giovani, seguendo le tecniche proprie delle “ideologie totalitarie” (al pari del nazismo, del fascismo, ecc.). per accattivarsi le loro ingenue menti immature, pertanto facilmente condizionabili, allo scopo di garantirsi la continua sussistenza nel futuro. Con i Papi, l’ideologia del movimento cristiano ― divulgata fin dall’origine come fondata sulla bontà, umiltà, rassegnazione e perdono ― in pratica non ha tardato rivelarsi sempre più «…intollerante, implacabile e minacciosa contro tutti coloro che, in un modo o nell’altro, le si oppongono o che, più semplicemente, si rifiutano di accettarla…» (cfr. Ricca U.: «Processo alle religioni», Milano, 1979), tanto che la relativa adesione richiede ai fedeli una completa accettazione incondizionata di pratiche fino a poter implicare difficoltà nelle relazioni socio-ambientali laiche. D’altra parte, secondo Matteo (XII, 30) e Luca (XI, 23) Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe), spacciato per ispiratore del cristianesimo, avrebbe detto, con tipica mentalità paranoiacale, che “chi non è con lui è contro di lui”, per cui gli adepti al cristianesimo dovevano considerare come nemico chiunque non era cristiano. Ancora peggio, secondo Giovanni (XV, 6), Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe) avrebbe affermato: “Se alcuno non rimane con me, sia gettato fuori come il sarmento e secchi, e si raccolga e si metta nel fuoco, e si bruci”! Si pensi alle conseguenze che questa affermazione ha avuto soprattutto nell’ambito della “Santa Inquisizione”! Questa posizione di forza che il cristianesimo assume contro tutto ciò che si oppone alla sua espansione appare particolarmente evidente nella lunga invettiva contro i farisei che Matteo (XXIII, da 1 a 38) pone in bocca a Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe). Poiché i farisei, costituendo la corrente politica di rivendicazione della nazione ebraica, come sottolinea Ricca (1979), «…vedevano, e a ragione, nel nascente cristianesimo un pericoloso movimento antinazionale che, dopo essersi appropriato del loro Messia, lo aveva svuotato di quel significato politico che era associato alla sua attesa. Al rifiuto dei farisei di accettare questa deformazione della loro religione, i compilatori dei Vangeli rispondono aggiungendo, all’appropriazione indebita, la diffamazione. […]. Se, nel[la] Genesi [del Vecchio Testamento], la ferocia è palese, nei documenti del Nuovo Testamento essa è mascherata da una patina di amorosa sollecitudine che consentirà alla Chiesa di spacciare le più nefande atrocità per opere di bene; i suoi sacerdoti poterono spingere il loro pietoso zelo fino a bruciare sul rogo (previa confisca dei beni) decine di migliaia di esseri umani, nel pio intento di salvare le loro anime…». L’ideologia del “Cristianesimo” (“Untianesimo” = “Messianesimo”) che, secondo i redattori dei Vangeli, sarebbe stata suscitata da Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe), indipendentemente dal fatto che egli, se fosse realmente esistito (3), dalla descrizione evangelica può essere considerato o come un astuto rivoluzionario o come un esaltato teomegalomane oppure come un semplice entusiasta carismatico desideroso di giustizia. Tale ideologia è stata subito carpita e sfruttata dalle classi dominanti, le quali avevano interesse a condizionare il popolo nello spirito di sottomissione servile, onde poter mantenere la loro impostazione feudale con la propria gerarchia imperniata su rigide normative per l’efficace controllo delle masse popolari. Infatti, le virtù e l’onestà, ostentate dal cristianesimo, consentivano ai ricchi detentori del potere di godere impunemente in apparente rettitudine il diritto dei relativi privilegi, in quanto esse, nel contempo, risultavano efficaci a persuadere i poveri a vivere con gioiosa rassegnazione nella propria miseria. Inoltre, è comprensibile che il “cristianesimo” abbia raccolto ampio consenso dall’apparato burocratico del potere in quanto si è dimostrato in grado di funzionare come valido strumento per controllare le masse popolari mediante l’irresistibile effetto psicologico derivante dalla pretesa investitura divina del potere, oltre che con l’offerta agli sfruttati della speranza di felicità eterna ultraterrena. L’organizzazione governativa continua a ritenere la religione come strumento fondamentale per il mantenimento del potere statale sul popolo. In ultima analisi, non vi è alcun dubbio che la “religione” non ha altro scopo che quello di consolidare gli interessi comuni tra i gestori dell’“organizzazione governativa” ed i gestori dell’“organizzazione religiosa” che continuano impunemente a rendersi responsabili di ogni genere di illegalità. I veri e propri comportamenti riprovevoli dei Papi si svilupparono nel IV secolo, allorché essi pretesero la prosternazione ed il baciamano dei fedeli, per inasprirsi progressivamente nei secoli successivi tanto che, come precisa Deschner (1962), «…Dal VII secolo […] entrarono nell’uso le incensazioni al Papa invece che all’imperatore. Nel Medioevo l’ambizione dei gerarchi cattolici divenne abnorme e, rimanendo tale, persino i Patti Lateranensi, stipulati nel 1929 fra l’Italia e Vaticano, contengono nell’art. 21 la frase seguente: “Tutti i Cardinali godono in Italia degli onori spettanti ai Principi di sangue”. La totale corruzione della Chiesa ebbe inizio col suo riconoscimento ufficiale sotto Costantino I [(306-337)] ed i suoi successori [in specie Teodosio I (378-392) e Teodosio II (401-450)]. Oggi ormai nessuno contesta il fatto che in quel tempo nella conversione al Cristianesimo era spesso decisivo l’opportunismo e che un’autentica esperienza interiore non era più la regola. […]. Alla completa mondializzazione della Chiesa contribuì l’afflusso della nobiltà, che dopo l’innalzamento del Cristianesimo a Religione di Stato ed il suo adeguamento totale ai rapporti sociali dominanti cominciò a diventare non solo cristiana, ma persino “clericale”, giacché il clero venne gratificato con privilegi di status sociale sempre più allettanti. La maggior parte dei Vescovi venne così a trovarsi in una situazione invidiabile e i rappresentanti più eminenti della Chiesa non furono per nulla inferiori ai gradi più elevati della burocrazia statale. Con Siricio (384-399), il “primo Papa”, le cui Decretali dell’anno 385 vennero composte direttamente secondo lo stile dei decreti imperiali, ascese forse per la prima volta al “soglio di Pietro” un rappresentante della nobiltà romana, o in ogni caso un suo candidato. Questo posto tanto ambito, che per altro Pietro non occupò mai, in seguito non fu mai più abbandonato […]! Nel V secolo le condizioni imposte alla provenienza del Clero crebbero ulteriormente: in una circolare ai Vescovi d’Italia, Leone I [440-461] criticò nel 443 la nomina di chierici non raccomandati da “una discendenza adeguata […]”. Le lettere di Papa Simmaco (498-514), dal quale nel 502 fu formulata la fatidica frase che il Papa non poteva essere giudicato da nessun uomo, esprimono un disprezzo quasi incredibile per il popolo, il quale, invece, guardava con venerazione alle sue guide spirituali, come gli Ebrei facevano nei confronti dell’aristocrazia religiosa dei Farisei, i quali, a loro volta, disprezzavano le masse, definendo i proletari “plebaglia” (“Amme-ha-arez”). […]. La Chiesa apprese presto dai Romani, facendo proprie parecchie delle loro istituzioni e dei loro principi giuridici. Già nel corso del II secolo sul modello delle assemblee provinciali romane si svilupparono Sinodi Provinciali e le Metropoli delle Province, nelle quali risiedeva il Metropolita in qualità di Arcivescovo della Provincia. Nel III secolo i Sinodi Provinciali si ampliarono diventando Concili, cioè Assemblee di Vescovi di più Province, e ben presto divenne l’organizzazione centrale e periferica e, sul costume romano, diede il titolo di Pontifex Maximus per il Papa, e l’abito dei Sacerdoti Pagani, la Stola. Quindi, costruì il Diritto Canonico secondo il modello romano e ricalcò l’assoluzione nella Confessione sul linguaggio delle formule tribunizie. Tutta la costituzione statuale romana, ormai in decadimento, si trasferì nella Chiesa. Ma la Chiesa legittimò al proprio interno soprattutto un’illimitata bramosia di potere: tutte le lotte della Curia con gli Imperatori non vertevano su questioni di fede, bensì di potere. Soltanto così poté soggiogare nel Medioevo l’intero Occidente, ottenendo talvolta anche quei poteri mondani tanto a lungo perseguiti. Sono più di dieci i casi in cui i Papi comminarono l’interdetto a Imperatori e Re, e non meno di sei Monarchi furono deposti o minacciati di deposizione. […]. Il Papato divenne un potentato mondiale. Gregorio VII [1073-1085], del quale l’Arcivescovo Liemar di Brema scrisse “Quest’uomo pericoloso si arroga il diritto di comandare ai Vescovi come fossero i suoi fattori”, verso la fine del XI secolo proclamò che “unicamente il papa è in grado di confermare o di contestare imperi, regni, ducati, contee e in genere i possedimenti di tutti gli uomini, di darli e di toglierli, e il tutto sulla base dei meriti di ciascuno”. […]. Insieme al re di Francia Filippo Augusto, Papa Innocenzo III [1198-1216] preparò l’invasione dell’Inghilterra, promettendo a tutti i partecipanti un’indulgenza plenaria [!!]; […]. Durante il suo Pontificato di diciotto anni spedì in tutto il mondo oltre cinquemila documenti ufficiali; i re di Francia e d’Inghilterra nonché l’imperatore tedesco Ottone IV furono scomunicati, e non si limitò ad aizzare la gente contro il Conte Raimondo di Tolosa, ma lasciò mano libera al popolo in modo che si appropriasse della sua terra, in quanto contaminata dall’eresia [!!]. […]. La tendenza universalistica e totalitaria guida ancora oggi i capi della Chiesa: il fine, ora come allora, è il dominio del mondo. Soltanto con questa finalità la Chiesa poteva, fin dalla fine dell’età antica, continuare l’Impero Romano: infatti, essa fu dapprima una sorta di Stato nello Stato, poi si fece Stato essa stessa, come mostra chiaramente il trapasso al Papa della denominazione di Vicarium Christi, cioè “Rappresentante” di Cristo in terra, attribuito in un primo tempo solo all’imperatore, mentre il Papa aveva quello di Vicarius Petri; ma quando l’impero crollò, la Chiesa subentrò al suo posto, Il Papa divenne, come già l’Imperatore, Vicarius Christi. […]. Com’è strano Gesù [se fosse realmente esistito] con la sua buona novella di fronte alla realtà di questi gerarchi con le loro pretese d’essere Vicari Christi! Come stridono le loro lussuose dimore e le loro corti quasi orientali con le parole che avrebbe pronunziato Gesù: “Le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo il loro nido; e il Figlio dell’uomo non ha nemmeno dove posare il suo capo” Mt. VIII, 20). Com’è singolare la loro secolare cupidigia di ricchezze sempre maggiori alla luce dell’esortazione “Va’, vendi ciò che possiedi e dallo ai poveri” (Mc. X, 21). Com’è strana la loro ferma esaltazione di ogni elezione episcopale, di ogni onorificenza, di ogni dispensa o di ogni decisione promulgata, alla luce dell’ordine che avrebbe impartito Gesù ai Discepoli “Lo avete ricevuto gratuitamente, e gratuitamente dovete dispensarlo” (Mt. X, 8). Com’è strana questa loro usanza di farsi chiamare Padri Santi e Santissimi, a fronte dell’ammonimento “Sulla terra nessuno chiamerete Padre, perché uno solo è il vostro Padre, quello che è nei cieli” (Mt. XXIII, 10). Com’è singolare la continua riaffermazione della loro superiorità sugli altri Vescovi, anzi, su tutti i potenti del mondo, accanto al motto “Se uno vorrà essere il primo, allora sia l’ultimo di tutti e di tutti il servitore” (Mc. IX, 35). Come sono strane le loro millenarie scomuniche, che hanno colpito anche i cristiani più sinceri, di fronte al comandamento “Non giudicate e non sarete giudicati” (Mt. VII, 1). Come sono strane le loro esecuzioni di eretici, i loro roghi di streghe, le persecuzioni antisemite, le guerre di religione a fronte dell’insegnamento di Gesù “Amate i vostri nemici, beneficate chi vi odia, benificate chi vi maledice, pregate per chi vi schernisce” (Lc. VI, 27). […]. A prescindere poi dal fatto che Pietro sia stato a Roma o no, è certo che non ha mai occupato la cathedra Petri. Si tratta di uno dei falsi più vistosi della Chiesa cattolica, la quale spaccia Pietro come primo Papa insediato da Gesù e, di conseguenza, il dominio ereditario assoluto sulla Chiesa dei suoi successori. Sul fondamento di questa sua invenzione i Vescovi di Roma s’arrogano il potere e il diritto assoluti di decidere a piacimento di qualsivoglia questione di fede. In verità, il dogma dell’episcopato universale del Vescovo di Roma e dell’infallibilità in materia di fede venne proclamato solo nel Concilio Vaticano del 1870 […]. Pietro non fu né il primo Vescovo di una presunta successione apostolica né, tanto meno, il primo Papa. Proprio a Roma la carica episcopale monarchica si impose piuttosto tardi, nella quarta o quinta generazione cristiana, e in ogni caso allora, verso la metà del II secolo, nessun membro della Comunità era al corrente della sua istituzione da parte di Pietro, se è vero com’è vero che ancora alla fine del secolo a Roma egli non veniva posto nel novero dei Vescovi. Ma verso la metà del IV secolo si affermò che era stato Vescovo di Roma per venticinque anni. E oggi un bestseller cristiano, diffuso in tutto il mondo, sostiene che saremmo in possesso di tavole votive e di monete con l’iscrizione di “San Pietro, prega per noi”, risalenti al I secolo: è una pura e semplice invenzione. […]. L’evoluzione linguistica del titolo segue di pari passo quella della Chiesa e mostra altresì come il Vescovo romano divenne una specie di sovrano assoluto da primus inter pares quale era. Il termine Papa (papa = padre), titolo onorifico di tutti i Vescovi a partire dal III secolo, restò in uso sino alla fine del primo millennio. Per distinguere il “Papa” dagli altri “Papi” fin dal V secolo si usò solitamente l’espressione “Papa della città di Roma” oppure “Papa della Città eterna” o ancora “Papa romano”. Poi però si cominciò ad attribuire al “luogotenente di Pietro” ― locuzione coniata soltanto nel V secolo ― il predicato di Papa senz’altri attributi, che le stesse autorità ecclesiastiche romane, per altro, usarono piuttosto raramente fino al VII secolo. Cominciarono ad autodefinirsi regolarmente così solo alla fine dell’VIII secolo, e con l’inizio del secondo millennio il termine “Papa” diventò prerogativa esclusiva del Vescovo di Roma: Gregorio VII [1073-1085] nel suo Dictatus Papae sostenne con parole altisonanti che il titolo di Papa era unico e che perciò doveva essere esclusivo del Pontefice romano. In realtà esso fu caratteristico dei Vescovi per parecchi secoli e il Patriarca di Alessandria ancora oggi si fregia del titolo ufficiale di “Papa”. La Chiesa Cattolica utilizza la finzione della tradizione apostolica e del primato petrino per poter legittimare la politica imperialista dei Papi, ignorando però che la parola d’ordine di Gesù [secondo gli interessati redattori dei Vangeli] non fu “dominare”, bensì “servire”, e che tale concetto caratterizzò tutta la predicazione, la quale, d’altra parte, è in contrasto stridente con l’intera prassi del papato. Ma i Papi non si limitarono a giustificare le pretese di primato servendosi del passo spurio di Mt. (XVI, 18), ma agitarono anche […] tutta una messe sterminata di documenti falsi, come le Decretali pseudocirilliche e pseudoisidoriane, di centinaia di epistole papali fasulle, di decreti conciliari e del Constitutum Silvestri: solo questo libercolo fu per il Papa più utile di dieci diplomi imperiali. Costituisce una delle pagine più oscure della Chiesa cattolica romana il fatto che i Papi non rinunciarono all’accrescimento del loro potere nemmeno quando era diventato chiaro a tutto il mondo ― compreso quello cattolico ― che esso era dovuto in misura non secondaria anche a queste falsificazioni. […]. Il soddisfacimento della loro ambizione fu pagata a caro prezzo dai “luogotenenti di Cristo”: dopo una prima scissione temporanea (486-519), nel 1054 tutta la Chiesa cristiana d’Oriente si separò definitivamente da Roma. E dopo il Concilio Vaticano I (1869-70), che aveva proclamato la sua infallibilità, non appena il Papa si mise a parlare ex cathedra, com’è noto, si allontanò dalla Curia anche il grosso dei Cattolici tradizionalisti, dopo che già nel 1702 la Chiesa di Utrecht si era rifiutata di seguire i Papi, non riconoscendo la loro “infallibilità”. Non è molto conosciuto il fatto che il dogma dell’infallibilità proclamato nel Concilio Vaticano I (1869-70) originariamente non doveva essere oggetto delle discussioni conciliari; le rimostranze dei rappresentanti dell’opposizione episcopale furono vane: inutilmente fecero presenti gli errori dogmatici dei Papi precedenti, inutilmente evocarono la reazione negativa della Chiesa d’Oriente e soprattutto del Protestantesimo all’annuncio di un siffatto dogma, inutilmente il Vescovo Ketteler si gettò ai piedi del Papa, scongiurandolo fra le lacrime: “Buon padre, salvateci e salvate la Chiesa di Dio!”. Il Pontefice [Pio IX (1846-1878)] favorì apertamente i sostenitori della dottrina papalistica […] e alla fine l’opposizione […] venne sconfitta. Nel gennaio del 1870 i Vescovi contrari alla discussione del problema dell’infallibilità erano ancora 136, ma a poco a poco l’opposizione svanì: nella votazione segreta 451 partecipanti furono favorevoli, 88 contrari e 62 proposero emendamenti. Gli oppositori lasciarono Roma ancora prima della votazione pubblica nella Basilica di S. Pietro, per evitare di porsi in aperto contrasto col Papa, ma dopo l’approvazione accettarono il nuovo dogma…» (cfr. Deschner K.: «Abermals krähte der Hahn. Eine kritiske Kirchengeschichte», Hamburg, 1962), evidentemente, perché faceva loro comodo, per continuare ad ingannare e sfruttare le masse dei fedeli sprovveduti e continuare ad alimentare la loro potente organizzazione politico-capitalistica internazionale! Infatti, se si considerano le enormi somme di capitali movimentate dalle banche di proprietà del “Vaticano” (lo Stato della “Chiesa Cattolica”, chiesa di una religione che pretende di costituire uno stato!) (4) ― la cui polimorfa attività verte in notevoli operazioni finanziarie internazionali, nel controllo e nella diretta gestione delle organizzazioni devolute alla raccolta dei fondi per le popolazioni sottosviluppate, in ingenti investimenti patrimoniali nell’acquisto di beni immobili, nelle recenti vistose campagne pubblicitarie promosse dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI), ecc. ― si deduce che esso è, in realtà, una potente azienda multinazionale tesa ad accumulare ricchezza e capace di condizionare il mercato in ogni paese del mondo! Ciò fa riflettere sulla concretezza della “carità” cristiana sciorinata dalla Chiesa Cattolica poiché tale “carità”, come hanno ben evidenziato Manacorda e Franzoni (1999), «…è quella “carità solidale” che non serve a mutare, ma a conservare i ricchi e i poveri nelle strutture sociali esistenti e a far guadagnare ai ricchi la riconoscenza dei poveri […]. Che, peraltro, lo ha fatto sempre grazie agli aiuti pubblici e privati, dello Stato e degli individui; mai, che si sappia, spogliando le sue ricchissime chiese. È dunque questa la solidarietà della Chiesa? Le parole suonano belle, ma dove sono i fatti? In realtà, questa solidarietà tra diversi ― ricchi e poveri ― destinati a restare tali per sempre in una società mondiale naturaliter divisa tra zone di opulenza e zone di miseria, ad altro non serve che a conservare questa divisione, di cui non si prospetta in alcun modo la fine. Come la divisione, per mantenersi ha bisogno di solidarietà tra i diversi, così la solidarietà, per giustificarsi, ha bisogno della divisione. Alla conservazione di questa diversità “solidale” tra ricchi e poveri serve anche la divisione tra clero e laici, […] tra una parte, il clero, opulenta di ricchezze […] e l’altra parte, la grande maggioranza degli uomini, incapace di distinguere il bene dal male. L’enciclica sullo Spirito e quella sulla società si danno così la mano, ribadendo la divisione tra chi possiede la ricchezza, materiale e spirituale, e chi non possiede né l’una né l’altra…» (cfr. Manacorda M.A., Franzoni G.: «Le ombre di Wojtyla», Roma, 1999). È esemplare il fatto che il Papa Eugenio Pacelli (Pio XII) sia morto (1958) «…con un patrimonio di 80 milioni di marchi [equivalenti a circa 500 milioni di euro attuali (anno 2006)] in oro ed i suoi tre nipoti ne hanno accumulati 120 [equivalenti a circa 750 milioni di euro attuali (anno 2006)] nei diciannove anni (1939-1958) di papato dello zio…» (cfr. Deschner K.: «Ein Jahrhundert Heilsgeschichte. Die Politik der Päpste im Zeitalter der Weltkriege: von Pius XII», Band II, Reimbek bei Hamburg, 1983). Inoltre, la Chiesa Cattolica, pur di ricavare denaro, non si fa scrupolo nell’organizzare truffe come quella della “benedizione per posta”, avvallata dal pontefice Paolo VI (1963-1978), consistente nel fare la relativa richiesta, tramite posta, all’elemosiniere del Vaticano per ricevere a domicilio la benedizione apostolica, al prezzo di 2.000 lire degli anni settanta [equivalenti a 20 euro attuali (2006)] se desiderata su carta semplice, e di ben 30.000 lire degli anni settanta [equivalenti a 300 euro attuali (2006)] se desiderata su pergamena (cfr. Rendina C.: «I Papi, storia e segreti», Roma, 2001)! Si è sempre ostacolato far conoscere l’immensa ricchezza che possiede la “Santa Sede” poiché, come attesta Nichols (1968), «…o il patrimonio del Vaticano è così vasto che è meglio non farlo conoscere per non rendere i fedeli meno disposti a soccorrere la Chiesa, o è investito in settori dell’attività economica (particolarmente in Italia) che sanno troppo di speculazione pura e, forse, anche di equivoco sfruttamento. […] l’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica […] è il primo dei principali enti finanziario-amministrativi che siano stati istituiti […]. Il papato sa […] che cosa significhi possedere grandi patrimoni. […]. Un’abile gestione di questo capitale di base ha fatto del Vaticano una delle massime potenze finanziarie mondiali. Non si pubblicano mai bilanci; non si danno mai indicazioni dirette circa gli investimenti…» (cfr. Nichols P.: «The Politics of the Vatican», London, 1968). Pertanto, il “Vaticano” si configura come sede centrale di un’organizzazione criminale legalizzata e ben protetta dall’efficacissima copertura mimetica, costituita dall’ostentamento di azioni benefiche, abilmente intessuta e continuamente rinforzata dal “potere politico governativo” (5).
Da quanto premesso, si deve dare atto all’eminente magistrato LUIGI TOSTI il quale, con il coraggio che lo accomuna ai veri benefattori dell’umanità, ha messo efficacemente in evidenza come il “crocifisso” ― che continua ad essere spudoratamente appeso, senza alcun ritegno, nelle pareti delle aule scolastiche, dei tribunali, ecc. ― non è altro che «…il “vessillo” della più grande associazione per delinquere e della più grande banda di falsari della storia del Pianeta, la Chiesa Cattolica, che si è resa autrice, nell’arco di circa 1.800 anni, dei più efferati crimini contro l’umanità, condividendoli di papa in papa, senza manifestare alcun moto di resipiscenza e/o di pentimento. La storia del “crocifisso” gronda di sangue, di genocidi, di assassini, di torture, di criminale inquisizione, di criminali crociate, di criminale razzismo, di criminali roghi contro eretici e streghe, di criminale schiavismo, di superstizione, di criminale discriminazione e persecuzione razziale, di criminale shoà, di criminali rapimenti di bambini ebrei, di criminali genocidi dei nativi americani, di criminali confische, di disprezzo e di discriminazione delle donne e degli omosessuali, di omofobia, di sessuofobia patologica, di intolleranza, di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei più elementari diritti politici ed umani di eguaglianza, di libertà di opinione, di libertà di pensiero, di libertà di religione e di libertà di scienza e ricerca, di omertosa e criminale copertura dei preti pedofili [cfr. Liggio F.: «Papi Scellerati. Pedofilia, omosessualità e crimini del Clero Cattolico», Editrice Clinamen, Firenze, 2009], di false natività di Gesù Cristo, di falsificazioni di donazioni costantiniane, di falsificazioni e taroccamenti di scritture sacre, di false creazioni, di false reliquie, di falsi Cristi, di falsi “figli” di Dio, di false resurrezioni, di falsi prepuzi di Gesù Cristo (ben 13!) [in verità Nicole Hermann-Mascard, famosa esperta di reliquie, ne ha rintracciati nella sola Francia in “una settantina di santuari”!], [di falsi ombelichi di Gesù due sono venerati in Francia, a Chalons ed a Lucques , ed uno in Italia, a Roma, nella Chiesa di S. Maria del Popolo dove vi sarebbe pervenuto cadendo dal cielo!], di “sangue di San Gennaro”, di falsi veli della Madonna, [di false mutande della Madonna], di false apparizioni della Madonna, di false Madonne che lacrimano sangue, di false ostie che si tramutano in fiorentine al sangue, di false case della Madonna di Loreto, di falsi chiodi della croce di Gesù [esibiti con ingenti introiti: nella sola Italia attualmente se ne contano numerosi distribuiti in varie città (Ancona, Catania, Milano, Napoli, Milano, Roma, Venezia, ecc.)!], di falsi legni della croce di Gesù [se ne contano numerosissimi distribuite in tantissime località!], di false lance di Loncino (Heilige Lanze) venerate dal cattolico Hitler, di false sindoni [oltre quella di Torino ne sono note una quarantina (cfr. Stornaiolo U.: «Storia laica del Cristianesimo», Calvizano, 1995)!], di false Veroniche, di falsi miracoli, di falsi esorcismi, di false stigmate, di false transustanziazioni, di impostori Padri Pii santificati, di falsi paradisi, di falsi purgatori, di falsi limbi, di falsi demoni, di falsi angeli, di falsi arcangeli, di falsi cherubini, di falsi serafini, di falsi troni, di falsi indemoniati, di truffe, di costante abuso della credulità popolare a fini speculativi, di truffaldine messe gregoriane, di mercimonio di indulgenze, di truffaldine vendite di medaglie “miracolose”, di bolle di componenda, di illeciti finanziari, di accumulazione parassitaria di ricchezze ingenti e scandalose e di altre assurdità. Esporre nelle aule giudiziarie il “crocifisso”, dunque, significa condividere tutti questi crimini ed identificarsi con la storia criminale della Chiesa Cattolica, offendendo la dignità di chi crede REALMENTE nei valori della tolleranza, dell’eguaglianza e del rispetto dei diritti umani ma, soprattutto offendendo ed oltraggiando la memoria delle centinaia di milioni di esseri mani che “in nome di quel simbolo” sono stati assassinati, torturati, sbudellati, incarcerati, discriminati, inquisiti, ghettizzati, prevaricati, abbindolati, truffati, vilipesi ed emarginati dalla Chiesa Cattolica…» (Tosti L.: «Richiesta di rinvio dell’udienza di discussione del ricorso R.G. N. 03482400-07», il 18/11/2008).
In definitiva, da quanto esposto, si deduce che è dovere morale esigere l’immediata rimozione da qualsiasi locale pubblico dell’orribile simbolo altamente diseducativo ― costituito dal “crocifisso” ― distintivo della più nefanda religione che ha come oggetto fondamentale di culto l’accoppiata “Dio-Padre sadico” (crudele torturatore dei trasgressori delle sue proibizioni con il fuoco eterno!) (6) e “Dio-Figlio masochista” (il quale si sottopone con voluttà alle atroci sofferenze impostogli dal sadico “Dio-Padre” per riscattare le trasgressioni degli esseri umani che, comunque, saranno eternamente torturati dopo la morte e la successiva resurrezione!), religione che insegna a lodare e venerare un tal complesso sado-masochistico assimilabile a quello che costituisce la più grave perversità nell’ambito della psicopatologia sessuale! Non si può assolutamente continuare ad essere talmente ingenui da lasciarsi condizionare dai gestori di un’illogica religione, i quali inducono a credere ad una serie di evidenti assurdità onde conservare i loro privilegi di potere sulle masse!


NOTE

(1) L’aggettivo “settario”, derivato dal verbo passivo latino “sequor, secutus sum, sequi” (“seguire”, “andare dietro”, “essere trascinato”, ecc.), è usato per qualificare un’associazione minoritaria di adepti che si distacca da una confessione religiosa predominante già affermata e che inizialmente tende ad assumere caratteristiche criminali a seconda della disponibilità al proselitismo in cui degli organizzatori carismatici attuano nei confronti degli adepti una graduale manipolazione al fine di farsi attribuire capacità soprannaturali e farsi venerare come portatori di “salvezza”. I membri si convincono di divenire essi stessi apportatori di “salvezza” per l’intera umanità nonostante siano sottoposti ad assurdi rituali ed a disciplina estenuante. Essi finiscono per ridurre i contatti sociali con amici, conoscenti e parenti, tuttavia fanno pressione verso di loro per cercare di convertirli con la distribuzione di opuscoli, di manifestazioni missionarie, ecc. Ma ben presto gli adepti vengono costretti a versare dei contributi poiché il raggiungimento della salvezza viene fatto dipendere da costi sempre crescenti, tanto che i membri sono esortati a mendicare ed a chiedere continuamente dei contributi, dopo essere stati obbligati a consegnare ai gestori tutto il loro patrimonio, proprio come veniva fatto con le prime reclute del “cristianesimo” esordiente. Chi tenta di sciogliersi dal movimento settario è minacciato di severe punizioni divine ed anche sottoposto a violenze corporali di ogni genere fino anche all’uccisione.
(2) Tale episodio, con molta probabilità, è stato inventato dal redattore degli “Atti” a scopo intimidatorio per scoraggiare i successivi adepti a trattenere per se parte dei loro beni e non consegnarli tutti agli organizzatori della comunità settaria. Tuttavia, non si può escludere, se l’episodio si fosse realmente verificato, che i poveri coniugi Anania e Zaffira siano stati costretti ad assumere una pozione velenosa prima di essere pubblicamente interrogati, poiché si credeva che se l’individuo era innocente sopravviveva e doveva essere assolto (cfr., ad esempio. “Protovangelo di Giacomo” XVI, 1-3; “Pseudo Matteo” XII, 1-5; ecc.)!
(3) La mancanza di riferimenti concernenti il personaggio Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe) nei testi non contraffatti degli storici dell’epoca e le sorprendenti notevoli contraddizioni riscontrabili nelle narrazioni evangeliche hanno da tempo convinto gli studiosi più esperti a dover negare la reale sua esistenza storica. Il primo di questi fu, senz’altro, Etienne Dolet (1509-1546) il quale, per avere sostenuto che “Gesù-Cristo” è “un’entità inventata come testimoniano numerose contraddizioni ed omissioni”, è stato fatto bruciare vivo a Lione dal Papa Paolo III (1534-1549), con sentenza del tribunale della “Santa Inquisizione”, insieme con i suoi libri, e la sua famiglia è stata lasciata priva di mezzi. Lucilio Vanini (1585-1619), precursore in assoluto di Charles Darwin (1809-1882) essendo stato il primo ad ipotizzare che gli uomini e le scimmie siano potute discendere da un unico progenitore comune, per aver sostenuto che la figura di Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe) è un invenzione dei fondatori del “cristianesimo” (“untianesimo” = “messianesimo”) (cfr. Vanini G.C. [Giulio Cesare usato come peseudonimo di Lucillo]: «Amphitheatrum aeterne Providentiae Divino-Magicum», Lione 1615; «De amirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis», Paris, 1616; ecc.), è stato fatto arrestare a Tolosa sotto il papato del Pontefice Paolo V (1605-1621) e condannare dal tribunale della “Santa Inquisizione” al “taglio della lingua, seguito da uccisione per strangolamento e bruciamento del corpo al rogo”! La conferma che l’auspicato atteso “Messia” (il “Cristo” = l’“Unto”) ebraico è stato storicizzato ― personificandolo in Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe) dai notabili del “movimento cristiano”, abili falsari, per necessità socio-politica di coesione delle masse indigenti ― si deduce anche dal fatto che tutti gli eminenti prelati i quali, fin dall’origine sono riusciti ad essere membri dell’alta gerarchia ecclesiastica, sono stati sempre a conoscenza dell’utilitaristica creazione politica della “favola di Gesù Cristo” tanto che persino il pontefice Leone X (1513-1521) «…In una lettera indirizzata al cardinale Bembo […] aveva lasciato intravedere con chiarezza il pensiero più intimo della Chiesa cattolica quando scrisse “Si sa da tempi remoti quanto ci sia stata utile la favola di Gesù Cristo”…» (cfr. Rodríguez P.: «Mentiras fundamentales de la Iglesia católica», Barcellona, 1997). Ormai è definitivamente dimostrata l’inesistenza storica di Yeschuah Bar-Yosef (Gesù [il “Cristo”] Figlio di Giuseppe) come inequivocabilmente documentato nell’Art. LXXVII. LA STORIA DELLA “NON STORICITÀ” DI YESCHUAH BAR-YOSEF (GESÙ [IL “CRISTO”] FIGLIO DI GIUSEPPE) del sito www.fernandoliggio.org.
(4) A riguardo, si deve menzionare lo IOR, ossia “Istituto per le Opere di Religione” (!!), denominazione della principale Banca Vaticana, attraverso cui è avvenuta l’esportazione illecita di valuta dall’Italia all’estero, e che, tra l’altro, ha investito capitali nel Casinò di Monte Carlo, nell’industria di armi da fuoco Beretta, in un’industria canadese di contraccettivi orali, ecc. (cfr. Morgan-Witts M., Gordon.T.: «Dentro il Vaticano», Ed. it., Napoli, 1989). Inoltre, la Banca Vaticana, già trent’anni fa, gestiva un capitale lordo superiore a 1 miliardo di dollari tanto che «... I suoi profitti annuali, nel 1978, erano superiori a 120 milioni di dollari; per l’85 per cento erano appannaggio del papa che li adoperava come meglio credeva. I suoi conti correnti erano più di 11.000 […], solo 1.047 appartenevano agli ordini e agli istituti religiosi, 312 alle parrocchie e 290 alle diocesi. I rimanenti 9.351 erano di proprietà di diplomatici, prelati, e “cittadini privilegiati”; un cospicuo numero di appartenenti a quest’ultima categoria non erano neanche cittadini italiani. Quattro fra costoro erano Sindona [«…Paolo VI avrebbe definito Sindona, con il suo piano per moltiplicare i capitali vaticani così come Cristo aveva moltiplicato i pani e i pesci, “un uomo mandato da Dio”…» (cfr. Willey D. : «God’s Politician», London, 1992)], Calvi, Gelli ed Ortolani. Altri conti erano posseduti da importanti uomini politici di qualsiasi partito e da grandi industriali. Molti dei proprietari usavano le facilitazioni come un canale occulto attraverso cui esportare illegalmente valuta fuori dall’Italia. Qualsiasi deposito fatto non era soggetto a nessuna tassazione [si pensi come una nefanda religione possa contribuire a determinare il crollo economico di una nazione!]…» (cfr. Yallop D.: «In God’s name», London, 1984).
(5) Il “potere politico governativo” è, come il mitico “Cerbero”, un mostro con tre teste. Tali teste sono costituite da tre attive organizzazioni tra loro compiacenti: 1) l’“organizzazione criminale”, 2) l’“organizzazione governativa”, 3) l’“organizzazione religiosa”. L’organizzazione centrale, quella governativa, si sostiene necessariamente sull’appoggio delle altre due organizzazioni collaterali. Pertanto, l’“organizzazione governativa”, pur potenzialmente potendo con facilità sopprimere definitivamente le altre due, si limita ad ostentare un continuo esasperante controllo sulla prima (l’“organizzazione criminale”), mantenendone limitato il livello d’azione al grado della propria convenienza ed, a sua volta, accetta di subire un larvato controllo da parte della terza (l’“organizzazione religiosa”) al fine di garantirsi la protezione ed il tornaconto di altri notevoli vantaggi che, non a caso, finiscono sempre per risultare a discapito degli ignari governati!
(6) Come ben documentato da Deschner (1986-2000) «…Questo è il Dio che agisce sullo sfondo di tutta la storia del Cristianesimo, un Dio tirannico come nessun altro di quelli creati dalle religioni precedenti e caratterizzato da una crudeltà rimasta, anche in seguito, insuperata. E tuttavia, ancora oggi, gli uomini pretendono di credere in lui, di pregarlo, di morire per lui. È un Dio così assetato di sangue da spazzare via tutti gli altri […]. È un Dio schiumante di gelosia e di vendetta, che non ammette alcuna tolleranza, alcuna fede religiosa diversa…» (cfr. Deschner K.: «Kriminalgeschichte des Christentums», Reinbek bei Hamburg, 1986-2000). Tale “Dio-Padre”, nella Sacra Bibbia, si rivela così delinquente da ordinare l’esecuzione di molti assassini di massa con il seguente grido che farebbe impallidire il pù efferato dei dittatori umani: «…e\kasto" ei\cen taV skeuvn mhV th`" ejxoleqreuvsew" ejn ceiriV aujtou`. ajpokteivnate eij" ejxavleiyin presbuvteron kaiV vneanivskon kaiV parqevnon kaiV nhvpia kaiv gunai`ka" …» («…ciascuno abbia lo strumento distruttivo [= l’arma] nella propria mano. […] uccidete fino allo sterminio il vecchio ed il giovane e la giovane e il bambino e la donna…») (Ezechiele IX, 1-6)!